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La scuola che vorrei – riflessioni e qualche fatto

18 dicembre 2010

Con un titolo che è già stato declinato da altre mamme (melanele, mammafelice) meglio di come saprò mai fare, esprimo un mio punto di vista e accolgo il gentile invito di Palmy. Purtroppo, non avendo competenze specifiche e non essendo un insegnante, la mia esperienza inizia e finisce dove inizia e finisce il mondo delle mie figlie.  L’iniziativa di Palmy mi piace perchè centra una serie di interrogativi che mi pongo praticamente da quando sono diventata mamma. I nostri figli vengono al mondo con un innato bagaglio di curiosità e tensione verso l’apprendimento, che si manifestano sin dai primi movimenti. Chi non ricorda di essersi perso ad osservare (incantato, divertito, o talvolta impaziente, con le lancette a decretare un ritardo sempre più inesorabile) mille ripetizioni di gesti esplorativi. Chi non si rivede, a cercare di soddisfare la sete di conoscenza, man mano più astratta, che scaturisce da domande incalzanti: perchè l’aereo vola? Perchè abbiamo sete? Perchè arriva l’inverno? Perchè la vita finisce? Ora gli anni dell’obbligo scolastico sono praticamente dietro la porta e io, bramosa come non mai di idee e prospettive, ascolto, osservo e mi guardo attorno. Bambini insofferenti verso la scuola. Concentrati sugli escamotage per cavarsela senza impegno ma anche senza conseguenze. Oppure concentrati sul risultato… ma non sul procedimento, in una gara che trasuda più competizione, che divertimento e curiosità di apprendere ed approfondire. É qui che va ad incunearsi la mia domanda: quando e perchè quei bambini hanno smarrito l’innato bagaglio di curiosità? E’ inevitabile che accada? Se no, come  evitarlo? Se sì, esiste anche un ‘ufficio oggetti smarriti’ dove eventualmente andarcelo a ripigliare, quel bagaglio? Si può, insomma, ridestare l’interesse per la conoscenza? E come? Non so se fra qualche anno potrò dire di aver trovato delle risposte; sicuramente qualche idea in più me la sarò fatta. Nel frattempo non posso non cercare:

una scuola che non spenga la curiosità e la sete di conoscenza che sono nate assieme alle mie figlie. Una scuola in cui le nozioni arrivano al bambino insieme allo stupore, alla meraviglia, ad un’emozione. Perchè imparare quali sono gli animali che abitano il giardino della scuola e che abitudini hanno è affascinante. Perchè saperne dire i nomi in una lingua straniera, anche. Perchè giocare coi numeri è affascinante. Perchè scomporre delle frasi nei loro elementi può essere divertentepoetico… o musicale. Perchè scoprire i fatti di chi ha abitato questo pianeta prima di noi da più senso anche alla nostra vita.

Nel profondo del mio cuore, sento che la scuola che vorrei dovrebbe essere l’unico e solo modo di fare scuola. Tutti avrebbero qualcosa da guadagnare: insegnanti, famiglie, bambini, società futura… perchè i nostri figli sono già la società che saremo. La sfida didattica del superamento del libro di testo, non nel senso di farne a meno, ma nel senso di sceglierlo bene, farlo proprio e all’occorrenza andare oltre, mi sembra interessante. Le mie bambine, tre anni e mezzo e cinque anni e mezzo,  finora hanno maneggiato libri di vario genere: cartonati, con finestrelle a sorpresa, albi illustrati, raccolte di racconti o filastrocche, brevi romanzi, guide di parchi naturali, bigini di botanica, micologia, ornitologia… Non hanno ancora incontrato il Libro di Testo, in senso scolastico. La qualcosa, data l’età, mi sembrerebbe ovvia e naturale. Eppure basta recarsi in edicola per appurare che così ovvio non è. Ho potuto sbirciare qualche grande alfabetiere colorato destinato ai bambini in età prescolare e so di bambini che son la soddisfazione di genitori e nonni perchè consumano libretti a raffica, destreggiandosi velocemente tra aste ed esercizi di pregrafismo, colorando entro i bordi e compilando in un lampo 4:2=2. Può essere un modo come un altro per acquisire concetti; ma, forse, acquisirli in quanto calati dall’alto, senza averli prima avvicinati e poi fatti propri come scoperta autonoma. Sono molto più attratta da considerazioni come quelle espresse da Grazia Honegger Fresco nel seguente articolo, tratto dal n. 98 (estate 2008) della rivista “Il Quaderno Montessori“:

“Il modo usuale di far scuola, basato sull’insegnamento astratto, sul travaso di nozioni da un adulto a bambini o ragazzi costretti a memorizzare senza vero interesse, tiene in poco conto ciò che precede ogni apprendimento: il percorso individuale grazie al quale un bambino può dirsi pronto ad accettare ad esempio conoscenze di tipo aritmetico. Per capire che 5 è maggiore di 2 o che posso mettere insieme (sommare) 2 e 4 e 3 per ottenere 9, il bambino deve aver scoperto in concreto e da lungo tempo il tanto e il poco, il grande e il piccolo, l’uguale e il diverso. Un imparare attivo riesce solo in tempi lunghi, molto lunghi e ci si arriva per strade proprie del tutto casuali: giocando con le foglie, con le pigne, cercando conchiglie e lombrichi, riempiendo una bottiglietta d’acqua, mescolandola alla sabbia o alla terra, cercando la palla che è corsa via lontano, misurandosi nella corsa o nei salti con un compagno e così via. Il gioco è una palestra straordinaria di scoperte purchè sia gioco realmente libero, di totale invenzione; cessa di esserlo se è gioco sportivo o didattico ovvero attività guidata dagli adulti, con finalità previste all’insaputa del bambino stesso. (…) Il percorso della mente umana nei primi anni di vita è tutto una scoperta: lavare per davvero uno straccetto o il piano di un tavolino con una bella schiuma senza bagnare per terra, raccogliere con scopino e paletta tutte le briciole cadute sul pavimento, apparecchiare la tavola mettendo i posti necessari sono tutte operazioni in certo modo matematiche: di riconoscimento, di misura, di sequenze costruite nel tempo tramite azioni ripetute spontaneamente e quindi con piacere (…)”

© Grazia Honegger Fresco
‘Il fare davvero nutre la psiche – contributi a una riflessione sugli aiuti precoci al pensiero logico’ – Quaderno Montessori n. 98/08

e in quest’altro articolo, “Matematici in contraddizione?” dal Quaderno Montessori n. 96 (inverno 2007/08):

“(…) Non è un caso che a otto, nove anni i nostri ragazzini eseguano radici quadrate e grandi moltiplicazioni; conoscano bene il calcolo frazionario, i rapporti tra aritmetica e geometria, somme di binomi, cubi del binomio e infine i primi rudimenti di algebra. (…) il segreto sta nel fatto che nessuna di queste ‘scoperte’ (per loro sono tali) è ottenuta in astratto con lezioni teoriche alla lavagna, impartite da un adulto secondo la sua logica, la sua velocità verbale e mentale, con tanto di giudizi e di voti a seguire subito dopo. ‘A che servono le frazioni? E le radici quadrate?’ (…) Per noi montessoriani l’approccio di base alla matematica vuole essere - come del resto ogni altra area di studio – una risposta a curiosità precise della seconda infanzia, frutto di ripetute esplorazioni personali (…)”

© Grazia Honegger Fresco
‘Matematici in contraddizione?” – Quaderno Montessori n. 96/07

Sull’onda di simili riflessioni, non posso non provare ammirazione verso quegli insegnanti ma anche, perchè no, quei genitori che procedono a piccoli passi; colgono al volo delle curiosità autentiche comunicate dal bambino o delle domande e offrono, improvvisano un piccolo spunto che risponda in modo adeguato e proporzionato all’età e che al tempo stessa permetta al bambino di sperimentare, tastare, manipolare il concetto per tutto il tempo che gli serve… fino al prossimo gradino. A volte basta uno schizzo…

Passando a quanto sto vivendo ora, sempre sull’onda di simili riflessioni, la mia bimba grande, quasi seienne, non è mai stata forzata/guidata all’apprendimento della lettura e della scrittura. Ho sempre creduto che un’immersione in un ambiente scolastico dove sono naturalmente presenti delle proposte (una casa dei Bambini, nel nostro caso) le avrebbe fornito degli strumenti che, prima o poi, con i suoi tempi, avrebbero dato dei frutti. Senza sudore, senza dovere. Perchè leggere è bello. Perchè scrivere è bello. Al momento scrive quasi tutte le lettere e comincia a comporre brevi parole. Niente numeri, invece. Finora… Perchè in questi giorni, sotto al nostro calendario dell’Avvento artigianale (dettagli in arrivo ;-]), hanno cominciato man mano a comparire delle riproduzioni su carta. Da un certo momento in poi, munite di numero. La mia bambina ha scritto i suoi primi numeri… E li ho trovati parecchie ore dopo, mentre era a scuola ed io sistemavo i letti. Non si è trattato quindi di tracce finalizzate ad una lode, ad una ricompensa, all’obbedienza ad un’istruzione precisa. Si è trattato di ispirazione fine a sè stessa, e mia figlia potrà serbare, lei sola, il ricordo dell’intima soddisfazione che ne è derivata… Ma da questo natale stiamo assorbendo anche altre lezioni!

L’anno scorso lanterna si era trovata bene con un testo suddiviso in racconti, uno per ciascun giorno dell’Avvento. Lo ordinai, mi arrivò ad Avvento inoltrato e lo riposi per quest’anno. Ebbene, si sta rivelando un appuntamento magico per le bambine, che ogni sera si ricordano non solo che dobbiamo ‘leggere la storia’, ma, la primogenita, anche di quale giorno si tratta, a memoria… dal 1° dicembre ad oggi, non ha sbagliato neppure un numero. Ancora numeri, dunque ;-] Nonchè un esercizio di pazienza, dal momento che abbiamo stretto il patto di leggere una sola storia per sera, senza sbirciare cosa accade nelle pagine successive; potranno sfogliare liberamente il libro quando l’Avvento sarà terminato… cioè fra sei storie… quanti giorni sono già passati, constatavano le bambine stasera!

Qualche spunto è giunto anche dall’albero; quest’anno è bastato trasportarlo in casa dal terrazzo, dove ha superato bene la calura estiva. Le bambine ricordano ancora quando l’hanno scelto nel vivaio e hanno aiutato a rinvasarlo, coprendone le radici con nuovo terriccio fresco, un anno fa.

Ora ci stupiamo del cambiamento: quell’alberello un po’ smilzo si è infoltito, ha moltiplicato le sue ramificazioni e…

… volendo ben guardare, non è nemmeno… del tutto spoglio! C’è un piccolo ospite meritevole (secondo le bambine, per le quali ogni scusa è buona) di lente d’ingrandimento che talvolta fa la sua comparsa ;-] Ecco, mi rendo conto, quest’ultimo fattore potrebbe far inorridire qualcuno o, comunque, non deporre a favore dell’albero vero… sappiate allora che, a differenza dell’anno scorso, quando non erano in molti a confutare la tesi dell’ecologicità dell’albero artificiale, quest’anno si cominciano a leggere diverse opinioni pro albero vero (da produzioni certificate, possibilmente locali) :-]

Infine: lo spegni candela. Ma come fa a funzionare così rapidamente, com’è che ‘in un battibaleno’ la tremula fiammella lascia il posto ad un filo di fumo, non appena viene coperta?

Uno schizzo estemporaneo assiste il papà mentre spiega la circostanza del consumo d’ossigeno sotto una campana, e osserviamo che la candela sulla quale viene posto un vaso di vetro grande, impiega più tempo a spegnersi rispetto a quella posta sotto ad una ciotolina…

… a maggior ragione, l’efficacia dell’apposito aggeggio spegni candela sarà ancora più veloce… Il tempo, dicevamo, passa in fretta, e da domani le mie bambine potranno suddividersi equamente i turni di spegnimento: 2+2. Che, tra l’altro, guarda un po’, fa 4…

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