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Posts Tagged ‘natura’

Celebrando primavera: II settimana

4 aprile 2011

Sai Minica, anche al nostro grano l’antipastiera sta andando stretta in poco tempo, quest’anno! Alla quarta settimana non ci siamo arrivate, dovremo inventarci qualcosa ;-) La mattina in cui abbiamo acceso la seconda candela, dalla terra spuntavano pochi steli radi:

(mentre questo è il ricordo che abbiamo dell’anno scorso!)

Abbiamo provato a non interrare subito i nostri semi; prima li abbiamo lasciati germogliare infagottati nei panni che bagnavamo bene tutti i giorni (non troppo, però, altrimenti facevano la muffa!). Non eravamo sicure che tutti quei semi avrebbero buttato fuori qualcosa; invece è stato così! Come hanno osservato le bambine, i semi non si presentavo più duri al tatto, ma morbidi, un po’ viscosi. I tempi sono stati diversi, e abbiamo avuto semi più veloci:

semi ancora più veloci:

semi velocissimi:

e semi molto, molto pigri:

Alcuni, come quelli di frumento kamut, erano talmente vigorosi da bucare con le loro radici il panno che li avvolgeva, creando una buffa barbetta:

A questo punto abbiamo trasferito i germogli su un soffice letto di terra scura…

Il nuovo nutrimento ha dato in fretta i suoi frutti: giorno dopo giorno, ora dopo ora, anche i germogli più pigri si sono svegliati! La nostra ametista ora si trova all’ombra di una piccola giungla!

Abbiamo notato delle evidenti differenze nell’aspetto; i due cereali sono cresciuti producendo lunghi steli

mentre i non cereali (leguminosa e graminacea) assomigliano a vere e proprie piantine, con tanto di foglioline e tronco sottile sottile!

Il mondo vegetale è al suo tripudio, grazie al clima mite di questi giorni; così ci siamo rimboccate le maniche per prenderci cura del nostro terrazzo, che era ancora prostrato dai rigori invernali ;-) Abbiamo rimpiazzato un limone tristemente deceduto – abitiamo vicini al lago, a pochi minuti dal lago… non SUL lago ;-] – perchè senza il profumo di quei fiori non ci sembrerebbe tanto il nostro terrazzo… Anche la terra delle rose aveva bisogno di essere ossigenata con qualche robusta zappetata:

In casa abbiamo aggiornato i decori stagionali del nostro angolino della natura, e visto che Pasqua non è più tanto lontana:

Tra un malanno e l’altro, tra un anniversario e due compleanni, ci è scappata pure una gitarella fuori porta (tra l’altro senza sapere che c’era anche mammaimperfetta! Che coincidenze…): il primo pic nic del 2011, fra l’erba nuova

… gli alberi al lavoro…

… gli alberi ancora spogli, come la quercia secolare (così si vedevano benissimo i tiranti che dovrebbero aiutarla a resistere senza danni ancora per tanti anni)…

… qualche anticipazione per la settimana animale (da domenica 3 aprile) che comprende… il nostro futuro animale domestico… (difficile indovinare quale sarà? ;-])

… e, degni rappresentanti del mondo vegetale che si risveglia innondandoci di luce e colori, tanti tantissimi tulipani fioriti:

Non posso dire che ci siamo giocati l’Olanda, questo no. Ma era comunque un gran bello spettacolo…

Ovviamente nella settimana vegetale non potevamo non andare a trovare “Giorgio”. Ma questa è un’altra storia, e meriterà un post ad hoc ;-)

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A proposito di… rocce e minerali

2 aprile 2011

Ovvero: ricordi sparsi che ci legano al mondo celebrato nella settimana minerale…
Cominciamo dalle rocce; le più comuni, le più evidenti, cornici abituali delle nostre gite… le bimbe sanno che le rocce plasmano l’aspetto del nostro pianeta da molto prima che l’uomo facesse la sua comparsa. Prima delle piante, prima degli animali. E primogenita se la ride, quando le vede incombere enormi o spuntare, buffe a suo dire, dal terreno. In fondo, nella sua visione animistica della realtà, non sono poi così diverse da un animale. Anzi, in quanto maggiormente prevedibili,  sono persino meglio ;-] Passeggiando osserviamo dal vivo questi giganti del paesaggio e i loro frammenti; gli ancorchè modesti rilievi del circondario si prestano bene (tra l’altro, prossimamente riproveremo a raggiungere un luogo che abbonda di rocce decisamente inusuali!):

ogni escursione, compresa quella del monte dietro casa, presenta delle formazioni diverse, con pareti più o meno aguzze che affiancano il sentiero…

rocce nascoste sotto soffici tappeti di muschio…

rocce che spuntano dappertutto, disegnando curiosi paesaggio lunari…

rocce coi buchi…

rocce belle da scalare…

rocce che si sfaldano mentre cammini…

rocce scolpite in memoria delle vicine Alpi e dei loro soldati…

costoni impervi…

anfratti che offrono rifugio a chissà quali bestie.

della banalissima ghiaia legata ad attività umane diventa poi uno spasso da tenere in pugno e rilanciare nel mucchio!

Per quanto mi riguarda, in questi anni sto imparando varie nozioni che non avevo assimilato ricevuto nel mio percorso scolastico di stampo umanistico. E ho scoperto l’acqua calda! Ad esempio, che non posso catalogare i nostri frammenti come faccio con le fotografie e i campioni essiccati di foglie e fiori, talvolta al volo (e son soddisfazioni), più frequentemente dopo un attento confronto incrociato fra libri e google images! La mania di dare il nome ‘giusto’ a tutto fa necessariamente un passo indietro, e si accontenta di presumere. Presumere che la gran parte degli ammassi che vediamo attorno a noi sia costituita da roccia sedimentaria (arenaria, calcare, dolomia…), che ci possa capitare della roccia metamorfica (marmo), di quella sulla quale campava un tempo buona parte dell’economia territoriale, che il lastricato del borgo in cui viviamo sia una roccia magmatica effusiva (porfido). Poi so che di roccia magmatica intrusiva (granito) sono rivestiti i ripiani di tante belle cucine ‘come si deve’  (ergo, non la nostra ;-P). Ma questo è tutto un altro discorso :-] Con parsimonia, e solo in luoghi non protetti (la raccolta di rocce, minerali e fossili è specificamente regolamentata in ogni regione e vietata in tutte le zone di rilievo naturalistico!) ci siamo procurate dei frammenti di roccia che rappresentano le zone che frequentiamo (e che, come attività, raggruppiamo attorno alla carta raffigurante il nome del luogo, la tipologia e una foto rappresentativa scattata da noi).

colline di casa nostra

litorale lacustre

montagna

litorale marittimo

Al solito, anche i libri rappresentano una fonte inesauribile di immagini che parlano e fanno parlare:

“Mamma, un giorno andremo sulle Dolomiti?” “Ma certo, perchè no, sono così vicine!” “In un rifugio?” “Sì, dai, pensate che bello vedere le rocce che si tingono all’alba e al tramonto…” (nostalgia…)

“Mamma, un giorno andremo in Cappadocia a vedere le ‘colate di panna’?” “Perchè no…” Stooop, meglio non illudere e, soprattutto, non cadere in tentazione promettendo ciò che non si è certi di poter mantenere ;-) Il libro è “I santuari della natura – Europa, Africa, Asia”, per la serie “Il patrimonio mondiale dell’Unesco”, edito da White Star e acquistato a meno di 5 euro su una bancarella; tenete d’occhio queste vendite di fondi di magazzino, visto che i bambini sono assetati di belle immagini… Anche in biblioteca si trova tantissimo, ovviamente.

“Mamma, ti ricordi che forme strane c’erano nelle grotte di Postumia?” Già. Non male come primo ricordo di una grotta ^…^

Poi ci sono i sassi di Bruno Munari. Il grande Bruno Munari, che ci invita a far caso al mondo che calpestiamo: “(…) un mondo di forme, di colori, di texture, di sporgenze e di anfratti; a guardarli bene per lungo tempo con molta attenzione (…)” E pensare che c’è molta gente che si gode il mare su spiagge bellissime senza osservare, mentre: “(…) legge i fumetti e ascolta le radioline stando seduta su tutti questi ‘pezzi unici’ mai visti (…)” Le radioline, sì, perchè ‘Da lontano era un’isola‘ venne pubblicato per la prima volta nel 1971…

Infine, colori e luci per la gioia degli occhi: i minerali, che si cristallizzano in tonalità cromatiche particolari a seconda delle condizioni in cui si formano… Non siamo andate a cercarli come gli gnomi del quadretto appeso nella camera delle bimbe (anche e a maggior ragione in questo caso vale quanto ricordato prima a proposito delle norme per la raccolta!)

Ne abbiamo procurato un sacchettino durante una capatina in Germania e, in questo caso, non inorridisca chi è del ramo, ma per collegare le pietruzze a qualche nome ho sfornato qualche scheda. Possiamo appaiare la foto del campione che abbiamo in mano, tagliato e levigato per essere commercializzato, con un’immagine dello stesso minerale in condizioni precedenti alla lavorazione… É un’attività che nasce per completare qualcosa che già abbiamo (il sacchettino) ma, se non vi scandalizza la qualità delle mie fotografie (quelle degli originali invece sono belle e altrui), potete visualizzare il file pdf dei nostri minerali e prenderne spunto. Recentemente si sono aggiunti un paio di souvenir da Postumia (se penso a quali sfizi personali mi richiamasse la parola souvenir un po’ di anni fa… come si cambia :-)

(calcite)

(ametista)

Chissà, forse un giorno ci capiterà di ammirare un geode vero e proprio… come quello che un bimbo oltreoceano si è ritrovato nella calza natalizia:

Nel frattempo, perchè no, potremmo provare a creare piccoli geodi di feltro… e se riuscissi a presentarli alle bambine con la delicatezza suggerita da melassa, sono certa che per loro diventerebbero non meno preziosi di quelli veri… Concludo questo giro segnalando il bellissimo percorso di Sybille, che mi è rimasto impresso dall’anno scorso:

lo studio sui libri, come hanno provato a classificare i loro campioni, il lapbook che ne è risultato, il gioco istruttivo, rocce nell’arte e… arte con le rocce! Quanta ispirazione scolastica, affinchè delle materie spesso trasmesse in modo noioso, vivano!

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Un lago, quattro stagioni: autunno

21 dicembre 2010

Commiato finale, e rabbrividendo per giunta sotto la neve, da un autunno che ci siamo godute fino in fondo. Questo, autunno. Con una figlia al suo ultimo anno di scuola dell’infanzia ed una al primo. Con un piede nell’avvolgente, rassicurante continuità di un ambiente che amo molto e un piede nell’ignoto. Alcuni spunti che abbiamo raccolto in riva al lago:

spiagge diverse, spiagge più vuote; senza ombrelloni, con le basi di cemento accatastate in un angolo…

… spazio in più per rincorrere qualche malcapitato pennuto….

… tanto goffo nei movimenti sulla terra….

… quanto abile (a sfuggire, giustamente) in volo….

… ed elegante e a suo agio in acqua

Qualche arbusto è ancora fiorito….

… i cardi, alti, solitari e spinosi, no…

Le poche barche rimaste nel porticciolo sono ben coperte…

… e così i pescatori; le maniche corte non bastano più…

La neve che imbianca i monti è il miglior sentore dell’inverno, che si avvicina a passi da gigante…

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Autunno di raccolta: epilogo!

21 dicembre 2010

Dopo la vendemmia e le raccolte spontanee nei boschi, le ultime settimane d’autunno ci riempiono la cantina di olio d’oliva… previo dispiegamento di teli sotto ai nostri vecchi alberi…

e impiego sia di pettini…

che di meticolosa manodopera volontaria:

E… dieci giorni fa… abbiamo mangiato gli ultimi:

Ciao, autunno….

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Autunno di raccolta: vendemmia!

21 novembre 2010

Nel post in cui recensivo ‘L’ultimo bambino nei boschi‘ di Richard Louv, vi avevo raccontato di quanto vedessi serene le mie figlie quando ci immergevamo nella natura. Rimango del medesimo avviso anche adesso, che ci siamo lasciati alle spalle una diagnosi e una graduale presa di coscienza che, sì, forse non è ancora completa (e mi chiedo se mai lo sarà…) Stare all’aperto, sperimentare e vivere in libertà un ambiente naturale, sia familiare che nuovo, fa bene anche alla sindrome di Asperger. Certo, magari è necessario superare a monte i disagi legati al cambiamento di situazione, che si riscontrano in qualunque trasferimento da un luogo all’altro e da un’attività all’altra, come ben sa chi convive quotidianamente con le varie sfumature dello spettro autistico. Sul come, ancora ci stiamo lavorando, lo vedrete. E certo bisogna imparare ad accettare la probabilità di una… mancanza di entusiasmo di base nell’accoglimento delle nostre proposte (il cui effetto, nel mio caso, è parzialmente mitigato dall’opposto entusiasmo assoluto che sprizza dai tutti i pori della secondogenita alla sola idea di uscire di casa ;-]). Una volta fuori dalla porta e, soprattutto, una volta scesi dal mezzo di trasporto che ci ha permesso la trasferta, la mia bimba grande è nel suo elemento, e ci affianca, a tratti attenta, a tratti giocosa. La realtà circostante, vista con i suoi occhi e con il filtro delle sue percezioni sensoriali, acquista anche per noi nuove sembianze! Quando siamo nel campo dei nonni entra in gioco un ulteriore elemento, costituito dal legame affettivo; lei sente un forte senso di appartenenza a tutto quanto rientra nella sua sfera familiare, e lo dimostra partecipando con cura e dedizione ai rituali che accompagnano, anno per anno, i vari momenti dedicati alla raccolta. Che sono un po’ il denominatore comune di questa bella stagione dai molti volti… Comincio a fissare qualche ricordo partendo dall’Evento per eccellenza.

La vendemmia ci coglie ancora in maglietta, quando i giorni serbano il tepore dell’estate e le foglie cominciano ad imporporarsi e accartocciarsi…

Quest’anno la nostra bimba grande ha dato il suo contributo, precisa e meticolosa, colmando da sola un secchio! Era davvero soddisfatta ;-] Credo l’abbiano aiutata la sua passione per i ritagli e la manualità fine esercitata alla Casa dei Bambini sin da quando aveva tre anni. E prima.

Grappoli sulla vigna… da vicino… e ancor più vicino….

Gli ultimi fichi, protagonisti di raccolte estive!

Un animale: questo bruco cicciotto dovrebbe essere un esemplare di Sfinge del convolvolo (agrius convolvuli), una falena con abitudini crepuscolari e notturne

che, una volta sfarfallato, potrebbe avere un aspetto di questo genere:

Come dire: esteticamente poteva andarci meglio ;-] Ma, chiaramente, pure peggio… ;-]

Col duro lavoro ci si guadagna la pausa pranzo, un pic nic all’insegna dei rustici sapori locali…

Quella sera, a casa, abbiamo ritrovato nel nostro bicchiere di mosto profumato il rosso rubino di certi chicchi baciati dal sole. E abbiamo acceso la prima candela della stagione…

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Facciamo tornare i bambini nei boschi?

12 marzo 2010

louv_01Colgo al volo l’occasione di confrontarmi su un libro che ho letto con molto interesse e che, nel complesso, mi è piaciuto. Un libro di quelli che non ce l’avevo proprio fatta a lasciare sullo scaffale del negozio (la copertina, al solito, ha giocato il suo ruolo ;-) , anche se poi ci ha messo più di un anno a finirmi tra le mani. Vi racconterò gli aspetti che mi sono piaciuti e di cui vorrei far tesoro; per una valutazione scientifica e davvero a tutto tondo vi rimando alla recensione di momatwork, che ha colto degli elementi critici molto interessanti (il falso mito della frontiera civilizzante, il modo di fruire la natura, l’esportabilità in Europa di quanto proposto…)! ‘L’ultimo bambino nei boschi‘, di Richard Louv, viene spesso ricordato per la teorizzazione del disturbo da deficit di natura; nonostante non sia la parte del libro che più mi ha colpita, è evidente come il solo fatto di trattare la natura e la sua mancanza come un problema di carattere potenzialmente medico attiri l’attenzione sull’argomento. In questo l’autore raggiunge appieno il suo scopo, e in maniera perfettamente consapevole. Non si tratta di una sindrome o di una malattia, quanto piuttosto di un fattore che può aggravare il disagio e le difficoltà di attenzione in quei bambini che manifestano una (questa sì, per quanto controversa) sindrome da deficit di attenzione e iperattività, disturbo che viene tirato in ballo sempre più spesso anche nel nostro paese e che è oggetto di polemiche a causa dei trattamenti farmacologici cui viene fatto ampio ricorso, specialmente negli Stati Uniti. Pare che combinando un aumento del tempo passato in mezzo alla natura con una diminuzione del tempo trascorso davanti alla televisione (rea di rubare tempo invece di amplificarlo come fa la natura), sommati ad un ambiente educativo stimolante, nei bambini si riscontri una riduzione dei sintomi del deficit di attenzione e soprattutto, come sottolinea l’autore, un aumento della loro felicità. Ecco, vista la posta in gioco mi sembra una strada che vale senz’altro la pena percorrere, con indubbi vantaggi a fronte di costi quasi nulli. Tra l’altro i benefici dell’immersione nella natura sono noti, e riguardano non solo i bambini ma tutte le persone, in generale. Con valenza non solo terapeutica ma anche, fattore non meno importante, preventiva; mi piace pensare che i ‘ricordi erbosi’ che si creano nell’infanzia permangano nel tempo, come “(…) capsule medicinali a rilascio lento (…)”…

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Camille Pissarro, 'View From My Window, Eragny'
1886-88
Ashmolean Museum, Oxford

Una finestra che si affaccia su un panorama gradevole ha già di per sè il potere di migliorare il nostro umore e, in base a studi fatti, anche il nostro rendimento. Come mai siamo così attratti dal verde? Richard Louv cita lo psicologo dell’età infantile Michael Gurian, il quale sostiene che “(…) il nostro cervello è impostato per un tipo di vita che si delineò cinquemila anni fa, ovvero per un’esistenza agricola orientata alla natura. Dal punto di vista neurologico, gli esseri umani non sono riusciti a mettersi in pari con l’ambiente fin troppo ricco di stimoli del giorno d’oggi (…)” Non so quanto possa essere fondata questa affermazione; fatto sta che a me sembra plausibile e in linea con quanto penso a proposito, ad esempio,  degli istinti dei neonati e dei loro bisogni. Ho la sensazione che, per quanto l’era della vita nelle caverne ci sembri sprofondare nella notte dei tempi, in termini evoluzionistici le aspettative di accudimento stampate nel corredo genetico dei nostri cuccioli potrebbero non essere così diverse da quelle di allora. Credo che abbiamo tutti provato, almeno qualche volta, questa innata attitudine a trovare pace, armonia e bellezza nell’ambiente che ci circonda: quante volte una passeggiata in un parco/bosco/monte/spiaggia ci ha riconciliati con il mondo? C’è chi ha caratterizzato il disturbo da deficit di natura anche in quanto sofferenza per ‘lontananza dalla bellezza’. Non mi sembra affatto sciocco.

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L’autore analizza alcuni dei fattori che, a suo avviso, contribuiscono ad allontanare sempre più i bambini dal contatto diretto e quotidiano con la natura. Fra questi occupa un ruolo importante la paura verso gli estranei e quanto può accadere negli spazi aperti, nonostante le statistiche, quando sono divulgate in modo serio e non manipolate per scopi propagandistici (la cosiddetta ‘truffa del mostro’), mettano in evidenza come le peggiori violenze si consumino per lo più fra le pareti domestiche, ad opera di persone familiari. E’ una paura contagiosa e strisciante, dalla quale nemmeno io mi considero del tutto immune. Però credo che rafforziamo di più i nostri bambini se la smettiamo di “(…) considerare le interazioni sociali più pericolose di quanto non siano veramente (…)”, se cominciamo a parlare ai nostri figli “(…) non soltanto del male, ma anche del bene, [insegnando] loro a cercare adulti che possano aiutarli quando si sentono minacciati (…)”, se ci concentriamo sul trasmettere delle informazioni che permettano loro di difendersi (se a qualcuno questi discorsi dovessero suonare vagamente familiari, è perchè l’anno scorso se ne era già parlato qui, esattamente in questi termini! ;-]) e sul dedicare loro amore e tempo. Infatti, anche questo è noto, gli eventuali predatori tendono a prendere di mira dei bambini che percepiscono come insicuri e soli. Se tutti ci impegnassimo a lottare contro questo genere di paura, credo che finiremmo per riappropriarci dei nostri paesi, dei nostri quartieri; perchè è chiaro che finché la maggior parte dei bambini se ne sta rintanata in salotto nella rassicurante (sigh!) compagnia di televisione e computer, i pochi che giocano fuori restano inevitabilmente più soli ed esposti.

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Ora, si fa presto a dire natura. Che tipo di approccio e fruizione viene suggerito nel libro? Ho trovato innanzitutto una conferma dell’importanza di sbloccarsi, di “(…) superare la convinzione che non valga la pena di fare qualcosa con i nostri bambini a meno che non lo si faccia nel modo giusto (…)”. Sarà un fattore caratteriale, ma vi garantisco che è molto facile lasciarsi paralizzare dalla sensazione che manca ancora ‘giusto qualche tassello’ e poi si sarà pronti per lanciarsi, fare, proporre, sperimentare… ecco, vale per la fruizione della natura come per i lavoretti o le attività montessoriane che vogliamo fare a casa con i nostri bambini: mi sto rendendo conto che il momento in cui mi sentirò ‘abbastanza pronta’ potrebbe non arrivare mai. E le mie bambine sono qui adesso, e hanno bisogno adesso del mio tempo e di fare cose assieme, come vengono vengono. Noi ci siamo lanciate già dalla scorsa estate, e devo dire che, nemmeno ad impegnarsi tanto per far andare male le cose, le bambine sono rimaste scontente di un’attività, anche se non era esattamente quella che avevo in mente. Perchè, appunto, le aspettative erano nella MIA mente, non nella loro ;-] Posso tranquillamente dire che stiamo imparando a lasciarci guidare proprio dalle nostre figlie, con grandi soddisfazioni reciproche!

“(…) La natura è perfetta nella sua imperfezione, con le sue infinite parti e possibilità l’una diversa dall’altra, con il fango e la polvere, le ortiche e il cielo, i momenti di spiritualità e le ginocchia sbucciate (…)”

Richard Louv

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Segue un’analoga logica anche la tendenza a considerare le forme naturali più significative e degne di essere vissute come “(…) qualcosa che avviene da un’altra parte, spesso a centinaia di chilometri dal luogo di residenza della maggior parte della gente (…)”, per cui si aspetta la gita annuale, l’escursione nella riserva, la visita al parco nazionale. Ovviamente anche queste mete ci possono stare, ma l’autore invita a riflettere su quanto valore abbia per un bambino l’esperienza quotidiana, vissuta possibilmente in libertà, di uno spazio vicino a casa/scuola, per quanto piccolo possa essere: uno stagno, un ruscello, un boschetto, un giardino pubblico. Ne derivano diverse considerazioni.

  • è interessante predisporre dei luoghi incolti, dove i bambini possano dare sfogo alla fantasia trovando tronchi, arbusti e vegetazione spontanea, calpestabile e vivibile, possibilmente autoctona. Capita più spesso di vedere prati pettinati e aiole di fiori meramente decorative che i bambini non possono vivere appieno. Anche nella verdissima Germania si nota il contrasto. Che ci siano entrambe le cose, va bene; è pensare agli spazi verdi solo come ‘teche’ da guardare e non toccare, che secondo me non incontra le esigenze dei bambini. Certo, sappiamo bene come un ambiente pulito e intoccabile potrebbe esporre meno ad  eventuali cause legali intentate per procurate lesioni, ancorché lievi (pensavo fosse una situazione tipica del nostro paese invece, stando al libro, non è così). Ma qui torniamo al discorso delle paure che ci attanagliano ;-]
  • più in generale, sarebbe bello ricordarsi che i bambini hanno bisogno anche dell’ozio creativo, non solo di attività strutturate, come quelle sportive, delle quali abbonda il calendario settimanale dei nostri figli. Sta ai genitori trovare un giusto equilibrio fra la troppa noia e la troppa sorveglianza che, uccidendo la noia costruttiva, uccide anche la creatività in cui sfocia.
  • ‘Adottare’ un piccolo spazio di natura spontanea vicino a casa o vicino alla scuola, frequentarlo possibilmente tutti i giorni, annotando le trasformazioni indotte dalle stagioni (viene suggerito di tenere un diario della vita all’aria aperta e, in effetti, nel mondo anglosassone si trovano molti esempi di nature diaries ai quali ispirarsi), permette ai bambini e ai ragazzi di creare un legame con il proprio territorio, nei confronti del quale in molti, al momento, dichiarano purtroppo di non sentirsi legati.

Nel libro ci si interroga anche sul modo di divulgare la conoscenza della natura, sul come trasmettere le informazioni senza che esse vengano a noia o, addirittura, spaventino.

  • Da un lato manca l’esperienza pratica della natura, dall’altro si sceglie spesso di raccontare fenomeni naturali particolarmente scenografici e sorprendenti, confidando di riuscire a calamitare maggiormente l’attenzione dei ragazzi grazie agli ‘effetti speciali’. Si tratta per lo più di eventi estremi (eruzioni vulcaniche, terremoti) o di particolari emergenze (inquinamento, disastri ambientali), la cui drammaticità può portare ad una visione della natura tale da incutere paura e generare, per difesa, la reazione opposta rispetto a quella sperata, cioè una sorta di fuga da ‘attaccamento ansioso-evitante’. Forse è una conclusione forzata, ma può sicuramente far riflettere insegnanti ed educatori…
  • La mancanza di conoscenza del territorio circostante, alla quale si è già accennato, è connessa anche ad una divulgazione troppo astratta, che favorisce lo studio teorico, su libri e computer, senza lasciare abbastanza spazio (o non lasciandone affatto!) alla sperimentazione empirica. Questo tema è molto importante, e implica proprio un ragionamento su quale sia il metodo in grado di  far accostare e magari appassionare  gli studenti al mondo delle scienze. Studenti che, vale la pena ricordarlo, saranno anche i ‘futuri assistenti della natura’. Mi hanno colpita questi due passaggi, tra i quali vedo una forte connessione:

[Cosa significa l'] estinzione di un condor per un bambino che non ha mai visto uno scricciolo?

citazione del naturalista Robert Michael Pyle

“(…) Oggi molto probabilmente un ragazzo sarebbe in grado di sciorinare una serie di informazioni sulla foresta pluviale amazzonica, ma non saprebbe dire quando è stata l’ultima volta che ha esplorato un bosco da solo o si è sdraiato in un campo ad ascoltare il rumore del vento o a guardare le nuvole in viaggio (…)”

Richard Louv

Il nozionismo puramente teorico tende ad affascinare e appassionare molto meno della sperimentazione diretta, dell’osservazione quotidiana delle vicende naturali in un angolo del giardino della scuola. Non ne abbiamo forse avuto uno straordinario esempio in Italia, con ‘Cipì’ di Mario Lodi (e i suoi ragazzi)? L’approdo naturale di una simile riflessione porta ad un ambito che mi è familiare: l’approccio montessoriano, che punta proprio alla stimolazione sensoriale, a far lavorare le mani (“Le mani del bambino sono il suo vero maestro”) in quanto principale organo della sua intelligenza. Viene spezzata un’altra lancia in favore dell’educazione montessoriana quando si raffrontano da un lato l’estrema e crescente competitività del sistema scolastico statunitense, dall’altro l’eccellente  sistema finlandese, sempre ai primi posti (quando non al primo) nelle valutazioni dell’OMS, nel quale i bambini cominciano a frequentare la scuola primaria a sette anni, non ricevono votazioni fino ai tredici anni e godono di grande libertà di movimento e gioco: “(…) dopo ogni lezione di 45 minuti sono liberi di uscire per un quarto d’ora in modo da potersi sfogare (…). Incredibile, vero ;-] Che dire, infine, dell’idea dal sapore vagamente utopico, di “liberare gli alunni dalle aule”? Di edifici affacciati su spazi aperti e giardini che ricoprono l’intera area scolastica? Di scolaresche munite di zainetto ed album per gli schizzi che si recano regolarmente non dico nel canyon dietro la scuola ;-], ma almeno nel parchetto più vicino a “(…) toccare, assaporare, odorare, seguir tracce (…)”…

“(…) La passione nasce dalla terra stessa tra le mani infangate dei più piccoli, viaggia lungo maniche sporche di erba e arriva diritta al cuore (…)”

Richard Louv

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Noi questo inverno abbiamo cominciato a mettere in pratica con più coraggio e costanza una sola indicazione di buon senso: quella di concederci tante passeggiate alla scoperta dei nostri dintorni, dal monte dietro casa al boschetto sulla strada che conduce all’asilo, nonostante il freddo e, soprattutto per il papà, la voglia di poltrire che si abbatte come una mannaia sui weekend. Con la bella stagione l’entusiasmo potrà solo aumentare ;-] Anche perchè abbiamo deciso di fare nostro un pezzetto del campo del nonno: ci basteranno una carriola, palette e pentolini, qualche bulbo da interrare sotto gli ulivi e delle piantine di lavanda per la mamma, che sogna almeno un angolino di Provenza – dopotutto in piena terra darà più soddisfazioni che in un vaso sul terrazzo, no? ;-]

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Ulteriori spunti:

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letture, montessori, natura, parenting , , ,

Cosa celebriamo?

7 marzo 2010

La pedagogia montessoriana per alcuni versi e, in modo assai ampio, quella steineriana, considerano la celebrazione delle festività come parte integrante della vita familiare e scolastica, in quanto momenti significativi di ricongiungimento con le radici della propria comunità.

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Montessori: ruota delle festività delle cinque religioni, © Moka Verlags KG

Le ricorrenze, alcune delle quali hanno origini antichissime, si susseguono nel corso dell’anno, in armonia con i cicli della natura e l’alternarsi delle stagioni. Questo articolo del Waldorf Family Network illustra quali siano le quattro festività principali dell’anno antroposofico, definiti come i quattro ‘punti di svolta spirituali’.

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Waldorf: Avvento da Waldorf Mama © http://www.waldorfmama.typepad.com

PRIMAVERA:

  • PASQUA (domenica successiva al primo plenilunio dopo l’equinozio di primavera)
    questa stagione è vista come il ‘mattino’ della nostra esperienza terrestre; la natura comincia a risvegliarsi, dopo il lungo sonno invernale, e si sprigiona ovunque la fertile energia della rinascita e del rinnovamento. Attività umane: preparare il giardino per ospitare le coltivazioni che verranno piantate, riporre gli oggetti invernali, dipingere le uova, pulire la casa, terminare le cose iniziate in autunno per dar vita a nuovi progetti…) Altre ricorrenze: equinozio di primavera (20 o 21 marzo; vernal equinox), Pasqua ebraica (ovvero Pesach/Pesah, reso in inglese come Passover),   calendimaggio (30 aprile, 1 maggio; vedi anche May Day, Walpurgis Night/Walpurgisnacht e il collegamento con l’albero della cuccagna/maypole), Pentecoste (cinquantesimo giorno dopo Pasqua; vedi anche Whitsun)

ESTATE:

  • SOLSTIZIO D’ESTATE (20 o 21 giugno)
    siamo al ‘pomeriggio’ della nostra esperienza terrestre; è tempo di celebrare il sole, che raggiunge il suo apice in questa stagione di forza, vigore, apertura ed espansione. Attività umane: nuoto, viaggi, picnic, campeggio, passeggiate, partecipazione a sagre ed eventi all’aperto. Il rilassamento legato alla natura ricreativa delle tipiche attività estive è importante per i bambini, in quanto porta a preziose conoscenze indirette, legate all’esperienza. Per i genitori è utile raccogliere le forze, in vista del nuovo anno scolastico, e ragionare su come sia andato quello trascorso, cosa ha funzionato, cosa no e perchè. Altre ricorrenze: Festa di San Giovanni (24 giugno; St. John’s Tide), abbinata ai festeggiamenti del solstizio d’estate (summer solstice)

AUTUNNO:

  • MICHAELMAS (festa di San Michele/Michaelis 29 settembre)
    è giunta la ‘sera’ della nostra esperienza terrestre. E’ tempo di raccogliere quanto è stato seminato in primavera ed è cresciuto d’estate. La terra inizia la sua involuzione; ci si prepara all’introspezione, alle lezioni scolastiche strutturate, potendo nel contempo godere ancora degli ultimi tepori del sole e delle feste all’aperto che celebrano la raccolta.  Altre ricorrenze: equinozio d’autunno (22 o 23 settembre; autumnal equinox), Sukot (festa ebraica di pellegrinaggio, detta anche ‘festa delle capanne’) e Capodanno ebraico, Halloween (31 ottobre), Ognissanti (1 novembre; All Saints Day), commemorazione dei defunti (2 novembre; Day of the Dead celebrato soprattutto nei paesi latini),  Martinmas (11 novembre; in molti paesi San Martino di Tours viene celebrato con processioni di lanterne), Giorno del Ringraziamento (2° lunedì di ottobre in Canada e 4° giovedì di novembre negli USA; Thanksgiving), Avvento (comincia la quarta domenica prima del 25 dicembre)

INVERNO:

A casa nostra siamo sempre in cerca di spunti per celebrare dei momenti che riteniamo belli e simbolici e che, per quanto ci riguarda, non coinciderebbero necessariamente con le ricorrenze religiose. Questa circostanza ci avvicina ad una riflessione di momatwork, che qui suggeriva l’idea di “(…) valorizzare qualche tradizione locale o (…) inventarne di nuove (…)”. Bene, l’idea è arrivata e mi è piaciuta subito: un AVVENTO DI PRIMAVERA, come cammino di avvicinamento all’equinozio, che quest’anno avverrà sabato 20 marzo. Il rituale adottato ricalca quello dell’Avvento di impronta steineriana, che prevede una progressione dal mondo minerale, a quello vegetale, a quello animale e, infine, a quello umano (anche Enikò de ‘Il Giardino segreto’ ne ha parlato in questo post). Momatwork sta procedendo con la semplice naturalezza che le è consueta, ben rappresentata dal rigoglioso frumento che ormai torreggia sul suo tavolo; non riuscirei ad immaginare nulla di più fresco e primaverile! Io tendo a complicarmi un po’ la vita, si sa, ma, in sostanza, mi sembra che la direzione sia giusta e che le bambine si stiano divertendo… I dettagli nei prossimi post…

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