Archivio

Archivio per la categoria ‘riti’

Com’è andata a finire: Pasqua 2011

1 maggio 2011

Sì, com’è andata a finire, perchè… meglio tardi che mai. Lo dico a ragion veduta, memore di arretrati che non hanno mai visto la luce, fagocitati da improvvise accelerazioni della vita. Se c’è un trucco per non farsi fagocitare, per riuscire comunque a tenere  tutto in equilibrio a prescindere dalle circostanze, bhè, spero di scoprirlo presto ;-) Nel frattempo mi accontento di provare a mettere ordine fra gli appunti rimasti indietro. Come, ad esempio, quelli riguardanti un’attività che riempie la casa di odori e colori nei giorni precedenti la Pasqua: la tintura delle uova. In commercio esistono prodotti appositi che impregnano i gusci di colori allegri, più o meno pastello, più o meno vivaci. Ma frugando nella dispensa scopriamo che dei comunissimi ed insospettabili ingredienti possono servire ugualmente (e più che egregiamente) allo scopo!

Di fonti italiane che trattano questa tecnica devo dire che non ne ho trovate molte; Sybille e Mom@twork sono state, come sempre, una grande ispirazione! Prima fase: caccia agli ingredienti. Tutti bio? Bhè, le uova senz’altro, prelevate direttamente dal pollaio della nonna. Il famoso cavolo rosso invece non ero proprio riuscita a trovarlo, nemmeno quest’anno. Quando stavo ormai per rinunciare, al supermercato mi è capitato di vedere un barattolo interessante nello scaffale dei prodotti tedeschi:

Tentare per tentare… :-) ecco gli ingredienti che abbiamo provato:

  • bucce di 6 cipolle giallo-dorate => uova rossicce e marroni;
  • 3 cucchiai di curcuma => uova gialle;
  • 3 cucchiai di peperoncino => uova gialle picchiettate di rosso (anzichè rosso intenso ;-(
  • 4 cucchiai di cavolo rosso tritato (fresco oppure conservato) => uova azzurre (o verdi);
  • 2 tazze abbondanti di succo d’uva => uova indaco scuro con cristalli brillanti.

Ed ora, ora qualche fase del nostro piccolo esperimento… La  preparazione che è piaciuta di più alle bambine:

…pelare cipolle e fare una bella montagnetta di bucce! La preparazione pensata con maggiore anticipo:

…raccogliere foglie e fiori in un prato, pressare il tutto sul posto, adagiare sull’uovo (fissando con striscioline di scotch risultate però un po’ troppo alte per simulare in modo elegante un vero erbario ;-P), aggiungere il giro di elastico visto da soulemama, (tentare di) chiudere la calza col metodo di bigsislilsis (presentato da country living fra ’10 adorable easter crafts’). Promemoria di ciò che non può mancare affinché gli ingredienti più scenografici lavorino efficacemente:

… 1 pizzico di sale grosso e 1 o 2 cucchiai di aceto bianco, a seconda del diametro del pentolino, sin dall’inizio (mentre per le bucce di cipolla ho accolto il suggerimento di aggiungere l’aceto solo verso la fine, dopo una mezz’oretta). L’impazienza da trattenere:

… ovvero: 30 minuti dall’inizio del bollore e una notte per lasciar raffreddare le uova nei rispettivi recipienti e pentolini di cottura, in pratica il metodo ‘a freddo’ suggerito nel suo tutorial da crunchy domestic goddess. Il verdetto del mattino:

E la ‘sorpresa più sorprendente’:

essere partite da un intruglio rosso violaceo

e trovare uno splendido azzurro, chimico esito di un viraggio! Più le uova sono bianche, più chiara sarà la tonalità finale; l’uovo col guscio marrone è risultato più verde che blu (ricompensadomi in qualche modo per il fallito esperimento di miscela di cavolo rosso e curcuma che avrebbe dovuto regalare un bel verde; evidentemente le miscele richiedono maggiore pratica per individuare la giusta proporzione fra gli ingredienti!). In ogni caso, confermato: anche l’Holsteiner Apfelrotkohl  (nach typisch regionalem Geschmack!) sotto vetro funziona, se non si dispone di cavolo rosso fresco ;-) Ad asciugatura ultimata…

… abbiamo avuto la nostra soddisfazione!

Spero che per tutti voi questi giorni di Pasqua siano trascorsi sereni :-)

festività, lavoretti, natura, riti, stagioni , ,

Celebrando primavera: II settimana

4 aprile 2011

Sai Minica, anche al nostro grano l’antipastiera sta andando stretta in poco tempo, quest’anno! Alla quarta settimana non ci siamo arrivate, dovremo inventarci qualcosa ;-) La mattina in cui abbiamo acceso la seconda candela, dalla terra spuntavano pochi steli radi:

(mentre questo è il ricordo che abbiamo dell’anno scorso!)

Abbiamo provato a non interrare subito i nostri semi; prima li abbiamo lasciati germogliare infagottati nei panni che bagnavamo bene tutti i giorni (non troppo, però, altrimenti facevano la muffa!). Non eravamo sicure che tutti quei semi avrebbero buttato fuori qualcosa; invece è stato così! Come hanno osservato le bambine, i semi non si presentavo più duri al tatto, ma morbidi, un po’ viscosi. I tempi sono stati diversi, e abbiamo avuto semi più veloci:

semi ancora più veloci:

semi velocissimi:

e semi molto, molto pigri:

Alcuni, come quelli di frumento kamut, erano talmente vigorosi da bucare con le loro radici il panno che li avvolgeva, creando una buffa barbetta:

A questo punto abbiamo trasferito i germogli su un soffice letto di terra scura…

Il nuovo nutrimento ha dato in fretta i suoi frutti: giorno dopo giorno, ora dopo ora, anche i germogli più pigri si sono svegliati! La nostra ametista ora si trova all’ombra di una piccola giungla!

Abbiamo notato delle evidenti differenze nell’aspetto; i due cereali sono cresciuti producendo lunghi steli

mentre i non cereali (leguminosa e graminacea) assomigliano a vere e proprie piantine, con tanto di foglioline e tronco sottile sottile!

Il mondo vegetale è al suo tripudio, grazie al clima mite di questi giorni; così ci siamo rimboccate le maniche per prenderci cura del nostro terrazzo, che era ancora prostrato dai rigori invernali ;-) Abbiamo rimpiazzato un limone tristemente deceduto – abitiamo vicini al lago, a pochi minuti dal lago… non SUL lago ;-] – perchè senza il profumo di quei fiori non ci sembrerebbe tanto il nostro terrazzo… Anche la terra delle rose aveva bisogno di essere ossigenata con qualche robusta zappetata:

In casa abbiamo aggiornato i decori stagionali del nostro angolino della natura, e visto che Pasqua non è più tanto lontana:

Tra un malanno e l’altro, tra un anniversario e due compleanni, ci è scappata pure una gitarella fuori porta (tra l’altro senza sapere che c’era anche mammaimperfetta! Che coincidenze…): il primo pic nic del 2011, fra l’erba nuova

… gli alberi al lavoro…

… gli alberi ancora spogli, come la quercia secolare (così si vedevano benissimo i tiranti che dovrebbero aiutarla a resistere senza danni ancora per tanti anni)…

… qualche anticipazione per la settimana animale (da domenica 3 aprile) che comprende… il nostro futuro animale domestico… (difficile indovinare quale sarà? ;-])

… e, degni rappresentanti del mondo vegetale che si risveglia innondandoci di luce e colori, tanti tantissimi tulipani fioriti:

Non posso dire che ci siamo giocati l’Olanda, questo no. Ma era comunque un gran bello spettacolo…

Ovviamente nella settimana vegetale non potevamo non andare a trovare “Giorgio”. Ma questa è un’altra storia, e meriterà un post ad hoc ;-)

botanica, festività, luoghi naturali, natura, pedagogia steineriana, riti, stagioni , , , , ,

Celebrando primavera: I settimana

20 marzo 2011

L’ispirazione è sua. Il primo approccio risale all’anno scorso, anche se allora non mi fu possibile condividerlo per cause di forza maggiore, subentrate in modo graduale ma prevaricante (e, onestamente, non sono messa particolarmente meglio, come avrete notato ;-] Si tratta di celebrare la forza dirompente della vita, che si fa strada anche laddove tutto appare inanimato; l’intera esistenza è un ciclo e dai cicli è scandito il nostro tempo, in cui si susseguono nascita, trasformazione, involuzione, ritorno, evoluzione… Si tratta anche di  inglobare nei ricordi familiari un periodo rituale, che non si bruci in un attimo, in una giornata, ma si moduli nella preparazione e nell’attesa. Sharifa Oppenheimer, in Heaven on Earth, incoraggia i family festival anche in quanto rappresentano “(…) a building toward a moment shared together in the warm embrace of family, something we can begin preparing for in advance (…)”  L’attesa e la celebrazione della primavera, essendo sganciate da ricorrenze già codificate nell’immaginario comune o nella ritualità religiosa (per quanto anche in questo ambito mi sia capitato di conoscere modi molto diversi, personali e nient’affatto commerciali di vivere una festività), permettono di costruire un percorso calzante per ciascun membro della famiglia, in cui proporre, anno per anno, elementi fissi ricorrenti e novità frutto della nostra capacità di crescita e trasformazione. Da un anno con l’altro ci ricorda anche a che punto eravamo e quanto è cambiato in dodici mesi. Dislocato a febbraio-marzo, l’avvento di primavera del 2010 l’avevo vissuto un po’ più al buio. In tutti i sensi.

Quest’anno abbiamo trovato una nuova collocazione e accendiamo la candela di domenica mattina… Nell’obiettivo entra più luce… e i cambiamenti in vista – perchè i cambiamenti non mancano mai – sono meno paralizzanti. Il lavoro da fare su di noi e per noi è ancora tanto, ma pian piano, col conforto di qualche ‘vecchia’ certezza e di qualche piccolo passo nella direzione giusta, si va avanti.

Siccome mi frulla ancora in testa questo spunto di Sybille, ho ridimensionato l’ingombro della sabbia per far più posto alla terra, suddivisa in scomparti. La nonna ha generosamente devoluto una vecchia antipastiera di vetro. Dopo aver giocato un po’ con l’equinozio di primavera, ci siamo messe all’opera… Candele all’aroma di violetta; per una volta, ché pare sia meglio la pura cera d’api, ho cercato delle candele che richiamassero la primavera coinvolgendo anche il senso dell’olfatto (rimediando così le più delicate e ‘sopportabili’, che volete, non ci sono proprio abituata ;-] Una settimana per volta, andremo a rivestire il vasetto di quadrifogli e coccinelle.

Al centro abbiamo sparso la sabbia, in quanto roccia (sedimentaria clastica) composta da frammenti di altre rocce.

Nel letto di sabbia abbiamo adagiato alcune simpatiche pietruzze colorate… pietre dure molate e lucidate, ma anche piccoli sassi raccolti al lago e al mare, in rappresentanza dei nostri esemplari più belli, che passeremo in rassegna nei prossimi giorni :-]

Quindi abbiamo cominciato a ‘preparare il terreno’ per la prossima settimana (da domenica 27 marzo), dedicata al mondo vegetale.

Quattro panni umidi tengono in incubazione i semi di una graminacea (grano saraceno), una leguminosa (soia verde) e due cereali (varietà di frumento kamut e segale):

Quando il sole del mattino sorge sulla nostra bella ametista, la curiosità ci fa sbirciare nei fagottini e… non resta certo delusa… il perchè lo vedrete presto… ;-]

festività, pedagogia steineriana, riti, stagioni, steiner, waldorf , ,

Equinozi e solstizi

19 marzo 2011

Paroline difficili, per carità, a quattro e sei anni non ancora compiuti… ma evidentemente affascinanti, al punto che  ne ho trovata traccia sul retro di una composizione ispirata alle quattro stagioni ;-]

Perchè questi quattro momenti dell’anno vengono ricordati, spesso celebrati e comunque considerati significativi? Qual è il loro legame con la nostra vita? Quali cambiamenti si evidenziano nella nostra routine? Sono situazioni molto pratiche, quelle osservate dalle mie bambine… ad esempio, ora come ora, in concomitanza con l’equinozio di primavera,  assaporiamo una piacevole novità: quando il papà torna a casa dal lavoro il sole ancora splendente incoraggia qualche scorazzata in bicicletta (senza rotelle!) Nel nostro microcosmo sbocciano ovunque violette, margherite e primuline gialle. E nel macrocosmo, che succede? Come è messo il nostro pianeta? Ho pensato di aiutarci (non mi escludo affatto ;-] con una scheda plastificata, sulla quale andiamo ad applicare con il velcro stagione, condizione di illuminazione della terra e posizione della stessa rispetto al sole:

Ho rielaborato un’ellittica (in cui la posizione del sole risulta un po’ più esasperata su uno dei due fuochi di quanto non sia in realtà, ma è l’immagine più efficace che sia riuscita a trovare) utilizzando i colori che, anche nella nostra bacheca/calendario, identificano ciascuna della quattro stagioni: il nostro inverno è blu come le lunghe notti, la primavera è verde come la prima erba che ammanta prati e monti, l’estate è gialla come le corolle dei girasoli e l’autunno è rosso, come le foglie  che infiammano le chiome degli alberi prima di lasciarsi cadere al suolo. Ho scritto le stagioni in stampatello maiuscolo, gli equinozi in stampatello minuscolo e i solstizi in corsivo per favorire anche la mia secondogenita nell’appaiamento. La foto stagionale che ho trovato raffigura il medesimo scorcio, con un albero in primo piano, nei quattro diversi periodi dell’anno (ad averci pensato per tempo, sarebbe stato bello fotografare un luogo nostro nell’arco dell’anno… potrebbe essere un’idea per qualcun altro ;-)

La scheda non è nata da sola, ma fa parte di una serie di slide, sempre plastificate, in cui racconto come la terra, quel globo in cui abitiamo e che le bimbe vedono riprodotto sulla mensola in salotto oppure a scuola, sia una palla nell’immenso universo, che gira su se stessa, come una trottola, e attorno al sole.

Ci mette un anno a completare il suo giro attorno al sole e, siccome non è dritta come un pallone da calcio in mezzo al campo ma inclinata, come è evidente se ci figuriamo l’angolo dell’asse, cioè la retta immaginaria che unisce i poli, il sole la scalda in modo diverso durante il percorso che essa compie lungo l’orbita…

Per favorire l’autocorrezione, pensando a questo importante cardine della pedagogia montessoriana, ho fatto ricorso ad etichette adesive colorate

(con semicerchio in alto per le foto del giardino nelle quattro stagioni e in basso per le immagini della terra) che stanno funzionando egregiamente.

Per chi lo desiderasse, metto a disposizione il file pdf della slide da completare con le applicazioni di velcro, della scheda di controllo (semplificata con le sole stagioni) e delle immagini da stampare, plastificare e ritagliare. Buona primavera!

educazione cosmica, festività, free download, montessori, riti, stagioni , ,

Un capitolo al giorno

30 gennaio 2011

Forse non leverà il medico di torno. Ma è diventato un appuntamento quotidiano piacevole sia per me che per le bambine. Un piccolo rituale cercato e sollecitato proprio da loro, quando si fa sera. Confesso che, se non avessi letto l’esperienza positiva di altre mamme (vedi link a piè di pagina), non so quando mi sarei lanciata con i classici. Probabilmente avrei aspettato ancora… qualche anno? Chissà. Forse a questo punto sarei rimasta agli albi illustrati (che comunque non mancano). Mi sarebbe parso ‘troppo presto’. Mi sarebbe parso più opportuno delegare alla lettura autonoma delle mie figlie, la scoperta di certi tesori della letteratura. Invece ho capito che tre anni possono non essere affatto presto; e sto apprezzando la possibilità di costruirci un immaginario comune, condiviso e originale, a monte delle più conosciute manipolazioni commerciali, disneyane ecc ecc. La lettura di libri più corposi rispetto ai consueti albi illustrati mi ha permesso anche di notare il cambiamento di postura delle bambine, indice che hanno acquisito una interessante capacità di concentrazione durante l’ascolto. Ricordo che abbiamo cominciato con la versione originale di Winnie Puh (sulla quale nutro qualche riserva che spero di spiegare a breve); dopo i primi cinque minuti, la mia primogenita cominciava a rotolarsi sul divano, a strusciarsi, ascoltando, sì, ma non riuscendo assolutamente a restare seduta al mio fianco. Ho pensato che la sindrome di Asperger non la aiutasse; lo sfogo fisico mi sembrava uno stratagemma per reggere più a lungo la concentrazione che evidentemente le richiedeva seguire un intero capitolo. La sorellina, va da sè, la imitava al volo… Abbiamo proseguito, confidando nei piccoli progressi che notavo man mano. Dagli asteroidi del Piccolo Principe siamo atterrate nella cucina di Pippi Calzelunghe… sì, proprio mentre cucinava i biscotti allo zenzero a forma di cuore… ed è da allora che le bambine hanno cominciato a restar sedute, incollate ai miei fianchi, attente ad ogni singola parola, per tutta la durata di un capitolo. A volte anche due! Seguire il filo di una narrazione è molto importante soprattutto per la mia bimba grande, in quanto manifesta qualche difficoltà proprio nella costruzione di racconti, a fronte di una sorprendente capacità di fotografare situazioni e dettagli.  Di recente abbiamo introdotto un nuovo rituale; ho cominciato raccogliendo in un quaderno alcuni disegni realizzati dalle bambine nel corso del tempo, che mi raccontavano essere ispirati ai libri che stavamo leggendo. Adesso, ogni volta che terminiamo un libro, andiamo ad aggiungere uno o due disegni di ricordo nel quadernone:

‘scheda’ per ogni libro, con queste indicazioni
abbiamo letto: titolo, autore, copertina, paese di ambientazione (i colori sono quelli
dei continenti Montessori che le bimbe già conoscono), anno di pubblicazione

dal quaderno di Bimba Grande:
“Pippi Calzelunghe fa i biscotti a forma di cuore”
(la passione del momento è il disegna, ritaglia, incolla, fissa con nastro adesivo ;-])

dal quaderno di Bimba Piccola:
“Totò (da destra), Dorothy, il Leone, lo Spaventapasseri, il Boscaiolo di Stagno”

dal quaderno di Bimba Grande:
“Lo Spaventapasseri (da sinistra), Dorothy col vestito a quadretti bianchi e blu, Totò”

dal quaderno di Bimba Grande:
“Il Boscaiolo di Stagno e il Leone”

dal quaderno di Bimba Grande:
“Il Boscaiolo di Stagno e il Leone… visti da dietro mentre camminano!”

Osservando i disegni, sto rivalutando anche l’importanza di leggere trame in cui vengono raccontate relazioni fra persone, fatti, accadimenti ed emozioni umane; non solo a beneficio della mia primogenita, che ha bisogno di lavorare su queste sfumature, ma più in generale, perchè comincio a sentire stretto il mondo degli animali umanizzati, pur indispensabili per veicolare concetti talvolta enormi… Così procediamo, e ora che abbiamo lasciato Dorothy in Kansas dalla zia Emma e dallo zio Enrico, ci apprestiamo a seguire le alterne vicende di una famiglia di passerotti padani ;-) Per chi fosse interessato, in questa pagina raccoglierò (con calma, inutile che lo dica, vero? ;-]) traccia delle nostre letture.

Qui di seguito vi segnalo invece alcuni luoghi virtuali dove ricordo si sia parlato di lettura con i bambini (che andrò ad integrare man mano):

autismo, blogosfera, letture, riti, sindrome di asperger , ,

La scuola che vorrei – riflessioni e qualche fatto

18 dicembre 2010

Con un titolo che è già stato declinato da altre mamme (melanele, mammafelice) meglio di come saprò mai fare, esprimo un mio punto di vista e accolgo il gentile invito di Palmy. Purtroppo, non avendo competenze specifiche e non essendo un insegnante, la mia esperienza inizia e finisce dove inizia e finisce il mondo delle mie figlie.  L’iniziativa di Palmy mi piace perchè centra una serie di interrogativi che mi pongo praticamente da quando sono diventata mamma. I nostri figli vengono al mondo con un innato bagaglio di curiosità e tensione verso l’apprendimento, che si manifestano sin dai primi movimenti. Chi non ricorda di essersi perso ad osservare (incantato, divertito, o talvolta impaziente, con le lancette a decretare un ritardo sempre più inesorabile) mille ripetizioni di gesti esplorativi. Chi non si rivede, a cercare di soddisfare la sete di conoscenza, man mano più astratta, che scaturisce da domande incalzanti: perchè l’aereo vola? Perchè abbiamo sete? Perchè arriva l’inverno? Perchè la vita finisce? Ora gli anni dell’obbligo scolastico sono praticamente dietro la porta e io, bramosa come non mai di idee e prospettive, ascolto, osservo e mi guardo attorno. Bambini insofferenti verso la scuola. Concentrati sugli escamotage per cavarsela senza impegno ma anche senza conseguenze. Oppure concentrati sul risultato… ma non sul procedimento, in una gara che trasuda più competizione, che divertimento e curiosità di apprendere ed approfondire. É qui che va ad incunearsi la mia domanda: quando e perchè quei bambini hanno smarrito l’innato bagaglio di curiosità? E’ inevitabile che accada? Se no, come  evitarlo? Se sì, esiste anche un ‘ufficio oggetti smarriti’ dove eventualmente andarcelo a ripigliare, quel bagaglio? Si può, insomma, ridestare l’interesse per la conoscenza? E come? Non so se fra qualche anno potrò dire di aver trovato delle risposte; sicuramente qualche idea in più me la sarò fatta. Nel frattempo non posso non cercare:

una scuola che non spenga la curiosità e la sete di conoscenza che sono nate assieme alle mie figlie. Una scuola in cui le nozioni arrivano al bambino insieme allo stupore, alla meraviglia, ad un’emozione. Perchè imparare quali sono gli animali che abitano il giardino della scuola e che abitudini hanno è affascinante. Perchè saperne dire i nomi in una lingua straniera, anche. Perchè giocare coi numeri è affascinante. Perchè scomporre delle frasi nei loro elementi può essere divertentepoetico… o musicale. Perchè scoprire i fatti di chi ha abitato questo pianeta prima di noi da più senso anche alla nostra vita.

Nel profondo del mio cuore, sento che la scuola che vorrei dovrebbe essere l’unico e solo modo di fare scuola. Tutti avrebbero qualcosa da guadagnare: insegnanti, famiglie, bambini, società futura… perchè i nostri figli sono già la società che saremo. La sfida didattica del superamento del libro di testo, non nel senso di farne a meno, ma nel senso di sceglierlo bene, farlo proprio e all’occorrenza andare oltre, mi sembra interessante. Le mie bambine, tre anni e mezzo e cinque anni e mezzo,  finora hanno maneggiato libri di vario genere: cartonati, con finestrelle a sorpresa, albi illustrati, raccolte di racconti o filastrocche, brevi romanzi, guide di parchi naturali, bigini di botanica, micologia, ornitologia… Non hanno ancora incontrato il Libro di Testo, in senso scolastico. La qualcosa, data l’età, mi sembrerebbe ovvia e naturale. Eppure basta recarsi in edicola per appurare che così ovvio non è. Ho potuto sbirciare qualche grande alfabetiere colorato destinato ai bambini in età prescolare e so di bambini che son la soddisfazione di genitori e nonni perchè consumano libretti a raffica, destreggiandosi velocemente tra aste ed esercizi di pregrafismo, colorando entro i bordi e compilando in un lampo 4:2=2. Può essere un modo come un altro per acquisire concetti; ma, forse, acquisirli in quanto calati dall’alto, senza averli prima avvicinati e poi fatti propri come scoperta autonoma. Sono molto più attratta da considerazioni come quelle espresse da Grazia Honegger Fresco nel seguente articolo, tratto dal n. 98 (estate 2008) della rivista “Il Quaderno Montessori“:

“Il modo usuale di far scuola, basato sull’insegnamento astratto, sul travaso di nozioni da un adulto a bambini o ragazzi costretti a memorizzare senza vero interesse, tiene in poco conto ciò che precede ogni apprendimento: il percorso individuale grazie al quale un bambino può dirsi pronto ad accettare ad esempio conoscenze di tipo aritmetico. Per capire che 5 è maggiore di 2 o che posso mettere insieme (sommare) 2 e 4 e 3 per ottenere 9, il bambino deve aver scoperto in concreto e da lungo tempo il tanto e il poco, il grande e il piccolo, l’uguale e il diverso. Un imparare attivo riesce solo in tempi lunghi, molto lunghi e ci si arriva per strade proprie del tutto casuali: giocando con le foglie, con le pigne, cercando conchiglie e lombrichi, riempiendo una bottiglietta d’acqua, mescolandola alla sabbia o alla terra, cercando la palla che è corsa via lontano, misurandosi nella corsa o nei salti con un compagno e così via. Il gioco è una palestra straordinaria di scoperte purchè sia gioco realmente libero, di totale invenzione; cessa di esserlo se è gioco sportivo o didattico ovvero attività guidata dagli adulti, con finalità previste all’insaputa del bambino stesso. (…) Il percorso della mente umana nei primi anni di vita è tutto una scoperta: lavare per davvero uno straccetto o il piano di un tavolino con una bella schiuma senza bagnare per terra, raccogliere con scopino e paletta tutte le briciole cadute sul pavimento, apparecchiare la tavola mettendo i posti necessari sono tutte operazioni in certo modo matematiche: di riconoscimento, di misura, di sequenze costruite nel tempo tramite azioni ripetute spontaneamente e quindi con piacere (…)”

© Grazia Honegger Fresco
‘Il fare davvero nutre la psiche – contributi a una riflessione sugli aiuti precoci al pensiero logico’ – Quaderno Montessori n. 98/08

e in quest’altro articolo, “Matematici in contraddizione?” dal Quaderno Montessori n. 96 (inverno 2007/08):

“(…) Non è un caso che a otto, nove anni i nostri ragazzini eseguano radici quadrate e grandi moltiplicazioni; conoscano bene il calcolo frazionario, i rapporti tra aritmetica e geometria, somme di binomi, cubi del binomio e infine i primi rudimenti di algebra. (…) il segreto sta nel fatto che nessuna di queste ‘scoperte’ (per loro sono tali) è ottenuta in astratto con lezioni teoriche alla lavagna, impartite da un adulto secondo la sua logica, la sua velocità verbale e mentale, con tanto di giudizi e di voti a seguire subito dopo. ‘A che servono le frazioni? E le radici quadrate?’ (…) Per noi montessoriani l’approccio di base alla matematica vuole essere - come del resto ogni altra area di studio – una risposta a curiosità precise della seconda infanzia, frutto di ripetute esplorazioni personali (…)”

© Grazia Honegger Fresco
‘Matematici in contraddizione?” – Quaderno Montessori n. 96/07

Sull’onda di simili riflessioni, non posso non provare ammirazione verso quegli insegnanti ma anche, perchè no, quei genitori che procedono a piccoli passi; colgono al volo delle curiosità autentiche comunicate dal bambino o delle domande e offrono, improvvisano un piccolo spunto che risponda in modo adeguato e proporzionato all’età e che al tempo stessa permetta al bambino di sperimentare, tastare, manipolare il concetto per tutto il tempo che gli serve… fino al prossimo gradino. A volte basta uno schizzo…

Passando a quanto sto vivendo ora, sempre sull’onda di simili riflessioni, la mia bimba grande, quasi seienne, non è mai stata forzata/guidata all’apprendimento della lettura e della scrittura. Ho sempre creduto che un’immersione in un ambiente scolastico dove sono naturalmente presenti delle proposte (una casa dei Bambini, nel nostro caso) le avrebbe fornito degli strumenti che, prima o poi, con i suoi tempi, avrebbero dato dei frutti. Senza sudore, senza dovere. Perchè leggere è bello. Perchè scrivere è bello. Al momento scrive quasi tutte le lettere e comincia a comporre brevi parole. Niente numeri, invece. Finora… Perchè in questi giorni, sotto al nostro calendario dell’Avvento artigianale (dettagli in arrivo ;-]), hanno cominciato man mano a comparire delle riproduzioni su carta. Da un certo momento in poi, munite di numero. La mia bambina ha scritto i suoi primi numeri… E li ho trovati parecchie ore dopo, mentre era a scuola ed io sistemavo i letti. Non si è trattato quindi di tracce finalizzate ad una lode, ad una ricompensa, all’obbedienza ad un’istruzione precisa. Si è trattato di ispirazione fine a sè stessa, e mia figlia potrà serbare, lei sola, il ricordo dell’intima soddisfazione che ne è derivata… Ma da questo natale stiamo assorbendo anche altre lezioni!

L’anno scorso lanterna si era trovata bene con un testo suddiviso in racconti, uno per ciascun giorno dell’Avvento. Lo ordinai, mi arrivò ad Avvento inoltrato e lo riposi per quest’anno. Ebbene, si sta rivelando un appuntamento magico per le bambine, che ogni sera si ricordano non solo che dobbiamo ‘leggere la storia’, ma, la primogenita, anche di quale giorno si tratta, a memoria… dal 1° dicembre ad oggi, non ha sbagliato neppure un numero. Ancora numeri, dunque ;-] Nonchè un esercizio di pazienza, dal momento che abbiamo stretto il patto di leggere una sola storia per sera, senza sbirciare cosa accade nelle pagine successive; potranno sfogliare liberamente il libro quando l’Avvento sarà terminato… cioè fra sei storie… quanti giorni sono già passati, constatavano le bambine stasera!

Qualche spunto è giunto anche dall’albero; quest’anno è bastato trasportarlo in casa dal terrazzo, dove ha superato bene la calura estiva. Le bambine ricordano ancora quando l’hanno scelto nel vivaio e hanno aiutato a rinvasarlo, coprendone le radici con nuovo terriccio fresco, un anno fa.

Ora ci stupiamo del cambiamento: quell’alberello un po’ smilzo si è infoltito, ha moltiplicato le sue ramificazioni e…

… volendo ben guardare, non è nemmeno… del tutto spoglio! C’è un piccolo ospite meritevole (secondo le bambine, per le quali ogni scusa è buona) di lente d’ingrandimento che talvolta fa la sua comparsa ;-] Ecco, mi rendo conto, quest’ultimo fattore potrebbe far inorridire qualcuno o, comunque, non deporre a favore dell’albero vero… sappiate allora che, a differenza dell’anno scorso, quando non erano in molti a confutare la tesi dell’ecologicità dell’albero artificiale, quest’anno si cominciano a leggere diverse opinioni pro albero vero (da produzioni certificate, possibilmente locali) :-]

Infine: lo spegni candela. Ma come fa a funzionare così rapidamente, com’è che ‘in un battibaleno’ la tremula fiammella lascia il posto ad un filo di fumo, non appena viene coperta?

Uno schizzo estemporaneo assiste il papà mentre spiega la circostanza del consumo d’ossigeno sotto una campana, e osserviamo che la candela sulla quale viene posto un vaso di vetro grande, impiega più tempo a spegnersi rispetto a quella posta sotto ad una ciotolina…

… a maggior ragione, l’efficacia dell’apposito aggeggio spegni candela sarà ancora più veloce… Il tempo, dicevamo, passa in fretta, e da domani le mie bambine potranno suddividersi equamente i turni di spegnimento: 2+2. Che, tra l’altro, guarda un po’, fa 4…

apprendere, festività, montessori, riti, scuola , , ,