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Archivio per la categoria ‘natura’

Com’è andata a finire: Pasqua 2011

1 maggio 2011

Sì, com’è andata a finire, perchè… meglio tardi che mai. Lo dico a ragion veduta, memore di arretrati che non hanno mai visto la luce, fagocitati da improvvise accelerazioni della vita. Se c’è un trucco per non farsi fagocitare, per riuscire comunque a tenere  tutto in equilibrio a prescindere dalle circostanze, bhè, spero di scoprirlo presto ;-) Nel frattempo mi accontento di provare a mettere ordine fra gli appunti rimasti indietro. Come, ad esempio, quelli riguardanti un’attività che riempie la casa di odori e colori nei giorni precedenti la Pasqua: la tintura delle uova. In commercio esistono prodotti appositi che impregnano i gusci di colori allegri, più o meno pastello, più o meno vivaci. Ma frugando nella dispensa scopriamo che dei comunissimi ed insospettabili ingredienti possono servire ugualmente (e più che egregiamente) allo scopo!

Di fonti italiane che trattano questa tecnica devo dire che non ne ho trovate molte; Sybille e Mom@twork sono state, come sempre, una grande ispirazione! Prima fase: caccia agli ingredienti. Tutti bio? Bhè, le uova senz’altro, prelevate direttamente dal pollaio della nonna. Il famoso cavolo rosso invece non ero proprio riuscita a trovarlo, nemmeno quest’anno. Quando stavo ormai per rinunciare, al supermercato mi è capitato di vedere un barattolo interessante nello scaffale dei prodotti tedeschi:

Tentare per tentare… :-) ecco gli ingredienti che abbiamo provato:

  • bucce di 6 cipolle giallo-dorate => uova rossicce e marroni;
  • 3 cucchiai di curcuma => uova gialle;
  • 3 cucchiai di peperoncino => uova gialle picchiettate di rosso (anzichè rosso intenso ;-(
  • 4 cucchiai di cavolo rosso tritato (fresco oppure conservato) => uova azzurre (o verdi);
  • 2 tazze abbondanti di succo d’uva => uova indaco scuro con cristalli brillanti.

Ed ora, ora qualche fase del nostro piccolo esperimento… La  preparazione che è piaciuta di più alle bambine:

…pelare cipolle e fare una bella montagnetta di bucce! La preparazione pensata con maggiore anticipo:

…raccogliere foglie e fiori in un prato, pressare il tutto sul posto, adagiare sull’uovo (fissando con striscioline di scotch risultate però un po’ troppo alte per simulare in modo elegante un vero erbario ;-P), aggiungere il giro di elastico visto da soulemama, (tentare di) chiudere la calza col metodo di bigsislilsis (presentato da country living fra ’10 adorable easter crafts’). Promemoria di ciò che non può mancare affinché gli ingredienti più scenografici lavorino efficacemente:

… 1 pizzico di sale grosso e 1 o 2 cucchiai di aceto bianco, a seconda del diametro del pentolino, sin dall’inizio (mentre per le bucce di cipolla ho accolto il suggerimento di aggiungere l’aceto solo verso la fine, dopo una mezz’oretta). L’impazienza da trattenere:

… ovvero: 30 minuti dall’inizio del bollore e una notte per lasciar raffreddare le uova nei rispettivi recipienti e pentolini di cottura, in pratica il metodo ‘a freddo’ suggerito nel suo tutorial da crunchy domestic goddess. Il verdetto del mattino:

E la ‘sorpresa più sorprendente’:

essere partite da un intruglio rosso violaceo

e trovare uno splendido azzurro, chimico esito di un viraggio! Più le uova sono bianche, più chiara sarà la tonalità finale; l’uovo col guscio marrone è risultato più verde che blu (ricompensadomi in qualche modo per il fallito esperimento di miscela di cavolo rosso e curcuma che avrebbe dovuto regalare un bel verde; evidentemente le miscele richiedono maggiore pratica per individuare la giusta proporzione fra gli ingredienti!). In ogni caso, confermato: anche l’Holsteiner Apfelrotkohl  (nach typisch regionalem Geschmack!) sotto vetro funziona, se non si dispone di cavolo rosso fresco ;-) Ad asciugatura ultimata…

… abbiamo avuto la nostra soddisfazione!

Spero che per tutti voi questi giorni di Pasqua siano trascorsi sereni :-)

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Celebrando primavera: II settimana

4 aprile 2011

Sai Minica, anche al nostro grano l’antipastiera sta andando stretta in poco tempo, quest’anno! Alla quarta settimana non ci siamo arrivate, dovremo inventarci qualcosa ;-) La mattina in cui abbiamo acceso la seconda candela, dalla terra spuntavano pochi steli radi:

(mentre questo è il ricordo che abbiamo dell’anno scorso!)

Abbiamo provato a non interrare subito i nostri semi; prima li abbiamo lasciati germogliare infagottati nei panni che bagnavamo bene tutti i giorni (non troppo, però, altrimenti facevano la muffa!). Non eravamo sicure che tutti quei semi avrebbero buttato fuori qualcosa; invece è stato così! Come hanno osservato le bambine, i semi non si presentavo più duri al tatto, ma morbidi, un po’ viscosi. I tempi sono stati diversi, e abbiamo avuto semi più veloci:

semi ancora più veloci:

semi velocissimi:

e semi molto, molto pigri:

Alcuni, come quelli di frumento kamut, erano talmente vigorosi da bucare con le loro radici il panno che li avvolgeva, creando una buffa barbetta:

A questo punto abbiamo trasferito i germogli su un soffice letto di terra scura…

Il nuovo nutrimento ha dato in fretta i suoi frutti: giorno dopo giorno, ora dopo ora, anche i germogli più pigri si sono svegliati! La nostra ametista ora si trova all’ombra di una piccola giungla!

Abbiamo notato delle evidenti differenze nell’aspetto; i due cereali sono cresciuti producendo lunghi steli

mentre i non cereali (leguminosa e graminacea) assomigliano a vere e proprie piantine, con tanto di foglioline e tronco sottile sottile!

Il mondo vegetale è al suo tripudio, grazie al clima mite di questi giorni; così ci siamo rimboccate le maniche per prenderci cura del nostro terrazzo, che era ancora prostrato dai rigori invernali ;-) Abbiamo rimpiazzato un limone tristemente deceduto – abitiamo vicini al lago, a pochi minuti dal lago… non SUL lago ;-] – perchè senza il profumo di quei fiori non ci sembrerebbe tanto il nostro terrazzo… Anche la terra delle rose aveva bisogno di essere ossigenata con qualche robusta zappetata:

In casa abbiamo aggiornato i decori stagionali del nostro angolino della natura, e visto che Pasqua non è più tanto lontana:

Tra un malanno e l’altro, tra un anniversario e due compleanni, ci è scappata pure una gitarella fuori porta (tra l’altro senza sapere che c’era anche mammaimperfetta! Che coincidenze…): il primo pic nic del 2011, fra l’erba nuova

… gli alberi al lavoro…

… gli alberi ancora spogli, come la quercia secolare (così si vedevano benissimo i tiranti che dovrebbero aiutarla a resistere senza danni ancora per tanti anni)…

… qualche anticipazione per la settimana animale (da domenica 3 aprile) che comprende… il nostro futuro animale domestico… (difficile indovinare quale sarà? ;-])

… e, degni rappresentanti del mondo vegetale che si risveglia innondandoci di luce e colori, tanti tantissimi tulipani fioriti:

Non posso dire che ci siamo giocati l’Olanda, questo no. Ma era comunque un gran bello spettacolo…

Ovviamente nella settimana vegetale non potevamo non andare a trovare “Giorgio”. Ma questa è un’altra storia, e meriterà un post ad hoc ;-)

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A proposito di… rocce e minerali

2 aprile 2011

Ovvero: ricordi sparsi che ci legano al mondo celebrato nella settimana minerale…
Cominciamo dalle rocce; le più comuni, le più evidenti, cornici abituali delle nostre gite… le bimbe sanno che le rocce plasmano l’aspetto del nostro pianeta da molto prima che l’uomo facesse la sua comparsa. Prima delle piante, prima degli animali. E primogenita se la ride, quando le vede incombere enormi o spuntare, buffe a suo dire, dal terreno. In fondo, nella sua visione animistica della realtà, non sono poi così diverse da un animale. Anzi, in quanto maggiormente prevedibili,  sono persino meglio ;-] Passeggiando osserviamo dal vivo questi giganti del paesaggio e i loro frammenti; gli ancorchè modesti rilievi del circondario si prestano bene (tra l’altro, prossimamente riproveremo a raggiungere un luogo che abbonda di rocce decisamente inusuali!):

ogni escursione, compresa quella del monte dietro casa, presenta delle formazioni diverse, con pareti più o meno aguzze che affiancano il sentiero…

rocce nascoste sotto soffici tappeti di muschio…

rocce che spuntano dappertutto, disegnando curiosi paesaggio lunari…

rocce coi buchi…

rocce belle da scalare…

rocce che si sfaldano mentre cammini…

rocce scolpite in memoria delle vicine Alpi e dei loro soldati…

costoni impervi…

anfratti che offrono rifugio a chissà quali bestie.

della banalissima ghiaia legata ad attività umane diventa poi uno spasso da tenere in pugno e rilanciare nel mucchio!

Per quanto mi riguarda, in questi anni sto imparando varie nozioni che non avevo assimilato ricevuto nel mio percorso scolastico di stampo umanistico. E ho scoperto l’acqua calda! Ad esempio, che non posso catalogare i nostri frammenti come faccio con le fotografie e i campioni essiccati di foglie e fiori, talvolta al volo (e son soddisfazioni), più frequentemente dopo un attento confronto incrociato fra libri e google images! La mania di dare il nome ‘giusto’ a tutto fa necessariamente un passo indietro, e si accontenta di presumere. Presumere che la gran parte degli ammassi che vediamo attorno a noi sia costituita da roccia sedimentaria (arenaria, calcare, dolomia…), che ci possa capitare della roccia metamorfica (marmo), di quella sulla quale campava un tempo buona parte dell’economia territoriale, che il lastricato del borgo in cui viviamo sia una roccia magmatica effusiva (porfido). Poi so che di roccia magmatica intrusiva (granito) sono rivestiti i ripiani di tante belle cucine ‘come si deve’  (ergo, non la nostra ;-P). Ma questo è tutto un altro discorso :-] Con parsimonia, e solo in luoghi non protetti (la raccolta di rocce, minerali e fossili è specificamente regolamentata in ogni regione e vietata in tutte le zone di rilievo naturalistico!) ci siamo procurate dei frammenti di roccia che rappresentano le zone che frequentiamo (e che, come attività, raggruppiamo attorno alla carta raffigurante il nome del luogo, la tipologia e una foto rappresentativa scattata da noi).

colline di casa nostra

litorale lacustre

montagna

litorale marittimo

Al solito, anche i libri rappresentano una fonte inesauribile di immagini che parlano e fanno parlare:

“Mamma, un giorno andremo sulle Dolomiti?” “Ma certo, perchè no, sono così vicine!” “In un rifugio?” “Sì, dai, pensate che bello vedere le rocce che si tingono all’alba e al tramonto…” (nostalgia…)

“Mamma, un giorno andremo in Cappadocia a vedere le ‘colate di panna’?” “Perchè no…” Stooop, meglio non illudere e, soprattutto, non cadere in tentazione promettendo ciò che non si è certi di poter mantenere ;-) Il libro è “I santuari della natura – Europa, Africa, Asia”, per la serie “Il patrimonio mondiale dell’Unesco”, edito da White Star e acquistato a meno di 5 euro su una bancarella; tenete d’occhio queste vendite di fondi di magazzino, visto che i bambini sono assetati di belle immagini… Anche in biblioteca si trova tantissimo, ovviamente.

“Mamma, ti ricordi che forme strane c’erano nelle grotte di Postumia?” Già. Non male come primo ricordo di una grotta ^…^

Poi ci sono i sassi di Bruno Munari. Il grande Bruno Munari, che ci invita a far caso al mondo che calpestiamo: “(…) un mondo di forme, di colori, di texture, di sporgenze e di anfratti; a guardarli bene per lungo tempo con molta attenzione (…)” E pensare che c’è molta gente che si gode il mare su spiagge bellissime senza osservare, mentre: “(…) legge i fumetti e ascolta le radioline stando seduta su tutti questi ‘pezzi unici’ mai visti (…)” Le radioline, sì, perchè ‘Da lontano era un’isola‘ venne pubblicato per la prima volta nel 1971…

Infine, colori e luci per la gioia degli occhi: i minerali, che si cristallizzano in tonalità cromatiche particolari a seconda delle condizioni in cui si formano… Non siamo andate a cercarli come gli gnomi del quadretto appeso nella camera delle bimbe (anche e a maggior ragione in questo caso vale quanto ricordato prima a proposito delle norme per la raccolta!)

Ne abbiamo procurato un sacchettino durante una capatina in Germania e, in questo caso, non inorridisca chi è del ramo, ma per collegare le pietruzze a qualche nome ho sfornato qualche scheda. Possiamo appaiare la foto del campione che abbiamo in mano, tagliato e levigato per essere commercializzato, con un’immagine dello stesso minerale in condizioni precedenti alla lavorazione… É un’attività che nasce per completare qualcosa che già abbiamo (il sacchettino) ma, se non vi scandalizza la qualità delle mie fotografie (quelle degli originali invece sono belle e altrui), potete visualizzare il file pdf dei nostri minerali e prenderne spunto. Recentemente si sono aggiunti un paio di souvenir da Postumia (se penso a quali sfizi personali mi richiamasse la parola souvenir un po’ di anni fa… come si cambia :-)

(calcite)

(ametista)

Chissà, forse un giorno ci capiterà di ammirare un geode vero e proprio… come quello che un bimbo oltreoceano si è ritrovato nella calza natalizia:

Nel frattempo, perchè no, potremmo provare a creare piccoli geodi di feltro… e se riuscissi a presentarli alle bambine con la delicatezza suggerita da melassa, sono certa che per loro diventerebbero non meno preziosi di quelli veri… Concludo questo giro segnalando il bellissimo percorso di Sybille, che mi è rimasto impresso dall’anno scorso:

lo studio sui libri, come hanno provato a classificare i loro campioni, il lapbook che ne è risultato, il gioco istruttivo, rocce nell’arte e… arte con le rocce! Quanta ispirazione scolastica, affinchè delle materie spesso trasmesse in modo noioso, vivano!

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I nostri pennelli sporchi… di giallo!

21 febbraio 2011

Da dicembre abbiamo fatto irruzione in un progetto bellissimo, troppo bello per aspettare un intero anno (sperimentazioni successive: rosso, arancione, blu)! Sì, una selvaggia irruzione, cara m@w, perchè siamo partite allo sbaraglio, con la stagione sbagliata e per di più con un colore secondario come l’arancione. Fortunatamente non sulla base del solo, meschino fatto che si trattava di un colore molto amato dalla sottoscritta, ma anche perchè ne avevamo comunque avuto un’esperienza diretta e recente nell’autunno appena trascorso. E così, pasticciando sapendo di pasticciare, all’ombra della saggia progressione suggerita invece da Sharifa Oppenheimer in ‘Heaven on Earth‘ (che prima o poi spero di riuscire a recensire), immergevamo i nostri fogli nella bacinella d’acqua, li stendevamo con la spugna e intingevamo i pennelli in un intruglio a base di pastiglia di acquarello sbriciolata e diluita. Nel nostro caso non mi è mai capitato di riuscire a predisporre il tavolo già apparecchiato, come suggerisce mammafelice e come, in teoria, sarebbe meglio; ma continuo ad improvvisare perchè vedo che le bambine, nonostante tutto, riescono ad aspettare e anzi, si divertono a veder comparire man mano i nostri utensili. Poi un giorno sono incappata nell’e-book messo generosamente a disposizione da La pappa dolce, il blog che nasce dall’esperienza di una piccola scuola familiare in provincia di Vicenza (la Scuola Del Buonsenso). Così ho corretto il tiro sui colori, ricorrendo alla tempera molto, molto diluita in attesa di provare acquarelli in tubetto/flaconcino a prezzi abbordabili (considerando l’imminenza dei compleanni delle bimbe, stavo addirittura pensando che potrei fare una follia e azzardare qualche colore steineriano autentico per verificare quanto siano, o meno, diversi… vedremo). Mi è piaciuto il suggerimento di far interagire i colori con delicatezza, senza forzature, lasciandoli lì a guardarsi un po’ in faccia e a conoscersi, prima di mischiarsi… Così siamo partite, imbrattando i fogli di giallo. Di sera, in compagnia dell’alone tremolante (e in tema) di candela…

Sin dai primi esperimenti ho usato come base delle tavolette di compensato, tagliate nella misura di 55 x 40 cm, che trovo abbastanza funzionali.

Le tracce che restano man mano sul legno, memoria dei precedenti pasticci, hanno fatto impensierire un po’ l’Asperger che c’è nella mia bimba grande, quello che aborrisce lo ‘sporco’. Ma ci siamo venute a patti abbastanza bene, stabilendo che l’arte, con la a minuscola ci mancherebbe ;-] è un po’ così, i bordi e i contorni talvolta le vanno stretti ed è una cosa proprio speciale.

Il discorso ha retto anche perchè l’attività le piace molto, e ci mette tanto impegno, tanta concentrazione. Mentre facevamo giungere il giallo limone da ogni direzione, ha pensato ai regni di Oz, che stavamo leggendo, e faceva camminare il colore ricordando le peripezie di Dorothy e dei suoi amici a est, a ovest, a sud….

Il giallo limone ha poi abbracciato il giallo oro alla luce del sole, in un mattino di malanni in cui non si poteva proprio andare all’asilo:

Bimba piccola, a capotavola, le prime volte non completava il foglio; si stancava e andava a fare altro. Adesso lo riempie tutto, fitto fitto, salvo poi brontolare perchè non sa da dove far partire il colore ‘che si siede in centro’ ;-]

In questi giorni ci siamo accorte che è difficile trovare del giallo in natura. Abbiamo provato lo stesso e, nonostante tutto, qualcosa abbiamo scovato…

… ad esempio un arbusto di Chimonanthus praecox, detto anche calicanto d’inverno, al culmine della sua fioritura…

… gli amenti penduli dei fiori maschili di nocciòlo

… i flessibili rami di Salix viminalis, detto anche salice giallo o vimine, talvolta impiegato dal nonno per legare le viti….

… ed infine, un retaggio dei refrigeri estivi all’ombra del noce, assai poco naturale ma… indubbiamente giallo!

Proseguiremo pian piano, perchè è una scoperta interessante anche per me, che non ho dimestichezza con i pennelli; perchè bimba grande si rilassa e può completare e compensare la sua attitudine per le forme e i disegni geometrici; perchè bimba piccola è contenta di fare cose assieme, in generale. Perchè ora siamo curiose di veder nascere dei colori nuovi… e di sapere se le stagioni a venire ci aiuteranno a trovare corrispondenze naturali!

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Un lago, quattro stagioni: autunno

21 dicembre 2010

Commiato finale, e rabbrividendo per giunta sotto la neve, da un autunno che ci siamo godute fino in fondo. Questo, autunno. Con una figlia al suo ultimo anno di scuola dell’infanzia ed una al primo. Con un piede nell’avvolgente, rassicurante continuità di un ambiente che amo molto e un piede nell’ignoto. Alcuni spunti che abbiamo raccolto in riva al lago:

spiagge diverse, spiagge più vuote; senza ombrelloni, con le basi di cemento accatastate in un angolo…

… spazio in più per rincorrere qualche malcapitato pennuto….

… tanto goffo nei movimenti sulla terra….

… quanto abile (a sfuggire, giustamente) in volo….

… ed elegante e a suo agio in acqua

Qualche arbusto è ancora fiorito….

… i cardi, alti, solitari e spinosi, no…

Le poche barche rimaste nel porticciolo sono ben coperte…

… e così i pescatori; le maniche corte non bastano più…

La neve che imbianca i monti è il miglior sentore dell’inverno, che si avvicina a passi da gigante…

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Autunno di raccolta: epilogo!

21 dicembre 2010

Dopo la vendemmia e le raccolte spontanee nei boschi, le ultime settimane d’autunno ci riempiono la cantina di olio d’oliva… previo dispiegamento di teli sotto ai nostri vecchi alberi…

e impiego sia di pettini…

che di meticolosa manodopera volontaria:

E… dieci giorni fa… abbiamo mangiato gli ultimi:

Ciao, autunno….

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Autunno di raccolta: vendemmia!

21 novembre 2010

Nel post in cui recensivo ‘L’ultimo bambino nei boschi‘ di Richard Louv, vi avevo raccontato di quanto vedessi serene le mie figlie quando ci immergevamo nella natura. Rimango del medesimo avviso anche adesso, che ci siamo lasciati alle spalle una diagnosi e una graduale presa di coscienza che, sì, forse non è ancora completa (e mi chiedo se mai lo sarà…) Stare all’aperto, sperimentare e vivere in libertà un ambiente naturale, sia familiare che nuovo, fa bene anche alla sindrome di Asperger. Certo, magari è necessario superare a monte i disagi legati al cambiamento di situazione, che si riscontrano in qualunque trasferimento da un luogo all’altro e da un’attività all’altra, come ben sa chi convive quotidianamente con le varie sfumature dello spettro autistico. Sul come, ancora ci stiamo lavorando, lo vedrete. E certo bisogna imparare ad accettare la probabilità di una… mancanza di entusiasmo di base nell’accoglimento delle nostre proposte (il cui effetto, nel mio caso, è parzialmente mitigato dall’opposto entusiasmo assoluto che sprizza dai tutti i pori della secondogenita alla sola idea di uscire di casa ;-]). Una volta fuori dalla porta e, soprattutto, una volta scesi dal mezzo di trasporto che ci ha permesso la trasferta, la mia bimba grande è nel suo elemento, e ci affianca, a tratti attenta, a tratti giocosa. La realtà circostante, vista con i suoi occhi e con il filtro delle sue percezioni sensoriali, acquista anche per noi nuove sembianze! Quando siamo nel campo dei nonni entra in gioco un ulteriore elemento, costituito dal legame affettivo; lei sente un forte senso di appartenenza a tutto quanto rientra nella sua sfera familiare, e lo dimostra partecipando con cura e dedizione ai rituali che accompagnano, anno per anno, i vari momenti dedicati alla raccolta. Che sono un po’ il denominatore comune di questa bella stagione dai molti volti… Comincio a fissare qualche ricordo partendo dall’Evento per eccellenza.

La vendemmia ci coglie ancora in maglietta, quando i giorni serbano il tepore dell’estate e le foglie cominciano ad imporporarsi e accartocciarsi…

Quest’anno la nostra bimba grande ha dato il suo contributo, precisa e meticolosa, colmando da sola un secchio! Era davvero soddisfatta ;-] Credo l’abbiano aiutata la sua passione per i ritagli e la manualità fine esercitata alla Casa dei Bambini sin da quando aveva tre anni. E prima.

Grappoli sulla vigna… da vicino… e ancor più vicino….

Gli ultimi fichi, protagonisti di raccolte estive!

Un animale: questo bruco cicciotto dovrebbe essere un esemplare di Sfinge del convolvolo (agrius convolvuli), una falena con abitudini crepuscolari e notturne

che, una volta sfarfallato, potrebbe avere un aspetto di questo genere:

Come dire: esteticamente poteva andarci meglio ;-] Ma, chiaramente, pure peggio… ;-]

Col duro lavoro ci si guadagna la pausa pranzo, un pic nic all’insegna dei rustici sapori locali…

Quella sera, a casa, abbiamo ritrovato nel nostro bicchiere di mosto profumato il rosso rubino di certi chicchi baciati dal sole. E abbiamo acceso la prima candela della stagione…

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Verso Primavera: introduzione

23 marzo 2010

Alcuni giorni fa vi avevo presentato la bella iniziativa di momatwork, annunciandovi i dettagli di cosa abbiamo improvvisato per celebrare le nostre settimane precedenti l’equinozio, avvenuto sabato pomeriggio alle 17:32 (in qualche parte del mondo è  festa nazionale)… Innanzitutto c’è da dire che marzo si sta confermando quel pazzerello della filastrocca che tutti abbiamo imparato a memoria da piccoli. Non ci siamo fatti mancare nulla, tra pioggia ghiacciata, abbondanti nevicate e suggestivi tramonti… Per quanto riguarda i temi che si sono succeduti nell’arco delle quattro settimane, ebbene, non me ne voglia chi davvero se ne intende di queste materie, ma mi hanno fatto pensare alle origini della vita sul nostro pianeta (ve lo dicevo che amo complicare le cose, no? ;-]). Così, insieme alle bambine, abbiamo preso qualche libro dallo scaffale e abbiamo curiosato; la Terra, quel piccolo globo con i continenti colorati, che si maneggia abitualmente a scuola, non è sempre stata così.

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Facciamo tornare i bambini nei boschi?

12 marzo 2010

louv_01Colgo al volo l’occasione di confrontarmi su un libro che ho letto con molto interesse e che, nel complesso, mi è piaciuto. Un libro di quelli che non ce l’avevo proprio fatta a lasciare sullo scaffale del negozio (la copertina, al solito, ha giocato il suo ruolo ;-) , anche se poi ci ha messo più di un anno a finirmi tra le mani. Vi racconterò gli aspetti che mi sono piaciuti e di cui vorrei far tesoro; per una valutazione scientifica e davvero a tutto tondo vi rimando alla recensione di momatwork, che ha colto degli elementi critici molto interessanti (il falso mito della frontiera civilizzante, il modo di fruire la natura, l’esportabilità in Europa di quanto proposto…)! ‘L’ultimo bambino nei boschi‘, di Richard Louv, viene spesso ricordato per la teorizzazione del disturbo da deficit di natura; nonostante non sia la parte del libro che più mi ha colpita, è evidente come il solo fatto di trattare la natura e la sua mancanza come un problema di carattere potenzialmente medico attiri l’attenzione sull’argomento. In questo l’autore raggiunge appieno il suo scopo, e in maniera perfettamente consapevole. Non si tratta di una sindrome o di una malattia, quanto piuttosto di un fattore che può aggravare il disagio e le difficoltà di attenzione in quei bambini che manifestano una (questa sì, per quanto controversa) sindrome da deficit di attenzione e iperattività, disturbo che viene tirato in ballo sempre più spesso anche nel nostro paese e che è oggetto di polemiche a causa dei trattamenti farmacologici cui viene fatto ampio ricorso, specialmente negli Stati Uniti. Pare che combinando un aumento del tempo passato in mezzo alla natura con una diminuzione del tempo trascorso davanti alla televisione (rea di rubare tempo invece di amplificarlo come fa la natura), sommati ad un ambiente educativo stimolante, nei bambini si riscontri una riduzione dei sintomi del deficit di attenzione e soprattutto, come sottolinea l’autore, un aumento della loro felicità. Ecco, vista la posta in gioco mi sembra una strada che vale senz’altro la pena percorrere, con indubbi vantaggi a fronte di costi quasi nulli. Tra l’altro i benefici dell’immersione nella natura sono noti, e riguardano non solo i bambini ma tutte le persone, in generale. Con valenza non solo terapeutica ma anche, fattore non meno importante, preventiva; mi piace pensare che i ‘ricordi erbosi’ che si creano nell’infanzia permangano nel tempo, come “(…) capsule medicinali a rilascio lento (…)”…

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Camille Pissarro, 'View From My Window, Eragny'
1886-88
Ashmolean Museum, Oxford

Una finestra che si affaccia su un panorama gradevole ha già di per sè il potere di migliorare il nostro umore e, in base a studi fatti, anche il nostro rendimento. Come mai siamo così attratti dal verde? Richard Louv cita lo psicologo dell’età infantile Michael Gurian, il quale sostiene che “(…) il nostro cervello è impostato per un tipo di vita che si delineò cinquemila anni fa, ovvero per un’esistenza agricola orientata alla natura. Dal punto di vista neurologico, gli esseri umani non sono riusciti a mettersi in pari con l’ambiente fin troppo ricco di stimoli del giorno d’oggi (…)” Non so quanto possa essere fondata questa affermazione; fatto sta che a me sembra plausibile e in linea con quanto penso a proposito, ad esempio,  degli istinti dei neonati e dei loro bisogni. Ho la sensazione che, per quanto l’era della vita nelle caverne ci sembri sprofondare nella notte dei tempi, in termini evoluzionistici le aspettative di accudimento stampate nel corredo genetico dei nostri cuccioli potrebbero non essere così diverse da quelle di allora. Credo che abbiamo tutti provato, almeno qualche volta, questa innata attitudine a trovare pace, armonia e bellezza nell’ambiente che ci circonda: quante volte una passeggiata in un parco/bosco/monte/spiaggia ci ha riconciliati con il mondo? C’è chi ha caratterizzato il disturbo da deficit di natura anche in quanto sofferenza per ‘lontananza dalla bellezza’. Non mi sembra affatto sciocco.

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L’autore analizza alcuni dei fattori che, a suo avviso, contribuiscono ad allontanare sempre più i bambini dal contatto diretto e quotidiano con la natura. Fra questi occupa un ruolo importante la paura verso gli estranei e quanto può accadere negli spazi aperti, nonostante le statistiche, quando sono divulgate in modo serio e non manipolate per scopi propagandistici (la cosiddetta ‘truffa del mostro’), mettano in evidenza come le peggiori violenze si consumino per lo più fra le pareti domestiche, ad opera di persone familiari. E’ una paura contagiosa e strisciante, dalla quale nemmeno io mi considero del tutto immune. Però credo che rafforziamo di più i nostri bambini se la smettiamo di “(…) considerare le interazioni sociali più pericolose di quanto non siano veramente (…)”, se cominciamo a parlare ai nostri figli “(…) non soltanto del male, ma anche del bene, [insegnando] loro a cercare adulti che possano aiutarli quando si sentono minacciati (…)”, se ci concentriamo sul trasmettere delle informazioni che permettano loro di difendersi (se a qualcuno questi discorsi dovessero suonare vagamente familiari, è perchè l’anno scorso se ne era già parlato qui, esattamente in questi termini! ;-]) e sul dedicare loro amore e tempo. Infatti, anche questo è noto, gli eventuali predatori tendono a prendere di mira dei bambini che percepiscono come insicuri e soli. Se tutti ci impegnassimo a lottare contro questo genere di paura, credo che finiremmo per riappropriarci dei nostri paesi, dei nostri quartieri; perchè è chiaro che finché la maggior parte dei bambini se ne sta rintanata in salotto nella rassicurante (sigh!) compagnia di televisione e computer, i pochi che giocano fuori restano inevitabilmente più soli ed esposti.

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Ora, si fa presto a dire natura. Che tipo di approccio e fruizione viene suggerito nel libro? Ho trovato innanzitutto una conferma dell’importanza di sbloccarsi, di “(…) superare la convinzione che non valga la pena di fare qualcosa con i nostri bambini a meno che non lo si faccia nel modo giusto (…)”. Sarà un fattore caratteriale, ma vi garantisco che è molto facile lasciarsi paralizzare dalla sensazione che manca ancora ‘giusto qualche tassello’ e poi si sarà pronti per lanciarsi, fare, proporre, sperimentare… ecco, vale per la fruizione della natura come per i lavoretti o le attività montessoriane che vogliamo fare a casa con i nostri bambini: mi sto rendendo conto che il momento in cui mi sentirò ‘abbastanza pronta’ potrebbe non arrivare mai. E le mie bambine sono qui adesso, e hanno bisogno adesso del mio tempo e di fare cose assieme, come vengono vengono. Noi ci siamo lanciate già dalla scorsa estate, e devo dire che, nemmeno ad impegnarsi tanto per far andare male le cose, le bambine sono rimaste scontente di un’attività, anche se non era esattamente quella che avevo in mente. Perchè, appunto, le aspettative erano nella MIA mente, non nella loro ;-] Posso tranquillamente dire che stiamo imparando a lasciarci guidare proprio dalle nostre figlie, con grandi soddisfazioni reciproche!

“(…) La natura è perfetta nella sua imperfezione, con le sue infinite parti e possibilità l’una diversa dall’altra, con il fango e la polvere, le ortiche e il cielo, i momenti di spiritualità e le ginocchia sbucciate (…)”

Richard Louv

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Segue un’analoga logica anche la tendenza a considerare le forme naturali più significative e degne di essere vissute come “(…) qualcosa che avviene da un’altra parte, spesso a centinaia di chilometri dal luogo di residenza della maggior parte della gente (…)”, per cui si aspetta la gita annuale, l’escursione nella riserva, la visita al parco nazionale. Ovviamente anche queste mete ci possono stare, ma l’autore invita a riflettere su quanto valore abbia per un bambino l’esperienza quotidiana, vissuta possibilmente in libertà, di uno spazio vicino a casa/scuola, per quanto piccolo possa essere: uno stagno, un ruscello, un boschetto, un giardino pubblico. Ne derivano diverse considerazioni.

  • è interessante predisporre dei luoghi incolti, dove i bambini possano dare sfogo alla fantasia trovando tronchi, arbusti e vegetazione spontanea, calpestabile e vivibile, possibilmente autoctona. Capita più spesso di vedere prati pettinati e aiole di fiori meramente decorative che i bambini non possono vivere appieno. Anche nella verdissima Germania si nota il contrasto. Che ci siano entrambe le cose, va bene; è pensare agli spazi verdi solo come ‘teche’ da guardare e non toccare, che secondo me non incontra le esigenze dei bambini. Certo, sappiamo bene come un ambiente pulito e intoccabile potrebbe esporre meno ad  eventuali cause legali intentate per procurate lesioni, ancorché lievi (pensavo fosse una situazione tipica del nostro paese invece, stando al libro, non è così). Ma qui torniamo al discorso delle paure che ci attanagliano ;-]
  • più in generale, sarebbe bello ricordarsi che i bambini hanno bisogno anche dell’ozio creativo, non solo di attività strutturate, come quelle sportive, delle quali abbonda il calendario settimanale dei nostri figli. Sta ai genitori trovare un giusto equilibrio fra la troppa noia e la troppa sorveglianza che, uccidendo la noia costruttiva, uccide anche la creatività in cui sfocia.
  • ‘Adottare’ un piccolo spazio di natura spontanea vicino a casa o vicino alla scuola, frequentarlo possibilmente tutti i giorni, annotando le trasformazioni indotte dalle stagioni (viene suggerito di tenere un diario della vita all’aria aperta e, in effetti, nel mondo anglosassone si trovano molti esempi di nature diaries ai quali ispirarsi), permette ai bambini e ai ragazzi di creare un legame con il proprio territorio, nei confronti del quale in molti, al momento, dichiarano purtroppo di non sentirsi legati.

Nel libro ci si interroga anche sul modo di divulgare la conoscenza della natura, sul come trasmettere le informazioni senza che esse vengano a noia o, addirittura, spaventino.

  • Da un lato manca l’esperienza pratica della natura, dall’altro si sceglie spesso di raccontare fenomeni naturali particolarmente scenografici e sorprendenti, confidando di riuscire a calamitare maggiormente l’attenzione dei ragazzi grazie agli ‘effetti speciali’. Si tratta per lo più di eventi estremi (eruzioni vulcaniche, terremoti) o di particolari emergenze (inquinamento, disastri ambientali), la cui drammaticità può portare ad una visione della natura tale da incutere paura e generare, per difesa, la reazione opposta rispetto a quella sperata, cioè una sorta di fuga da ‘attaccamento ansioso-evitante’. Forse è una conclusione forzata, ma può sicuramente far riflettere insegnanti ed educatori…
  • La mancanza di conoscenza del territorio circostante, alla quale si è già accennato, è connessa anche ad una divulgazione troppo astratta, che favorisce lo studio teorico, su libri e computer, senza lasciare abbastanza spazio (o non lasciandone affatto!) alla sperimentazione empirica. Questo tema è molto importante, e implica proprio un ragionamento su quale sia il metodo in grado di  far accostare e magari appassionare  gli studenti al mondo delle scienze. Studenti che, vale la pena ricordarlo, saranno anche i ‘futuri assistenti della natura’. Mi hanno colpita questi due passaggi, tra i quali vedo una forte connessione:

[Cosa significa l'] estinzione di un condor per un bambino che non ha mai visto uno scricciolo?

citazione del naturalista Robert Michael Pyle

“(…) Oggi molto probabilmente un ragazzo sarebbe in grado di sciorinare una serie di informazioni sulla foresta pluviale amazzonica, ma non saprebbe dire quando è stata l’ultima volta che ha esplorato un bosco da solo o si è sdraiato in un campo ad ascoltare il rumore del vento o a guardare le nuvole in viaggio (…)”

Richard Louv

Il nozionismo puramente teorico tende ad affascinare e appassionare molto meno della sperimentazione diretta, dell’osservazione quotidiana delle vicende naturali in un angolo del giardino della scuola. Non ne abbiamo forse avuto uno straordinario esempio in Italia, con ‘Cipì’ di Mario Lodi (e i suoi ragazzi)? L’approdo naturale di una simile riflessione porta ad un ambito che mi è familiare: l’approccio montessoriano, che punta proprio alla stimolazione sensoriale, a far lavorare le mani (“Le mani del bambino sono il suo vero maestro”) in quanto principale organo della sua intelligenza. Viene spezzata un’altra lancia in favore dell’educazione montessoriana quando si raffrontano da un lato l’estrema e crescente competitività del sistema scolastico statunitense, dall’altro l’eccellente  sistema finlandese, sempre ai primi posti (quando non al primo) nelle valutazioni dell’OMS, nel quale i bambini cominciano a frequentare la scuola primaria a sette anni, non ricevono votazioni fino ai tredici anni e godono di grande libertà di movimento e gioco: “(…) dopo ogni lezione di 45 minuti sono liberi di uscire per un quarto d’ora in modo da potersi sfogare (…). Incredibile, vero ;-] Che dire, infine, dell’idea dal sapore vagamente utopico, di “liberare gli alunni dalle aule”? Di edifici affacciati su spazi aperti e giardini che ricoprono l’intera area scolastica? Di scolaresche munite di zainetto ed album per gli schizzi che si recano regolarmente non dico nel canyon dietro la scuola ;-], ma almeno nel parchetto più vicino a “(…) toccare, assaporare, odorare, seguir tracce (…)”…

“(…) La passione nasce dalla terra stessa tra le mani infangate dei più piccoli, viaggia lungo maniche sporche di erba e arriva diritta al cuore (…)”

Richard Louv

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Noi questo inverno abbiamo cominciato a mettere in pratica con più coraggio e costanza una sola indicazione di buon senso: quella di concederci tante passeggiate alla scoperta dei nostri dintorni, dal monte dietro casa al boschetto sulla strada che conduce all’asilo, nonostante il freddo e, soprattutto per il papà, la voglia di poltrire che si abbatte come una mannaia sui weekend. Con la bella stagione l’entusiasmo potrà solo aumentare ;-] Anche perchè abbiamo deciso di fare nostro un pezzetto del campo del nonno: ci basteranno una carriola, palette e pentolini, qualche bulbo da interrare sotto gli ulivi e delle piantine di lavanda per la mamma, che sogna almeno un angolino di Provenza – dopotutto in piena terra darà più soddisfazioni che in un vaso sul terrazzo, no? ;-]

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Ulteriori spunti:

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letture, montessori, natura, parenting , , ,

Cosa celebriamo?

7 marzo 2010

La pedagogia montessoriana per alcuni versi e, in modo assai ampio, quella steineriana, considerano la celebrazione delle festività come parte integrante della vita familiare e scolastica, in quanto momenti significativi di ricongiungimento con le radici della propria comunità.

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Montessori: ruota delle festività delle cinque religioni, © Moka Verlags KG

Le ricorrenze, alcune delle quali hanno origini antichissime, si susseguono nel corso dell’anno, in armonia con i cicli della natura e l’alternarsi delle stagioni. Questo articolo del Waldorf Family Network illustra quali siano le quattro festività principali dell’anno antroposofico, definiti come i quattro ‘punti di svolta spirituali’.

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Waldorf: Avvento da Waldorf Mama © http://www.waldorfmama.typepad.com

PRIMAVERA:

  • PASQUA (domenica successiva al primo plenilunio dopo l’equinozio di primavera)
    questa stagione è vista come il ‘mattino’ della nostra esperienza terrestre; la natura comincia a risvegliarsi, dopo il lungo sonno invernale, e si sprigiona ovunque la fertile energia della rinascita e del rinnovamento. Attività umane: preparare il giardino per ospitare le coltivazioni che verranno piantate, riporre gli oggetti invernali, dipingere le uova, pulire la casa, terminare le cose iniziate in autunno per dar vita a nuovi progetti…) Altre ricorrenze: equinozio di primavera (20 o 21 marzo; vernal equinox), Pasqua ebraica (ovvero Pesach/Pesah, reso in inglese come Passover),   calendimaggio (30 aprile, 1 maggio; vedi anche May Day, Walpurgis Night/Walpurgisnacht e il collegamento con l’albero della cuccagna/maypole), Pentecoste (cinquantesimo giorno dopo Pasqua; vedi anche Whitsun)

ESTATE:

  • SOLSTIZIO D’ESTATE (20 o 21 giugno)
    siamo al ‘pomeriggio’ della nostra esperienza terrestre; è tempo di celebrare il sole, che raggiunge il suo apice in questa stagione di forza, vigore, apertura ed espansione. Attività umane: nuoto, viaggi, picnic, campeggio, passeggiate, partecipazione a sagre ed eventi all’aperto. Il rilassamento legato alla natura ricreativa delle tipiche attività estive è importante per i bambini, in quanto porta a preziose conoscenze indirette, legate all’esperienza. Per i genitori è utile raccogliere le forze, in vista del nuovo anno scolastico, e ragionare su come sia andato quello trascorso, cosa ha funzionato, cosa no e perchè. Altre ricorrenze: Festa di San Giovanni (24 giugno; St. John’s Tide), abbinata ai festeggiamenti del solstizio d’estate (summer solstice)

AUTUNNO:

  • MICHAELMAS (festa di San Michele/Michaelis 29 settembre)
    è giunta la ‘sera’ della nostra esperienza terrestre. E’ tempo di raccogliere quanto è stato seminato in primavera ed è cresciuto d’estate. La terra inizia la sua involuzione; ci si prepara all’introspezione, alle lezioni scolastiche strutturate, potendo nel contempo godere ancora degli ultimi tepori del sole e delle feste all’aperto che celebrano la raccolta.  Altre ricorrenze: equinozio d’autunno (22 o 23 settembre; autumnal equinox), Sukot (festa ebraica di pellegrinaggio, detta anche ‘festa delle capanne’) e Capodanno ebraico, Halloween (31 ottobre), Ognissanti (1 novembre; All Saints Day), commemorazione dei defunti (2 novembre; Day of the Dead celebrato soprattutto nei paesi latini),  Martinmas (11 novembre; in molti paesi San Martino di Tours viene celebrato con processioni di lanterne), Giorno del Ringraziamento (2° lunedì di ottobre in Canada e 4° giovedì di novembre negli USA; Thanksgiving), Avvento (comincia la quarta domenica prima del 25 dicembre)

INVERNO:

A casa nostra siamo sempre in cerca di spunti per celebrare dei momenti che riteniamo belli e simbolici e che, per quanto ci riguarda, non coinciderebbero necessariamente con le ricorrenze religiose. Questa circostanza ci avvicina ad una riflessione di momatwork, che qui suggeriva l’idea di “(…) valorizzare qualche tradizione locale o (…) inventarne di nuove (…)”. Bene, l’idea è arrivata e mi è piaciuta subito: un AVVENTO DI PRIMAVERA, come cammino di avvicinamento all’equinozio, che quest’anno avverrà sabato 20 marzo. Il rituale adottato ricalca quello dell’Avvento di impronta steineriana, che prevede una progressione dal mondo minerale, a quello vegetale, a quello animale e, infine, a quello umano (anche Enikò de ‘Il Giardino segreto’ ne ha parlato in questo post). Momatwork sta procedendo con la semplice naturalezza che le è consueta, ben rappresentata dal rigoglioso frumento che ormai torreggia sul suo tavolo; non riuscirei ad immaginare nulla di più fresco e primaverile! Io tendo a complicarmi un po’ la vita, si sa, ma, in sostanza, mi sembra che la direzione sia giusta e che le bambine si stiano divertendo… I dettagli nei prossimi post…

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Sequenze temporali dal nostro giardino

28 novembre 2009

La scorsa primavera ho cominciato a scattare fotografie alle prime gemme, ai primi abbozzi di foglioline ancora accartocciati sui rami, alle piantine giovani. Acqua, aria, sole e nutrimento hanno accompagnato la trasformazione dei fiori in frutta e ortaggi fino ai nostri piatti, dove il frutto/ortaggio è stato sbirciato nel suo interno, talvolta morbido, talvolta duro, talvolta succoso, talvolta legnoso, arricchito da semi o noccioli. Poi, ovviamente, è stato mangiato, con l’aiuto di quattro manine svelte ed di due boccucce golose :-]

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Queste immagini in sequenza sono state pensate per ricordarci le tappe principali della sorprendente trasformazione che si rinnova, anno dopo anno, sui rami delle nostre piante. Certo, giardino e orticello sono piccoli e mancano diverse varietà… Senza contare le sequenze che sono rimaste incomplete (perchè ci è sfuggita una fase), per le quali vedremo di rimediare l’anno prossimo: carote, mele, pere, uva, fichi, noci, mandorle, nocciole, cachi, olive in arrivo, dunque! Dobbiamo solo attendere il ritmo della natura, che ha tempi propri e non coercibili ^…^

Come utilizzare le sequenze?

Le trovate organizzate in file pdf, uno per ciascun frutto/ortaggio. Ogni file è costituito da una sequenza in sei fasi. Possono essere stampate su fogli formato A4, meglio se da (almeno) 160 grammi. In alternativa si stampano bene anche su carta fotografica. Il tipo di archiviazione dipende dall’utilizzo che volete farne:

  • se lasciate sfogliare le pagine al bambino, affinché prenda dimestichezza con la successione corretta, basta infilare i fogli, a due a due (in questo caso potete anche stamparli fronte e retro, soprattutto se il foglio è abbastanza spesso), in una busta trasparente a perforazione universale, da inserire poi in un raccoglitore ad anelli formato grande. Veloce e relativamente economico.
  • dal momento che le fasi delle sequenze sono contraddistinte da un numero, se il bambino è già in grado di leggere le cifre potete ritagliare ciascuna fase e plastificarla singolarmente. Presentate così un frutto/ortaggio per volta, invitando il bambino a disporre le carte nell’ordine corretto.

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Per dei consigli sulla plastificazione, vi rimando a due mamme che hanno divulgato i loro sistemi:

  • momatwork => ‘Lamination DIY’
    (io mi trovo bene con questo metodo. A m@w devo, oltre al prezioso incoraggiamento giunto, peraltro, in un momento di quelli “un po’ così”, anche l’ispirazione per il layout che  adotto nelle mie schede, presenti e future, e non posso che ringraziarla, moltissimo…)
  • mammafelice => ‘Plastificazione casalinga’
    (una valida alternativa da parte di un’altra mamma che ha iniziato molto prima di me a produrre carte, e in quantità!)

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I file sono in formato PDF; per scaricarli è necessario avere installato sul proprio computer un apposito programma. Se non l’avete, potete scaricare, ad esempio adobe reader oppure sumatra pdf viewer.

Nel nostro raccoglitore abbiamo inserito anche delle copertine, che fungono da titolo e spunto per imparare come si dicono le parole “frutta” e “ortaggi” in altre lingue (inglese, tedesco, francese, spagnolo). Ecco i file:

P.S.: non possiedo una preparazione specifica in materia e questo contributo è solo un timido passo nel vastissimo mondo delle scienze naturali. Se tra voi lettori ci fosse qualche biologo, sarei ben lieta di correggere eventuali errori e imprecisioni… Grazie ;-]

P.S.: la qualità delle fotografie è quello che è, me ne scuso e punterò ad ottenere qualcosa di meglio dalle macro l’anno prossimo…

Sequenze temporali: FRUTTA

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ALBICOCCA

=> scarica la sequenza dell’albicocca

>> frutto della pianta di albicocco (Prunus armeniaca).
§
i fiori appaiono prima delle foglie, in marzo. Hanno 5 petali con colorazione dal bianco al rosato.
§ l’albicocca è una drupa, cioè un frutto carnoso indeiscente (una volta maturo non si apre per far cadere il seme) che racchiude un solo seme osseo (nocciolo), in questo caso a forma di mandorla.
§ origine: Cina => Armenia (da cui il nome latino) => Greci (Alessandro Magno) e Romani => Arabi
§ ulteriori informazioni: wikipedia.it

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CILIEGIA (o DURONE)

=> scarica la sequenza della ciliegia

>> frutto della pianta di ciliegio (Prunus avium; Prunus cerasus).
§
i fiori sbocciano a fine aprile, contemporaneamente alla produzione delle foglie nuove, aggregati in corimbi da due-sei fiori. I petali sono bianchi e in numero di cinque, come per tutti i prunus. Gli stami sono gialli.
§ anche la ciliegia è una drupa.
§ origine: Asia Minore, già nota ai Greci (κέρασος) e ai Romani.
§ ulteriori informazioni: wikipedia.it

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PRUGNA (o SUSINA)

=> scarica la sequenza della prugna

>> frutto del susino europeo (o prugno) coltivato (Prunus domestica).
§
i fiori sbocciano agli inizi di aprile, prima delle foglie. I petali vanno dal bianco al crema; gli stami sono gialli.
§ anche la prugna è una drupa.
§ origine: Caucaso. Nel Medioevo si conoscevano già diverse varietà. Oggi sono più di quattrocento.
§ ulteriori informazioni: wikipedia.it

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PESCA

=> scarica la sequenza della pesca

>> frutto della pianta di pesco (Prunus persica).
§
i fiori sbocciano ai primi di aprile, contemporaneamente alla produzione delle foglie nuove. I petali sono rosa e gli stami gialli.
§ la pesca è una drupa, rivestita di peluria, la cui polpa gialla o bianca racchiude un nocciolo legnoso.
§ origine: Cina => Persia (da cui il nome latino) => Greci (Alessandro Magno) e Romani
§ ulteriori informazioni: wikipedia.it

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LIMONE

=> scarica la sequenza del limone

>> frutto della pianta di limone (Citrus limon).
§ la fioritura avviene due volte l’anno, per un paio di mesi. La raccolta si effettua dai due mesi successivi alla fioritura:
=> marzo/giugno => (Primofiore) => raccolta da novembre a maggio => scorza gialla, più pregiati
=> agosto/ottobre => raccolta da maggio a settembre => scorza verde
I germogli sono violacei. I fiori sono formati da cinque petali, bianchi; all’interno possiedono sia l’apparato maschile che quello femminile (ermafroditi). Erroneamente vengono talvolta indicati come zagare; invece il termine zagara indentifica il fiore d’arancio e quello di bergamotto.
§ è un agrume, in quanto appartenente al genere Citrus, famiglia delle Rutaceae.
§ origine: valli del Kashmir, ai piedi dell’Himalaya => Cina => Yemen => Egitto => Spagna => Sicilia
§ ulteriori informazioni: wikipedia.it

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FRAGOLA

=> scarica la sequenza della fragola

>> parte commestibile della pianta di fragola (Fragaria).
§ I primi fiori compaiono nel mese di maggio e la raccolta si effettua da giugno a settembre. Ermafroditi, hanno i petali bianchi e si presentano in gruppi di 3-8 fiori.
§ Il frutto vero e proprio è costituito in realtà dai soli acheni, i semini gialli presenti in superificie. La polpa altro non è che il ricettacolo ingrossato e succulento dell’infiorescenza.
§ appartiene alla famiglia delle Rutaceae. Le fragole presenti sul mercato oggi derivano dall’incrocio tra la fragola di bosco di origine europea (fragaria vesca) e delle varietà giganti sudamericane.
§ origine: boschi europei + Nordamerica + Sudamerica
§ ulteriori informazioni: wikipedia.it

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LAMPONE

=> scarica la sequenza del lampone

>> frutto della pianta di lampone europeo (Rubus idaeus).
§ Questa pianta cespugliosa è un rovo di montagna, dalla cui radice si generano ogni anno nuovi polloni (germogli) di durata biennale, che fruttificano il secondo anno e poi si seccano.
§ I fiori appaiono ai primi di maggio; sono bianchi e molto piccoli.
§ Il frutto, che si raccoglie dal mese di giugno in poi, è composto da svariate minuscole drupe, che lo rendono fragile e facilmente deperibile.
§ Appartiene alla categoria identificata comunemente col termine frutti di bosco.
§ origine: boschi dell’emisfero settentrionale di Europa, Asia e America. Secondo una leggenda è originario del Monte Ida (Grecia), dal quale deriverebbe il nome latino.
§ ulteriori informazioni: wikipedia.it

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MORA

=> scarica la sequenza della mora

>> frutto del rovo comune (Rubus fructicosus; Rubus ulmifolius).
§ Indicativa di terreni umidi, è una pianta infestante (anche sintomo di degrado boschivo).
§ I fiori appaiono ai primi di giugno; sono raggruppati in racemi e hanno cinque petali bianchi o rosa, a seconda della varietà.
§ Il frutto, che si raccoglie verso agosto, è composto da tante minuscole drupe, prima verdi, poi rosse ed infine nere. Non avendo un nome proprio, è stata chiamata come la mora della pianta di gelso, per via della somiglianza.
§ Anche la mora fa parte dei cosiddetti frutti di bosco.
§ origine: boschi dell’emisfero settentrionale. Noto un impiego come pianta medicinale nella Grecia antica.
§ ulteriori informazioni: wikipedia.it

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GIUGGIOLA

=> scarica la sequenza della giuggiola

>> frutto della pianta di giuggiolo, detto anche dattero cinese (Zyzyphus zyzyphus).
§ I fiori cominciano a sbocciare in giugno; sono molto piccoli, di colore bianco, giallo, verdastro.
§ Il frutto, maturo a partire da settembre, presenta una buccia che da marrone chiaro, man mano il frutto giunge a maturazione, diventa bruno rossastra e raggrinzisce. La polpa al suo interno passa dal verde (sapore simile alla mela) al giallo (sapore dolce simile al dattero).
§ origine: Siria (Fenici) => Cina e India => Greci => Romani.
§ ulteriori informazioni: wikipedia.it / mondo agricolo veneto

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ALCHECHENGIO

=> scarica la sequenza dell’alchechengio

>> frutto della pianta di alchechengio, detta anche alkekengi (Physalis alkekengi).
§ Appartiene alla famiglia del pomodoro e della patata (Solanaceae). Le foglie cadono man mano i frutti maturano.
§ I fiori cominciano a sbocciare verso la fine di maggio, partendo dalla base della pianta. I petali sono color bianco crema. Al termine della fioritura resta un calice di consistenza simile a quella della carta e di colorazione dapprima verde, poi sempre più arancio (da cui il nome popolare di lanterne cinesi).
§ I frutti sono delle bacche commestibili, mature verso settembre. Hanno la forma di una piccola ciliegia arancio, e vengono impiegati sia in cucina che in erboristeria.
§ origine: Europa, Asia.
§ ulteriori informazioni: wikipedia.it

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MELAGRANA

=> scarica la sequenza della melagrana

>> frutto della pianta di melograno (Punica granatum).
§ I fiori sbocciano in giugno; formati da cinque-sette petali, fuoriescono da un lungo calice.
§ Il frutto, maturo nel mese di ottobre, è una bacca (frutto carnoso) detta balausta, che costituisce l’ovario del fiore. La buccia è molto dura e all’interno, in apposite logge, ospita dei semi (arilli), che sono singolarmente circondati da una polpa color rubino.
§ origine: India => Caucaso e Mar Caspio => Siria (Fenici) => Cartagine => Romani => Arabi => Spagna (Granada).
§ ulteriori informazioni: wikipedia.it

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KIWI

=> scarica la sequenza del kiwi

>> frutto della pianta di kiwi (Actinidia chinensis).
§ E’ un arbusto rampicante (liana) i cui rami giovani sono coperti da peluria rossa.
§ I fiori sbocciano in giugno; formati da cinque-sei petali, color bianco crema e molto profumati,  possono essere maschili o femminili (è una pianta dioica in quanto i sessi sono separati; solo i fiori femminili fruttificano).
§ Il frutto, maturo a partire da ottobre – novembre, è una bacca ovale con buccia robusta coperta di peli, della consistenza del sughero. Da un fibroso asse centrale (columella) si irradiano tanti piccoli semi neri disposti a corona.
§ origine: Cina (inverni freddi, terreni umidi vicino a fiumi) => Nuova Zelanda => Stati Uniti.
§ ulteriori informazioni: wikipedia.it

Sequenze temporali: ORTAGGI

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CETRIOLO

=> scarica la sequenza del cetriolo

>> ortaggio della famiglia delle Cucurbitacee (Cucumis sativus).
§ Gli altri ortaggi della stessa famiglia sono la zucchina, la zucca, il cocomero, il melone.
§ Sono tutte piante erbacee, prive di fusto legnoso, a tendenza strisciante o rampicante. I fiori, maschili e femminili sulla stessa pianta, sono gamopetali: i 5 petali sono uniti fra loro.
§ Il frutto è un peponide, con scorza di diversa consistenza e polpa carnosa con presenza di semi.
§ La semina si effettua in aprile-maggio con avvicendamento sullo stesso terreno ogni 3-4 anni.
§ origine: regioni himalayane => India => Egitto => Europa.
§ ulteriori informazioni: wikipedia.it / giardinaggio.it

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ZUCCHINA

=> scarica la sequenza della zucchina

>> ortaggio della famiglia delle Cucurbitacee (Cucurbita pepo).
§ Il fiore, usato anche in ambito culinario, è detto fiore di zucca, fiore di zucchino oppure fiorillo.
§ Il frutto si utilizza immaturo; esistono varietà lunghe, tonde, bianche…
§ La semina si effettua in marzo-aprile-maggio (rotazione triennale).
§ origine: regioni himalayane => India => Egitto => Europa.
§ ulteriori informazioni: wikipedia.it / giardinaggio.it

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PEPERONE

=> scarica la sequenza del peperone

>> pianta della famiglia delle Solanaceae (Capsicum annuum).
§ Altre piante della stessa famiglia sono i pomodori, le melanzane, le patate (oltre a piante come la belladonna, il tabacco e la velenosa Datura -> stramonio).
§ Del genere Capsicum fanno parte, oltre al peperone, diversi tipi di peperoncini piccanti (tabasco, habanero, rocoto),  dolci e ornamentali.
§ I fiori hanno sette petali di colore bianco con stami gialli.
§ Il frutto è una bacca, e contiene semi piatti e tondeggianti; la scorza dei peperoni del nostro orto si presenta verde e diventa rossa man mano il frutto giunge a maturazione.
§ La semina si può effettuare già in marzo (in semenzaio).
§ origine: Messico, Perù
§ ulteriori informazioni: wikipedia.it

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MELANZANA

=> scarica la sequenza della melanzana

>> pianta della famiglia delle Solanaceae (Solanum melongena).
§
I fiori, solitari, hanno cinque petali di colore violaceo o bianco, con stami gialli.
§
Il frutto è una bacca, allungata oppure tonda, dalla scorza viola o talvolta bianca. Non può essere mangiato crudo in quanto contiene solanina, un alcaloide tossico che, in questo caso, si annulla con la cottura.
§
La semina si può effettuare già nel mese di marzo (in semenzaio), con avvicendamento sullo stesso terreno ogni 3-4 anni.
§
origine: Cina, India => Arabi => Spagna (Andalusia)
§
ulteriori informazioni: wikipedia.it / giardinaggio.it

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POMODORO

=> scarica la sequenza del pomodoro
=> scarica la sequenza del pomodorino

>> pianta erbacea della famiglia delle Solanaceae (Solanum lycopersicum; Lycopersicon esculentum).
§ Le infiorescenze sono a grappolo, dalla parte opposta rispetto alle foglie, e i fiori si presentano a forma di calice, con cinque petali di colore giallo.
§ Il portamento è per lo più sarmentoso e necessita quindi di tutori e sostegni.
§ Il frutto è una bacca, la cui polpa ospita delle logge nelle quali sono contenuti i semi. Va consumato a maturazione completa (colorazione rossa della superificie, pur con tutte le differenze cromatiche legate alle diverse varietà), in quanto le parti verdi contengono solanina.
§ In commercio si trovano le seguenti tipologie: San Marzano (Salerno; forma allungata), costoluto (Toscana; grinze rientranti sulla superificie); cuore di bue (o bovaiolo; polpa molto carnosa), Pachino (Sicilia; può essere ciliegino, a grappoli, tondo e liscio, costoluto), pomodorino Vesuviano (Napoli; a grappolo, forma ovale allungata). Le schede che ho preparato raffigurano dei costoluti e la sezione di un cuore di bue (sequenza del pomodoro) e dei pomodori ciliegino (sequenza del pomodorino).
§ origine: Perù, Messico => Europa
§ ulteriori informazioni: wikipedia.it / giardinaggio.it

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PATATA

=> scarica la sequenza della patata

>> pianta erbacea della famiglia delle Solanaceae (Solanum tuberosum).
§ I fiori presentano cinque petali di vario colore, dal giallo all’argento, con stami gialli.
§ Il frutto è una bacca, polposa e giallastra, che a causa della sua alta concentrazione di solanina non è commestibile.
§ La parte edibile è costituita unicamente dal tubero, ovvero da quel rigonfiamento della parte terminale di fusto che funge da organo di riserva per sostanze utili alla pianta (amido, ad esempio).
§ origine: Perù, Cile, Bolivia, Messico => Europa
§ ulteriori informazioni: wikipedia.it / giardinaggio.it

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PORRO

=> scarica la sequenza del porro

>> pianta erbacea dell’ordine delle Asparagales (Monocotiledoni comprendenti anche le Orchidales e le Iridales), famiglia delle Alliaceae (Allium porrum).
§ Alla stessa famiglia appartengono l’aglio, la cipolla e il kurrat (Egitto).
§ I fiori sono simmetrici, bianco-verdastri, con infiorescenza ad ombrella; si sviluppano nel secondo anno di vita della pianta (nessuna delle nostre è mai giunta al secondo anno; ecco perchè ignoravo che avessero fiori così imponenti!)
§ Il frutto è a capsula. Le foglie, opposte, formano una sorta di fusto; in cucina si scarta la parte verde.
§ origine: Vicino Oriente => Egizi => Romani
§ ulteriori informazioni: wikipedia.it

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FAGIOLO: FAGIOLINO/CORNETTO/PICCOLA TACCOLA

=> scarica la sequenza del fagiolino

>> pianta della famiglia delle Leguminose o Fabaceae (Phaseolus vulgaris).
§ Altre piante della stessa famiglia sono i piselli, le lenticchie, le fave, i ceci, la soia, le arachidi, i lupini (oltre ad acacia, mimosa, glicine, robinia, trifoglio).
§ I fiori sono a forma di farfalla (papilionacei) e sono disposti in infiorescenze a glomerulo, ombrella o grappolo.
§ Il frutto è il legume o baccello, contenente dei semi, che vengono rilasciati quando le due suture laterali si aprono, al momento della maturazione.
§ Del fagiolo si mangiano solo i semi (freschi da sgranare o secchi) oppure l’intero frutto, quando il baccello è immaturo e i semi sono ancora in embrione (allora si parla di piccole taccole, fagiolini o cornetti).
§ La semina si effettua in aprile; queste piante, grazie ad un batterio presente sulle radici, fissano bene l’azoto  atmosferico concimando naturalmente il terreno e preparandolo per altre coltivazioni (utile nel sovescio; agricoltura biologica).
§ origine: America Centrale => Europa.
§ ulteriori informazioni: wikipedia.it / giardinaggio.it

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