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Archivio per la categoria ‘letture’

Capitolo chiuso: Cipì

7 marzo 2011

Tra i libri a capitoli, abbiamo terminato un classico che è ormai entrato a far parte del nostro immaginario familiare.

CIPÌ

autore: Mario Lodi (e i suoi ragazzi)
anno di prima pubblicazione:
1961
editore:
Giulio Einaudi editore, 1995
codice isbn:
978-88-7926-195-9
numero di pagine:
88
dimensioni:
15,5 x 24 x 1 cm
presentazione in
quarta di copertina: <<Al di là della finestra della loro aula, i ragazzi di una piccola scuola di campagna hanno scoperto e annotato via via, nel corso dell’anno, gli aspetti della vita dei passeri sui tetti, nei cortili, negli orti. E’ nata così l’idea di scrivere insieme la loro storia. Protagonisti del racconto sono, con Cipì e la sua compagna Passerì, un gatto, una margherita-poeta, tanti altri passeri e farfalle; e soprattutto il sole, le nuvole, la pioggia (…) La storia di Cipì è molto amata dai bambini perchè gli scolari che insieme al loro maestro l’hanno scritta, si sono identificati nel piccolo passero e negli altri personaggi, e li hanno fatti vivere, soffrire, amare come essi vivevano, soffrivano e amavano nella loro vita familiare e sociale. Il libro, quindi, rappresenta la scoperta del mondo con i pericoli e gli ostacoli che i protagonisti affrontano con la forza vitale dei valori: l’amicizia, la solidarietà, la libertà. Nella società di oggi, dove pare dominare la violenza, l’orrore e l’egoismo, ‘Cipì’ propone ai bambini la realtà positiva dei valori umani più alti.>>
© Einaudi editore, 1995

recensione:
ho voluto regalare alle mie figlie una nuova edizione di questo classico affinchè possano cullarne una tutta loro, nel tempo, senza pretendere troppo dal mio vecchio libretto di seconda elementare, decisamente vissuto, nel quale ancora campeggia l’autografo dell’autore che la mia maestra chiese per noi alunni ad un seminario. Qualche giorno fa, durante una nevicata, la mia primogenita osservava come sì, in effetti è normale che per i passeri quei fiocchi possano sembrare tante bianche farfallette… Meglio non nascere passeri, si rifletteva; i pericoli sono davvero tanti e la morte ricorre spesso in tutta la sua inafferrabilità concettuale, dato che le mie figlie ne sono state toccate solo indirettamente. L’uomo è sempre in agguato, soprattutto durante i rigori dell’inverno.

E come se ciò non bastasse, si aggiunge un improbabile Signore della Notte; altro che di ombre dei comignoli si nutre! Cipì, che abbiamo imparato essere un protagonista, cioè il personaggio principale della storia, si rivela curioso, un po’ ribelle, attento alla sorte non solo della sua famiglia, ma dell’intero gruppo. Osserva gli indizi per smascherare le trappole dell’uomo, si improvvisa poliziotto quando i conti non gli tornano, soffre quando non viene creduto dal gruppo. É un leader animato da un profondo senso di giustizia. Rileggere la fine di Margherì, il fiorellino poeta, è stata un’impresa; la magia delle parole di Mario Lodi commuove anche i cuori adulti più incalliti. Un libro indimenticabile.

età particolarmente indicata: dai 6/7 anni
valutazione di cuoredimamma: ratings_05grigio


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letture

Giù le mani! (un libro della settimana, ma non solo)

2 marzo 2011

Titolo eloquente per un argomento duro, sul quale un concorso di stimoli mi porta a riflettere. Dapprima ci è arrivato in casa il libro, che ha innescato diversi ragionamenti sia con le bambine che personali, da  donna e da mamma. Poi è subentrato  un post di genitoricrescono che, pur approfondendo un aspetto  più specifico legato ad internet e alle frequentazioni virtuali,  parla di pedofilia. Un post a mio avviso molto importante  per le famiglie con bimbi che già navigano in rete.  Per quanto riguarda il libro, ebbene, credo che non l’avrei mai proposto volutamente alle mie figlie; ben venga dunque che in biblioteca sia rimasto attaccato alle loro manine curiose.

Di primo acchito il sottotitolo ha alimentato una mia perplessità: io non voglio che gli adulti nel complesso siano visti come entità da cui difendersi. Proprio ieri mattina leggevo un’intensa riflessione di EquAzioni; come e se parlare ai nostri figli delle brutture del mondo? Come essere  “(…) il cambiamento che vogliamo vedere nella società”? Come insegnare ai nostri figli a “(…) considerare il mondo con benevolenza (…)”? Non dipingendo a tinte fosche tutti gli estranei  in quanto sconosciuti, senz’altro. Ma secondo me, anche senza vivere attanagliato da una paura paralizzante, ogni genitore sente l’esigenza di proteggere i propri figli ventilando il concetto che esistano anche adulti poco limpidi. Nella speranza che, se malauguratamente dovessero incappare in un soggetto simile, lo sappiano riconoscere. In fondo al libro che abbiamo letto, in una lettera destinata ai lettori adulti (ve n’è una anche per il lettore bambino), si esordisce proprio sottolineando: “(…) trovare le parole per dire ai bambini che ci possono essere adulti pericolosi non è facile. É importante proteggerli ma non mettere loro paura o ansia, né farli vivere col sospetto che il mondo sia popolato di ‘mostri’. Al contrario, essi hanno bisogno di coltivare la fiducia nei grandi e di sapere che la maggior parte degli adulti che si prende cura di loro è responsabile e rispetta i diritti dei minori. Dobbiamo però insegnare loro a difendersi quando noi non siamo vicini. (…)” A prescindere dal sottotitolo la storia non disegna infatti luci sinistre su tutti gli adulti, ma solo su un personaggio che pare non aver nulla di meglio da fare che osservare i piccoli pinguini mentre si divertono a pattinare. Torna tutti i giorni, copre di complimenti Leo. Con le bambine abbiamo riflettuto; ma se Leo avesse subito raccontato a mamma e papà di quel signore? Chissà, magari sarebbero venuti a veder pattinare e a far due chiacchiere col signore per conoscerlo. Il quale, molto probabilmente, non si sarebbe più fatto vedere da quelle parti. Perchè spesso chi prende certe iniziative con i bambini, con gli animali, con i piccoli è una persona codarda fra gli adulti. Leo poi è stato fortunato, perchè è riuscito a sfuggire alle molestie, arrivando a casa in men che non si dica nonostante fosse stato condotto in un posto che non aveva mai visto prima; però, ragionavamo, può capitare di dover cercare aiuto, anche per altre ragioni, anche se ci si è semplicemente persi di vista durante una passeggiata in un corso affollato. Con la nostra secondogenita, ad esempio, abbiamo vissuto ben due episodi del genere, da gelarti il sangue; una volta in spiaggia, a due anni e con un vocabolario molto limitato, ed una pochi mesi fa, durante un openday di una scuola. Nel primo caso allertai subito e in modo eclatante  (molto eclatante, ma non me ne pento) il bagnino, la voce si sparse in pochi minuti ed una mamma, parecchie file di ombrelloni più in giù, si accorse di aver appena visto passare una bella bimbetta che camminava tutta sola. Ma quegli attimi in cui mi era sembrato plausibile che non avrei più rivisto la mia piccola, in cui il mondo per te si ferma e rieccheggia dei battiti del tuo cuore galoppante, non li dimenticherò mai. Il secondo episodio è più recente e la mia piccola è stata intercettata da una famiglia amica che voleva appurare se noi sapevamo che lei era in un’altra stanza. Non lo sapevamo, si era allontanata nella frazione di secondo in cui consultavo un orario appeso in bacheca, è stato tutto rapidissimo e pure la paura non ha quasi fatto in tempo a far capolino. Quasi. In situazioni analoghe, con bambini già in grado di esprimersi, può essere importante riuscire ad individuare delle persone a cui chiedere aiuto… E voi, ci avete mai pensato? Che suggerimenti dareste in questo senso? Tornando alla nostra storia ispiratrice, a casa di Leo si minacciano castighi però, per fortuna, la mamma sa anche mettersi in ascolto al momento giusto, sollecitando delle risposte. Non è facile, perchè i sentimenti che una simile esperienza può scatenare in un piccolo cuore sono vari e tumultuosi, e non mancano sensi di colpa, imbarazzo, vergogna. E la paura di tradire un ‘segreto’, che spesso viene incoraggiata proprio dai molestatori per mantenere il loro potere. La mamma spiega a Leo un’importante distinzione fra segreti buoni, legati a cose belle, che si può tranquillamente tenere, e segreti cattivi, legati a sensazioni brutte, che ci fanno tremare di paura; quelli no, non vanno tenuti nascosti alle persone che ci vogliono bene. Questo discorso si allaccia ad un suggerimento che mi è stato tramandato dai miei genitori; quello di dare retta al proprio campanellino interiore. Perchè tutti abbiamo una sorta di campanellino, che comincia a suonare, per quanto in sordina, quando determinati comportamenti posti in essere da una persona ci fanno sentire a disagio. Attenzione; da qualunque persona siano posti in essere. Perchè il libro affronta solo il tema degli abusi perpetrati dagli sconosciuti. Ma l’uomo nero non è per forza un estraneo; anzi, non è nemmeno necessariamente uomo, non si può escludere l’aggancio di una figura femminile. En passant (molto en passant) ho fatto cenno a sfumature diverse rispetto a quelle della storia di Leo, in cui il nostro campanellino può mettersi a suonare anche in relazione a persone conosciute, amici di amici di amici di mamma, papà, nonno, nonna, zio, zia… Va bene, è giusto così, il campanellino non va mai ignorato; se ne parla con papà e mamma. La storia si conclude con i grandi che prendono le difese di Leo e di tutti i piccoli della comunità, cacciando via il molestatore. Purtroppo sappiamo che invece la realtà è più dura, soprattutto quando sono le mura di casa ad essere nemiche; allora non sempre le cose vanno come dovrebbero andare, non sempre i bambini vengono ascoltati e creduti, il lieto fine non è automatico. Ma a ciò non ho fatto cenno; è un’amarezza, una bruttura del mondo che, per il momento, ci teniamo noi adulti. Un libretto del genere, a mio avviso, offre molteplici possibilità di dialogo che si innescano partendo dalla storia; costituisce una sorta di linea guida dalla quale il discorso può diramarsi ovunque i lettori ne sentano il bisogno. Soprattutto, visto il modo in cui ne sono venuta a conoscenza, sono convinta dell’importanza e dell’utilità che può avere la sua presenza in un luogo  pubblico come la biblioteca o la scuola, al quale abbiano accesso tanti bambini provenienti dalle più svariate situazioni sociali. Perchè come è finito fra le mani delle mie figlie, allo stesso modo potrebbe capitare in mano ad un bambino che sta vivendo situazioni che mai ci si dovrebbe trovare a vivere, a nessuna età. E potrebbe fare la differenza.

GIÙ LE MANI!

sottotitolo: Il pinguino Leo impara a difendersi dagli adulti
autori:
Giuseppe Maiolo, Giuliana Franchini, Katia Schneider
illustrazioni:
Andrea Cagol
editore:
Centro Studi Erickson, 2007
codice isbn:
978-88-6137-161-3
numero di pagine:
35
dimensioni: 21,5 x 21,5 x 1 cm
presentazione in
quarta di copertina: <<”Ma che fa, signor Max?” “Nulla piccolo, nulla, sta buono… non ti agitare… va tutto bene.” Come ci si deve comportare se si è piccoli e indifesi e un adulto vuole farci del male? Come trovare il coraggio per parlare con i genitori di un abuso? Questa favola dedicata ai bambini più piccoli, tratta il tema delle molestie sessuali con grande sensibilità e chiarezza. È la storia del pinguino Leo, un cucciolo che, dopo aver subito un tentativo di abuso, si sente imbarazzato, confuso e impaurito. Finché non trova il coraggio di raccontare alla mamma quello che gli è successo… Una favola unica, che riesce ad affrontare un tema estremamente delicato con eccezionale limpidezza. Un racconto che per la prima volta si rivolge direttamente ai bambini, che potranno così imparare come è giusto comportarsi in certe situazioni e chiedere subito aiuto all’adulto senza vergognarsi e senza ingiusti sensi di colpa.>>
© Erickson, 2007

recensione: un testo che affronta con delicatezza un argomento pesantissimo e si presta, per come è strutturato, ad essere integrato con gli spunti che vogliamo dare o che i nostri figli fanno emergere. Tenere illustrazioni disneyane.
età particolarmente indicata: dai 5 anni
valutazione di cuoredimamma:
acquistabile online anche su Internet Bookshop

letture, libro della settimana, salute e sicurezza , ,

Libro della settimana: Indovina che cosa succede?

4 febbraio 2011

Un libro alla settimana. Ovvero: a piccoli passi forse ce la faccio, a consigliare i libri che ci stanno piacendo… Questa settimana, un altro libro in tema con l’inverno:

INDOVINA CHE COSA SUCCEDE? UNA PASSEGGIATA INVISIBILE

autrice: Gerda Muller
editore:
Babalibri, 2008
titolo originale:
Devine qui fait quoi, 1999
codice isbn:
978-88-8362-027-0
numero di pagine:
40
dimensioni: 23 x 19 x 0,7 cm
presentazione in
quarta di copertina: <<Chi sono i misteriosi personaggi di questa storia? E che cosa hanno fatto? Segui le loro tracce e lo scoprirai. Per fortuna molti indizi (in particolare i piccoli disegni all’inizio e alla fine del libro) ti potranno aiutare. Guarda bene: tocca a te immaginare la storia>>
© Babalibri, 2008

recensione: le illustrazioni sono particolareggiate e molto belle, come può ben immaginare chi già conosce questa autrice. In più l’assenza di testo permette alla fantasia del bambino di ricostruire cosa accade ad un loro piccolo coetaneo in una mattina di neve, seguendo le sue tracce durante il risveglio, la colazione e poi fuori, a giocare con il cane, dove il bianco ammanta tutto e rivela i passi di chi lo percorre. Un libro che alle mie figlie sta piacendo tanto, forse anche perchè tratta fatti molto concreti e vicini alla loro età.
© cuoredimamma.org
età particolarmente indicata: dai 3 anni
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letture, libro della settimana

Un capitolo al giorno

30 gennaio 2011

Forse non leverà il medico di torno. Ma è diventato un appuntamento quotidiano piacevole sia per me che per le bambine. Un piccolo rituale cercato e sollecitato proprio da loro, quando si fa sera. Confesso che, se non avessi letto l’esperienza positiva di altre mamme (vedi link a piè di pagina), non so quando mi sarei lanciata con i classici. Probabilmente avrei aspettato ancora… qualche anno? Chissà. Forse a questo punto sarei rimasta agli albi illustrati (che comunque non mancano). Mi sarebbe parso ‘troppo presto’. Mi sarebbe parso più opportuno delegare alla lettura autonoma delle mie figlie, la scoperta di certi tesori della letteratura. Invece ho capito che tre anni possono non essere affatto presto; e sto apprezzando la possibilità di costruirci un immaginario comune, condiviso e originale, a monte delle più conosciute manipolazioni commerciali, disneyane ecc ecc. La lettura di libri più corposi rispetto ai consueti albi illustrati mi ha permesso anche di notare il cambiamento di postura delle bambine, indice che hanno acquisito una interessante capacità di concentrazione durante l’ascolto. Ricordo che abbiamo cominciato con la versione originale di Winnie Puh (sulla quale nutro qualche riserva che spero di spiegare a breve); dopo i primi cinque minuti, la mia primogenita cominciava a rotolarsi sul divano, a strusciarsi, ascoltando, sì, ma non riuscendo assolutamente a restare seduta al mio fianco. Ho pensato che la sindrome di Asperger non la aiutasse; lo sfogo fisico mi sembrava uno stratagemma per reggere più a lungo la concentrazione che evidentemente le richiedeva seguire un intero capitolo. La sorellina, va da sè, la imitava al volo… Abbiamo proseguito, confidando nei piccoli progressi che notavo man mano. Dagli asteroidi del Piccolo Principe siamo atterrate nella cucina di Pippi Calzelunghe… sì, proprio mentre cucinava i biscotti allo zenzero a forma di cuore… ed è da allora che le bambine hanno cominciato a restar sedute, incollate ai miei fianchi, attente ad ogni singola parola, per tutta la durata di un capitolo. A volte anche due! Seguire il filo di una narrazione è molto importante soprattutto per la mia bimba grande, in quanto manifesta qualche difficoltà proprio nella costruzione di racconti, a fronte di una sorprendente capacità di fotografare situazioni e dettagli.  Di recente abbiamo introdotto un nuovo rituale; ho cominciato raccogliendo in un quaderno alcuni disegni realizzati dalle bambine nel corso del tempo, che mi raccontavano essere ispirati ai libri che stavamo leggendo. Adesso, ogni volta che terminiamo un libro, andiamo ad aggiungere uno o due disegni di ricordo nel quadernone:

‘scheda’ per ogni libro, con queste indicazioni
abbiamo letto: titolo, autore, copertina, paese di ambientazione (i colori sono quelli
dei continenti Montessori che le bimbe già conoscono), anno di pubblicazione

dal quaderno di Bimba Grande:
“Pippi Calzelunghe fa i biscotti a forma di cuore”
(la passione del momento è il disegna, ritaglia, incolla, fissa con nastro adesivo ;-])

dal quaderno di Bimba Piccola:
“Totò (da destra), Dorothy, il Leone, lo Spaventapasseri, il Boscaiolo di Stagno”

dal quaderno di Bimba Grande:
“Lo Spaventapasseri (da sinistra), Dorothy col vestito a quadretti bianchi e blu, Totò”

dal quaderno di Bimba Grande:
“Il Boscaiolo di Stagno e il Leone”

dal quaderno di Bimba Grande:
“Il Boscaiolo di Stagno e il Leone… visti da dietro mentre camminano!”

Osservando i disegni, sto rivalutando anche l’importanza di leggere trame in cui vengono raccontate relazioni fra persone, fatti, accadimenti ed emozioni umane; non solo a beneficio della mia primogenita, che ha bisogno di lavorare su queste sfumature, ma più in generale, perchè comincio a sentire stretto il mondo degli animali umanizzati, pur indispensabili per veicolare concetti talvolta enormi… Così procediamo, e ora che abbiamo lasciato Dorothy in Kansas dalla zia Emma e dallo zio Enrico, ci apprestiamo a seguire le alterne vicende di una famiglia di passerotti padani ;-) Per chi fosse interessato, in questa pagina raccoglierò (con calma, inutile che lo dica, vero? ;-]) traccia delle nostre letture.

Qui di seguito vi segnalo invece alcuni luoghi virtuali dove ricordo si sia parlato di lettura con i bambini (che andrò ad integrare man mano):

autismo, blogosfera, letture, riti, sindrome di asperger , ,

Libro della settimana: Jack Frost

28 gennaio 2011

Un libro alla settimana. Ovvero: a piccoli passi forse ce la faccio, a non soccombere metaforicamente sotto la pila di libri che ci stanno piacendo/sono piaciuti e mi sento di consigliare… Parto con questo piccolo albo illustrato in inglese, molto adatto alla stagione che stiamo vivendo:

JACK FROST

autore: Kazuno Kohara
editore:
Macmillan Children’s Books, 2009
codice isbn:
978-0-230-70540-1
numero di pagine:
28
dimensioni: 25,5 x 26 x 0,8 cm
presentazione in
quarta di copertina: <<The trees are glistening white, the ground is crisp, and the pond is a slippery ice rink. Jack Frost is here, working his wintry magic! But how long will the spell last?>>
© Macmillan Children’s Books, 2009
recensione: un bambino se ne sta mogio mogio chiuso in casa, a rimpiangere le scorribande estive con gli amici… quando l’inverno si presenta, figuretta spassosa e irresistibile, mostrandogli quanto ci si può divertire con lui! E presto sarà primavera… Le illustrazioni sono stilizzate a due colori, i testi brevi a caratteri di medie dimensioni, di semplice comprensione.
età particolarmente indicata: dai 3 anni
valutazione di cuoredimamma: ratings_04grigio

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letture, libro della settimana ,

Riflessioni sul ‘fattore pink’

31 ottobre 2010

C’è stato un tempo in cui questo sito sfoggiava un look rosa confetto, pur declinato in successive varianti. Sempre rosa confetto era. Un giorno mio cognato lo sbirciò di sfuggita e commentò: “Bleah… è tutto rosa!” E quella reazione fu un primo, pur fastidioso, semino, che mi costringeva a prendere atto della probabile accoglienza media da parte degli uomini che, se padri, in teoria avrebbero potuto fruire dei temi affrontati nel sito! Con quell’etichetta rosa stavo di fatto respingendo l’altra metà della società. Nel giro di un anno incontrai i primi blog di mamme e cominciai a riflettere e a confrontarmi, anche via mail, su diversi temi, tra i quali non poteva mancare la questione di genere. Una volta aperti gli occhi grazie a quegli scambi preziosi, mi è venuto spontaneo interrogarmi sul perchè, quando avevo concepito l’idea di un sito che parlasse di maternità, non ero riuscita ad immaginarmelo di un altro colore; mi era parso davvero il più azzeccato e pertinente. Non ho ancora trovato una risposta. Chi mi conosce sa che non sono una persona tutta a cuoricini, e provengo da un’infanzia in cui il rosa era davvero un colore come un altro; gli album di famiglia testimoniano come il mio abbigliamento, agli sgoccioli degli anni Settanta e per tutti gli anni Ottanta, spaziasse fra verdi, gialli, rossi, blu (e sì, anche fra quadrettoni e altre geometrie cui oggi ridiamo dignità sotto la definizione di vintage ;-]). Lo stesso discorso valeva per i giocattoli.

Quando nacque mia sorella, qualcosa invece stava cominciando a cambiare; e fra i regali torreggiava un enorme orso di peluche rosa shocking. Evidentemente, in un angolo non ben identificato della mia personalità, ad un certo punto si era infiltrato il binomio donna/mamma/maternità & rosa. Qualche mese fa, osservando lo stendibiancheria ingombro, ho deciso  che se ti ritrovi a far partire a pieno carico una lavatrice di capi rosa alla settimana, ecco, forse c’è un problema di equilibrio cui sarebbe il caso di porre rimedio. Perchè c’è quel ‘bleah’ a suggerirmi in sottofondo che no, non voglio che le mie bambine si identifichino in un solo colore che le classifica come femmine, chiudendo loro diverse porte nell’interazione con i coetanei maschi, i quali probabilmente si sentono respinti dal colore anche per l’abuso che ne viene fatto nella declinazione total pink ormai dilagante… A parte l’ampliamento della scala cromatica nel vestiario delle mie figlie, per il momento mi considero fortunata a non aver bisogno di ulteriori ‘correzioni di tiro’. Il loro ingresso nella scuola dell’infanzia (e, quindi, in qualche misura il loro primo passo al di fuori della famiglia) è stato per entrambe all’insegna dell’approccio Montessori, che è notoriamente neutro nell’utilizzo dei vari lavori ed attività, nessuno dei quali viene rivolto specificamente a maschi o a femmine. Prosegui la lettura…

attualità, blogstorming, letture, montessori, questione femminile , , ,

Facciamo tornare i bambini nei boschi?

12 marzo 2010

louv_01Colgo al volo l’occasione di confrontarmi su un libro che ho letto con molto interesse e che, nel complesso, mi è piaciuto. Un libro di quelli che non ce l’avevo proprio fatta a lasciare sullo scaffale del negozio (la copertina, al solito, ha giocato il suo ruolo ;-) , anche se poi ci ha messo più di un anno a finirmi tra le mani. Vi racconterò gli aspetti che mi sono piaciuti e di cui vorrei far tesoro; per una valutazione scientifica e davvero a tutto tondo vi rimando alla recensione di momatwork, che ha colto degli elementi critici molto interessanti (il falso mito della frontiera civilizzante, il modo di fruire la natura, l’esportabilità in Europa di quanto proposto…)! ‘L’ultimo bambino nei boschi‘, di Richard Louv, viene spesso ricordato per la teorizzazione del disturbo da deficit di natura; nonostante non sia la parte del libro che più mi ha colpita, è evidente come il solo fatto di trattare la natura e la sua mancanza come un problema di carattere potenzialmente medico attiri l’attenzione sull’argomento. In questo l’autore raggiunge appieno il suo scopo, e in maniera perfettamente consapevole. Non si tratta di una sindrome o di una malattia, quanto piuttosto di un fattore che può aggravare il disagio e le difficoltà di attenzione in quei bambini che manifestano una (questa sì, per quanto controversa) sindrome da deficit di attenzione e iperattività, disturbo che viene tirato in ballo sempre più spesso anche nel nostro paese e che è oggetto di polemiche a causa dei trattamenti farmacologici cui viene fatto ampio ricorso, specialmente negli Stati Uniti. Pare che combinando un aumento del tempo passato in mezzo alla natura con una diminuzione del tempo trascorso davanti alla televisione (rea di rubare tempo invece di amplificarlo come fa la natura), sommati ad un ambiente educativo stimolante, nei bambini si riscontri una riduzione dei sintomi del deficit di attenzione e soprattutto, come sottolinea l’autore, un aumento della loro felicità. Ecco, vista la posta in gioco mi sembra una strada che vale senz’altro la pena percorrere, con indubbi vantaggi a fronte di costi quasi nulli. Tra l’altro i benefici dell’immersione nella natura sono noti, e riguardano non solo i bambini ma tutte le persone, in generale. Con valenza non solo terapeutica ma anche, fattore non meno importante, preventiva; mi piace pensare che i ‘ricordi erbosi’ che si creano nell’infanzia permangano nel tempo, come “(…) capsule medicinali a rilascio lento (…)”…

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Camille Pissarro, 'View From My Window, Eragny'
1886-88
Ashmolean Museum, Oxford

Una finestra che si affaccia su un panorama gradevole ha già di per sè il potere di migliorare il nostro umore e, in base a studi fatti, anche il nostro rendimento. Come mai siamo così attratti dal verde? Richard Louv cita lo psicologo dell’età infantile Michael Gurian, il quale sostiene che “(…) il nostro cervello è impostato per un tipo di vita che si delineò cinquemila anni fa, ovvero per un’esistenza agricola orientata alla natura. Dal punto di vista neurologico, gli esseri umani non sono riusciti a mettersi in pari con l’ambiente fin troppo ricco di stimoli del giorno d’oggi (…)” Non so quanto possa essere fondata questa affermazione; fatto sta che a me sembra plausibile e in linea con quanto penso a proposito, ad esempio,  degli istinti dei neonati e dei loro bisogni. Ho la sensazione che, per quanto l’era della vita nelle caverne ci sembri sprofondare nella notte dei tempi, in termini evoluzionistici le aspettative di accudimento stampate nel corredo genetico dei nostri cuccioli potrebbero non essere così diverse da quelle di allora. Credo che abbiamo tutti provato, almeno qualche volta, questa innata attitudine a trovare pace, armonia e bellezza nell’ambiente che ci circonda: quante volte una passeggiata in un parco/bosco/monte/spiaggia ci ha riconciliati con il mondo? C’è chi ha caratterizzato il disturbo da deficit di natura anche in quanto sofferenza per ‘lontananza dalla bellezza’. Non mi sembra affatto sciocco.

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L’autore analizza alcuni dei fattori che, a suo avviso, contribuiscono ad allontanare sempre più i bambini dal contatto diretto e quotidiano con la natura. Fra questi occupa un ruolo importante la paura verso gli estranei e quanto può accadere negli spazi aperti, nonostante le statistiche, quando sono divulgate in modo serio e non manipolate per scopi propagandistici (la cosiddetta ‘truffa del mostro’), mettano in evidenza come le peggiori violenze si consumino per lo più fra le pareti domestiche, ad opera di persone familiari. E’ una paura contagiosa e strisciante, dalla quale nemmeno io mi considero del tutto immune. Però credo che rafforziamo di più i nostri bambini se la smettiamo di “(…) considerare le interazioni sociali più pericolose di quanto non siano veramente (…)”, se cominciamo a parlare ai nostri figli “(…) non soltanto del male, ma anche del bene, [insegnando] loro a cercare adulti che possano aiutarli quando si sentono minacciati (…)”, se ci concentriamo sul trasmettere delle informazioni che permettano loro di difendersi (se a qualcuno questi discorsi dovessero suonare vagamente familiari, è perchè l’anno scorso se ne era già parlato qui, esattamente in questi termini! ;-]) e sul dedicare loro amore e tempo. Infatti, anche questo è noto, gli eventuali predatori tendono a prendere di mira dei bambini che percepiscono come insicuri e soli. Se tutti ci impegnassimo a lottare contro questo genere di paura, credo che finiremmo per riappropriarci dei nostri paesi, dei nostri quartieri; perchè è chiaro che finché la maggior parte dei bambini se ne sta rintanata in salotto nella rassicurante (sigh!) compagnia di televisione e computer, i pochi che giocano fuori restano inevitabilmente più soli ed esposti.

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Ora, si fa presto a dire natura. Che tipo di approccio e fruizione viene suggerito nel libro? Ho trovato innanzitutto una conferma dell’importanza di sbloccarsi, di “(…) superare la convinzione che non valga la pena di fare qualcosa con i nostri bambini a meno che non lo si faccia nel modo giusto (…)”. Sarà un fattore caratteriale, ma vi garantisco che è molto facile lasciarsi paralizzare dalla sensazione che manca ancora ‘giusto qualche tassello’ e poi si sarà pronti per lanciarsi, fare, proporre, sperimentare… ecco, vale per la fruizione della natura come per i lavoretti o le attività montessoriane che vogliamo fare a casa con i nostri bambini: mi sto rendendo conto che il momento in cui mi sentirò ‘abbastanza pronta’ potrebbe non arrivare mai. E le mie bambine sono qui adesso, e hanno bisogno adesso del mio tempo e di fare cose assieme, come vengono vengono. Noi ci siamo lanciate già dalla scorsa estate, e devo dire che, nemmeno ad impegnarsi tanto per far andare male le cose, le bambine sono rimaste scontente di un’attività, anche se non era esattamente quella che avevo in mente. Perchè, appunto, le aspettative erano nella MIA mente, non nella loro ;-] Posso tranquillamente dire che stiamo imparando a lasciarci guidare proprio dalle nostre figlie, con grandi soddisfazioni reciproche!

“(…) La natura è perfetta nella sua imperfezione, con le sue infinite parti e possibilità l’una diversa dall’altra, con il fango e la polvere, le ortiche e il cielo, i momenti di spiritualità e le ginocchia sbucciate (…)”

Richard Louv

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Segue un’analoga logica anche la tendenza a considerare le forme naturali più significative e degne di essere vissute come “(…) qualcosa che avviene da un’altra parte, spesso a centinaia di chilometri dal luogo di residenza della maggior parte della gente (…)”, per cui si aspetta la gita annuale, l’escursione nella riserva, la visita al parco nazionale. Ovviamente anche queste mete ci possono stare, ma l’autore invita a riflettere su quanto valore abbia per un bambino l’esperienza quotidiana, vissuta possibilmente in libertà, di uno spazio vicino a casa/scuola, per quanto piccolo possa essere: uno stagno, un ruscello, un boschetto, un giardino pubblico. Ne derivano diverse considerazioni.

  • è interessante predisporre dei luoghi incolti, dove i bambini possano dare sfogo alla fantasia trovando tronchi, arbusti e vegetazione spontanea, calpestabile e vivibile, possibilmente autoctona. Capita più spesso di vedere prati pettinati e aiole di fiori meramente decorative che i bambini non possono vivere appieno. Anche nella verdissima Germania si nota il contrasto. Che ci siano entrambe le cose, va bene; è pensare agli spazi verdi solo come ‘teche’ da guardare e non toccare, che secondo me non incontra le esigenze dei bambini. Certo, sappiamo bene come un ambiente pulito e intoccabile potrebbe esporre meno ad  eventuali cause legali intentate per procurate lesioni, ancorché lievi (pensavo fosse una situazione tipica del nostro paese invece, stando al libro, non è così). Ma qui torniamo al discorso delle paure che ci attanagliano ;-]
  • più in generale, sarebbe bello ricordarsi che i bambini hanno bisogno anche dell’ozio creativo, non solo di attività strutturate, come quelle sportive, delle quali abbonda il calendario settimanale dei nostri figli. Sta ai genitori trovare un giusto equilibrio fra la troppa noia e la troppa sorveglianza che, uccidendo la noia costruttiva, uccide anche la creatività in cui sfocia.
  • ‘Adottare’ un piccolo spazio di natura spontanea vicino a casa o vicino alla scuola, frequentarlo possibilmente tutti i giorni, annotando le trasformazioni indotte dalle stagioni (viene suggerito di tenere un diario della vita all’aria aperta e, in effetti, nel mondo anglosassone si trovano molti esempi di nature diaries ai quali ispirarsi), permette ai bambini e ai ragazzi di creare un legame con il proprio territorio, nei confronti del quale in molti, al momento, dichiarano purtroppo di non sentirsi legati.

Nel libro ci si interroga anche sul modo di divulgare la conoscenza della natura, sul come trasmettere le informazioni senza che esse vengano a noia o, addirittura, spaventino.

  • Da un lato manca l’esperienza pratica della natura, dall’altro si sceglie spesso di raccontare fenomeni naturali particolarmente scenografici e sorprendenti, confidando di riuscire a calamitare maggiormente l’attenzione dei ragazzi grazie agli ‘effetti speciali’. Si tratta per lo più di eventi estremi (eruzioni vulcaniche, terremoti) o di particolari emergenze (inquinamento, disastri ambientali), la cui drammaticità può portare ad una visione della natura tale da incutere paura e generare, per difesa, la reazione opposta rispetto a quella sperata, cioè una sorta di fuga da ‘attaccamento ansioso-evitante’. Forse è una conclusione forzata, ma può sicuramente far riflettere insegnanti ed educatori…
  • La mancanza di conoscenza del territorio circostante, alla quale si è già accennato, è connessa anche ad una divulgazione troppo astratta, che favorisce lo studio teorico, su libri e computer, senza lasciare abbastanza spazio (o non lasciandone affatto!) alla sperimentazione empirica. Questo tema è molto importante, e implica proprio un ragionamento su quale sia il metodo in grado di  far accostare e magari appassionare  gli studenti al mondo delle scienze. Studenti che, vale la pena ricordarlo, saranno anche i ‘futuri assistenti della natura’. Mi hanno colpita questi due passaggi, tra i quali vedo una forte connessione:

[Cosa significa l'] estinzione di un condor per un bambino che non ha mai visto uno scricciolo?

citazione del naturalista Robert Michael Pyle

“(…) Oggi molto probabilmente un ragazzo sarebbe in grado di sciorinare una serie di informazioni sulla foresta pluviale amazzonica, ma non saprebbe dire quando è stata l’ultima volta che ha esplorato un bosco da solo o si è sdraiato in un campo ad ascoltare il rumore del vento o a guardare le nuvole in viaggio (…)”

Richard Louv

Il nozionismo puramente teorico tende ad affascinare e appassionare molto meno della sperimentazione diretta, dell’osservazione quotidiana delle vicende naturali in un angolo del giardino della scuola. Non ne abbiamo forse avuto uno straordinario esempio in Italia, con ‘Cipì’ di Mario Lodi (e i suoi ragazzi)? L’approdo naturale di una simile riflessione porta ad un ambito che mi è familiare: l’approccio montessoriano, che punta proprio alla stimolazione sensoriale, a far lavorare le mani (“Le mani del bambino sono il suo vero maestro”) in quanto principale organo della sua intelligenza. Viene spezzata un’altra lancia in favore dell’educazione montessoriana quando si raffrontano da un lato l’estrema e crescente competitività del sistema scolastico statunitense, dall’altro l’eccellente  sistema finlandese, sempre ai primi posti (quando non al primo) nelle valutazioni dell’OMS, nel quale i bambini cominciano a frequentare la scuola primaria a sette anni, non ricevono votazioni fino ai tredici anni e godono di grande libertà di movimento e gioco: “(…) dopo ogni lezione di 45 minuti sono liberi di uscire per un quarto d’ora in modo da potersi sfogare (…). Incredibile, vero ;-] Che dire, infine, dell’idea dal sapore vagamente utopico, di “liberare gli alunni dalle aule”? Di edifici affacciati su spazi aperti e giardini che ricoprono l’intera area scolastica? Di scolaresche munite di zainetto ed album per gli schizzi che si recano regolarmente non dico nel canyon dietro la scuola ;-], ma almeno nel parchetto più vicino a “(…) toccare, assaporare, odorare, seguir tracce (…)”…

“(…) La passione nasce dalla terra stessa tra le mani infangate dei più piccoli, viaggia lungo maniche sporche di erba e arriva diritta al cuore (…)”

Richard Louv

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Noi questo inverno abbiamo cominciato a mettere in pratica con più coraggio e costanza una sola indicazione di buon senso: quella di concederci tante passeggiate alla scoperta dei nostri dintorni, dal monte dietro casa al boschetto sulla strada che conduce all’asilo, nonostante il freddo e, soprattutto per il papà, la voglia di poltrire che si abbatte come una mannaia sui weekend. Con la bella stagione l’entusiasmo potrà solo aumentare ;-] Anche perchè abbiamo deciso di fare nostro un pezzetto del campo del nonno: ci basteranno una carriola, palette e pentolini, qualche bulbo da interrare sotto gli ulivi e delle piantine di lavanda per la mamma, che sogna almeno un angolino di Provenza – dopotutto in piena terra darà più soddisfazioni che in un vaso sul terrazzo, no? ;-]

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Ulteriori spunti:

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letture, montessori, natura, parenting , , ,

Libreria virtuale, libreria dei sogni…

31 gennaio 2010

libreria_books1Questa sezione è la ragion d’essere principale del sito che state leggendo. Che si è sviluppato proprio attorno al progetto di lasciare traccia delle letture che stavo facendo e che stavano accompagnando il mio percorso di crescita, come genitore e come persona. Ovviamente non conoscevo ancora anobii… ;-] Ho aggiunto presto i libri che proponevo alle mie bambine, visto che ormai erano andati a lastricare di immagini, situazioni e sensazioni anche il mio immaginario… Poi è intercorsa quella lunga fase di ristrutturazione grafica che oggi posso considerare, finalmente e definitivamente, alle spalle. Ora la nuova versione ‘blogghesca’ del sito ospita fra le sue pagine anche i suggerimenti per la lettura, che spero di arricchire, man mano, di nuovi titoli e recensioni. I miei gusti in fatto di libri per bambini si sono leggermente modificati, nel tempo, di pari passo con la crescita delle mie figlie. Mi sono capitati per le mani dei piccoli gioielli ben illustrati, narrativa in fase embrionale, albi illustrati e bei racconti. Ora, vedete la libreria raffigurata qui di seguito?

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Questo posto esiste per davvero. Non solo fisicamente, in quanto estrapolato da una sperduta contea britannica per fare da base alle mie maldestre elaborazioni grafiche. Esiste proprio nella mia mente. E nel mio cuore. Spaziosa ma non dispersiva, ordinata ma non asettica, una musica in sottofondo, angoli accoglienti che invitano a prendersi del tempo per sé, per lasciarsi cullare dalle pagine di un libro, senza fretta, sorseggiando qualcosa di buono. Titoli scelti perchè parti integranti e in armonia con un percorso vicino al mio modo di sentire, a prescindere dall’opportunità commerciale e da logiche di carattere imprenditoriale. La possibilità di ospitare letture e rappresentazioni teatrali rivolte ai bambini di varie fasce d’età. Sono sicura che esistano molti posti del genere e, se un giorno le circostanze dovessero offrirmi uno spiraglio utile, chissà… Per il momento mi accontento del compromesso costituito da questo sito, luogo astratto e immateriale per eccellenza. E dal tramite rappresentato da un distributore di libri che opera online ed offre la possibilità di partnership. In questo senso è come se l’avessi per davvero, un negozietto. Ma continuerò a segnalarvi anche titoli ormai fuori stampa, reperibili in biblioteca, sulle bancarelle o alle fiere del libro… Perchè si tratta di libri che ho effettivamente in casa. E che mi piacciono. E…. mi sembra l’unico criterio davvero importante.

Ecco le novità ‘tecniche’ che ho introdotto:

  • Proposte Utili, una sezione nella quale darò visibilità ad iniziative e progetti volti alla promozione della lettura nell’infanzia, che mi potete segnalare anche via mail;
  • Novità in Vetrina, dove trovate gli ultimi titoli che ho reperito, prima che vengano smistati nelle sezioni di appartenenza.

Inauguro la libreria ristutturata con  14 nuove proposte di Libri per Genitori e 19 di Libri per l’Infanzia. Grazie per la pazienza di questi mesi e… a presto ;-]

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