Maria Montessori

banconota da mille lire

la vecchia banconota da mille lire

Come accennavo nella sezione introduttiva, parlando della mia esperienza personale, per me fino ad un paio d’anni fa quello di Maria Montessori era semplicemente un nome come tanti, da leggere sulle mappe cittadine. Era il mite sorriso di una nonnina stampato sulle banconote da mille lire…

Invece, al di là del metodo, ho scoperto che anche la sua biografia è affascinante, e ne emerge l’umano ritratto di una donna avanti per i suoi tempi, ma che con determinate convenzioni sociali ha comunque dovuto venire a patti. Per esempio rinunciando a crescere suo figlio, il suo unico figlio, in quanto nubile. Eppure, anche in questo, l’epilogo è stato significativo e non scontato, perchè i due, ad un certo punto, hanno ricongiunto le strade delle loro vite, e Mario è diventato la migliore spalla di sua madre; organizzava la logistica degli spostamenti per le tante conferenze in giro per il mondo, la aiutava a riordinarne gli scritti. Visse con lei in India negli anni della Seconda Guerra Mondiale e, dopo la sua morte, proseguì nell’opera di diffusione dei testi e delle idee materne. Maria Montessori, con la sua acuta intelligenza e l’assoluta dedizione al proprio lavoro, ha dimostrato, in pratica e non solo in teoria, il valore professionale delle donne proprio negli anni delle prime lotte per il diritto di voto; contribuì dunque fortemente all’emancipazione femminile. Con la sua sensibilità seppe mostrarci il bambino. Con la sua praticità ha saputo strutturare un metodo e dei materiali funzionali e attraenti. Perchè sdolcinata non lo era affatto, Maria Montessori, a dispetto di quanto può venir rappresentato nelle fiction. Come ama ricordare Grazia Honegger Fresco, sua allieva nonché autrice di una bella biografia (‘Maria Montessori, una storia attuale’, ed. L’Ancora del Mediterraneo): lei era una scienziata, altro che ‘mammolina’ o ‘mammina’, come talvolta la citano gli americani! Qui di seguito riporto alcuni fatti della sua vita che rendono un po’ l’idea di chi sia stata, questa grande italiana.

Copyright: tutti i testi presenti nella sezione Montessori di cuoredimamma.org sono stati scritti da me personalmente, e sono ispirati ad articoli, testi, libri, siti, blog, sia italiani che americani (che riporto di volta in volta come fonti), nonché alla mia esperienza diretta. L’unica condizione per utilizzare in qualche modo i miei testi (esclusivamente per scopi divulgativi e NON commerciali!)  è di darmene comunicazione preventiva (e-mail). Grazie!

francobollo commemorativo emesso il 5/01/07

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© cuoredimamma.org 2009 – ultima revisione al testo: 21/04/2009

Medico psichiatra, filosofa e pedagoga, Maria Montessori è conosciuta in tutto il mondo per il metodo pedagogico da lei elaborato, che porta il suo nome.

Nacque il 31 agosto 1870 a Chiaravalle, cittadina marchigiana in provincia di Ancona. Era figlia unica di un’agiata famiglia borghese: il padre Alessandro era stato un militare, e lavorava per il Ministero delle Finanze, mentre la madre Renilde era la sorella dell’abate Antonio Stoppani, importante geologo e paleontologo milanese, delle cui idee vi è probabilmente traccia nella visione cosmica del pensiero di Maria. Quando Maria ebbe dodici anni, la famiglia si trasferì a Roma per permetterle di ricevere una migliore istruzione. E così fu, anche se non andò esattamente come avrebbero sperato i suoi genitori, che desideravano per lei un futuro da insegnante. Maria, contro il parere di tutti, superando critiche e ostilità da parte di amici, compagni di corso, ma soprattutto del padre, che non condivideva la sua scelta, seguì la sua passione per la matematica e la biologia. Dopo aver frequentato una scuola superiore maschile ad orientamento tecnico-scientifico, si iscrisse alla Facoltà di Medicina dell’Università ‘La Sapienza’. L’accesso all’università per le donne era consentito dal 1875, ma nessuna prima di lei aveva mai intrapreso quel corso. Maria si laureò in Medicina nel 1896, divenendo una delle prime donne medico nella storia italiana. Si specializzò in Psichiatria, rivolgendo la sua attenzione ai bambini ‘anormali’, come lei li definì. In qualità di assistente presso la clinica psichiatrica dell’Università ‘La Sapienza’, ebbe modo di osservare come questi bambini non avevano alcun giocattolo a loro disposizione, mentre la possibilità di agire, utilizzando le loro mani, avrebbe permesso uno sviluppo delle loro capacità intellettive. Nel frattempo, approfondì e tradusse in italiano le teorie e gli studi dei medici francesi Jean Marc Itard e Edouard Seguin a proposito della riabilitazione e reinserimento sociale dei bambini anormali, nonché del ‘bambino selvaggio dell’Aveyron’, uno dei tanti fanciulli ritrovati nei boschi in quegli anni (nello specifico, lui pare fosse stato abbandonato intorno ai due anni, ma ve ne furono altri salvati, nutriti e allevati da animali). Nel 1899 il Ministro dell’Educazione la nominò direttrice della Scuola Magistrale Ortofrenica di Roma, un centro che si occupava della cura e dell’educazione di bambini con ritardo mentale. Maria intuì che le difficoltà di apprendimento di quei bambini erano connesse più ad un discorso pedagogico che non strettamente medico e fisico. Sviluppo’ così una serie di materiali didattici, appositamente studiati per lavorare con i concetti linguistici e matematici, e formò le insegnanti sull’importanza di ‘osservare, senza giudicare‘. Quando diversi dei suoi ragazzi anormali riuscirono, non soltanto a superare l’esame di stato, ma addirittura ad avere esiti superiori alla media, ci fu chi non nascose lo stupore e parlò di miracolo. Vista la direzione che stavano prendendo i suoi studi, Maria decise di frequentare corsi universitari di antropologia, psicologia sperimentale e filosofia. Nel 1904 ottenne la cattedra di docente di Antropologia all’Università di Roma. Quella trentina d’anni compresa fra il 1871 e il 1914, nota come ‘Belle Époque’, che fu una sorta di tregua spensierata, fiduciosa e consumistica prima dello scoppio delle guerre mondiali, segnò anche il momento di una nuova presa di coscienza da parte delle donne. Che chiedevano, con forza sempre maggiore e in modo sempre più organizzato, l’emancipazione e, in particolare, il diritto di voto. In Inghilterra vi erano le attivissime suffragette, capeggiate da Emmeline Pankhurst e dalle sue figlie, ma un po’ ovunque ci si riuniva e si indicevano congressi internazionali. Maria Montessori sostenne attivamente le istanze del movimento femminista e fu invitata due volte a rappresentare l’Italia: al Congresso femminile di Berlino del 1896, in occasione del quale tenne un discorso memorabile, e a quello di Londra del 1900.

Il 1907 fu un anno determinante, perchè venne aperta la prima Casa dei Bambini. Questa volta i piccoli ospiti non erano bambini anormali, bensì i figli degli abitanti del popoloso quartiere di San Lorenzo, a Roma. Per la prima volta il tradizionale arredamento scolastico, pesante e immobile, venne rimpiazzato da componenti fatte su misura per i bambini: tavolini, seggioline, credenzette, piccoli lavabi, tutto realizzato secondo il gusto dell’epoca, che risentiva delle influenze liberty (apprezzava, tuttavia, anche il ritorno dello stile rustico, come ebbe modo di scrivere). Perchè anche l’educazione al bello, all’armonia dell’arte e dell’architettura, sono un punto fermo nella pedagogia montessoriana. Dall’osservazione quotidiana delle attitudini dei bambini, delle loro modalità di approccio ai materiali e delle soluzioni che sapevano trovare, iniziò a prendere forma il metodo che oggi conosciamo. Quando, nel 1909, uscì ‘Il metodo della Pedagogia Scientifica applicato all’educazione infantile nelle Case dei Bambini’, l’accoglienza fu da subito molto favorevole, anche all’estero. Mentre Maria proseguiva nella messa a punto della sua ‘rivoluzione copernicana’ in campo educativo, gli anni passavano e gli accadimenti storici si susseguivano velocemente. In Italia era appena salito al potere Mussolini quando, nel 1924, vennero fondate la Scuola Magistrale Montessori, destinata alla formazione delle maestre, ed un ente morale, denominato Opera Nazionale Montessori, preposto alla diffusione e alla tutela del metodo. L’iniziale appoggio e protezione fascista non erano però destinati a durare; Maria mal sopportava la progressiva ingerenza del regime nella vita quotidiana delle Case dei Bambini e non tollerava il tentativo di trasformare il suo metodo in strumento di propaganda. Rifiutò, ad esempio, di introdurre l’uso della divisa nelle sue scuole. La rottura definitiva avvenne nel 1934, quando Mussolini dispose la chiusura di tutte le scuole Montessori, di ogni ordine e grado. Successivamente chiuse i battenti anche la scuola di formazione delle insegnanti. Secondo il parere di Grazia Honegger Fresco, il faticoso processo di ripristino dell’Opera Nazionale Montessori, a partire dagli anni Sessanta, non è ancora riuscito a ricucire il grave danno apportato allora, quando in un colpo solo venne distrutto tutto il patrimonio di trasmissione della conoscenza del metodo. Lo testimonia l’attuale esiguità del numero di scuole Montessori in Italia… Anche il regime nazista mise all’indice Maria Montessori e il metodo, tant’è che fra i libri inceneriti dai roghi ordinati dal regime di Hitler, vi erano anche i suoi. Maria lasciò per tempo l’Italia, ospitata dai vari paesi che la invitavano a tenere conferenze e corsi di formazione, in Europa, negli Stati Uniti, un po’ ovunque.

A cavallo della Seconda Guerra Mondiale visse in India per una decina d’anni, accompagnata, come sempre, dal figlio Mario; là provvide personalmente alla nascita di tante scuole e tenne quasi una ventina di corsi per istruire degli insegnanti. Le tracce della sua presenza permangono tuttora… E il soggiorno indiano ha lasciato tracce anche nella sua pedagogia, in particolare per quanto attiene l’educazione cosmica. Inoltre, in quegli ultimi anni della sua vita, si dedicò molto al tema del rapporto tra educazione e pace, che le valse tre candidature al premio Nobel (nonché, come ricorda Grazia Honegger Fresco nella sua biografia, una raccolta firme per il conferimento postumo del premio, che restò solo simbolica, in quanto la fattispecie non è prevista dal regolamento. Ma fu una testimonianza del diffuso sentimento di amarezza per l’occasione mancata. Anche perchè, tutte e tre le volte, al posto della dottoressa Montessori, che ‘produsse’ pace, vennero elette delle personalità che avevano piuttosto ‘riparato ai danni della guerra’). Nel 1946 rientrò in Europa e trascorse quegli ultimi anni della sua vita viaggiando, da una conferenza all’altra, come era ormai abituata; diffondendo le sue idee, e proseguendo al contempo la riflessione, perchè la sua mente vivace ed instancabile coglieva ogni nuovo spunto per verificare le sue teorie, o estenderle verso nuove direzioni, sulla scorta di nuove intuizioni. “La mia patria è una stella che gira intorno al sole e che si chiama Terra” (da ‘Maria Montessori, una storia attuale’ di Grazia Honegger Fresco, pag. 151), diceva in quegli anni… Tra un viaggio e l’altro, capitò ancora in Italia, in qualche occasione, come nella primavera del 1947, quando venne ricevuta a Montecitorio dall’Assembela Costituente, con grandi onori. Mi ha colpita questo breve squarcio sui pensieri e lo stato d’animo di quell’ultimo periodo della sua vita:

«(…) I suoi nipoti Mario e Renilde ricordano entrambi come ogni tanto sedesse sconsolata mormorando: ‘Non hanno capito niente’, lamentando che l’avessero esaltata come un fenomeno da baraccone, senza accettare di sperimentare seriamente la sua visione ricca di speranza. (…)» da ‘Maria Montessori, una storia attuale’, di Grazia Honegger Fresco – ed. L’Ancora del Mediterraneo, pag. 154

Ultimamente era di casa in Olanda, e fu là che si spense, il 6 maggio del 1952, all’età di ottantadue anni. I suoi resti riposano tuttora nel piccolo cimitero di Noordwijk an Zee, cittadina termale affacciata sulle coste ventose del mare del Nord. Il suo sepolcro ce lo racconta un bell’articolo pubblicato da Lorenzo Grassi sul Quaderno Montessori (n.95 – autunno 2007):

«(…) [la tomba] si presenta con una particolare forma circolare aperta (…) La parete curva si protende in avanti con due propaggini traforate che sembrano invitare il visitatore in un abbraccio (richiamando quello universale, da ‘apostola’ dei bambini e della pace, di Maria Montessori), mentre il perimetro del cerchio è chiuso idealmente da una fila di grandi madrepore e di coralli dell’Oceano Indiano, posti sul terreno (…) i coralli – abitanti del mare, costruttori di continenti – erano cari a Maria Montessori, che si serviva della loro antichissima storia biologica per illustrare ai ragazzini tra i 6 e i 12 anni le potenti forze che mantengono gli equilibri sul pianeta. (…) Era in corso un nuovo conflitto mondiale quando Maria Montessori proponeva ai bambini della seconda infanzia questa visione costruttiva dell’umanità, malgrado le guerre e le innumerevoli sopraffazioni (…) Si resta incantati da un argomentare che, partendo da un ‘umile corallo’, giunge a racchiudere il ‘cerchio della vita’ e il ‘Piano Cosmico’. (…) Siamo così approdati a un inno alla vita partendo da un sepolcro. E se Maria Montessori amava ripetere che il futuro dell’umanità dipende dal nostro coraggio e dalla nostra perseveranza nel farne uso, ora forse ci ricorderemo che dipende anche da quei coralli che le tengono eterna compagnia nel piccolo cimitero di Noordwijk.» da ‘La rosa gialla e i coralli’, di Lorenzo Grassi – ‘Quaderno Montessori’ n. 95, autunno 2007

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  1. giulia
    11 agosto 2010 a 6:39 | #1

    ho incoinciato a leggere la sua storia e mi affascna sempe di più, non sono una studente e neanche faccio parte di quel mondo….non so ho preso una rivista dove si parlava di questa geande donna e mi è piaciuta così tanto che leggerò tutte le sue storie con grande interesse. Un grazie anche a chi scrive la sua storia in modo chiaro e piacevole. Riscopro il piacere di leggere

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