Allattamento

Ho sentito l’urgenza di lavorare a questa piccola guida da subito, non appena messo online il sito. Ecco brevemente il perchè. Ho allattato la mia prima bimba per 17 mesi, di cui 6 in via esclusiva. La seconda, che ora ha 16 mesi, non ha assunto alimenti diversi dal latte materno fino ai 10 mesi. Poi, nei due mesi successivi, è arrivata a mangiare di tutto, gradualmente (ho rispettato infatti il principio di gradualità nell’introduzione dei cibi nuovi, come suggeriscono i pediatri, per le allergie, tutt’al più che la sorella maggiore è allergica all’uovo). Dai sei, sette mesi avevo provato, di tanto in tanto, a proporle le tradizionali pappe (brodo vegetale con crema di riso, mais e tapioca, liofilizzato o omogeneizzato ecc.), ma ogni volta ottenevo un netto rifiuto. Verso i dieci mesi, improvvisamente, ha iniziato ad interessarsi a quello che mangiavamo a tavola (soprattutto a ciò che io portavo alla bocca), ed ha apprezzato da subito pastasciutta, carne e pesce tagliati a pezzetti, frutta e verdura a volontà, che voleva mangiare rigorosamente da sola, con le sue manine. Verso i tredici mesi ha iniziato, sempre improvvisamente, ad esigere anche lei una forchettina. Ora mangia autonomamente, un po’ di tutto e con buon appetito. Mangia ancora dal seno il mattino al risveglio, prima del pisolino pomeridiano e prima di addormentarsi la sera, impiegando ogni volta una decina di minuti al massimo, spesso anche meno… Per un bilancio definitivo della mia esperienza potrò aggiornarvi solo tra qualche mese! Ma ho già imparato parecchie cose. Innanzitutto, a fidarmi delle mia bimbe e del mio istinto; un allattamento esclusivo così prolungato come quello che ha richiesto la mia secondogenita è piuttosto insolito al giorno d’oggi, ma per lei si è rivelato un evento del tutto naturale, dal quale, con i suoi tempi, ha iniziato da sola a svezzarsi. Di lotte snervanti, nemmeno l’ombra. Ho anche imparato quanto sia fondamentale il sostegno da parte di altre mamme con esperienza positiva in allattamento, di personale sanitario con preparazione veramente specifica e, perché no, di qualche buon testo. Cose delle quali ho potuto beneficiare in occasione della mia seconda bimba, e solo allora ho compreso quante ansie inutili mi sarei risparmiata con la prima, se avessi saputo a chi rivolgermi e quali testi mi avrebbero potuta aiutare (aiuto concreto, non solo teorico)! Posso dire che ho avuto fortuna, e vorrei trasmettere la mia esperienza ad altre mamme interessate all’allattamento, nella speranza che ciò possa servire, magari a non ripetere tutte sempre gli stessi errori…

Copyright: tutti i testi presenti nella sezione Allattamento di cuoredimamma.org sono stati scritti da me personalmente, e sono ispirati ad articoli, testi, libri, siti, blog, sia italiani che americani (che riporto di volta in volta come fonti), nonché alla mia esperienza diretta. L’unica condizione per utilizzare in qualche modo i miei testi (esclusivamente per scopi divulgativi e NON commerciali!)  è di darmene comunicazione preventiva (e-mail). Grazie!

Una riflessione dalla quale partire

Guardandomi attorno, ascoltando le storie di altre neomamme della mia zona, e dando un’occhiata alle statistiche, mi rendo conto sempre di più che non sono in buona compagnia. Non posso non chiedermi: visto che, in teoria, tutti sono d’accordo nel sostenere quanto il latte materno sia prezioso per i bambini, visto che allattare i propri piccoli è una caratteristica distintiva della nostra specie (siamo ‘mammiferi’), visto che è l’evento fisiologico pensato dalla natura per la nostra prima alimentazione, visto che sono rarissimi i casi di donne che non possono allattare per concreto impedimento fisico (meno dell’1%), pur considerando un 5% di casi nei quali l’allattamento può essere contro indicato (malattie infettive acute e croniche, affezioni del sistema endocrino, anemie gravi, leucemie, neoplasie, tossicomanie, rarissimi difetti del metabolismo del bambino…), come mai la percentuale di donne che allattano non è più alta??

ITALIA:

81,1% = donne che hanno allattato al seno per un periodo

(si va dal 79% del nord-ovest e 86,1% del nord-est al 74,2% delle isole)

19,6 % = donne che allattano al seno da 0 a 3 mesi

19,2 % = donne che allattano al seno per 4 – 6 mesi

31,9 % = donne che allattano al seno per 7 mesi e più

Fonte: indagine ISTAT ‘Condizioni di salute e ricorso ai servizi sanitari – gravidanza, parto, allattamento al seno’ – 2004/2005

Fra queste, solo il 65,4% ha allattato per un periodo in via esclusiva o prevalente (vale a dire che sono contemplati nel novero anche i casi di ‘aggiunte’ di latte formulato…). Permane una forte discrepanza tra nord e sud; si va infatti dal 73,8% del nord-est e 64,4% del nord-ovest al 53,5% delle isole. Incredibilmente, pare che una differenza la faccia anche il livello di istruzione; l’86,4% delle donne con titolo di studio più alto allatta al seno e, fra queste, il 71,2% lo fa per un periodo in via esclusiva, mentre il 76,1% delle donne con istruzione elementare allatta, e di queste solo il 53,2% in via esclusiva…. Un’altra riflessione riguarda la percentuale di donne alle quale viene data la possibilità di attaccare al seno il bimbo subito dopo la nascita: non arriva al 50% (è del 48,4%, di cui 59,9% nel nord-est e 38,3% nel sud).

NORVEGIA:

98,0% = donne che allattano al seno nel primo mese del bambino

88,0% = donne che allattano al seno a 3 mesi

75,0% = donne che allattano al seno a 6 mesi

20,0% = donne che allattano oltre l’anno

Fonte: The case of breastfeeding in Norway, The Norwegian Breastfeeding Association – Ammehjelpen, 1994

L’altissimo tasso di allattamento in Norvegia è un caso modello, perché vi si è arrivati nel corso degli anni grazie a politiche specifiche sul piano legislativo e sociale. Questo dimostra che qualcosa si può fare.

Perchè si fatica così tanto ad allattare?

Il fallimento di molti allattamenti oggi, in Italia, è imputabile a molteplici fattori. Questi sono, a mio avviso, i più comuni:

  • carenza di strutture in grado di supportare la neomamma sin dalla gravidanza, e nel corso del primo anno di vita del bambino, e/o scarsa conoscenza della loro presenza sul territorio;
  • disinformazione, cui contribuiscono anche i media, e in particolare la televisione, che divulga per lo più immagini stereotipate sia sullo svolgimento del parto, che sull’accudimento dei bambini (magari solo per ‘comodità di scena’, ma questo è il messaggio che passa);
  • leggende popolari e falsità riguardanti i meccanismi dell’allattamento, che si tramandano da generazioni, e che tutti i più recenti studi sulla composizione del latte materno e la fisiologia della poppata vanno smentendo da anni;
  • carenza di esempio da parte di altre mamme che abbiano, o abbiano avuto, storie di allattamento al seno positive (è sempre più frequente trovare nelle famiglie solo parenti esperte di biberon, ma purtroppo le regole che ben si applicano all’allattamento artificiale possono risultare dannose se vengono pedissequamente adattate all’allattamento al seno, come vedremo);
  • pressione sociale, condizionata anche dai tempi imposti per il rientro al lavoro ed il ritmo successivamente richiesto;
  • pubblicizzazione disinvolta del latte artificiale, in netta violazione del codice internazionale per la commercializzazione dei sostituti del latte materno, e sin dalle dimissioni dall’ospedale dopo il parto;
  • dinamiche relazionali nell’ambito della coppia genitoriale, alle quali non sono estranee le pressioni sociali e le aspettative, spesso irrealistiche, che generano.

In questa guida cercherò di affrontare alcuni dei tanti elementi ’scoraggianti’, mettendo a frutto la mia esperienza personale di mamma; ho pensato di raccogliere in un promemoria riassuntivo i passi fondamentali che consiglio di tenere sempre a mente, integrati in un’altra pagina con spunti per l’approfondimento e link utili…

La mia speranza è che tutto ciò possa contribuire ad aiutare una mamma interessata all’allattamento ad informarsi autonomamente e ad orientarsi verso aiuti qualificati!

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