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Archivio per la categoria ‘imparare a leggere’

Formato risparmio: io leggo da sola

1 febbraio 2011

Non ho ancora sei anni e da un mesetto so leggere. Al mattino, quando facciamo colazione, vedo la mamma versarsi nel latte un cucchiaino di caffè solubile attinto da un bel barattolo in ‘f-o-r-m-a-t-o- formàto! r-i-s-p-a-r-m-i-o rispàrmio! Formàto, rispàrmio!” Quando andiamo a passeggio, son tutti miei i cartelli, le insegne più strane, i divieti (per quelli ho una vera passione, adesso che comprendo appieno il nesso fra immagine e comando scritto!).

I dorsi dei libri sugli scaffali non han più misteri. Che soddisfazione. Quante volte mi capita di battere le mani, come faccio  da un po’ di tempo a questa parte, quando sono molto, molto eccitata per qualcosa! Non ho ancora sei anni, e il mio mondo sta acquistando una dimensione in più, che si prospetta molto interessante.

“(…) avvenne un fatto sorprendente. Mentre stavamo preparando del materiale per insegnare l’alfabeto stampato e ritentare la prova dei libri, i bambini cominciarono a leggere tutte le stampe che si trovavano nella scuola: e c’erano alcuni scritti veramente difficili a decifrare, come un certo calendario dove erano stampate parole scritte in lettere gotiche. Al tempo stesso i genitori vennero a dire che per la strada i bambini si fermavano a leggere le insegne delle botteghe e non si poteva più andare a spasso con loro. Era evidente che i bambini si interessavano a decifrare i segni alfabetici, non a sapere quelle parole. Vedevano una scrittura diversa, e si trattava di conoscerla, riuscendo a ricavarne il senso di una parola. Era uno sforzo di intuizione paragonabile a quello che induce gli adulti a rimanere lungamente studiando i segni di scritture preistoriche scolpite sulla pietra, fino a che il senso che ne deriva dà la prova di aver decifrato i segni sconosciuti. Questo era il movente della nuova passione che nasceva nei bambini (…)”

Maria Montessori, ‘Il segreto dell’infanzia’ ed. Garzanti, 2007

“(…) Non comincio da parole facili o difficili, perchè i bambini sanno già leggere la parola come composto di suoni: lascio che il piccino lentamente traduca in suoni la parola scritta e, se l’interpretazione è esatta, mi limito a dire: ‘Più presto.’ Il bambino, la seconda volta, legge più svelto, spesso senza ancora capire: io ripeto: ‘Più presto, più presto.’ Il bambino legge sempre più svelto ripetendo lo stesso accumulo di suoni, e finalmente indovina; allora guarda con una specie di riconoscenza e assume quell’atteggiamento di soddisfazione, che tante volte irradia i nostri piccini. Questo è tutto l’esercizio della lettura: esercizio rapidissimo e che presenta al bambino, già preparato con la scrittura, una ben piccola difficoltà. Davvero tutte le noie del sillabario sono sepolte insieme ai bastoncelli! (…)”

Maria Montessori, ‘La scoperta del bambino’ ed. Garzanti, 2008

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