Montessori

Questa sezione è senz’altro una delle parti del sito che più mi hanno fatta ‘sudare’. Perchè mi è difficile parlare di questo metodo educativo in maniera sufficientemente esauriente, senza rischiare lo sconfinamento in un trattato, magari pure noiosetto. Mi è difficile, in quanto non si tratta , a mio avviso, di uno mero stile educativo e pedagogico fra i tanti, bensì di una filosofia di vita che scaturisce dall’osservazione della realtà, alimentandola e venendone costantemente alimentata. Una filosofia di pensiero che, per di più, sarebbe potenzialmente in grado di comportare notevoli positive ripercussioni di carattere sociale, politico e storico, se solo venisse maggiormente diffusa o diventasse naturale parte integrante del nostro approccio verso il mondo dell’infanzia. Mi è difficile, perchè i testi di riferimento sui quali studiare sono numerosi, mentre il mio tempo di mamma è poco. Ma ho scelto di partire comunque, mettendo a vostra disposizione quanto ho compreso finora di questo metodo nonché, come sempre, la mia esperienza personale. Continuerò ad ampliare questa rubrica man mano, nel tempo… I suggerimenti, le correzioni o quant’altro, da parte di chi abbia più esperienza di me in tema di Montessori, sono ovviamente i benvenuti! Potete lasciare dei commenti pubblici oppure scrivermi a questo indirizzo.

Copyright: tutti i testi presenti nella sezione Montessori di cuoredimamma.org sono stati scritti da me personalmente, e sono ispirati ad articoli, testi, libri, siti, blog, sia italiani che americani (che riporto di volta in volta come fonti), nonché alla mia esperienza diretta. L’unica condizione per utilizzare in qualche modo i miei testi (esclusivamente per scopi divulgativi e NON commerciali!)  è di darmene comunicazione preventiva (e-mail). Grazie!

Comincio con un paio di ringraziamenti

Il mio grazie di cuore a:

NAMTA (North America Montessori Teachers’ Association), per avermi accordato il permesso di tradurre in italiano alcuni stralci del loro sito, che ho trovato chiaro e ricco di esempi concreti.

Meg McElvee, una maestra Montessori americana, autrice di ‘Sew Liberated’, uno dei miei blog preferiti, che mi ha permesso di riportare alcune delle bellissime fotografie con cui ha documentato il lavoro dei suoi allievi. E’ raro trovare tante immagini così significative che svelino l’essenza di questo metodo, in concreto. E trovo ancora più significativo che a presentarci il Montessori, a livello pratico, siano proprio questi bambini; con i loro occhi, la loro concentrazione, la loro soddisfazione, dei sorrisi incantevoli e disarmanti. Bambini che vivono in un continente lontano e povero, martoriato dai conflitti sociali e dalla piaga del narcotraffico. Eppure la vita, almeno tra le pareti di quell’aula, si svolge come nelle nostre scuole montessoriane, con la stessa organizzazione, gli stessi materiali. Forse anche con maggiore inventiva nel realizzare qualcosa per proprio conto, per risparmiare. Ancora, grazie a Meg per le foto ed il permesso, e grazie a Diego, Victor, Jorge, Manuel… e a tutti gli altri bambini!

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Vi invito a perdervi un po’ tra le fotografie della raccolta completa in Flickr (cliccate sull’immagine sottostante per accedere al set): ne vale la pena!

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Cos’è il metodo Montessori?

Si tratta dello stile educativo ideato agli inizi del secolo scorso da Maria Montessori, che fu, tra l’altro, la prima donna italiana nella storia a diventare medico. In realtà pare che questa definizione di ‘metodo’ non piacesse più di tanto alla sua ideatrice; probabilmente perchè suona come qualcosa di rigido ed imposto dall’alto, mentre il suo atteggiamento è sempre stato quello dell’osservatrice. La sua mente da scienziata seppe infatti osservare, con umile curiosità, il comportamento dei bambini in relazione alle più svariate condizioni ed alla presenza (o assenza) di stimoli nell’ambiente in cui si muovevano. In un primo momento entrò in relazione con i piccoli ricoverati psichiatrici e con i portatori di ritardo mentale e, solo successivamente, sviluppo’ il suo lavoro sugli altri bambini, partendo da quelli del quartiere popolare di San Lorenzo a Roma, dove nel 1907 sorse la prima Casa dei Bambini (termine con il quale vengono tuttora designate le scuole per l’infanzia montessoriane).

Caratteri salienti del metodo

L’innovativa intuizione della Montessori consta nell’affermazione della COMPETENZA DEL BAMBINO, e sin dalle prime ore di vita. La portata innovativa di una simile concezione è facilmente intuibile; infatti non è necessario andare indietro troppi decenni per trovare un’idea di bambino radicalmente diversa.

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Molti dei nostri bisnonni hanno trascorso i primi mesi della loro vita costretti in un bozzolo di fasce, che li privava di ogni possibilità esplorativa. Perchè tanto la mente dei bimbi veniva ritenuta tabula rasa, sulla quale andare a scrivere a tempo debito; nel frattempo era meglio stessero ubbidienti al proprio posto, disturbando il meno possibile, che le famiglie erano pure parecchio numerose, a quei tempi… (è riferibile a questa logica anche il celebre assunto della Montessori: «La scuola è quell’esilio in cui l’adulto tiene il bambino fin quando è capace di vivere nel mondo degli adulti senza dar fastidio.»). Per inciso, ora le famiglie si sono rimpicciolite e le fasce non si usano più, ma non sempre le cose vanno in maniera sostanzialmente diversa, purtroppo… Tale situazione era dovuta, secondo la Montessori, ad un’erronea interpretazione del concetto di educazione; più che ad aiutare il bambino a tirar fuori ciò che sarebbe già insito nella sua anima, ci si adoperava per mettervi dentro nozioni, tradendo proprio, tra l’altro, la radice etimologica del termine ‘educare’ (che viene dal latino ‘educere’: trar fuori da). Il bambino sarebbe invece un vero e proprio embrione spirituale, che già racchiude in sè tutte quelle potenzialità che, successivamente, nel tempo, verranno man mano esternate. Il metodo Montessori tiene pertanto in primaria considerazione le competenze e la spinta a crescere e ad apprendere che sono innate in ogni bambino. E si occupa di rimuovere via via quelli che si configurano come dei veri e propri ostacoli allo sviluppo del bambino. Non c’è dubbio che un grosso ostacolo sia costituito proprio dall’atteggiamento dell’adulto, nella misura in cui si sostituisce al bambino ed agisce in sua vece: per quanto animate dalle migliori intenzioni, queste cure eccessive impediscono al bambino l’esercizio delle proprie attività e, di conseguenza, la sua crescita. Da qui nasce un primo, fondamentale motto del pensiero montessoriano: AIUTAMI A FARE DA SOLO. E’ la muta richiesta del bambino.

«(…) quando si sente rispettato e competente, un piccino raggiunge un livello di benessere emotivo molto più alto rispetto a un bimbo che viene semplicemente amato e coccolato. (…)» da ‘I bambini hanno bisogno di fiducia’ – Tim Seldin, Fabbri Editori

montessori_ambiente_10meg1In concreto, di cosa si tratta? Come può l’adulto aiutare concretamente il bambino a fare da solo? Così: «(…) L’adulto deve aiutare il bambino a fare da sè tutto quanto gli è possibile di fare. Così invece di vestirlo, gli insegnerà a vestirsi, invece che lavarlo, gli insegnerà a lavarsi, invece di imboccarlo gli farà apprendere a mangiare da solo sempre più correttamente e così via. Appena si lasci aperto il cammino alla espansione, il bambino mostra un’attività sorprendente, e una capacità di perfezionare le sue azioni veramente meravigliose. (…)» da ‘Manuale di Pedagogia Scientifica – Maria Montessori, 1935. Il passo successivo da compiere è quello di andare a modificare l’AMBIENTE, per renderlo davvero a misura di bambino, senza pericoli o inibenti sproporzioni. Perchè, secondo quanto osservato dalla Montessori, all’ambiente inadatto sarebbero imputabili tutta una serie di comportamenti infantili, quali la scarsa concentrazione, l’incapacità di coordinare i movimenti, la disattenzione e le reazioni esagerate e capricciose. Anche un certo egoismo, l’eccessivo attaccamento alla proprietà delle cose, le bugie, la paura, altro non sarebbero che manifestazioni di difesa dell’animo infantile in un contesto che non è a sua misura. Agire sull’ambiente vuol dire far dileguare quegli atteggiamenti difensivi e lasciare venire a galla, man mano, le profondità più autentiche della personalità del bambino. In concreto, la mobilia dovrebbe essere proporzionata alle minute stature, ordinata e ben organizzata. L’atmosfera luminosa, dominata dalla bellezza e dalla semplicità dei particolari; in questo modo si lascia che la voce delle cose parli al bambino.

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Ecco come Maria Montessori vedeva i principali ambienti scolastici, partendo dalla classe di lavoro, cioè l’aula:

« (…) nel nostro caso non è la cubatura che si considera, ammettendo la possibilità di tenere le finestre aperte e quindi rendendo superflua la misura dell’aria; ma è l’estensione che si considera; perciò oltre allo spazio che occupano tutti i bambini della classe, quando stanno seduti, deve esserci uno spazio vuoto altrattanto grande, affinché le cose e le persone abbiano la possibilità di spostarsi. (…) L’ambiente prende in considerazione più l’anima che il corpo. (…) L’interno (…) deve essere gaio e piacevole. Piccoli tavolini chiari, seggioline leggere, mensole, credenzette, vasi di fiori, quadri e statuine, tendine di vari colori, sono la cornice agli oggetti di uso pratico (…) Sarebbe bene costruire per ogni gruppo di bambini vere e proprie casette separate, con scale basse, piccole finestrelle il cui davanzale permettesse, a un bambino di tre anni seduto, di guardare al di fuori, con porte leggere e con semplici tende facili da spostare. (…) Oltre a ciò è bene tener presente l’utilità di avere, dove sia possibile, altri locali oltre la classe di lavoro; con piccole stanzette che servono da salottini di lettura e di riposo, la cucina, una stanza da pranzo, delle verande ed il giardino. Queste cose non sono essenziali, ma utili: poiché ci proponiamo di creare un ambiente di vita dei bambini, cioè di fondare il ‘mondo’ dei bambini, i quali fino ad oggi non furono ancora considerati come piccoli uomini che hanno bisogni più delicati e più importanti che non gli adulti. (…) Il servizio da pranzo deve essere fatto in modo che ogni gruppo rimanga completamente separato dall’altro e provi il sentimento di essere in famiglia e non in un affollato restaurant. In quanto ai salottini, sta prevalendo l’idea di separare gli angoli della stanza a mezzo di pareti incomplete, aprendo piccole finestrelle adorne di fiori che guardano nella grande aula, e questa risulta in tal modo di forma ottagonale: forma più bella e raccolta di quel consueto rettangolo che ci accompagna dalla nascita alla morte. (…) » da ‘Manuale di Pedagogia Scientifica – Maria Montessori, 1935

Vi è un altro elemento peculiare del metodo Montessori che, a mio avviso, emerge un po’ in tutte le sue tematiche di carattere pedagogico ed educativo: il RISPETTO. Rispetto per i tempi della crescita del bambino; non forzando le sue tappe naturali, limitandosi a predisporre l’ambiente (vedi punto precedente) in modo da non ostacolare ed, anzi, favorire una progressiva ma spontanea acquisizione di livelli di autonomia ed indipendenza sempre maggiori. Rispetto tra compagni, che viene in ogni modo coltivato e incoraggiato, con una particolare attenzione alla risoluzione dei conflitti che inevitabilmente nascono. Un esempio pratico? Allestire, in un angolo tranquillo della classe o della propria casa, un Tavolo della Pace. Molti blog americani descrivono questo Peace Table, costituito da un tavolino e due sedie, a misura di bambino, sul quale collocare un vasetto contenente un fiore, il fiore della pace, appunto. I due litiganti vengono invitati ad accomodarvisi per scambiare, a turno, le reciproche rimostranze. A turno, perchè solo chi tiene in mano il fiore è ‘autorizzato’ a parlare; in questo modo le discussioni non si accavallano degenerando in sterile disputa, e si prosegue fino a quando non viene maturato un compromesso o, comunque, una risoluzione costruttiva del conflitto originario.

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Nelle scuole montessoriane viene insegnato anche il rispetto verso gli oggetti di uso quotidiano, a maneggiare con attenzione i libri, a prendersi cura delle piante e degli animali, a lasciare i lavori che si sono utilizzati nello stato in cui erano prima dell’uso, rimettendoli al loro posto, per rispetto verso il bambino che sceglierà quello stesso lavoro più tardi. A rimettere la sedia sotto il tavolo quando ci si è alzati, per non intralciare l’altrui passaggio… L’educazione come rispetto verso gli altri. Quello stesso rispetto che aspiriamo ricevere, né più e né meno. Che è già una bella lezione di civiltà. Questo non dovrebbe indurre a ritenere il metodo Montessori come eccessivamente rigido e restrittivo. Perchè, al di là delle poche, chiare regole, valide per tutti, un’altra caratteristica peculiare di questo metodo è la LIBERTA’ DI SCELTA che viene riconosciuta al bambino ed in base alla quale egli è messo in condizione di decidere autonomamente, sin da piccolo, a quali attività dedicarsi.

montessori_ambiente_06meg1Può così gustare il piacere di fare le cose; di manipolare la materia; di soffermarsi su un certo calcolo matematico per tutto il tempo necessario; di osservare il lavoro dei bambini più grandi, ascoltando la presentazione della maestra; di dipingere quando lo desidera e quello che desidera, seguendo unicamente l’ispirazione del cuore. L’autonomia dell’azione non viene scoraggiata, al contrario, ci si adopera per non ostacolarla: apparecchiare per il pranzo, aiutare la maestra a sbucciare la frutta per la merenda, rimediare a qualche ‘pasticcio’, prendersi cura di sé stessi… La libertà, infine,  di scegliere di lavorare da soli. Che sfocia non nell’isolamento, bensì in una SOCIALIZZAZIONE SPONTANEA, non forzata e, dunque, più profonda, autentica. Perchè cercata, non imposta. Anche nelle elementari montessoriane molta parte dello studio viene organizzato in gruppi. Quale base migliore per imparare il lavoro di squadra? Quel teamwork che in altre realtà professionali in giro per il mondo è ben più radicato che da noi, dove invece a prevalere sono, troppo spesso, le ambizioni individuali?

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Anche il ruolo dell’INSEGNANTE montessoriano si basa su presupposti assai diversi rispetto a quelli tradizionali perchè, in questa sorta di rivoluzione copernicana attuata dalla Montessori, al centro dell’educazione è stato riportato il bambino:

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«(…) E’ bene rendere chiaro il nuovo spirito della maestra che dirige una classe di bambini attivi, orientando le proprie cure sull’ambiente, e adoperandosi a mettere in rapporti semplici e chiari i fanciulli coll’ambiente stesso. Tale spirito differisce radicalmente da quello delle vecchie maestre, che si facevano centro dell’attenzione dei bambini, e sorgente della loro educazione. Infatti il nostro materiale non è un aiuto didattico alle maestre per farsi meglio intendere dai bambini nei loro insegnamenti, come erano le vecchie lezioni oggettive; né l’ambiente è un luogo avente come scopo di facilitare alla maestra l’educazione dei fanciulli affidati alle sue cure. (…) L’ambiente, è esso che contiene i mezzi di sviluppo e che ha tutto il compito esteriore di educare. La maestra non è che un trait-d’union tra il bambino e l’ambiente. L’attività di scelta e di esercizio è tutta e sola del bambino che, avendo bisogno di mezzi esteriori per esercitarsi, deve essere iniziato a conoscerli e ad usarli; ed a ciò si limita l’insegnamento della maestra. (…) Non si tratta più per il maestro di insegnare e per il bambino di imparare: ma si tratta di cercare la via propria a ciascuno. L’adulto può servire solo ad aiutare: e il bambino ha bisogno di rimanere libero di espandersi nei suoi propri limiti. (…)» da ‘Manuale di Pedagogia Scientifica’ – Maria Montessori, 1935

Ecco, appunto, i materiali. Perchè uno degli elementi fondanti ed insostituibili di questo metodo è costituito dalla vasta quantità di MATERIALI DI SVILUPPO, progettati e fatti realizzare dalla dott.ssa Montessori, che sono parte integrante dell’ambiente e del curriculum montessoriano.

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Maneggiando questi oggetti, in tutta libertà, dopo che la maestra ne ha presentato l’uso le prime volte, il bambino sperimenta dapprima la sfera sensoriale e le attività di vita pratica, per fare propri, successivamente, anche i rudimenti del linguaggio, della scrittura e della lettura, dell’aritmetica, della geometria, delle scienze naturali. Mi sono interrogata sulla relazione tra l’impiego dei materiali nel metodo Montessori e il ricorso al solo pensiero logico astratto che, per quanto riguarda, ad esempio, la matematica, è l’approccio più tradizionale, quello che meglio conosciamo e che a scuola ci è stato proposto. Quanti di noi hanno fatto i primi calcoli aritmetici contando delle catene di perle? Quanti di noi hanno utilizzato la scacchiera dei decimali man mano che trascrivevano sul quaderno i passaggi di un’addizione a tre cifre? Qual’è l’importanza, lo scopo dell’avvalersi di questi oggetti transizionali? Ebbene, si tratta di efficaci veicoli nell’apprendimento indiretto di nozioni anche molto complesse, in quanto ogni singolo materiale è studiato in modo da isolare uno specifico concetto che, integrandosi in maniera complementare con gli altri materiali/concetti singoli, va a comporre le basi per la comprensione dei meccanismi e delle logiche di fondo di un determinato campo della conoscenza come, ad esempio, quello matematico. Trovo molto interessante come il libero uso dei materiali, e il potenziamento della MANUALITA’ che ne deriva, comportino un apprendimento su base empirica che segue perfettamente la fisiologia del cervello umano nelle sue varie fasi di sviluppo. Tutti i moderni studi di neurofisiologia confermano infatti la validità dell’intuizione montessoriana, che vedeva nelle mani il più potente strumento e veicolo dell’apprendimento; il ‘fare’ attiva nuove sinapsi che, in assenza di questo impulso pratico, non si attiverebbero. E’ il bambino stesso ad abbandonare spontaneamente i materiali, quando sente che ‘ormai fa più in fretta senza’; a quel punto è in grado, ad esempio, di eseguire i calcoli a mente, scrivendoli direttamente sul quaderno. Anche perchè ha la sicurezza di poter tornare all’hangar, per un rifornimento positivo, ogni qualvolta ne avverta il bisogno. Ma non vale solo per i bambini, in fin dei conti; quale scienziato, quale ricercatore, quale artista non ha bisogno di un bagno nell’esperienza concreta, positiva, appunto, tra un’astrazione e l’altra?

«(…) Il materiale geometrico che si presenta nelle classi elementari è da considerarsi come una continuazione di quello usato nelle ‘Case dei Bambini’. (…) L’uso degli incastri così modificati è molteplice, ed ha come suo scopo fondamentale di prestarsi all’autoeducazione del bambino negli esercizi di geometria e talvolta nella risoluzione di veri problemi. Il fatto di poter maneggiare delle figure geometriche, di poterle disporre variamente, di poterne giudicare i rapporti, richiama intensamente l’interesse del bambino. (…) Il bambino esce (…) da tali esercizi con delle chiare convinzioni più che con delle semplici cognizioni su principi di geometria, che riesce ben difficile dare coi metodi comuni nelle vecchie scuole. La differenza tra figure uguali, simili ed equivalenti; la possibilità di ridurre ogni figura piana regolare a un rettangolo equivalente; e perfino la risoluzione del Teorema di Pitagora, sono acquisti spontanei e appassionanti per ogni bambino. (…) Ogni conquista fatta positivamente su degli oggetti, col nostro metodo di libertà, cioè lasciando che il bambino si eserciti nel momento in cui egli è più adatto all’esercizio e permanga nell’esercizio fino alla maturità, porta come conseguenza a una spontanea astrazione. Come condurre un bambino ad astrarre, se non ha la sufficiente maturità della mente e se non ha sufficienti cognizioni? (…) E’ però bene avere affermato questo principio: che la mente, per volare, deve partire da un punto di appoggio come l’aeroplano parte dal suo hangar; e deve avere raggiunto un grado di maturazione come l’uccellino, quando pei suoi primi voli, esce dal nido dove crebbe e si fortificò. (…) più un materiale può afferrare l’attenzione del bambino e trattenerla, più esso ci promette un lavoro astratto, una creazione immaginativa come conseguenza di una potenzialità sviluppata. (…) questa creazione immaginativa che sempre torna ad ispirarsi sulla realtà e ad attingere nuove energie, non sarà vana, esauribile e folleggiante al vento come la cosiddetta immaginazione che si cerca di svolgere nella scuola. Senza il ‘rifornimento positivo’ non si può mai vedere un ‘volo spontaneo della mente’; ed ecco nelle comuni scuole le difficoltà insormontabili di ‘sviluppare l’immaginazione’, di ‘portare all’istruzione’ (…)» da ”L’Autoeducazione nelle scuole elementari’ – Maria Montessori, 1916 – ed. Garzanti, 1992

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Dove si applica il metodo Montessori: A SCUOLA

Le scuole Montessori nel mondo sono circa ventiduemila, sparse in centodieci paesi (fonte: Clara Tornar, ‘La pedagogia di Maria Montessori tra teoria e azione’, Franco De Angeli editore, 2007) e accompagnano il percorso formativo dei bambini dai primi mesi di vita (nidi) fino all’adolescenza. Negli Stati Uniti ci sono più di 4000 scuole private Montessori e 200 scuole pubbliche che seguono programmi di ispirazione montessoriana. In Italia, per come monitorato dall’Opera Nazionale Montessori, ve ne sono attualmente 114 [agosto 2008], suddivise fra 13 regioni. In alcune regioni sono concentrate esclusivamente nel capoluogo; è il caso della Campania, con le 10 scuole presenti a Napoli e, ovviamente, del Lazio, con le 25 scuole di Roma. In altre regioni sono meglio distribuite sul territorio, come accade in Lombardia (15 scuole fra Milano, Bergamo, Brescia, Como, Varese e Mantova) e Veneto (10 scuole tra Venezia, Padova, Verona, Vicenza e Treviso). Una ventina sono le scuole primarie (ex elementari), per il resto si tratta di nidi, micronidi e Case dei Bambini. Infine vi è un solo esempio (per ora) di scuola media Montessori, e si trova a Bressanone, in Alto Adige; chissà se fra qualche anno potrò riaggiornare il dato! Sarebbe bello… Ad avere il maggior numero di scuole statali è Roma, per il resto se ne trovano parecchie comunali o provinciali, e poi private: paritarie, parificate e parrocchiali. Qui di seguito riporto uno stralcio che ho tradotto, su gentile concessione della NAMTA (North American Montessori Teachers’ Association), che spiega cosa sia una scuola Montessori:

Fonte: © North American Montessori Teachers’ Association (NAMTA) – diritti riservati / Traduzione: annalisa moreni © 2009 cuoredimamma.org

In cosa consiste l’educazione Montessori
Quello montessoriano è un approccio educativo ad ampio raggio, dalla nascita all’età adulta, che trae la sua origine dall’osservazione dei bisogni dei bambini nelle più varie culture, in ogni parte del mondo. Sviluppato dalla dott.ssa Maria Montessori un secolo fa, questo metodo educativo si basa sulla comprensione delle naturali tendenze del bambino all’apprendimento, che si rivelano in un ‘ambiente preparato’, in gruppi eterogenei per età (0-3, 3-6, 6-9, 9-12 e 12-14). L’ambiente montessoriano viene allestito con materiale sensoriale appositamente disegnato, che invita i bambini ad impegnarsi in attività di apprendimento di loro scelta. Sotto la guida di un insegnante specificamente formato, i bambini delle classi Montessori apprendono dalla sperimentazione dei vari materiali, coltivando la concentrazione, la motivazione, l’autodisciplina e l’amore per la conoscenza.

Per avere un’idea di come sia strutturato il percorso formativo offerto dalle scuole Montessori italiane, si può dare un’occhiata ai curricula stilati dall’ONM per le diverse fasce d’età coperte nel nostro paese (che, purtroppo, non arrivano alle medie, a differenza delle altre nazioni europee nelle quali, invece, l’istruzione montessoriana può accompagnare fino al termine della scuola dell’obbligo!):

Dove si applica il metodo Montessori: IN FAMIGLIA

Come avrete potuto constatare l’Italia, cioè la culla da dove questo metodo è partito per diffondersi in tutto il mondo, conta un numero di scuole Montessori piuttosto esiguo e mal distribuito. A differenza di quanto accade, per esempio, nei paesi scandinavi, dove buona parte dell’offerta formativa si è orientata su principi di ispirazione montessoriana. Quali strade può percorrere un genitore che volesse crescere i propri figli con questo metodo, qualora non abbia scuole nelle vicinanze? I più idealisti potrebbero tentare di avviarla, una scuola Montessori… Assurdo? Non più di tanto. Sono parecchie le scuole Montessori nate dall’iniziativa di un gruppo di genitori, costituitisi in associazione. Queste associazioni no profit si prendono carico della gestione concreta della scuola, reperendo i locali, gli insegnanti, organizzando la formazione e l’aggiornamento professionale, raccogliendo fondi. Sono scelte impegnative, strade in salita ed incerte, dove molto dipende anche dalla fortuna. Ma si può fare. L’Opera Nazionale Montessori spiega nel suo sito come si fa ad aprire una scuola Montessori (link), anche se esistono comunque diverse opzioni (che, ad esempio, permettono di partire per poi magari ottenere il riconoscimento più avanti, strada facendo). E se quello della scuola è destinato a restare un sogno nel cassetto, poco male. Perchè, in fin dei conti, la famiglia resta il nucleo primario dell’educazione di un figlio. E’ il punto d’origine. E un genitore che si senta attratto dal pensiero montessoriano può senz’altro riuscire a tradurlo nella vita quotidiana. Ispirandosi ai principi che ho elencato fra i caratteri salienti del metodo. Costruendo da sè alcuni dei materiali, procurandosene altri. Non fosse altro che per affiancarli, aggiungerli a giochi/attività ‘normali’, senza escludere per forza tutto quello che non è, per dire, di legno. O strettamente educativo. Ognuno deve trovare la propria strada, la ricetta che calzi giusta per la propria famiglia, e nulla vieta, a mio avviso, di mescolare un po’, senza pretendere di lasciare tutto fuori dalla porta di casa. Certo, credo che alcune attenzioni montessoriane siano importanti e da tenere a mente: non riempire di giocattoli i nostri bimbi, preferire la qualità alla quantità, proporre poche cose per volta, da rinnovare o ripresentare dopo un po’ di tempo, in base all’interesse suscitato. Proporre attività pratiche, che permettano di sfogare la manualità e l’amore per la concretezza dei nostri figli. Supportati dall’ulteriore conforto psicologico di sapere che questo fa bene anche alla loro ‘intelligenza’. Leggere molto insieme ai bambini, passare del tempo all’aria aperta, esplorando insieme la natura e facendo tesoro delle piccole cose, osservando il mutare delle stagioni. Un valido aiuto per trovare spunti e suggerimenti è costituito, indubbiamente, dai libri.

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Il testo di Tim Seldin (‘I bambini hanno bisogno di fiducia’, primo in alto da sinistra), in particolare, è un’ottima lettura dalla quale partire proprio per avere una chiara idea di cosa significhi, a livello pratico, seguire la via montessoriana nell’educazione dei propri figli, nella vita di tutti i giorni, in famiglia (e questa è una bella recensione del libro). Per ulteriori dettagli potete consulate la pagina delle Letture, nonché le ultime uscite in tema Montessori nel catalogo IBS.

Dove si applica il metodo Montessori: L’HOMESCHOOLING

In Italia è pressoché sconosciuta, questa opzione; all’estero invece, soprattutto negli Stati Uniti, accade che vi siano dei genitori che si prendono carico personalmente dell’istruzione dei propri figli. L’argomento è interessante e tale da dare adito ad interpretazioni e pareri contrastanti. Ma cosa c’entra l’homeschooling con il Montessori? Molto, ho scoperto. Perchè il metodo montessoriano risulta uno dei preferiti dagli homeschoolers d’oltreoceano, e ve ne sono alcuni che scambiano e condividono online esperienze quotidiane, suggerimenti, istruzioni e tutorial per la costruzione dei materiali e, soprattutto, per la loro presentazione che, come avrete intuito, è importante almeno quanto i materiali stessi. Per questo esistono tanti bei siti e blog americani dedicati al Montessori, che sono una inesauribile fonte di ispirazione. Purtroppo per chi non mastica molto la lingua, sono in inglese. Purtroppo non esiste un simile fenomeno qui in Italia. Ma qualche novità si respira anche tra le mamme blogger italiane, negli ultimi tempi, e nella pagina dedicata ai materiali riporto diversi contributi interessanti, originali e innovativi.

Fraintendimenti comuni in tema di Montessori

Fonte: © North American Montessori Teachers’ Association (NAMTA) – diritti riservati / Traduzione: annalisa moreni © 2009 cuoredimamma.org

  • Il metodo Montessori è destinato solo ai bambini in età scolare
    risposta: sebbene la maggior parte delle scuole Montessori siano costituite da nidi e Case dei Bambini, negli Stati Uniti [come in Italia], i programmi Montessori coprono una fascia di età che va dalla nascita ai quattordici anni. [In Italia, al momento esistono diverse scuole elementari e qualche sperimentazione di scuola media inferiore.]
  • Le scuole Montessori sono solo per allievi speciali (geni o disabili)
    risposta: i metodi usati nelle scuole Montessori danno grandi risultati nell’apprendimento sia fra i bambini disabili, che fra quelli molto dotati. La ragione di questa efficacia risiede nel fatto che l’ambiente in cui gli allievi studiano è organizzato in modo tale da giovare all’apprendimento di tutti i bambini.
  • Le scuole Montessori sono religiose
    risposta: fra le scuole private possono esservene alcune sostenute, ad esempio, da una parrocchia, e che quindi hanno un orientamento religioso. Ma il metodo Montessori non è di per sè religioso, e trova perfetta applicazione anche in contesti laici.
  • Il metodo Montessori può essere fruito solo da persone abbienti
    risposta: persino negli Stati Uniti, dove il sistema scolastico è prevalentemente privato e molto costoso, oltre alle 4.000 scuole Montessori private ve ne sono ben 200 pubbliche. In Italia ve ne sono diverse statali, comunali o provinciali. L’essere fruibile solo da parte dei bambini più agiati snaturerebbe questo metodo che, non va scordato, Maria Montessori perfezionò lavorando con i bambini dei quartieri più popolari. La prima Casa dei Bambini, di cui è stato recentemente celebrato il centenario, aprì i battenti nel quartiere di San Lorenzo, uno dei più poveri della capitale…
  • I bambini in classe non vengono sorvegliati e possono ‘fare ciò che vogliono’
    risposta: il metodo Montessori si basa sul principio della libera scelta fra attività significative. Se il bambino inizia ad utilizzare i materiali in modo distruttivo o troppo fuorviante rispetto alla loro finalità, l’insegnante interviene e dirige gentilmente il bambino o verso materiali più appropriati, o verso un uso più appropriato di quegli stessi materiali.
  • Il metodo Montessori è una moda
    risposta: il crescente numero di scuole montessoriane, pubbliche e statali, in tutto il mondo, dimostra come sia ormai considerato un programma educativo di riferimento. Negli Stati Uniti stanno nascendo anche dei corsi di laurea destinati specificamente all’educazione Montessori (presso la Cleveland State University e presso la New York University).
  • Le classi Montessori sono strutturate in maniera troppo rigida
    risposta: sebbene sia compito dell’insegnante spiegare l’utilizzo specifico di ogni materiale e presentare le attività in un chiaro ordine progressivo, il bambino è libero di scegliere fra una vasta serie di attività, e di esplorare nuove possibilità e collegamenti.
  • Il metodo Montessori è contro la fantasia, e quindi soffoca la creatività
    risposta: la libertà dell’ambiente incoraggia gli approcci creativi nella soluzione dei problemi. Così, se da un lato viene scoraggiata la finzione fantasiosa diretta dall’insegnante, dall’altro viene visto come sano e pieno di significato il gioco immaginativo, inventato dal bambino. Anche l’arte e la musica sono parti integranti del programma scolastico montessoriano.
  • Le scuole Montessori spingono il bambino troppo avanti e troppo in fretta
    risposta: l’idea centrale nella pedagogia Montessori è quella di permettere a ciascun bambino di crescere e apprendere secondo i propri ritmi individuali. Gli aneddoti miracolosi che parlano di bambini montessoriani molto più ‘avanti’ rispetto a quanto ci si aspetterebbe per la loro età sono riferibili non tanto ad un’accelerazione artificiosa (che sarebbe solo dannosa), bensì alle infinite possibilità che si schiudono quando ai bambini viene permesso di studiare secondo i propri ritmi ed interessi, in un ambiente scientificamente preparato.
  • Il metodo Montessori è ormai fuori moda, superato
    risposta: anche se sono stati apportati degli opportuni cambiamenti al curriculum tradizionale (come, ad esempio, l’introduzione dei computer nello studio e le modifiche alle attività di vita pratica), atti a mantenerlo culturalmente rilevante e attuale, la pedagogia di base non è cambiata molto dai tempi della dott.ssa Maria Montessori. Ma, anche in questo senso, valutazioni e ricerche recenti sembrano confermare la fondatezza scientifica delle sue intuizioni.

La mia esperienza personale: storia di un lento approdo

Sembra incredibile, ma per me Maria Montessori, fino ad un paio di anni fa, era semplicemente un nome da leggere sulle mappe cittadine. Era un nome da edificio pubblico, era il mite sorriso di una nonnina stampato sulle banconote da mille lire. Era il nome della scuola frequentata da Anna Frank prima dell’inizio dell’orrore. Non sapevo altro. Poi, un bel giorno, mi ritrovai a gironzolare in libreria, in cerca di un manuale omnicomprensivo che mi spiegasse come si facesse a fare la mamma. Perchè io un neonato non l’avevo mai nemmeno tenuto in braccio, fino ad allora. Mi sono ritrovata fra le mani un bel librone; aveva una copertina idilliaca quanto bastava, era perfettamente rassicurante nella sua mole e, sfogliandolo, ero rimasta attratta dalla veste grafica semplice da consultare, dalle tante fotografie a colori e dai disegni, soprattutto quelli inerenti le trasformazioni da apportare in casa per avere un ambiente a misura di bambino. Mai scelta casuale fu più azzeccata. Era ‘Abbiamo un bambino’, di Grazia Honegger Fresco (edizioni RED). Quanto mi colpì la visione del bambino che ne scaturiva! Il rispetto per quel piccolo essere appena arrivato in famiglia, l’innovativo (per me) concetto della competenza del bambino, pur così piccino ma pienamente meritevole delle nostra fiducia. Il fatto di fare un passo indietro, di porsi un po’ più da osservatori e guardarlo, il nostro bambino, perchè lui è perfettamente in grado di indicarci la strada, ciò di cui ha bisogno, di mostrarci le sue preferenze e il suo personale temperamento. Mentre spesso, nell’ansia di tenere tutto sotto controllo e gestire in maniera efficiente la routine quotidiana, ci si può scordare di guardarlo veramente, il nostro bambino. Quel libro mi insegnò a concedere a me stessa di rallentare i miei ritmi, per incontrare quelli delle mie bimbe. Poi c’erano tutti quei consigli per favorire l’autonomia dei bambini, per coinvolgerli nella nostra vita casalinga… Ma il libro non si propone assolutamente come un manuale montessoriano, altrimenti non credo proprio che l’avrei acquistato! Mi avrebbe intimorita, perchè io ero in cerca di nozioni generali e generaliste. Per molto tempo non ho realizzato che tutti quei concetti che avevo assorbito così volentieri, e che mi stavano cambiando profondamente anche come persona, avessero un nome preciso. Poi, quando la mia bimba aveva circa un anno e mezzo, ho avvertito improvvisamente il bisogno di gettare lo sguardo più in là e mi sono chiesta se davvero non vi fosse un modo per proseguire con un simile approccio anche, ad esempio, all’asilo, e oltre. Rigirandomi il librone tra le mani, ho riletto con più attenzione il profilo dell’autrice e ho messo a fuoco il fatto che fosse stata una delle ultime allieve dirette di Maria Montessori. Da lì, l’illuminazione: ‘Vuoi vedere che tutto questo approccio che amo così tanto è il famoso metodo Montessori?’ Mi sono precipitata a cercare in google ‘scuole montessori’, per scoprire, con infinita amarezza, di non averne a distanza ragionevole. Ci misi una pietra sopra. Mezz’anno dopo avevo una bimba in più, appena nata, e bazzicavo il locale Consultorio per le pesata settimanale. Notai una locandina che promuoveva un incontro pubblico sul tema: ‘Montessori: perchè no?’. Relatrici: Grazia Honegger Fresco e Costanza Buttafava. E qui già avevo preso nota del giorno e dell’ora. Poi lo sguardo è caduto sulla dicitura ‘in occasione della prossima apertura della Casa dei Bambini’. Ho riletto bene, perchè non credevo ai miei occhi. Sì, un’associazione di genitori apriva una Casa dei Bambini a dieci minuti da casa mia. Mi commuovo ancora adesso, a ripensarci. Certo, temevo che, alla fine, il costo potesse essere proibitivo, per noi. Invece non è stato così, perchè quell’associazione è fatta di persone che hanno voluto cogliere appieno lo spirito montessoriano più profondo e che non hanno voluto dar vita ad una scuola d’élite. Coccola è entrata poco prima di compiere tre anni (anche la tempistica è stata perfetta!) e ora è al suo secondo anno alla Casa dei Bambini. Ed io ne sono semplicemente entusiasta; perchè è serena, perchè questa piccola scuoletta sta superando ampiamente le mie più rosee aspettative, perchè mi piacciono le persone che tengono in piedi tutto ciò, con tante idee, tanto entusiasmo, parecchi sacrifici. Alla fine sono entrata a far parte dell’associazione, perchè l’unione fa la forza; soprattutto in queste cose.

Termino questa pagina con due articoli comparsi su Repubblica negli anni scorsi:

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  1. cinzia
    1 novembre 2009 a 2:32 | #1

    Ciao sono un’educatrice lavoro con bambini da3 a 6 anni e da 3 anni circa stiamo utilizzando il metodo M.(formazione tramite l’opera nazionale M. e percorsi per crescere)
    Mi è piaciuta la sintesi del pensiero e dei concetti principali: chiara ed esauriente e credo che consiglierò la lettura ai genitori.
    Mi potresti indirizzare per l’acquisto del materiale che non sia firmato Gonzaga Arredi? La qualità è scarsa e i prezzi troppo alti! Grazie di cuore

  2. alessia
    16 novembre 2009 a 12:39 | #2

    Salve che piacere conoscerti, è bellissimo questo sito.
    Sono pedagogista e psicomotricista ed insieme ad una collega c’è l’ntenzione di aprire un “centro gioco” per bambini dai 15 mesi ai 3 anni, (aperto dalle 8,00 alle 13,00) ma secondo te rivolgermi al centro nascita montessori, per avere una formazione, consulenza e supervisione permanente, è una buona idea?
    Aspetto una tua risposta
    Grazie mille
    Ale

  3. 20 novembre 2009 a 19:38 | #3

    @ Cinzia: sono molto contenta della tua valutazione da ‘addetta ai lavori’, peraltro. Ti ringrazio tanto… Per quanto riguarda il materiale, si tratta di una difficoltà abbastanza comune, mi sembra. Alla Casa dei Bambini che frequenta mia figlia hanno preso del materiale di base presso Gonzaga Arredi mentre parecchie altre cose cercano di realizzarle da sé, le maestre insieme ad una mamma molto creativa e un falegname. Personalmente mi sono trovata bene acquistando online presso il sito tedesco montessori shop e quello inglese absorbent minds (puoi trovare entrambi i link in cima a questa pagina:
    http://www.cuoredimamma.org/montessori/materiali/
    Una gentile lettrice mi ha segnalato il sito di mammabi, che si può contattare per ricevere il catalogo. Segnalo il link e provvederò poi ad approfondire, perchè mi sembra un’opzione interessante visto che si trova in Italia ;-)
    http://www.mammabi.it/
    Spero di essere stata d’aiuto! Mi farebbe piacere conoscere la vostra esperienza in base alle soluzioni che avrete adottato, se ti andrà di condividerle… ciao!

  4. 20 novembre 2009 a 21:46 | #4

    @ Alessia: ciao, il piacere è mio… Che bella idea quella di un centro gioco! Avrei tanto voluto che ce ne fossero da queste parti; visto che sono a casa, non ho iscritto le mie bambine al nido, e una proposta del genere sarebbe stata una bella occasione di incontro con altri bambini e genitori, in un contesto più strutturato e versatile (pioggia…) rispetto al solo parchetto. In particolare, anni fa, mi ero innamorata di un centro gioco francese raccontato in televisione; era pensato come una grande palestra, con tantissimi percorsi per stimolare diverse competenze motorie, e delle insegnanti preparate che guidavano i genitori nell’utilizzo. Secondo me, se avete la possibilità di contattare il Centro Nascita Montessori, potrebbe essere molto interessante. Non ho idea dell’impostazione che hanno in questo momento; ma so che la casa dei bambini frequentata da mia figlia si avvale della consulenza e supervisione di educatrici montessoriane operanti qui a Milano e Varese, che sono state e sono tuttora una risorsa preziosissima! Se trovate delle persone che vi piacciono a livello empatico, non possono che uscirne delle ottime idee (penso agli arredi, ad esempio, oltre che ai materiali…) Fatemi sapere come va a finire (potete contattarmi anche via mail).
    Ciao!

  5. Li
    6 gennaio 2010 a 18:51 | #5

    Ciao! Ho letto le preziose informazioni che hai riportato e sono rimasta estasiata da questo approccio educativo che, in parte, ignoravo. Qualcuno sa più o meno a quanto ammonta la retta per un anno alla “casa dei bambini”?
    Liliana

  6. Natalia
    31 gennaio 2010 a 17:14 | #6

    Ciao,ho un bimbo di 2 anni e mezzo, mi interessava conoscere il metodo Montessori e ho acquistato il libro “I segreti dell’infanzia”, leggendolo sono a tratti disorientata in quanto afferma che il bambino deve dormire da solo quando ha voglia, non va “messo a dormire”per comodità dei genitori.. Oppure che l’”avarizia” dei genitori (temendo che rompano o rovinino le cose) ne riduce la libertà di movimento, mentre invece tutti gli psicologi sembrano concordi nel fare acquisire al bambino ritmi regolari (piccoli riti ecc) e dare al bambino dei giusti limiti e delle regole..E’ stato quindi rivisitato il Metodo? Cosa mi consigli?Grazie infinite

  7. 31 gennaio 2010 a 17:35 | #7

    @ Li: i costi variano da scuola a scuola e spesso esistono notevoli differenze, tra una scuola privata e l’altra… Esistono poi anche scuole statali, se si è fortunati da vivere nei paraggi… per questo il modo migliore è cercare sul sito dell’Opera Nazionale Montessori:

    http://www.operanazionalemontessori.it/index.php?option=com_content&task=category&sectionid=7&id=29&Itemid=52

    e, una volta trovata la scuola più vicina, rivolgersi direttamente a loro per conoscere l’ammontare della retta. Li, se però ti servissero altre informazioni più specifiche, mandami tranquillamente una mail qui: webmaster@cuoredimamma.org
    Magari posso esserti di maggiore aiuto ;-)

  8. Elvira Bronsch
    5 maggio 2010 a 16:33 | #8

    Hi there,

    I would be interested to know if your montessori school in Verona is bilingually taught, for example italien-enlish or italien-german.

    I would be happy to hear from you.

    kind regards, Elvira

  9. roberta
    7 maggio 2010 a 16:25 | #9

    complimenti per l articolo…….ho appena finito un corso per diventare insegnante Montessori…spero tanto di trovare lavoro qui a dublino in irlanda…..il metodo Montessoriano mi piace molto…..grazie tante

  10. marisa
    29 marzo 2011 a 18:07 | #10

    Ciao, sono una mamma che sta pensando di mandare la sua bambina alla Casa dei Bambini a Bergamo.
    ho letto tante note a favore sul metodo Montessori, ma sono preoccupata sulla capacità di socializzare in forma autonoma dei bambini da 3 a 6 anni. Notoriamente, i bambini sono ancora egocentrici a questa età. La mia bambina è figlia unica e non frequenta quotidianamente molti altri bambini… non vorrei generare un mostro di egocentrismo!!! Grazie per il vostro aiuto.

  11. 5 aprile 2011 a 7:14 | #11

    Ciao Marisa,
    benvenuta innanzitutto. Al di là della teoria e dei libri, posso risponderti con l’esperienza di mamma, in base a come vedo sia le mie figlie, una delle quali terminerà a giugno il suo percorso alla casa dei bambini, sia le loro compagne e i loro compagni: nessun mostro di egocentrismo! Starei assolutamente tranquilla, perchè non è vero che nelle case dei bambini non c’è socializzazione; ad essere sincera io ne vedo di più. Sembra un paradosso, invece se pensiamo a quanto le cose più spontanee e non imposte siano spesso quelle che ci vengono meglio, capiamo che è possibile. Non essendo forzati a lavorare tutti assieme sulle stesse cose, i bambini scelgono di farlo quando lo desiderano, e questo accade regolarmente proprio perchè non c’è competizione… Non ho mai visto bambini di quattro/cinque anni lavorare così tanto in gruppo, prendendo decisioni assieme, ricordandosi da un giorno con l’altro quale ‘progetto’ avessero da finire. Tra gli adulti non mi capita di vedere spesso tanta capacità di mettersi nei panni dell’altro e di rispettarne l’unicità e la diversità; il contrario dell’egocentrismo. Però, va detto, la pedagogia montessoriana mette a disposizione degli strumenti, per far sì che tutto ciò accada (libertà di scelta delle attività in un ambiente preparato, presenza di poche regole chiare a sottolineare il rispetto dell’altro e il suo diritto, ad esempio, a trovare le cose a posto pronte per essere usate). Il resto lo mettono le insegnanti, con la loro personale umanità, sensibilità e buon senso. Sono loro il valore aggiunto, che può fare la differenza per ciò che i bambini interiorizzano cui si somma, ovviamente, l’input familiare (se la famiglia va in una direzione opposta, non c’è scuola che tenga!). In bocca al lupo per la vostra esperienza, comunque deciderete!

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