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Archivio per la categoria ‘stagioni’

Com’è andata a finire: Pasqua 2011

1 maggio 2011

Sì, com’è andata a finire, perchè… meglio tardi che mai. Lo dico a ragion veduta, memore di arretrati che non hanno mai visto la luce, fagocitati da improvvise accelerazioni della vita. Se c’è un trucco per non farsi fagocitare, per riuscire comunque a tenere  tutto in equilibrio a prescindere dalle circostanze, bhè, spero di scoprirlo presto ;-) Nel frattempo mi accontento di provare a mettere ordine fra gli appunti rimasti indietro. Come, ad esempio, quelli riguardanti un’attività che riempie la casa di odori e colori nei giorni precedenti la Pasqua: la tintura delle uova. In commercio esistono prodotti appositi che impregnano i gusci di colori allegri, più o meno pastello, più o meno vivaci. Ma frugando nella dispensa scopriamo che dei comunissimi ed insospettabili ingredienti possono servire ugualmente (e più che egregiamente) allo scopo!

Di fonti italiane che trattano questa tecnica devo dire che non ne ho trovate molte; Sybille e Mom@twork sono state, come sempre, una grande ispirazione! Prima fase: caccia agli ingredienti. Tutti bio? Bhè, le uova senz’altro, prelevate direttamente dal pollaio della nonna. Il famoso cavolo rosso invece non ero proprio riuscita a trovarlo, nemmeno quest’anno. Quando stavo ormai per rinunciare, al supermercato mi è capitato di vedere un barattolo interessante nello scaffale dei prodotti tedeschi:

Tentare per tentare… :-) ecco gli ingredienti che abbiamo provato:

  • bucce di 6 cipolle giallo-dorate => uova rossicce e marroni;
  • 3 cucchiai di curcuma => uova gialle;
  • 3 cucchiai di peperoncino => uova gialle picchiettate di rosso (anzichè rosso intenso ;-(
  • 4 cucchiai di cavolo rosso tritato (fresco oppure conservato) => uova azzurre (o verdi);
  • 2 tazze abbondanti di succo d’uva => uova indaco scuro con cristalli brillanti.

Ed ora, ora qualche fase del nostro piccolo esperimento… La  preparazione che è piaciuta di più alle bambine:

…pelare cipolle e fare una bella montagnetta di bucce! La preparazione pensata con maggiore anticipo:

…raccogliere foglie e fiori in un prato, pressare il tutto sul posto, adagiare sull’uovo (fissando con striscioline di scotch risultate però un po’ troppo alte per simulare in modo elegante un vero erbario ;-P), aggiungere il giro di elastico visto da soulemama, (tentare di) chiudere la calza col metodo di bigsislilsis (presentato da country living fra ’10 adorable easter crafts’). Promemoria di ciò che non può mancare affinché gli ingredienti più scenografici lavorino efficacemente:

… 1 pizzico di sale grosso e 1 o 2 cucchiai di aceto bianco, a seconda del diametro del pentolino, sin dall’inizio (mentre per le bucce di cipolla ho accolto il suggerimento di aggiungere l’aceto solo verso la fine, dopo una mezz’oretta). L’impazienza da trattenere:

… ovvero: 30 minuti dall’inizio del bollore e una notte per lasciar raffreddare le uova nei rispettivi recipienti e pentolini di cottura, in pratica il metodo ‘a freddo’ suggerito nel suo tutorial da crunchy domestic goddess. Il verdetto del mattino:

E la ‘sorpresa più sorprendente’:

essere partite da un intruglio rosso violaceo

e trovare uno splendido azzurro, chimico esito di un viraggio! Più le uova sono bianche, più chiara sarà la tonalità finale; l’uovo col guscio marrone è risultato più verde che blu (ricompensadomi in qualche modo per il fallito esperimento di miscela di cavolo rosso e curcuma che avrebbe dovuto regalare un bel verde; evidentemente le miscele richiedono maggiore pratica per individuare la giusta proporzione fra gli ingredienti!). In ogni caso, confermato: anche l’Holsteiner Apfelrotkohl  (nach typisch regionalem Geschmack!) sotto vetro funziona, se non si dispone di cavolo rosso fresco ;-) Ad asciugatura ultimata…

… abbiamo avuto la nostra soddisfazione!

Spero che per tutti voi questi giorni di Pasqua siano trascorsi sereni :-)

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Celebrando primavera: II settimana

4 aprile 2011

Sai Minica, anche al nostro grano l’antipastiera sta andando stretta in poco tempo, quest’anno! Alla quarta settimana non ci siamo arrivate, dovremo inventarci qualcosa ;-) La mattina in cui abbiamo acceso la seconda candela, dalla terra spuntavano pochi steli radi:

(mentre questo è il ricordo che abbiamo dell’anno scorso!)

Abbiamo provato a non interrare subito i nostri semi; prima li abbiamo lasciati germogliare infagottati nei panni che bagnavamo bene tutti i giorni (non troppo, però, altrimenti facevano la muffa!). Non eravamo sicure che tutti quei semi avrebbero buttato fuori qualcosa; invece è stato così! Come hanno osservato le bambine, i semi non si presentavo più duri al tatto, ma morbidi, un po’ viscosi. I tempi sono stati diversi, e abbiamo avuto semi più veloci:

semi ancora più veloci:

semi velocissimi:

e semi molto, molto pigri:

Alcuni, come quelli di frumento kamut, erano talmente vigorosi da bucare con le loro radici il panno che li avvolgeva, creando una buffa barbetta:

A questo punto abbiamo trasferito i germogli su un soffice letto di terra scura…

Il nuovo nutrimento ha dato in fretta i suoi frutti: giorno dopo giorno, ora dopo ora, anche i germogli più pigri si sono svegliati! La nostra ametista ora si trova all’ombra di una piccola giungla!

Abbiamo notato delle evidenti differenze nell’aspetto; i due cereali sono cresciuti producendo lunghi steli

mentre i non cereali (leguminosa e graminacea) assomigliano a vere e proprie piantine, con tanto di foglioline e tronco sottile sottile!

Il mondo vegetale è al suo tripudio, grazie al clima mite di questi giorni; così ci siamo rimboccate le maniche per prenderci cura del nostro terrazzo, che era ancora prostrato dai rigori invernali ;-) Abbiamo rimpiazzato un limone tristemente deceduto – abitiamo vicini al lago, a pochi minuti dal lago… non SUL lago ;-] – perchè senza il profumo di quei fiori non ci sembrerebbe tanto il nostro terrazzo… Anche la terra delle rose aveva bisogno di essere ossigenata con qualche robusta zappetata:

In casa abbiamo aggiornato i decori stagionali del nostro angolino della natura, e visto che Pasqua non è più tanto lontana:

Tra un malanno e l’altro, tra un anniversario e due compleanni, ci è scappata pure una gitarella fuori porta (tra l’altro senza sapere che c’era anche mammaimperfetta! Che coincidenze…): il primo pic nic del 2011, fra l’erba nuova

… gli alberi al lavoro…

… gli alberi ancora spogli, come la quercia secolare (così si vedevano benissimo i tiranti che dovrebbero aiutarla a resistere senza danni ancora per tanti anni)…

… qualche anticipazione per la settimana animale (da domenica 3 aprile) che comprende… il nostro futuro animale domestico… (difficile indovinare quale sarà? ;-])

… e, degni rappresentanti del mondo vegetale che si risveglia innondandoci di luce e colori, tanti tantissimi tulipani fioriti:

Non posso dire che ci siamo giocati l’Olanda, questo no. Ma era comunque un gran bello spettacolo…

Ovviamente nella settimana vegetale non potevamo non andare a trovare “Giorgio”. Ma questa è un’altra storia, e meriterà un post ad hoc ;-)

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Celebrando primavera: I settimana

20 marzo 2011

L’ispirazione è sua. Il primo approccio risale all’anno scorso, anche se allora non mi fu possibile condividerlo per cause di forza maggiore, subentrate in modo graduale ma prevaricante (e, onestamente, non sono messa particolarmente meglio, come avrete notato ;-] Si tratta di celebrare la forza dirompente della vita, che si fa strada anche laddove tutto appare inanimato; l’intera esistenza è un ciclo e dai cicli è scandito il nostro tempo, in cui si susseguono nascita, trasformazione, involuzione, ritorno, evoluzione… Si tratta anche di  inglobare nei ricordi familiari un periodo rituale, che non si bruci in un attimo, in una giornata, ma si moduli nella preparazione e nell’attesa. Sharifa Oppenheimer, in Heaven on Earth, incoraggia i family festival anche in quanto rappresentano “(…) a building toward a moment shared together in the warm embrace of family, something we can begin preparing for in advance (…)”  L’attesa e la celebrazione della primavera, essendo sganciate da ricorrenze già codificate nell’immaginario comune o nella ritualità religiosa (per quanto anche in questo ambito mi sia capitato di conoscere modi molto diversi, personali e nient’affatto commerciali di vivere una festività), permettono di costruire un percorso calzante per ciascun membro della famiglia, in cui proporre, anno per anno, elementi fissi ricorrenti e novità frutto della nostra capacità di crescita e trasformazione. Da un anno con l’altro ci ricorda anche a che punto eravamo e quanto è cambiato in dodici mesi. Dislocato a febbraio-marzo, l’avvento di primavera del 2010 l’avevo vissuto un po’ più al buio. In tutti i sensi.

Quest’anno abbiamo trovato una nuova collocazione e accendiamo la candela di domenica mattina… Nell’obiettivo entra più luce… e i cambiamenti in vista – perchè i cambiamenti non mancano mai – sono meno paralizzanti. Il lavoro da fare su di noi e per noi è ancora tanto, ma pian piano, col conforto di qualche ‘vecchia’ certezza e di qualche piccolo passo nella direzione giusta, si va avanti.

Siccome mi frulla ancora in testa questo spunto di Sybille, ho ridimensionato l’ingombro della sabbia per far più posto alla terra, suddivisa in scomparti. La nonna ha generosamente devoluto una vecchia antipastiera di vetro. Dopo aver giocato un po’ con l’equinozio di primavera, ci siamo messe all’opera… Candele all’aroma di violetta; per una volta, ché pare sia meglio la pura cera d’api, ho cercato delle candele che richiamassero la primavera coinvolgendo anche il senso dell’olfatto (rimediando così le più delicate e ‘sopportabili’, che volete, non ci sono proprio abituata ;-] Una settimana per volta, andremo a rivestire il vasetto di quadrifogli e coccinelle.

Al centro abbiamo sparso la sabbia, in quanto roccia (sedimentaria clastica) composta da frammenti di altre rocce.

Nel letto di sabbia abbiamo adagiato alcune simpatiche pietruzze colorate… pietre dure molate e lucidate, ma anche piccoli sassi raccolti al lago e al mare, in rappresentanza dei nostri esemplari più belli, che passeremo in rassegna nei prossimi giorni :-]

Quindi abbiamo cominciato a ‘preparare il terreno’ per la prossima settimana (da domenica 27 marzo), dedicata al mondo vegetale.

Quattro panni umidi tengono in incubazione i semi di una graminacea (grano saraceno), una leguminosa (soia verde) e due cereali (varietà di frumento kamut e segale):

Quando il sole del mattino sorge sulla nostra bella ametista, la curiosità ci fa sbirciare nei fagottini e… non resta certo delusa… il perchè lo vedrete presto… ;-]

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Equinozi e solstizi

19 marzo 2011

Paroline difficili, per carità, a quattro e sei anni non ancora compiuti… ma evidentemente affascinanti, al punto che  ne ho trovata traccia sul retro di una composizione ispirata alle quattro stagioni ;-]

Perchè questi quattro momenti dell’anno vengono ricordati, spesso celebrati e comunque considerati significativi? Qual è il loro legame con la nostra vita? Quali cambiamenti si evidenziano nella nostra routine? Sono situazioni molto pratiche, quelle osservate dalle mie bambine… ad esempio, ora come ora, in concomitanza con l’equinozio di primavera,  assaporiamo una piacevole novità: quando il papà torna a casa dal lavoro il sole ancora splendente incoraggia qualche scorazzata in bicicletta (senza rotelle!) Nel nostro microcosmo sbocciano ovunque violette, margherite e primuline gialle. E nel macrocosmo, che succede? Come è messo il nostro pianeta? Ho pensato di aiutarci (non mi escludo affatto ;-] con una scheda plastificata, sulla quale andiamo ad applicare con il velcro stagione, condizione di illuminazione della terra e posizione della stessa rispetto al sole:

Ho rielaborato un’ellittica (in cui la posizione del sole risulta un po’ più esasperata su uno dei due fuochi di quanto non sia in realtà, ma è l’immagine più efficace che sia riuscita a trovare) utilizzando i colori che, anche nella nostra bacheca/calendario, identificano ciascuna della quattro stagioni: il nostro inverno è blu come le lunghe notti, la primavera è verde come la prima erba che ammanta prati e monti, l’estate è gialla come le corolle dei girasoli e l’autunno è rosso, come le foglie  che infiammano le chiome degli alberi prima di lasciarsi cadere al suolo. Ho scritto le stagioni in stampatello maiuscolo, gli equinozi in stampatello minuscolo e i solstizi in corsivo per favorire anche la mia secondogenita nell’appaiamento. La foto stagionale che ho trovato raffigura il medesimo scorcio, con un albero in primo piano, nei quattro diversi periodi dell’anno (ad averci pensato per tempo, sarebbe stato bello fotografare un luogo nostro nell’arco dell’anno… potrebbe essere un’idea per qualcun altro ;-)

La scheda non è nata da sola, ma fa parte di una serie di slide, sempre plastificate, in cui racconto come la terra, quel globo in cui abitiamo e che le bimbe vedono riprodotto sulla mensola in salotto oppure a scuola, sia una palla nell’immenso universo, che gira su se stessa, come una trottola, e attorno al sole.

Ci mette un anno a completare il suo giro attorno al sole e, siccome non è dritta come un pallone da calcio in mezzo al campo ma inclinata, come è evidente se ci figuriamo l’angolo dell’asse, cioè la retta immaginaria che unisce i poli, il sole la scalda in modo diverso durante il percorso che essa compie lungo l’orbita…

Per favorire l’autocorrezione, pensando a questo importante cardine della pedagogia montessoriana, ho fatto ricorso ad etichette adesive colorate

(con semicerchio in alto per le foto del giardino nelle quattro stagioni e in basso per le immagini della terra) che stanno funzionando egregiamente.

Per chi lo desiderasse, metto a disposizione il file pdf della slide da completare con le applicazioni di velcro, della scheda di controllo (semplificata con le sole stagioni) e delle immagini da stampare, plastificare e ritagliare. Buona primavera!

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Un lago, quattro stagioni: autunno

21 dicembre 2010

Commiato finale, e rabbrividendo per giunta sotto la neve, da un autunno che ci siamo godute fino in fondo. Questo, autunno. Con una figlia al suo ultimo anno di scuola dell’infanzia ed una al primo. Con un piede nell’avvolgente, rassicurante continuità di un ambiente che amo molto e un piede nell’ignoto. Alcuni spunti che abbiamo raccolto in riva al lago:

spiagge diverse, spiagge più vuote; senza ombrelloni, con le basi di cemento accatastate in un angolo…

… spazio in più per rincorrere qualche malcapitato pennuto….

… tanto goffo nei movimenti sulla terra….

… quanto abile (a sfuggire, giustamente) in volo….

… ed elegante e a suo agio in acqua

Qualche arbusto è ancora fiorito….

… i cardi, alti, solitari e spinosi, no…

Le poche barche rimaste nel porticciolo sono ben coperte…

… e così i pescatori; le maniche corte non bastano più…

La neve che imbianca i monti è il miglior sentore dell’inverno, che si avvicina a passi da gigante…

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Autunno di raccolta: epilogo!

21 dicembre 2010

Dopo la vendemmia e le raccolte spontanee nei boschi, le ultime settimane d’autunno ci riempiono la cantina di olio d’oliva… previo dispiegamento di teli sotto ai nostri vecchi alberi…

e impiego sia di pettini…

che di meticolosa manodopera volontaria:

E… dieci giorni fa… abbiamo mangiato gli ultimi:

Ciao, autunno….

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Maestro bosco

5 dicembre 2010

Tecnicamente, è ancora autunno. Tecnicamente non è raro trovare ancora qualche betulla, o ippocastano, o bagolaro al culmine del foliage. Ma in questo momento, se alzo gli occhi dalla tastiera, vedo il nevischio che turbina, oltre i vetri della finestra. Se inspiro a fondo, sento l’aroma della seconda candela dell’Avvento, appena accesa. Inverno, praticamente… Ma senza rimpianti, perchè quest’anno abbiamo fatto davvero un bel pieno d’autunno; cieli tersi e luce dorata. Non solo, però. Umide brume ravvivate da pennellate rosse e gialle hanno caratterizzato tante passeggiate in cui il bosco ci ha fatto da maestro.

Camminare nel bosco vuol dire camminare sul morbido, quando il suolo è tappezzato da amenti maschili di conifere, che si disfano sotto i nostri passi;

le bambine li conoscono bene, abituate come sono a trasformarli in ingredienti di deliziosi manicaretti quando ci giocano, nel giardino della scuola ;-]

Camminare nel bosco aguzza l’ingegno, perchè se ti vien voglia di spostare una pietra pesante per vedere se anche lì, come nell’orto della nonna, si trovano i lombrichi, capisci subito cosa fartene del bastoncino da passeggio! Una leva, e via…

… che sorpresa! Abbiamo disturbato un formicaio… Le operaie si affannano a mettere in salvo uova e larve! Riponiamo la pietra come l’avevamo trovata…

Camminare nel bosco aguzza la vista, perchè in ogni tappeto di foglie scricchiolanti…

… si può mimetizzare… un fungo!

Del resto la mia secondogenita ha lo sguardo allenato, perchè i funghi sono stati la rivelazione del nostro autunno. Quanti ne abbiamo incontrati!

Ora come ora, andar per funghi a scopo culinario non fa per noi, perchè non li conosciamo. E dubito che una semplice guida possa trasformarci in esperti per cui…

nel mio adorato risotto metto solo funghi raccolti da familiari davvero competenti, che conoscono palmo a palmo i nostri monti e raccolgono per lo più porcini, russula delica (durei), gallinacci, chiodini e mazze di tamburo da una vita.

In attesa di farci l’occhio, ci divertiamo ad osservare le varie le fogge: gambo filiforme e cappello conico, elegante come un paralume…

esemplari che svettano solitari (Amanita vaginata?)…

o che si raggruppano in (false?) famigliole:

esemplari con cappello depresso (Omphalotus?)

cappello umbonato (Amanita phalloides?)

cappello involuto

…. ma anche tracce di apprezzamento da parte degli animali del bosco:

e… finalmente… funghi commestibili, in questo caso muniti di cappello parabolico (Coprinus comatus)

funghi buoni, che possono essere meneggiati, toccati e annusati liberamente…

Camminare nel bosco ti riempie tasche e borse, quando le castagne son mature!

P.S.: apprezziamo vivamente qualunque aiuto per l’identificazione dei funghi fotografati ;-]

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Autunno di raccolta: vendemmia!

21 novembre 2010

Nel post in cui recensivo ‘L’ultimo bambino nei boschi‘ di Richard Louv, vi avevo raccontato di quanto vedessi serene le mie figlie quando ci immergevamo nella natura. Rimango del medesimo avviso anche adesso, che ci siamo lasciati alle spalle una diagnosi e una graduale presa di coscienza che, sì, forse non è ancora completa (e mi chiedo se mai lo sarà…) Stare all’aperto, sperimentare e vivere in libertà un ambiente naturale, sia familiare che nuovo, fa bene anche alla sindrome di Asperger. Certo, magari è necessario superare a monte i disagi legati al cambiamento di situazione, che si riscontrano in qualunque trasferimento da un luogo all’altro e da un’attività all’altra, come ben sa chi convive quotidianamente con le varie sfumature dello spettro autistico. Sul come, ancora ci stiamo lavorando, lo vedrete. E certo bisogna imparare ad accettare la probabilità di una… mancanza di entusiasmo di base nell’accoglimento delle nostre proposte (il cui effetto, nel mio caso, è parzialmente mitigato dall’opposto entusiasmo assoluto che sprizza dai tutti i pori della secondogenita alla sola idea di uscire di casa ;-]). Una volta fuori dalla porta e, soprattutto, una volta scesi dal mezzo di trasporto che ci ha permesso la trasferta, la mia bimba grande è nel suo elemento, e ci affianca, a tratti attenta, a tratti giocosa. La realtà circostante, vista con i suoi occhi e con il filtro delle sue percezioni sensoriali, acquista anche per noi nuove sembianze! Quando siamo nel campo dei nonni entra in gioco un ulteriore elemento, costituito dal legame affettivo; lei sente un forte senso di appartenenza a tutto quanto rientra nella sua sfera familiare, e lo dimostra partecipando con cura e dedizione ai rituali che accompagnano, anno per anno, i vari momenti dedicati alla raccolta. Che sono un po’ il denominatore comune di questa bella stagione dai molti volti… Comincio a fissare qualche ricordo partendo dall’Evento per eccellenza.

La vendemmia ci coglie ancora in maglietta, quando i giorni serbano il tepore dell’estate e le foglie cominciano ad imporporarsi e accartocciarsi…

Quest’anno la nostra bimba grande ha dato il suo contributo, precisa e meticolosa, colmando da sola un secchio! Era davvero soddisfatta ;-] Credo l’abbiano aiutata la sua passione per i ritagli e la manualità fine esercitata alla Casa dei Bambini sin da quando aveva tre anni. E prima.

Grappoli sulla vigna… da vicino… e ancor più vicino….

Gli ultimi fichi, protagonisti di raccolte estive!

Un animale: questo bruco cicciotto dovrebbe essere un esemplare di Sfinge del convolvolo (agrius convolvuli), una falena con abitudini crepuscolari e notturne

che, una volta sfarfallato, potrebbe avere un aspetto di questo genere:

Come dire: esteticamente poteva andarci meglio ;-] Ma, chiaramente, pure peggio… ;-]

Col duro lavoro ci si guadagna la pausa pranzo, un pic nic all’insegna dei rustici sapori locali…

Quella sera, a casa, abbiamo ritrovato nel nostro bicchiere di mosto profumato il rosso rubino di certi chicchi baciati dal sole. E abbiamo acceso la prima candela della stagione…

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