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Archivio per la categoria ‘montessori’

A proposito di… rocce e minerali

2 aprile 2011

Ovvero: ricordi sparsi che ci legano al mondo celebrato nella settimana minerale…
Cominciamo dalle rocce; le più comuni, le più evidenti, cornici abituali delle nostre gite… le bimbe sanno che le rocce plasmano l’aspetto del nostro pianeta da molto prima che l’uomo facesse la sua comparsa. Prima delle piante, prima degli animali. E primogenita se la ride, quando le vede incombere enormi o spuntare, buffe a suo dire, dal terreno. In fondo, nella sua visione animistica della realtà, non sono poi così diverse da un animale. Anzi, in quanto maggiormente prevedibili,  sono persino meglio ;-] Passeggiando osserviamo dal vivo questi giganti del paesaggio e i loro frammenti; gli ancorchè modesti rilievi del circondario si prestano bene (tra l’altro, prossimamente riproveremo a raggiungere un luogo che abbonda di rocce decisamente inusuali!):

ogni escursione, compresa quella del monte dietro casa, presenta delle formazioni diverse, con pareti più o meno aguzze che affiancano il sentiero…

rocce nascoste sotto soffici tappeti di muschio…

rocce che spuntano dappertutto, disegnando curiosi paesaggio lunari…

rocce coi buchi…

rocce belle da scalare…

rocce che si sfaldano mentre cammini…

rocce scolpite in memoria delle vicine Alpi e dei loro soldati…

costoni impervi…

anfratti che offrono rifugio a chissà quali bestie.

della banalissima ghiaia legata ad attività umane diventa poi uno spasso da tenere in pugno e rilanciare nel mucchio!

Per quanto mi riguarda, in questi anni sto imparando varie nozioni che non avevo assimilato ricevuto nel mio percorso scolastico di stampo umanistico. E ho scoperto l’acqua calda! Ad esempio, che non posso catalogare i nostri frammenti come faccio con le fotografie e i campioni essiccati di foglie e fiori, talvolta al volo (e son soddisfazioni), più frequentemente dopo un attento confronto incrociato fra libri e google images! La mania di dare il nome ‘giusto’ a tutto fa necessariamente un passo indietro, e si accontenta di presumere. Presumere che la gran parte degli ammassi che vediamo attorno a noi sia costituita da roccia sedimentaria (arenaria, calcare, dolomia…), che ci possa capitare della roccia metamorfica (marmo), di quella sulla quale campava un tempo buona parte dell’economia territoriale, che il lastricato del borgo in cui viviamo sia una roccia magmatica effusiva (porfido). Poi so che di roccia magmatica intrusiva (granito) sono rivestiti i ripiani di tante belle cucine ‘come si deve’  (ergo, non la nostra ;-P). Ma questo è tutto un altro discorso :-] Con parsimonia, e solo in luoghi non protetti (la raccolta di rocce, minerali e fossili è specificamente regolamentata in ogni regione e vietata in tutte le zone di rilievo naturalistico!) ci siamo procurate dei frammenti di roccia che rappresentano le zone che frequentiamo (e che, come attività, raggruppiamo attorno alla carta raffigurante il nome del luogo, la tipologia e una foto rappresentativa scattata da noi).

colline di casa nostra

litorale lacustre

montagna

litorale marittimo

Al solito, anche i libri rappresentano una fonte inesauribile di immagini che parlano e fanno parlare:

“Mamma, un giorno andremo sulle Dolomiti?” “Ma certo, perchè no, sono così vicine!” “In un rifugio?” “Sì, dai, pensate che bello vedere le rocce che si tingono all’alba e al tramonto…” (nostalgia…)

“Mamma, un giorno andremo in Cappadocia a vedere le ‘colate di panna’?” “Perchè no…” Stooop, meglio non illudere e, soprattutto, non cadere in tentazione promettendo ciò che non si è certi di poter mantenere ;-) Il libro è “I santuari della natura – Europa, Africa, Asia”, per la serie “Il patrimonio mondiale dell’Unesco”, edito da White Star e acquistato a meno di 5 euro su una bancarella; tenete d’occhio queste vendite di fondi di magazzino, visto che i bambini sono assetati di belle immagini… Anche in biblioteca si trova tantissimo, ovviamente.

“Mamma, ti ricordi che forme strane c’erano nelle grotte di Postumia?” Già. Non male come primo ricordo di una grotta ^…^

Poi ci sono i sassi di Bruno Munari. Il grande Bruno Munari, che ci invita a far caso al mondo che calpestiamo: “(…) un mondo di forme, di colori, di texture, di sporgenze e di anfratti; a guardarli bene per lungo tempo con molta attenzione (…)” E pensare che c’è molta gente che si gode il mare su spiagge bellissime senza osservare, mentre: “(…) legge i fumetti e ascolta le radioline stando seduta su tutti questi ‘pezzi unici’ mai visti (…)” Le radioline, sì, perchè ‘Da lontano era un’isola‘ venne pubblicato per la prima volta nel 1971…

Infine, colori e luci per la gioia degli occhi: i minerali, che si cristallizzano in tonalità cromatiche particolari a seconda delle condizioni in cui si formano… Non siamo andate a cercarli come gli gnomi del quadretto appeso nella camera delle bimbe (anche e a maggior ragione in questo caso vale quanto ricordato prima a proposito delle norme per la raccolta!)

Ne abbiamo procurato un sacchettino durante una capatina in Germania e, in questo caso, non inorridisca chi è del ramo, ma per collegare le pietruzze a qualche nome ho sfornato qualche scheda. Possiamo appaiare la foto del campione che abbiamo in mano, tagliato e levigato per essere commercializzato, con un’immagine dello stesso minerale in condizioni precedenti alla lavorazione… É un’attività che nasce per completare qualcosa che già abbiamo (il sacchettino) ma, se non vi scandalizza la qualità delle mie fotografie (quelle degli originali invece sono belle e altrui), potete visualizzare il file pdf dei nostri minerali e prenderne spunto. Recentemente si sono aggiunti un paio di souvenir da Postumia (se penso a quali sfizi personali mi richiamasse la parola souvenir un po’ di anni fa… come si cambia :-)

(calcite)

(ametista)

Chissà, forse un giorno ci capiterà di ammirare un geode vero e proprio… come quello che un bimbo oltreoceano si è ritrovato nella calza natalizia:

Nel frattempo, perchè no, potremmo provare a creare piccoli geodi di feltro… e se riuscissi a presentarli alle bambine con la delicatezza suggerita da melassa, sono certa che per loro diventerebbero non meno preziosi di quelli veri… Concludo questo giro segnalando il bellissimo percorso di Sybille, che mi è rimasto impresso dall’anno scorso:

lo studio sui libri, come hanno provato a classificare i loro campioni, il lapbook che ne è risultato, il gioco istruttivo, rocce nell’arte e… arte con le rocce! Quanta ispirazione scolastica, affinchè delle materie spesso trasmesse in modo noioso, vivano!

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Equinozi e solstizi

19 marzo 2011

Paroline difficili, per carità, a quattro e sei anni non ancora compiuti… ma evidentemente affascinanti, al punto che  ne ho trovata traccia sul retro di una composizione ispirata alle quattro stagioni ;-]

Perchè questi quattro momenti dell’anno vengono ricordati, spesso celebrati e comunque considerati significativi? Qual è il loro legame con la nostra vita? Quali cambiamenti si evidenziano nella nostra routine? Sono situazioni molto pratiche, quelle osservate dalle mie bambine… ad esempio, ora come ora, in concomitanza con l’equinozio di primavera,  assaporiamo una piacevole novità: quando il papà torna a casa dal lavoro il sole ancora splendente incoraggia qualche scorazzata in bicicletta (senza rotelle!) Nel nostro microcosmo sbocciano ovunque violette, margherite e primuline gialle. E nel macrocosmo, che succede? Come è messo il nostro pianeta? Ho pensato di aiutarci (non mi escludo affatto ;-] con una scheda plastificata, sulla quale andiamo ad applicare con il velcro stagione, condizione di illuminazione della terra e posizione della stessa rispetto al sole:

Ho rielaborato un’ellittica (in cui la posizione del sole risulta un po’ più esasperata su uno dei due fuochi di quanto non sia in realtà, ma è l’immagine più efficace che sia riuscita a trovare) utilizzando i colori che, anche nella nostra bacheca/calendario, identificano ciascuna della quattro stagioni: il nostro inverno è blu come le lunghe notti, la primavera è verde come la prima erba che ammanta prati e monti, l’estate è gialla come le corolle dei girasoli e l’autunno è rosso, come le foglie  che infiammano le chiome degli alberi prima di lasciarsi cadere al suolo. Ho scritto le stagioni in stampatello maiuscolo, gli equinozi in stampatello minuscolo e i solstizi in corsivo per favorire anche la mia secondogenita nell’appaiamento. La foto stagionale che ho trovato raffigura il medesimo scorcio, con un albero in primo piano, nei quattro diversi periodi dell’anno (ad averci pensato per tempo, sarebbe stato bello fotografare un luogo nostro nell’arco dell’anno… potrebbe essere un’idea per qualcun altro ;-)

La scheda non è nata da sola, ma fa parte di una serie di slide, sempre plastificate, in cui racconto come la terra, quel globo in cui abitiamo e che le bimbe vedono riprodotto sulla mensola in salotto oppure a scuola, sia una palla nell’immenso universo, che gira su se stessa, come una trottola, e attorno al sole.

Ci mette un anno a completare il suo giro attorno al sole e, siccome non è dritta come un pallone da calcio in mezzo al campo ma inclinata, come è evidente se ci figuriamo l’angolo dell’asse, cioè la retta immaginaria che unisce i poli, il sole la scalda in modo diverso durante il percorso che essa compie lungo l’orbita…

Per favorire l’autocorrezione, pensando a questo importante cardine della pedagogia montessoriana, ho fatto ricorso ad etichette adesive colorate

(con semicerchio in alto per le foto del giardino nelle quattro stagioni e in basso per le immagini della terra) che stanno funzionando egregiamente.

Per chi lo desiderasse, metto a disposizione il file pdf della slide da completare con le applicazioni di velcro, della scheda di controllo (semplificata con le sole stagioni) e delle immagini da stampare, plastificare e ritagliare. Buona primavera!

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Formato risparmio: io leggo da sola

1 febbraio 2011

Non ho ancora sei anni e da un mesetto so leggere. Al mattino, quando facciamo colazione, vedo la mamma versarsi nel latte un cucchiaino di caffè solubile attinto da un bel barattolo in ‘f-o-r-m-a-t-o- formàto! r-i-s-p-a-r-m-i-o rispàrmio! Formàto, rispàrmio!” Quando andiamo a passeggio, son tutti miei i cartelli, le insegne più strane, i divieti (per quelli ho una vera passione, adesso che comprendo appieno il nesso fra immagine e comando scritto!).

I dorsi dei libri sugli scaffali non han più misteri. Che soddisfazione. Quante volte mi capita di battere le mani, come faccio  da un po’ di tempo a questa parte, quando sono molto, molto eccitata per qualcosa! Non ho ancora sei anni, e il mio mondo sta acquistando una dimensione in più, che si prospetta molto interessante.

“(…) avvenne un fatto sorprendente. Mentre stavamo preparando del materiale per insegnare l’alfabeto stampato e ritentare la prova dei libri, i bambini cominciarono a leggere tutte le stampe che si trovavano nella scuola: e c’erano alcuni scritti veramente difficili a decifrare, come un certo calendario dove erano stampate parole scritte in lettere gotiche. Al tempo stesso i genitori vennero a dire che per la strada i bambini si fermavano a leggere le insegne delle botteghe e non si poteva più andare a spasso con loro. Era evidente che i bambini si interessavano a decifrare i segni alfabetici, non a sapere quelle parole. Vedevano una scrittura diversa, e si trattava di conoscerla, riuscendo a ricavarne il senso di una parola. Era uno sforzo di intuizione paragonabile a quello che induce gli adulti a rimanere lungamente studiando i segni di scritture preistoriche scolpite sulla pietra, fino a che il senso che ne deriva dà la prova di aver decifrato i segni sconosciuti. Questo era il movente della nuova passione che nasceva nei bambini (…)”

Maria Montessori, ‘Il segreto dell’infanzia’ ed. Garzanti, 2007

“(…) Non comincio da parole facili o difficili, perchè i bambini sanno già leggere la parola come composto di suoni: lascio che il piccino lentamente traduca in suoni la parola scritta e, se l’interpretazione è esatta, mi limito a dire: ‘Più presto.’ Il bambino, la seconda volta, legge più svelto, spesso senza ancora capire: io ripeto: ‘Più presto, più presto.’ Il bambino legge sempre più svelto ripetendo lo stesso accumulo di suoni, e finalmente indovina; allora guarda con una specie di riconoscenza e assume quell’atteggiamento di soddisfazione, che tante volte irradia i nostri piccini. Questo è tutto l’esercizio della lettura: esercizio rapidissimo e che presenta al bambino, già preparato con la scrittura, una ben piccola difficoltà. Davvero tutte le noie del sillabario sono sepolte insieme ai bastoncelli! (…)”

Maria Montessori, ‘La scoperta del bambino’ ed. Garzanti, 2008

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La scuola che vorrei – riflessioni e qualche fatto

18 dicembre 2010

Con un titolo che è già stato declinato da altre mamme (melanele, mammafelice) meglio di come saprò mai fare, esprimo un mio punto di vista e accolgo il gentile invito di Palmy. Purtroppo, non avendo competenze specifiche e non essendo un insegnante, la mia esperienza inizia e finisce dove inizia e finisce il mondo delle mie figlie.  L’iniziativa di Palmy mi piace perchè centra una serie di interrogativi che mi pongo praticamente da quando sono diventata mamma. I nostri figli vengono al mondo con un innato bagaglio di curiosità e tensione verso l’apprendimento, che si manifestano sin dai primi movimenti. Chi non ricorda di essersi perso ad osservare (incantato, divertito, o talvolta impaziente, con le lancette a decretare un ritardo sempre più inesorabile) mille ripetizioni di gesti esplorativi. Chi non si rivede, a cercare di soddisfare la sete di conoscenza, man mano più astratta, che scaturisce da domande incalzanti: perchè l’aereo vola? Perchè abbiamo sete? Perchè arriva l’inverno? Perchè la vita finisce? Ora gli anni dell’obbligo scolastico sono praticamente dietro la porta e io, bramosa come non mai di idee e prospettive, ascolto, osservo e mi guardo attorno. Bambini insofferenti verso la scuola. Concentrati sugli escamotage per cavarsela senza impegno ma anche senza conseguenze. Oppure concentrati sul risultato… ma non sul procedimento, in una gara che trasuda più competizione, che divertimento e curiosità di apprendere ed approfondire. É qui che va ad incunearsi la mia domanda: quando e perchè quei bambini hanno smarrito l’innato bagaglio di curiosità? E’ inevitabile che accada? Se no, come  evitarlo? Se sì, esiste anche un ‘ufficio oggetti smarriti’ dove eventualmente andarcelo a ripigliare, quel bagaglio? Si può, insomma, ridestare l’interesse per la conoscenza? E come? Non so se fra qualche anno potrò dire di aver trovato delle risposte; sicuramente qualche idea in più me la sarò fatta. Nel frattempo non posso non cercare:

una scuola che non spenga la curiosità e la sete di conoscenza che sono nate assieme alle mie figlie. Una scuola in cui le nozioni arrivano al bambino insieme allo stupore, alla meraviglia, ad un’emozione. Perchè imparare quali sono gli animali che abitano il giardino della scuola e che abitudini hanno è affascinante. Perchè saperne dire i nomi in una lingua straniera, anche. Perchè giocare coi numeri è affascinante. Perchè scomporre delle frasi nei loro elementi può essere divertentepoetico… o musicale. Perchè scoprire i fatti di chi ha abitato questo pianeta prima di noi da più senso anche alla nostra vita.

Nel profondo del mio cuore, sento che la scuola che vorrei dovrebbe essere l’unico e solo modo di fare scuola. Tutti avrebbero qualcosa da guadagnare: insegnanti, famiglie, bambini, società futura… perchè i nostri figli sono già la società che saremo. La sfida didattica del superamento del libro di testo, non nel senso di farne a meno, ma nel senso di sceglierlo bene, farlo proprio e all’occorrenza andare oltre, mi sembra interessante. Le mie bambine, tre anni e mezzo e cinque anni e mezzo,  finora hanno maneggiato libri di vario genere: cartonati, con finestrelle a sorpresa, albi illustrati, raccolte di racconti o filastrocche, brevi romanzi, guide di parchi naturali, bigini di botanica, micologia, ornitologia… Non hanno ancora incontrato il Libro di Testo, in senso scolastico. La qualcosa, data l’età, mi sembrerebbe ovvia e naturale. Eppure basta recarsi in edicola per appurare che così ovvio non è. Ho potuto sbirciare qualche grande alfabetiere colorato destinato ai bambini in età prescolare e so di bambini che son la soddisfazione di genitori e nonni perchè consumano libretti a raffica, destreggiandosi velocemente tra aste ed esercizi di pregrafismo, colorando entro i bordi e compilando in un lampo 4:2=2. Può essere un modo come un altro per acquisire concetti; ma, forse, acquisirli in quanto calati dall’alto, senza averli prima avvicinati e poi fatti propri come scoperta autonoma. Sono molto più attratta da considerazioni come quelle espresse da Grazia Honegger Fresco nel seguente articolo, tratto dal n. 98 (estate 2008) della rivista “Il Quaderno Montessori“:

“Il modo usuale di far scuola, basato sull’insegnamento astratto, sul travaso di nozioni da un adulto a bambini o ragazzi costretti a memorizzare senza vero interesse, tiene in poco conto ciò che precede ogni apprendimento: il percorso individuale grazie al quale un bambino può dirsi pronto ad accettare ad esempio conoscenze di tipo aritmetico. Per capire che 5 è maggiore di 2 o che posso mettere insieme (sommare) 2 e 4 e 3 per ottenere 9, il bambino deve aver scoperto in concreto e da lungo tempo il tanto e il poco, il grande e il piccolo, l’uguale e il diverso. Un imparare attivo riesce solo in tempi lunghi, molto lunghi e ci si arriva per strade proprie del tutto casuali: giocando con le foglie, con le pigne, cercando conchiglie e lombrichi, riempiendo una bottiglietta d’acqua, mescolandola alla sabbia o alla terra, cercando la palla che è corsa via lontano, misurandosi nella corsa o nei salti con un compagno e così via. Il gioco è una palestra straordinaria di scoperte purchè sia gioco realmente libero, di totale invenzione; cessa di esserlo se è gioco sportivo o didattico ovvero attività guidata dagli adulti, con finalità previste all’insaputa del bambino stesso. (…) Il percorso della mente umana nei primi anni di vita è tutto una scoperta: lavare per davvero uno straccetto o il piano di un tavolino con una bella schiuma senza bagnare per terra, raccogliere con scopino e paletta tutte le briciole cadute sul pavimento, apparecchiare la tavola mettendo i posti necessari sono tutte operazioni in certo modo matematiche: di riconoscimento, di misura, di sequenze costruite nel tempo tramite azioni ripetute spontaneamente e quindi con piacere (…)”

© Grazia Honegger Fresco
‘Il fare davvero nutre la psiche – contributi a una riflessione sugli aiuti precoci al pensiero logico’ – Quaderno Montessori n. 98/08

e in quest’altro articolo, “Matematici in contraddizione?” dal Quaderno Montessori n. 96 (inverno 2007/08):

“(…) Non è un caso che a otto, nove anni i nostri ragazzini eseguano radici quadrate e grandi moltiplicazioni; conoscano bene il calcolo frazionario, i rapporti tra aritmetica e geometria, somme di binomi, cubi del binomio e infine i primi rudimenti di algebra. (…) il segreto sta nel fatto che nessuna di queste ‘scoperte’ (per loro sono tali) è ottenuta in astratto con lezioni teoriche alla lavagna, impartite da un adulto secondo la sua logica, la sua velocità verbale e mentale, con tanto di giudizi e di voti a seguire subito dopo. ‘A che servono le frazioni? E le radici quadrate?’ (…) Per noi montessoriani l’approccio di base alla matematica vuole essere - come del resto ogni altra area di studio – una risposta a curiosità precise della seconda infanzia, frutto di ripetute esplorazioni personali (…)”

© Grazia Honegger Fresco
‘Matematici in contraddizione?” – Quaderno Montessori n. 96/07

Sull’onda di simili riflessioni, non posso non provare ammirazione verso quegli insegnanti ma anche, perchè no, quei genitori che procedono a piccoli passi; colgono al volo delle curiosità autentiche comunicate dal bambino o delle domande e offrono, improvvisano un piccolo spunto che risponda in modo adeguato e proporzionato all’età e che al tempo stessa permetta al bambino di sperimentare, tastare, manipolare il concetto per tutto il tempo che gli serve… fino al prossimo gradino. A volte basta uno schizzo…

Passando a quanto sto vivendo ora, sempre sull’onda di simili riflessioni, la mia bimba grande, quasi seienne, non è mai stata forzata/guidata all’apprendimento della lettura e della scrittura. Ho sempre creduto che un’immersione in un ambiente scolastico dove sono naturalmente presenti delle proposte (una casa dei Bambini, nel nostro caso) le avrebbe fornito degli strumenti che, prima o poi, con i suoi tempi, avrebbero dato dei frutti. Senza sudore, senza dovere. Perchè leggere è bello. Perchè scrivere è bello. Al momento scrive quasi tutte le lettere e comincia a comporre brevi parole. Niente numeri, invece. Finora… Perchè in questi giorni, sotto al nostro calendario dell’Avvento artigianale (dettagli in arrivo ;-]), hanno cominciato man mano a comparire delle riproduzioni su carta. Da un certo momento in poi, munite di numero. La mia bambina ha scritto i suoi primi numeri… E li ho trovati parecchie ore dopo, mentre era a scuola ed io sistemavo i letti. Non si è trattato quindi di tracce finalizzate ad una lode, ad una ricompensa, all’obbedienza ad un’istruzione precisa. Si è trattato di ispirazione fine a sè stessa, e mia figlia potrà serbare, lei sola, il ricordo dell’intima soddisfazione che ne è derivata… Ma da questo natale stiamo assorbendo anche altre lezioni!

L’anno scorso lanterna si era trovata bene con un testo suddiviso in racconti, uno per ciascun giorno dell’Avvento. Lo ordinai, mi arrivò ad Avvento inoltrato e lo riposi per quest’anno. Ebbene, si sta rivelando un appuntamento magico per le bambine, che ogni sera si ricordano non solo che dobbiamo ‘leggere la storia’, ma, la primogenita, anche di quale giorno si tratta, a memoria… dal 1° dicembre ad oggi, non ha sbagliato neppure un numero. Ancora numeri, dunque ;-] Nonchè un esercizio di pazienza, dal momento che abbiamo stretto il patto di leggere una sola storia per sera, senza sbirciare cosa accade nelle pagine successive; potranno sfogliare liberamente il libro quando l’Avvento sarà terminato… cioè fra sei storie… quanti giorni sono già passati, constatavano le bambine stasera!

Qualche spunto è giunto anche dall’albero; quest’anno è bastato trasportarlo in casa dal terrazzo, dove ha superato bene la calura estiva. Le bambine ricordano ancora quando l’hanno scelto nel vivaio e hanno aiutato a rinvasarlo, coprendone le radici con nuovo terriccio fresco, un anno fa.

Ora ci stupiamo del cambiamento: quell’alberello un po’ smilzo si è infoltito, ha moltiplicato le sue ramificazioni e…

… volendo ben guardare, non è nemmeno… del tutto spoglio! C’è un piccolo ospite meritevole (secondo le bambine, per le quali ogni scusa è buona) di lente d’ingrandimento che talvolta fa la sua comparsa ;-] Ecco, mi rendo conto, quest’ultimo fattore potrebbe far inorridire qualcuno o, comunque, non deporre a favore dell’albero vero… sappiate allora che, a differenza dell’anno scorso, quando non erano in molti a confutare la tesi dell’ecologicità dell’albero artificiale, quest’anno si cominciano a leggere diverse opinioni pro albero vero (da produzioni certificate, possibilmente locali) :-]

Infine: lo spegni candela. Ma come fa a funzionare così rapidamente, com’è che ‘in un battibaleno’ la tremula fiammella lascia il posto ad un filo di fumo, non appena viene coperta?

Uno schizzo estemporaneo assiste il papà mentre spiega la circostanza del consumo d’ossigeno sotto una campana, e osserviamo che la candela sulla quale viene posto un vaso di vetro grande, impiega più tempo a spegnersi rispetto a quella posta sotto ad una ciotolina…

… a maggior ragione, l’efficacia dell’apposito aggeggio spegni candela sarà ancora più veloce… Il tempo, dicevamo, passa in fretta, e da domani le mie bambine potranno suddividersi equamente i turni di spegnimento: 2+2. Che, tra l’altro, guarda un po’, fa 4…

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Riflessioni sul ‘fattore pink’

31 ottobre 2010

C’è stato un tempo in cui questo sito sfoggiava un look rosa confetto, pur declinato in successive varianti. Sempre rosa confetto era. Un giorno mio cognato lo sbirciò di sfuggita e commentò: “Bleah… è tutto rosa!” E quella reazione fu un primo, pur fastidioso, semino, che mi costringeva a prendere atto della probabile accoglienza media da parte degli uomini che, se padri, in teoria avrebbero potuto fruire dei temi affrontati nel sito! Con quell’etichetta rosa stavo di fatto respingendo l’altra metà della società. Nel giro di un anno incontrai i primi blog di mamme e cominciai a riflettere e a confrontarmi, anche via mail, su diversi temi, tra i quali non poteva mancare la questione di genere. Una volta aperti gli occhi grazie a quegli scambi preziosi, mi è venuto spontaneo interrogarmi sul perchè, quando avevo concepito l’idea di un sito che parlasse di maternità, non ero riuscita ad immaginarmelo di un altro colore; mi era parso davvero il più azzeccato e pertinente. Non ho ancora trovato una risposta. Chi mi conosce sa che non sono una persona tutta a cuoricini, e provengo da un’infanzia in cui il rosa era davvero un colore come un altro; gli album di famiglia testimoniano come il mio abbigliamento, agli sgoccioli degli anni Settanta e per tutti gli anni Ottanta, spaziasse fra verdi, gialli, rossi, blu (e sì, anche fra quadrettoni e altre geometrie cui oggi ridiamo dignità sotto la definizione di vintage ;-]). Lo stesso discorso valeva per i giocattoli.

Quando nacque mia sorella, qualcosa invece stava cominciando a cambiare; e fra i regali torreggiava un enorme orso di peluche rosa shocking. Evidentemente, in un angolo non ben identificato della mia personalità, ad un certo punto si era infiltrato il binomio donna/mamma/maternità & rosa. Qualche mese fa, osservando lo stendibiancheria ingombro, ho deciso  che se ti ritrovi a far partire a pieno carico una lavatrice di capi rosa alla settimana, ecco, forse c’è un problema di equilibrio cui sarebbe il caso di porre rimedio. Perchè c’è quel ‘bleah’ a suggerirmi in sottofondo che no, non voglio che le mie bambine si identifichino in un solo colore che le classifica come femmine, chiudendo loro diverse porte nell’interazione con i coetanei maschi, i quali probabilmente si sentono respinti dal colore anche per l’abuso che ne viene fatto nella declinazione total pink ormai dilagante… A parte l’ampliamento della scala cromatica nel vestiario delle mie figlie, per il momento mi considero fortunata a non aver bisogno di ulteriori ‘correzioni di tiro’. Il loro ingresso nella scuola dell’infanzia (e, quindi, in qualche misura il loro primo passo al di fuori della famiglia) è stato per entrambe all’insegna dell’approccio Montessori, che è notoriamente neutro nell’utilizzo dei vari lavori ed attività, nessuno dei quali viene rivolto specificamente a maschi o a femmine. Prosegui la lettura…

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Verso Primavera: introduzione

23 marzo 2010

Alcuni giorni fa vi avevo presentato la bella iniziativa di momatwork, annunciandovi i dettagli di cosa abbiamo improvvisato per celebrare le nostre settimane precedenti l’equinozio, avvenuto sabato pomeriggio alle 17:32 (in qualche parte del mondo è  festa nazionale)… Innanzitutto c’è da dire che marzo si sta confermando quel pazzerello della filastrocca che tutti abbiamo imparato a memoria da piccoli. Non ci siamo fatti mancare nulla, tra pioggia ghiacciata, abbondanti nevicate e suggestivi tramonti… Per quanto riguarda i temi che si sono succeduti nell’arco delle quattro settimane, ebbene, non me ne voglia chi davvero se ne intende di queste materie, ma mi hanno fatto pensare alle origini della vita sul nostro pianeta (ve lo dicevo che amo complicare le cose, no? ;-]). Così, insieme alle bambine, abbiamo preso qualche libro dallo scaffale e abbiamo curiosato; la Terra, quel piccolo globo con i continenti colorati, che si maneggia abitualmente a scuola, non è sempre stata così.

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Facciamo tornare i bambini nei boschi?

12 marzo 2010

louv_01Colgo al volo l’occasione di confrontarmi su un libro che ho letto con molto interesse e che, nel complesso, mi è piaciuto. Un libro di quelli che non ce l’avevo proprio fatta a lasciare sullo scaffale del negozio (la copertina, al solito, ha giocato il suo ruolo ;-) , anche se poi ci ha messo più di un anno a finirmi tra le mani. Vi racconterò gli aspetti che mi sono piaciuti e di cui vorrei far tesoro; per una valutazione scientifica e davvero a tutto tondo vi rimando alla recensione di momatwork, che ha colto degli elementi critici molto interessanti (il falso mito della frontiera civilizzante, il modo di fruire la natura, l’esportabilità in Europa di quanto proposto…)! ‘L’ultimo bambino nei boschi‘, di Richard Louv, viene spesso ricordato per la teorizzazione del disturbo da deficit di natura; nonostante non sia la parte del libro che più mi ha colpita, è evidente come il solo fatto di trattare la natura e la sua mancanza come un problema di carattere potenzialmente medico attiri l’attenzione sull’argomento. In questo l’autore raggiunge appieno il suo scopo, e in maniera perfettamente consapevole. Non si tratta di una sindrome o di una malattia, quanto piuttosto di un fattore che può aggravare il disagio e le difficoltà di attenzione in quei bambini che manifestano una (questa sì, per quanto controversa) sindrome da deficit di attenzione e iperattività, disturbo che viene tirato in ballo sempre più spesso anche nel nostro paese e che è oggetto di polemiche a causa dei trattamenti farmacologici cui viene fatto ampio ricorso, specialmente negli Stati Uniti. Pare che combinando un aumento del tempo passato in mezzo alla natura con una diminuzione del tempo trascorso davanti alla televisione (rea di rubare tempo invece di amplificarlo come fa la natura), sommati ad un ambiente educativo stimolante, nei bambini si riscontri una riduzione dei sintomi del deficit di attenzione e soprattutto, come sottolinea l’autore, un aumento della loro felicità. Ecco, vista la posta in gioco mi sembra una strada che vale senz’altro la pena percorrere, con indubbi vantaggi a fronte di costi quasi nulli. Tra l’altro i benefici dell’immersione nella natura sono noti, e riguardano non solo i bambini ma tutte le persone, in generale. Con valenza non solo terapeutica ma anche, fattore non meno importante, preventiva; mi piace pensare che i ‘ricordi erbosi’ che si creano nell’infanzia permangano nel tempo, come “(…) capsule medicinali a rilascio lento (…)”…

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Camille Pissarro, 'View From My Window, Eragny'
1886-88
Ashmolean Museum, Oxford

Una finestra che si affaccia su un panorama gradevole ha già di per sè il potere di migliorare il nostro umore e, in base a studi fatti, anche il nostro rendimento. Come mai siamo così attratti dal verde? Richard Louv cita lo psicologo dell’età infantile Michael Gurian, il quale sostiene che “(…) il nostro cervello è impostato per un tipo di vita che si delineò cinquemila anni fa, ovvero per un’esistenza agricola orientata alla natura. Dal punto di vista neurologico, gli esseri umani non sono riusciti a mettersi in pari con l’ambiente fin troppo ricco di stimoli del giorno d’oggi (…)” Non so quanto possa essere fondata questa affermazione; fatto sta che a me sembra plausibile e in linea con quanto penso a proposito, ad esempio,  degli istinti dei neonati e dei loro bisogni. Ho la sensazione che, per quanto l’era della vita nelle caverne ci sembri sprofondare nella notte dei tempi, in termini evoluzionistici le aspettative di accudimento stampate nel corredo genetico dei nostri cuccioli potrebbero non essere così diverse da quelle di allora. Credo che abbiamo tutti provato, almeno qualche volta, questa innata attitudine a trovare pace, armonia e bellezza nell’ambiente che ci circonda: quante volte una passeggiata in un parco/bosco/monte/spiaggia ci ha riconciliati con il mondo? C’è chi ha caratterizzato il disturbo da deficit di natura anche in quanto sofferenza per ‘lontananza dalla bellezza’. Non mi sembra affatto sciocco.

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L’autore analizza alcuni dei fattori che, a suo avviso, contribuiscono ad allontanare sempre più i bambini dal contatto diretto e quotidiano con la natura. Fra questi occupa un ruolo importante la paura verso gli estranei e quanto può accadere negli spazi aperti, nonostante le statistiche, quando sono divulgate in modo serio e non manipolate per scopi propagandistici (la cosiddetta ‘truffa del mostro’), mettano in evidenza come le peggiori violenze si consumino per lo più fra le pareti domestiche, ad opera di persone familiari. E’ una paura contagiosa e strisciante, dalla quale nemmeno io mi considero del tutto immune. Però credo che rafforziamo di più i nostri bambini se la smettiamo di “(…) considerare le interazioni sociali più pericolose di quanto non siano veramente (…)”, se cominciamo a parlare ai nostri figli “(…) non soltanto del male, ma anche del bene, [insegnando] loro a cercare adulti che possano aiutarli quando si sentono minacciati (…)”, se ci concentriamo sul trasmettere delle informazioni che permettano loro di difendersi (se a qualcuno questi discorsi dovessero suonare vagamente familiari, è perchè l’anno scorso se ne era già parlato qui, esattamente in questi termini! ;-]) e sul dedicare loro amore e tempo. Infatti, anche questo è noto, gli eventuali predatori tendono a prendere di mira dei bambini che percepiscono come insicuri e soli. Se tutti ci impegnassimo a lottare contro questo genere di paura, credo che finiremmo per riappropriarci dei nostri paesi, dei nostri quartieri; perchè è chiaro che finché la maggior parte dei bambini se ne sta rintanata in salotto nella rassicurante (sigh!) compagnia di televisione e computer, i pochi che giocano fuori restano inevitabilmente più soli ed esposti.

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Ora, si fa presto a dire natura. Che tipo di approccio e fruizione viene suggerito nel libro? Ho trovato innanzitutto una conferma dell’importanza di sbloccarsi, di “(…) superare la convinzione che non valga la pena di fare qualcosa con i nostri bambini a meno che non lo si faccia nel modo giusto (…)”. Sarà un fattore caratteriale, ma vi garantisco che è molto facile lasciarsi paralizzare dalla sensazione che manca ancora ‘giusto qualche tassello’ e poi si sarà pronti per lanciarsi, fare, proporre, sperimentare… ecco, vale per la fruizione della natura come per i lavoretti o le attività montessoriane che vogliamo fare a casa con i nostri bambini: mi sto rendendo conto che il momento in cui mi sentirò ‘abbastanza pronta’ potrebbe non arrivare mai. E le mie bambine sono qui adesso, e hanno bisogno adesso del mio tempo e di fare cose assieme, come vengono vengono. Noi ci siamo lanciate già dalla scorsa estate, e devo dire che, nemmeno ad impegnarsi tanto per far andare male le cose, le bambine sono rimaste scontente di un’attività, anche se non era esattamente quella che avevo in mente. Perchè, appunto, le aspettative erano nella MIA mente, non nella loro ;-] Posso tranquillamente dire che stiamo imparando a lasciarci guidare proprio dalle nostre figlie, con grandi soddisfazioni reciproche!

“(…) La natura è perfetta nella sua imperfezione, con le sue infinite parti e possibilità l’una diversa dall’altra, con il fango e la polvere, le ortiche e il cielo, i momenti di spiritualità e le ginocchia sbucciate (…)”

Richard Louv

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Segue un’analoga logica anche la tendenza a considerare le forme naturali più significative e degne di essere vissute come “(…) qualcosa che avviene da un’altra parte, spesso a centinaia di chilometri dal luogo di residenza della maggior parte della gente (…)”, per cui si aspetta la gita annuale, l’escursione nella riserva, la visita al parco nazionale. Ovviamente anche queste mete ci possono stare, ma l’autore invita a riflettere su quanto valore abbia per un bambino l’esperienza quotidiana, vissuta possibilmente in libertà, di uno spazio vicino a casa/scuola, per quanto piccolo possa essere: uno stagno, un ruscello, un boschetto, un giardino pubblico. Ne derivano diverse considerazioni.

  • è interessante predisporre dei luoghi incolti, dove i bambini possano dare sfogo alla fantasia trovando tronchi, arbusti e vegetazione spontanea, calpestabile e vivibile, possibilmente autoctona. Capita più spesso di vedere prati pettinati e aiole di fiori meramente decorative che i bambini non possono vivere appieno. Anche nella verdissima Germania si nota il contrasto. Che ci siano entrambe le cose, va bene; è pensare agli spazi verdi solo come ‘teche’ da guardare e non toccare, che secondo me non incontra le esigenze dei bambini. Certo, sappiamo bene come un ambiente pulito e intoccabile potrebbe esporre meno ad  eventuali cause legali intentate per procurate lesioni, ancorché lievi (pensavo fosse una situazione tipica del nostro paese invece, stando al libro, non è così). Ma qui torniamo al discorso delle paure che ci attanagliano ;-]
  • più in generale, sarebbe bello ricordarsi che i bambini hanno bisogno anche dell’ozio creativo, non solo di attività strutturate, come quelle sportive, delle quali abbonda il calendario settimanale dei nostri figli. Sta ai genitori trovare un giusto equilibrio fra la troppa noia e la troppa sorveglianza che, uccidendo la noia costruttiva, uccide anche la creatività in cui sfocia.
  • ‘Adottare’ un piccolo spazio di natura spontanea vicino a casa o vicino alla scuola, frequentarlo possibilmente tutti i giorni, annotando le trasformazioni indotte dalle stagioni (viene suggerito di tenere un diario della vita all’aria aperta e, in effetti, nel mondo anglosassone si trovano molti esempi di nature diaries ai quali ispirarsi), permette ai bambini e ai ragazzi di creare un legame con il proprio territorio, nei confronti del quale in molti, al momento, dichiarano purtroppo di non sentirsi legati.

Nel libro ci si interroga anche sul modo di divulgare la conoscenza della natura, sul come trasmettere le informazioni senza che esse vengano a noia o, addirittura, spaventino.

  • Da un lato manca l’esperienza pratica della natura, dall’altro si sceglie spesso di raccontare fenomeni naturali particolarmente scenografici e sorprendenti, confidando di riuscire a calamitare maggiormente l’attenzione dei ragazzi grazie agli ‘effetti speciali’. Si tratta per lo più di eventi estremi (eruzioni vulcaniche, terremoti) o di particolari emergenze (inquinamento, disastri ambientali), la cui drammaticità può portare ad una visione della natura tale da incutere paura e generare, per difesa, la reazione opposta rispetto a quella sperata, cioè una sorta di fuga da ‘attaccamento ansioso-evitante’. Forse è una conclusione forzata, ma può sicuramente far riflettere insegnanti ed educatori…
  • La mancanza di conoscenza del territorio circostante, alla quale si è già accennato, è connessa anche ad una divulgazione troppo astratta, che favorisce lo studio teorico, su libri e computer, senza lasciare abbastanza spazio (o non lasciandone affatto!) alla sperimentazione empirica. Questo tema è molto importante, e implica proprio un ragionamento su quale sia il metodo in grado di  far accostare e magari appassionare  gli studenti al mondo delle scienze. Studenti che, vale la pena ricordarlo, saranno anche i ‘futuri assistenti della natura’. Mi hanno colpita questi due passaggi, tra i quali vedo una forte connessione:

[Cosa significa l'] estinzione di un condor per un bambino che non ha mai visto uno scricciolo?

citazione del naturalista Robert Michael Pyle

“(…) Oggi molto probabilmente un ragazzo sarebbe in grado di sciorinare una serie di informazioni sulla foresta pluviale amazzonica, ma non saprebbe dire quando è stata l’ultima volta che ha esplorato un bosco da solo o si è sdraiato in un campo ad ascoltare il rumore del vento o a guardare le nuvole in viaggio (…)”

Richard Louv

Il nozionismo puramente teorico tende ad affascinare e appassionare molto meno della sperimentazione diretta, dell’osservazione quotidiana delle vicende naturali in un angolo del giardino della scuola. Non ne abbiamo forse avuto uno straordinario esempio in Italia, con ‘Cipì’ di Mario Lodi (e i suoi ragazzi)? L’approdo naturale di una simile riflessione porta ad un ambito che mi è familiare: l’approccio montessoriano, che punta proprio alla stimolazione sensoriale, a far lavorare le mani (“Le mani del bambino sono il suo vero maestro”) in quanto principale organo della sua intelligenza. Viene spezzata un’altra lancia in favore dell’educazione montessoriana quando si raffrontano da un lato l’estrema e crescente competitività del sistema scolastico statunitense, dall’altro l’eccellente  sistema finlandese, sempre ai primi posti (quando non al primo) nelle valutazioni dell’OMS, nel quale i bambini cominciano a frequentare la scuola primaria a sette anni, non ricevono votazioni fino ai tredici anni e godono di grande libertà di movimento e gioco: “(…) dopo ogni lezione di 45 minuti sono liberi di uscire per un quarto d’ora in modo da potersi sfogare (…). Incredibile, vero ;-] Che dire, infine, dell’idea dal sapore vagamente utopico, di “liberare gli alunni dalle aule”? Di edifici affacciati su spazi aperti e giardini che ricoprono l’intera area scolastica? Di scolaresche munite di zainetto ed album per gli schizzi che si recano regolarmente non dico nel canyon dietro la scuola ;-], ma almeno nel parchetto più vicino a “(…) toccare, assaporare, odorare, seguir tracce (…)”…

“(…) La passione nasce dalla terra stessa tra le mani infangate dei più piccoli, viaggia lungo maniche sporche di erba e arriva diritta al cuore (…)”

Richard Louv

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Noi questo inverno abbiamo cominciato a mettere in pratica con più coraggio e costanza una sola indicazione di buon senso: quella di concederci tante passeggiate alla scoperta dei nostri dintorni, dal monte dietro casa al boschetto sulla strada che conduce all’asilo, nonostante il freddo e, soprattutto per il papà, la voglia di poltrire che si abbatte come una mannaia sui weekend. Con la bella stagione l’entusiasmo potrà solo aumentare ;-] Anche perchè abbiamo deciso di fare nostro un pezzetto del campo del nonno: ci basteranno una carriola, palette e pentolini, qualche bulbo da interrare sotto gli ulivi e delle piantine di lavanda per la mamma, che sogna almeno un angolino di Provenza – dopotutto in piena terra darà più soddisfazioni che in un vaso sul terrazzo, no? ;-]

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Ulteriori spunti:

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Cosa celebriamo?

7 marzo 2010

La pedagogia montessoriana per alcuni versi e, in modo assai ampio, quella steineriana, considerano la celebrazione delle festività come parte integrante della vita familiare e scolastica, in quanto momenti significativi di ricongiungimento con le radici della propria comunità.

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Montessori: ruota delle festività delle cinque religioni, © Moka Verlags KG

Le ricorrenze, alcune delle quali hanno origini antichissime, si susseguono nel corso dell’anno, in armonia con i cicli della natura e l’alternarsi delle stagioni. Questo articolo del Waldorf Family Network illustra quali siano le quattro festività principali dell’anno antroposofico, definiti come i quattro ‘punti di svolta spirituali’.

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Waldorf: Avvento da Waldorf Mama © http://www.waldorfmama.typepad.com

PRIMAVERA:

  • PASQUA (domenica successiva al primo plenilunio dopo l’equinozio di primavera)
    questa stagione è vista come il ‘mattino’ della nostra esperienza terrestre; la natura comincia a risvegliarsi, dopo il lungo sonno invernale, e si sprigiona ovunque la fertile energia della rinascita e del rinnovamento. Attività umane: preparare il giardino per ospitare le coltivazioni che verranno piantate, riporre gli oggetti invernali, dipingere le uova, pulire la casa, terminare le cose iniziate in autunno per dar vita a nuovi progetti…) Altre ricorrenze: equinozio di primavera (20 o 21 marzo; vernal equinox), Pasqua ebraica (ovvero Pesach/Pesah, reso in inglese come Passover),   calendimaggio (30 aprile, 1 maggio; vedi anche May Day, Walpurgis Night/Walpurgisnacht e il collegamento con l’albero della cuccagna/maypole), Pentecoste (cinquantesimo giorno dopo Pasqua; vedi anche Whitsun)

ESTATE:

  • SOLSTIZIO D’ESTATE (20 o 21 giugno)
    siamo al ‘pomeriggio’ della nostra esperienza terrestre; è tempo di celebrare il sole, che raggiunge il suo apice in questa stagione di forza, vigore, apertura ed espansione. Attività umane: nuoto, viaggi, picnic, campeggio, passeggiate, partecipazione a sagre ed eventi all’aperto. Il rilassamento legato alla natura ricreativa delle tipiche attività estive è importante per i bambini, in quanto porta a preziose conoscenze indirette, legate all’esperienza. Per i genitori è utile raccogliere le forze, in vista del nuovo anno scolastico, e ragionare su come sia andato quello trascorso, cosa ha funzionato, cosa no e perchè. Altre ricorrenze: Festa di San Giovanni (24 giugno; St. John’s Tide), abbinata ai festeggiamenti del solstizio d’estate (summer solstice)

AUTUNNO:

  • MICHAELMAS (festa di San Michele/Michaelis 29 settembre)
    è giunta la ‘sera’ della nostra esperienza terrestre. E’ tempo di raccogliere quanto è stato seminato in primavera ed è cresciuto d’estate. La terra inizia la sua involuzione; ci si prepara all’introspezione, alle lezioni scolastiche strutturate, potendo nel contempo godere ancora degli ultimi tepori del sole e delle feste all’aperto che celebrano la raccolta.  Altre ricorrenze: equinozio d’autunno (22 o 23 settembre; autumnal equinox), Sukot (festa ebraica di pellegrinaggio, detta anche ‘festa delle capanne’) e Capodanno ebraico, Halloween (31 ottobre), Ognissanti (1 novembre; All Saints Day), commemorazione dei defunti (2 novembre; Day of the Dead celebrato soprattutto nei paesi latini),  Martinmas (11 novembre; in molti paesi San Martino di Tours viene celebrato con processioni di lanterne), Giorno del Ringraziamento (2° lunedì di ottobre in Canada e 4° giovedì di novembre negli USA; Thanksgiving), Avvento (comincia la quarta domenica prima del 25 dicembre)

INVERNO:

A casa nostra siamo sempre in cerca di spunti per celebrare dei momenti che riteniamo belli e simbolici e che, per quanto ci riguarda, non coinciderebbero necessariamente con le ricorrenze religiose. Questa circostanza ci avvicina ad una riflessione di momatwork, che qui suggeriva l’idea di “(…) valorizzare qualche tradizione locale o (…) inventarne di nuove (…)”. Bene, l’idea è arrivata e mi è piaciuta subito: un AVVENTO DI PRIMAVERA, come cammino di avvicinamento all’equinozio, che quest’anno avverrà sabato 20 marzo. Il rituale adottato ricalca quello dell’Avvento di impronta steineriana, che prevede una progressione dal mondo minerale, a quello vegetale, a quello animale e, infine, a quello umano (anche Enikò de ‘Il Giardino segreto’ ne ha parlato in questo post). Momatwork sta procedendo con la semplice naturalezza che le è consueta, ben rappresentata dal rigoglioso frumento che ormai torreggia sul suo tavolo; non riuscirei ad immaginare nulla di più fresco e primaverile! Io tendo a complicarmi un po’ la vita, si sa, ma, in sostanza, mi sembra che la direzione sia giusta e che le bambine si stiano divertendo… I dettagli nei prossimi post…

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Translated Fruit and Veggie Cards

10 febbraio 2010

Ebbene sì. Avevo altre cosine in scaletta, ma qualche giorno fa una blogger montessoriana d’oltreoceano, che ho scoperto da poco, ha dedicato un post alle carte sulle sequenze temporali… è stata una bellissima sorpresa (thank you so much, Kathy!), perchè dal titolo dei feed non avevo capito che si trattava proprio delle mie… Ho colto l’occasione per riprenderle in mano e provare a tradurle in inglese e in tedesco (spero vada tutto bene). Stavo già pensando ad ulteriori adattamenti, ma li realizzerò man mano, calibrandoli sul gradimento che mostreranno le mie figlie che, per il momento, stanno usando le carte in modo abbastanza libero e non strutturato ;-) Ecco dunque l’elenco dei nuovi file: Prosegui la lettura…

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Sequenze temporali dal nostro giardino

28 novembre 2009

La scorsa primavera ho cominciato a scattare fotografie alle prime gemme, ai primi abbozzi di foglioline ancora accartocciati sui rami, alle piantine giovani. Acqua, aria, sole e nutrimento hanno accompagnato la trasformazione dei fiori in frutta e ortaggi fino ai nostri piatti, dove il frutto/ortaggio è stato sbirciato nel suo interno, talvolta morbido, talvolta duro, talvolta succoso, talvolta legnoso, arricchito da semi o noccioli. Poi, ovviamente, è stato mangiato, con l’aiuto di quattro manine svelte ed di due boccucce golose :-]

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Queste immagini in sequenza sono state pensate per ricordarci le tappe principali della sorprendente trasformazione che si rinnova, anno dopo anno, sui rami delle nostre piante. Certo, giardino e orticello sono piccoli e mancano diverse varietà… Senza contare le sequenze che sono rimaste incomplete (perchè ci è sfuggita una fase), per le quali vedremo di rimediare l’anno prossimo: carote, mele, pere, uva, fichi, noci, mandorle, nocciole, cachi, olive in arrivo, dunque! Dobbiamo solo attendere il ritmo della natura, che ha tempi propri e non coercibili ^…^

Come utilizzare le sequenze?

Le trovate organizzate in file pdf, uno per ciascun frutto/ortaggio. Ogni file è costituito da una sequenza in sei fasi. Possono essere stampate su fogli formato A4, meglio se da (almeno) 160 grammi. In alternativa si stampano bene anche su carta fotografica. Il tipo di archiviazione dipende dall’utilizzo che volete farne:

  • se lasciate sfogliare le pagine al bambino, affinché prenda dimestichezza con la successione corretta, basta infilare i fogli, a due a due (in questo caso potete anche stamparli fronte e retro, soprattutto se il foglio è abbastanza spesso), in una busta trasparente a perforazione universale, da inserire poi in un raccoglitore ad anelli formato grande. Veloce e relativamente economico.
  • dal momento che le fasi delle sequenze sono contraddistinte da un numero, se il bambino è già in grado di leggere le cifre potete ritagliare ciascuna fase e plastificarla singolarmente. Presentate così un frutto/ortaggio per volta, invitando il bambino a disporre le carte nell’ordine corretto.

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Per dei consigli sulla plastificazione, vi rimando a due mamme che hanno divulgato i loro sistemi:

  • momatwork => ‘Lamination DIY’
    (io mi trovo bene con questo metodo. A m@w devo, oltre al prezioso incoraggiamento giunto, peraltro, in un momento di quelli “un po’ così”, anche l’ispirazione per il layout che  adotto nelle mie schede, presenti e future, e non posso che ringraziarla, moltissimo…)
  • mammafelice => ‘Plastificazione casalinga’
    (una valida alternativa da parte di un’altra mamma che ha iniziato molto prima di me a produrre carte, e in quantità!)

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I file sono in formato PDF; per scaricarli è necessario avere installato sul proprio computer un apposito programma. Se non l’avete, potete scaricare, ad esempio adobe reader oppure sumatra pdf viewer.

Nel nostro raccoglitore abbiamo inserito anche delle copertine, che fungono da titolo e spunto per imparare come si dicono le parole “frutta” e “ortaggi” in altre lingue (inglese, tedesco, francese, spagnolo). Ecco i file:

P.S.: non possiedo una preparazione specifica in materia e questo contributo è solo un timido passo nel vastissimo mondo delle scienze naturali. Se tra voi lettori ci fosse qualche biologo, sarei ben lieta di correggere eventuali errori e imprecisioni… Grazie ;-]

P.S.: la qualità delle fotografie è quello che è, me ne scuso e punterò ad ottenere qualcosa di meglio dalle macro l’anno prossimo…

Sequenze temporali: FRUTTA

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ALBICOCCA

=> scarica la sequenza dell’albicocca

>> frutto della pianta di albicocco (Prunus armeniaca).
§
i fiori appaiono prima delle foglie, in marzo. Hanno 5 petali con colorazione dal bianco al rosato.
§ l’albicocca è una drupa, cioè un frutto carnoso indeiscente (una volta maturo non si apre per far cadere il seme) che racchiude un solo seme osseo (nocciolo), in questo caso a forma di mandorla.
§ origine: Cina => Armenia (da cui il nome latino) => Greci (Alessandro Magno) e Romani => Arabi
§ ulteriori informazioni: wikipedia.it

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CILIEGIA (o DURONE)

=> scarica la sequenza della ciliegia

>> frutto della pianta di ciliegio (Prunus avium; Prunus cerasus).
§
i fiori sbocciano a fine aprile, contemporaneamente alla produzione delle foglie nuove, aggregati in corimbi da due-sei fiori. I petali sono bianchi e in numero di cinque, come per tutti i prunus. Gli stami sono gialli.
§ anche la ciliegia è una drupa.
§ origine: Asia Minore, già nota ai Greci (κέρασος) e ai Romani.
§ ulteriori informazioni: wikipedia.it

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PRUGNA (o SUSINA)

=> scarica la sequenza della prugna

>> frutto del susino europeo (o prugno) coltivato (Prunus domestica).
§
i fiori sbocciano agli inizi di aprile, prima delle foglie. I petali vanno dal bianco al crema; gli stami sono gialli.
§ anche la prugna è una drupa.
§ origine: Caucaso. Nel Medioevo si conoscevano già diverse varietà. Oggi sono più di quattrocento.
§ ulteriori informazioni: wikipedia.it

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PESCA

=> scarica la sequenza della pesca

>> frutto della pianta di pesco (Prunus persica).
§
i fiori sbocciano ai primi di aprile, contemporaneamente alla produzione delle foglie nuove. I petali sono rosa e gli stami gialli.
§ la pesca è una drupa, rivestita di peluria, la cui polpa gialla o bianca racchiude un nocciolo legnoso.
§ origine: Cina => Persia (da cui il nome latino) => Greci (Alessandro Magno) e Romani
§ ulteriori informazioni: wikipedia.it

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LIMONE

=> scarica la sequenza del limone

>> frutto della pianta di limone (Citrus limon).
§ la fioritura avviene due volte l’anno, per un paio di mesi. La raccolta si effettua dai due mesi successivi alla fioritura:
=> marzo/giugno => (Primofiore) => raccolta da novembre a maggio => scorza gialla, più pregiati
=> agosto/ottobre => raccolta da maggio a settembre => scorza verde
I germogli sono violacei. I fiori sono formati da cinque petali, bianchi; all’interno possiedono sia l’apparato maschile che quello femminile (ermafroditi). Erroneamente vengono talvolta indicati come zagare; invece il termine zagara indentifica il fiore d’arancio e quello di bergamotto.
§ è un agrume, in quanto appartenente al genere Citrus, famiglia delle Rutaceae.
§ origine: valli del Kashmir, ai piedi dell’Himalaya => Cina => Yemen => Egitto => Spagna => Sicilia
§ ulteriori informazioni: wikipedia.it

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FRAGOLA

=> scarica la sequenza della fragola

>> parte commestibile della pianta di fragola (Fragaria).
§ I primi fiori compaiono nel mese di maggio e la raccolta si effettua da giugno a settembre. Ermafroditi, hanno i petali bianchi e si presentano in gruppi di 3-8 fiori.
§ Il frutto vero e proprio è costituito in realtà dai soli acheni, i semini gialli presenti in superificie. La polpa altro non è che il ricettacolo ingrossato e succulento dell’infiorescenza.
§ appartiene alla famiglia delle Rutaceae. Le fragole presenti sul mercato oggi derivano dall’incrocio tra la fragola di bosco di origine europea (fragaria vesca) e delle varietà giganti sudamericane.
§ origine: boschi europei + Nordamerica + Sudamerica
§ ulteriori informazioni: wikipedia.it

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LAMPONE

=> scarica la sequenza del lampone

>> frutto della pianta di lampone europeo (Rubus idaeus).
§ Questa pianta cespugliosa è un rovo di montagna, dalla cui radice si generano ogni anno nuovi polloni (germogli) di durata biennale, che fruttificano il secondo anno e poi si seccano.
§ I fiori appaiono ai primi di maggio; sono bianchi e molto piccoli.
§ Il frutto, che si raccoglie dal mese di giugno in poi, è composto da svariate minuscole drupe, che lo rendono fragile e facilmente deperibile.
§ Appartiene alla categoria identificata comunemente col termine frutti di bosco.
§ origine: boschi dell’emisfero settentrionale di Europa, Asia e America. Secondo una leggenda è originario del Monte Ida (Grecia), dal quale deriverebbe il nome latino.
§ ulteriori informazioni: wikipedia.it

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MORA

=> scarica la sequenza della mora

>> frutto del rovo comune (Rubus fructicosus; Rubus ulmifolius).
§ Indicativa di terreni umidi, è una pianta infestante (anche sintomo di degrado boschivo).
§ I fiori appaiono ai primi di giugno; sono raggruppati in racemi e hanno cinque petali bianchi o rosa, a seconda della varietà.
§ Il frutto, che si raccoglie verso agosto, è composto da tante minuscole drupe, prima verdi, poi rosse ed infine nere. Non avendo un nome proprio, è stata chiamata come la mora della pianta di gelso, per via della somiglianza.
§ Anche la mora fa parte dei cosiddetti frutti di bosco.
§ origine: boschi dell’emisfero settentrionale. Noto un impiego come pianta medicinale nella Grecia antica.
§ ulteriori informazioni: wikipedia.it

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GIUGGIOLA

=> scarica la sequenza della giuggiola

>> frutto della pianta di giuggiolo, detto anche dattero cinese (Zyzyphus zyzyphus).
§ I fiori cominciano a sbocciare in giugno; sono molto piccoli, di colore bianco, giallo, verdastro.
§ Il frutto, maturo a partire da settembre, presenta una buccia che da marrone chiaro, man mano il frutto giunge a maturazione, diventa bruno rossastra e raggrinzisce. La polpa al suo interno passa dal verde (sapore simile alla mela) al giallo (sapore dolce simile al dattero).
§ origine: Siria (Fenici) => Cina e India => Greci => Romani.
§ ulteriori informazioni: wikipedia.it / mondo agricolo veneto

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ALCHECHENGIO

=> scarica la sequenza dell’alchechengio

>> frutto della pianta di alchechengio, detta anche alkekengi (Physalis alkekengi).
§ Appartiene alla famiglia del pomodoro e della patata (Solanaceae). Le foglie cadono man mano i frutti maturano.
§ I fiori cominciano a sbocciare verso la fine di maggio, partendo dalla base della pianta. I petali sono color bianco crema. Al termine della fioritura resta un calice di consistenza simile a quella della carta e di colorazione dapprima verde, poi sempre più arancio (da cui il nome popolare di lanterne cinesi).
§ I frutti sono delle bacche commestibili, mature verso settembre. Hanno la forma di una piccola ciliegia arancio, e vengono impiegati sia in cucina che in erboristeria.
§ origine: Europa, Asia.
§ ulteriori informazioni: wikipedia.it

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MELAGRANA

=> scarica la sequenza della melagrana

>> frutto della pianta di melograno (Punica granatum).
§ I fiori sbocciano in giugno; formati da cinque-sette petali, fuoriescono da un lungo calice.
§ Il frutto, maturo nel mese di ottobre, è una bacca (frutto carnoso) detta balausta, che costituisce l’ovario del fiore. La buccia è molto dura e all’interno, in apposite logge, ospita dei semi (arilli), che sono singolarmente circondati da una polpa color rubino.
§ origine: India => Caucaso e Mar Caspio => Siria (Fenici) => Cartagine => Romani => Arabi => Spagna (Granada).
§ ulteriori informazioni: wikipedia.it

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KIWI

=> scarica la sequenza del kiwi

>> frutto della pianta di kiwi (Actinidia chinensis).
§ E’ un arbusto rampicante (liana) i cui rami giovani sono coperti da peluria rossa.
§ I fiori sbocciano in giugno; formati da cinque-sei petali, color bianco crema e molto profumati,  possono essere maschili o femminili (è una pianta dioica in quanto i sessi sono separati; solo i fiori femminili fruttificano).
§ Il frutto, maturo a partire da ottobre – novembre, è una bacca ovale con buccia robusta coperta di peli, della consistenza del sughero. Da un fibroso asse centrale (columella) si irradiano tanti piccoli semi neri disposti a corona.
§ origine: Cina (inverni freddi, terreni umidi vicino a fiumi) => Nuova Zelanda => Stati Uniti.
§ ulteriori informazioni: wikipedia.it

Sequenze temporali: ORTAGGI

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CETRIOLO

=> scarica la sequenza del cetriolo

>> ortaggio della famiglia delle Cucurbitacee (Cucumis sativus).
§ Gli altri ortaggi della stessa famiglia sono la zucchina, la zucca, il cocomero, il melone.
§ Sono tutte piante erbacee, prive di fusto legnoso, a tendenza strisciante o rampicante. I fiori, maschili e femminili sulla stessa pianta, sono gamopetali: i 5 petali sono uniti fra loro.
§ Il frutto è un peponide, con scorza di diversa consistenza e polpa carnosa con presenza di semi.
§ La semina si effettua in aprile-maggio con avvicendamento sullo stesso terreno ogni 3-4 anni.
§ origine: regioni himalayane => India => Egitto => Europa.
§ ulteriori informazioni: wikipedia.it / giardinaggio.it

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ZUCCHINA

=> scarica la sequenza della zucchina

>> ortaggio della famiglia delle Cucurbitacee (Cucurbita pepo).
§ Il fiore, usato anche in ambito culinario, è detto fiore di zucca, fiore di zucchino oppure fiorillo.
§ Il frutto si utilizza immaturo; esistono varietà lunghe, tonde, bianche…
§ La semina si effettua in marzo-aprile-maggio (rotazione triennale).
§ origine: regioni himalayane => India => Egitto => Europa.
§ ulteriori informazioni: wikipedia.it / giardinaggio.it

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PEPERONE

=> scarica la sequenza del peperone

>> pianta della famiglia delle Solanaceae (Capsicum annuum).
§ Altre piante della stessa famiglia sono i pomodori, le melanzane, le patate (oltre a piante come la belladonna, il tabacco e la velenosa Datura -> stramonio).
§ Del genere Capsicum fanno parte, oltre al peperone, diversi tipi di peperoncini piccanti (tabasco, habanero, rocoto),  dolci e ornamentali.
§ I fiori hanno sette petali di colore bianco con stami gialli.
§ Il frutto è una bacca, e contiene semi piatti e tondeggianti; la scorza dei peperoni del nostro orto si presenta verde e diventa rossa man mano il frutto giunge a maturazione.
§ La semina si può effettuare già in marzo (in semenzaio).
§ origine: Messico, Perù
§ ulteriori informazioni: wikipedia.it

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MELANZANA

=> scarica la sequenza della melanzana

>> pianta della famiglia delle Solanaceae (Solanum melongena).
§
I fiori, solitari, hanno cinque petali di colore violaceo o bianco, con stami gialli.
§
Il frutto è una bacca, allungata oppure tonda, dalla scorza viola o talvolta bianca. Non può essere mangiato crudo in quanto contiene solanina, un alcaloide tossico che, in questo caso, si annulla con la cottura.
§
La semina si può effettuare già nel mese di marzo (in semenzaio), con avvicendamento sullo stesso terreno ogni 3-4 anni.
§
origine: Cina, India => Arabi => Spagna (Andalusia)
§
ulteriori informazioni: wikipedia.it / giardinaggio.it

verdura_08

POMODORO

=> scarica la sequenza del pomodoro
=> scarica la sequenza del pomodorino

>> pianta erbacea della famiglia delle Solanaceae (Solanum lycopersicum; Lycopersicon esculentum).
§ Le infiorescenze sono a grappolo, dalla parte opposta rispetto alle foglie, e i fiori si presentano a forma di calice, con cinque petali di colore giallo.
§ Il portamento è per lo più sarmentoso e necessita quindi di tutori e sostegni.
§ Il frutto è una bacca, la cui polpa ospita delle logge nelle quali sono contenuti i semi. Va consumato a maturazione completa (colorazione rossa della superificie, pur con tutte le differenze cromatiche legate alle diverse varietà), in quanto le parti verdi contengono solanina.
§ In commercio si trovano le seguenti tipologie: San Marzano (Salerno; forma allungata), costoluto (Toscana; grinze rientranti sulla superificie); cuore di bue (o bovaiolo; polpa molto carnosa), Pachino (Sicilia; può essere ciliegino, a grappoli, tondo e liscio, costoluto), pomodorino Vesuviano (Napoli; a grappolo, forma ovale allungata). Le schede che ho preparato raffigurano dei costoluti e la sezione di un cuore di bue (sequenza del pomodoro) e dei pomodori ciliegino (sequenza del pomodorino).
§ origine: Perù, Messico => Europa
§ ulteriori informazioni: wikipedia.it / giardinaggio.it

verdura_titolo_05

verdura_05

PATATA

=> scarica la sequenza della patata

>> pianta erbacea della famiglia delle Solanaceae (Solanum tuberosum).
§ I fiori presentano cinque petali di vario colore, dal giallo all’argento, con stami gialli.
§ Il frutto è una bacca, polposa e giallastra, che a causa della sua alta concentrazione di solanina non è commestibile.
§ La parte edibile è costituita unicamente dal tubero, ovvero da quel rigonfiamento della parte terminale di fusto che funge da organo di riserva per sostanze utili alla pianta (amido, ad esempio).
§ origine: Perù, Cile, Bolivia, Messico => Europa
§ ulteriori informazioni: wikipedia.it / giardinaggio.it

verdura_titolo_06

verdura_07

PORRO

=> scarica la sequenza del porro

>> pianta erbacea dell’ordine delle Asparagales (Monocotiledoni comprendenti anche le Orchidales e le Iridales), famiglia delle Alliaceae (Allium porrum).
§ Alla stessa famiglia appartengono l’aglio, la cipolla e il kurrat (Egitto).
§ I fiori sono simmetrici, bianco-verdastri, con infiorescenza ad ombrella; si sviluppano nel secondo anno di vita della pianta (nessuna delle nostre è mai giunta al secondo anno; ecco perchè ignoravo che avessero fiori così imponenti!)
§ Il frutto è a capsula. Le foglie, opposte, formano una sorta di fusto; in cucina si scarta la parte verde.
§ origine: Vicino Oriente => Egizi => Romani
§ ulteriori informazioni: wikipedia.it

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FAGIOLO: FAGIOLINO/CORNETTO/PICCOLA TACCOLA

=> scarica la sequenza del fagiolino

>> pianta della famiglia delle Leguminose o Fabaceae (Phaseolus vulgaris).
§ Altre piante della stessa famiglia sono i piselli, le lenticchie, le fave, i ceci, la soia, le arachidi, i lupini (oltre ad acacia, mimosa, glicine, robinia, trifoglio).
§ I fiori sono a forma di farfalla (papilionacei) e sono disposti in infiorescenze a glomerulo, ombrella o grappolo.
§ Il frutto è il legume o baccello, contenente dei semi, che vengono rilasciati quando le due suture laterali si aprono, al momento della maturazione.
§ Del fagiolo si mangiano solo i semi (freschi da sgranare o secchi) oppure l’intero frutto, quando il baccello è immaturo e i semi sono ancora in embrione (allora si parla di piccole taccole, fagiolini o cornetti).
§ La semina si effettua in aprile; queste piante, grazie ad un batterio presente sulle radici, fissano bene l’azoto  atmosferico concimando naturalmente il terreno e preparandolo per altre coltivazioni (utile nel sovescio; agricoltura biologica).
§ origine: America Centrale => Europa.
§ ulteriori informazioni: wikipedia.it / giardinaggio.it

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Casa nostra

15 giugno 2009

Faccio seguito alla recente panoramica su camerette e ambienti destinati ai bambini per lasciare una traccia che racconti gli spazi in cui si muovono le mie bambine… Sempre nell’ottica di fare i conti con quello che effettivamente si ha e che, magari, si discosta, un po’ o molto, dai propri sogni ^…^  Ebbene, vivendo in un piccolo appartamento ho optato per suddividere le proposte fra tre ambienti; per questa ragione non abbiamo un ‘angolo montessoriano’, o una school room, bensì, al plurale, tanti angoli. Più o meno montessoriani… L’approssimazione è d’obbligo. Perché non si tratta di una scuola: è la nostra casa. In cui tutti devono potersi sentire a proprio agio. Questo comporta la necessità di venire a patti con le esigenze di tutti i componenti della famiglia. E comporta anche, a mio avviso, la libertà di lasciare che i nostri spazi riflettano gusti, attitudini, interessi che possono spaziare assai. Comprendendo anche il Montessori, ma non solo quello. E’ la libertà di lasciarsi contaminare da altri elementi che ci piacciono e ci fanno sentire bene. Nel nostro caso si tratta spesso di oggetti che derivano dalla pedagogia steineriana, nella quale ritrovo parecchie affinità rispetto a quella montessoriana (le differenze principali le riscontro per quanto attiene il fantastico e la religiosità, ma è mia intenzione approfondire meglio in futuro). Pure la plastica non è demonizzata. Così come i personaggi Walt Disney, molto amati. Semplicemente c’è spazio per tutto, con la sola attenzione aggiuntiva di cercare di armonizzare e dare un minimo di coerenza alle proposte. E tenendo d’occhio l’estetica, visto che in casa trascorriamo parecchie ore al giorno e sarebbe molto difficile per me avere in vista tutto il tempo oggetti dei quali non sceglierei mai di circondarmi, per via del colore o del materiale ;-) (Che sia uno sfogo di sacrosanto e sano egoismo?) Per il momento ci troviamo bene con la seguente disposizione:

CAMERETTA

Quindici metri quadrati destinati in buona parte al… sonno. Causa ‘temporaneo’ incasinamento da co-sleeping. Vabbè, diciamo che sono due anni, ma prima o poi le cose cambieranno, e con esse muterà pure la disposizione della stanza ;-) Attualmente ce la sbrighiamo con un letto a due piazze (rivelatosi anche un’ottima base diurna per relax e attività motorie: salti, rotolamenti, abbracci…) unito ad un tradizionale lettino privo di spondina. Questo permette alle bambine di avere totale libertà di accesso (e discesa).

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Case montessoriane

12 giugno 2009

Perchè predisporre un ambiente preparato è così importante nel pensiero montessoriano? Una delle ragioni è stata espressa molto bene da Grazia Honegger Fresco nel penultimo numero del ‘Quaderno Montessori’:

“(…)  Ritrovare tutti i giorni un luogo nel quale ogni proposta di attività è sempre completa in ogni sua parte, ordinata e non cambia nella collocazione degli oggetti anche se ogni tanto compare una piccola variante significativa (fino a ieri si travasavano cose grossolane, oggi cose più minute in due graziosi vasetti) comunica di per sé si curezza e tranquillità. (…) Questa regolarità, questa calma, questo ordine permettono a ciascun bambino di ‘tirare fuori’ ciò che ha dentro (…); al tempo stesso contribuiscono senza interventi dall’esterno a creare ordine mentale.” da ‘Il valore dei particolari – perchè sono importanti nella vita e nelle relazioni con i bambini?’ di Grazia Honegger Fresco – Quaderno Montessori n. 99 pag. 16

Per avere un’idea anche visiva di cosa significhi e di quali accorgimenti possano essere concretamente adottati, mi piace sbirciare le sistemazioni trovate dalle altre mamme vicine a questo pensiero; tutte soluzioni in evoluzione costante, come è naturale che sia…

  • My Montessori Hour: (no) more cards, di Momatwork ~ in italiano
    post imperdibile (per i contenuti, e non perchè sono stata citata; che onore, comunque, non posso ringraziare a sufficienza…)! Corredato da tante fotografie che suggeriscono una possibile distribuzione degli spazi di casa destinati ai bambini. Dalla cameretta (letti, fasciatoio – guardaroba, cesti per il cambio -> spunto per la gestione dei pannolini lavabili!) alla collocazione sugli scaffali di giochi e di attività montessoriane in senso stretto. Ma il post non si limita a ciò. Si tratta infatti di un più ampio discorso sull’applicazione del metodo Montessori da parte di una mamma che, con grande senso pratico e una buona dose di ironia, confuta questo eccellente decalogo. Trasmettendo, a mio avviso, un entusiasmo contagioso e il messaggio che i principi di base del pensiero montessoriano non siano solo belle teorie, ma siano invece concretamente applicabili  nella nostra vita familiare. L’importante è avere qualche dritta (e questo post ne dà parecchie, per partire) e, per il resto, lanciarsi. Senza aspettare che sia tutto perfetto. Cercando nella realtà circostante gli insegnamenti della natura, anche se viviamo in una metropoli. Come vedrete, la discussione originata ha messo a fuoco diversi punti salienti. In definitiva direi che con questo post momatwork ha smentito la sua presentazione storica. Perché di risposte ne ha date, eccome ;-)
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  • Our Montessori Home, by Joebi di ‘A bit of this, a bit of that’ ~ in inglese
    qui si tratta di una vera e propria stanza degli ospiti convertita recentemente in ambiente montessoriano. Gli scaffali sono bassi e i (molti!) materiali sono disposti con ordine e criterio. Eppure anche questa mamma si interroga e nutre dei dubbi; ad esempio su quante attività lasciare esposte, se lasciarle a disposizione nonostante il fatto che al momento non sembrano incontrare l’interesse del bambino ecc. E nei (pochi!) commenti emergono altri problemi molto comuni, relativi principalmente all’esiguità degli spazi domestici…
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