Riflessioni sul ‘fattore pink’
C’è stato un tempo in cui questo sito sfoggiava un look rosa confetto, pur declinato in successive varianti. Sempre rosa confetto era. Un giorno mio cognato lo sbirciò di sfuggita e commentò: “Bleah… è tutto rosa!” E quella reazione fu un primo, pur fastidioso, semino, che mi costringeva a prendere atto della probabile accoglienza media da parte degli uomini che, se padri, in teoria avrebbero potuto fruire dei temi affrontati nel sito! Con quell’etichetta rosa stavo di fatto respingendo l’altra metà della società. Nel giro di un anno incontrai i primi blog di mamme e cominciai a riflettere e a confrontarmi, anche via mail, su diversi temi, tra i quali non poteva mancare la questione di genere. Una volta aperti gli occhi grazie a quegli scambi preziosi, mi è venuto spontaneo interrogarmi sul perchè, quando avevo concepito l’idea di un sito che parlasse di maternità, non ero riuscita ad immaginarmelo di un altro colore; mi era parso davvero il più azzeccato e pertinente. Non ho ancora trovato una risposta. Chi mi conosce sa che non sono una persona tutta a cuoricini, e provengo da un’infanzia in cui il rosa era davvero un colore come un altro; gli album di famiglia testimoniano come il mio abbigliamento, agli sgoccioli degli anni Settanta e per tutti gli anni Ottanta, spaziasse fra verdi, gialli, rossi, blu (e sì, anche fra quadrettoni e altre geometrie cui oggi ridiamo dignità sotto la definizione di vintage ;-]). Lo stesso discorso valeva per i giocattoli.

Quando nacque mia sorella, qualcosa invece stava cominciando a cambiare; e fra i regali torreggiava un enorme orso di peluche rosa shocking. Evidentemente, in un angolo non ben identificato della mia personalità, ad un certo punto si era infiltrato il binomio donna/mamma/maternità & rosa. Qualche mese fa, osservando lo stendibiancheria ingombro, ho deciso che se ti ritrovi a far partire a pieno carico una lavatrice di capi rosa alla settimana, ecco, forse c’è un problema di equilibrio cui sarebbe il caso di porre rimedio. Perchè c’è quel ‘bleah’ a suggerirmi in sottofondo che no, non voglio che le mie bambine si identifichino in un solo colore che le classifica come femmine, chiudendo loro diverse porte nell’interazione con i coetanei maschi, i quali probabilmente si sentono respinti dal colore anche per l’abuso che ne viene fatto nella declinazione total pink ormai dilagante… A parte l’ampliamento della scala cromatica nel vestiario delle mie figlie, per il momento mi considero fortunata a non aver bisogno di ulteriori ‘correzioni di tiro’. Il loro ingresso nella scuola dell’infanzia (e, quindi, in qualche misura il loro primo passo al di fuori della famiglia) è stato per entrambe all’insegna dell’approccio Montessori, che è notoriamente neutro nell’utilizzo dei vari lavori ed attività, nessuno dei quali viene rivolto specificamente a maschi o a femmine. Prosegui la lettura…
attualità, blogstorming, letture, montessori, questione femminile























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