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Cos’è la psicomotricità?

Se ne sente molto parlare, e bene; sia che si tratti di attività specifiche e grandi attrezzature di gioco morbide e colorate, sia in quanto voce ricorrente nei piani per l’offerta formativa proposti ai nostri figli dalle scuole, di vario ordine e grado. Ma, esattamente, in cosa consiste? Tramite mia figlia, da qualche mese sono a contatto con questo ambito terapeutico, dove incontro persone in gamba, appassionate del loro lavoro, che aiutano quotidianamente tanti bambini a trovare ‘un verso più positivo’, una buona stima di sè o anche, semplicemente, il sorriso. La disponibilità di Daniela Di Lanno, Psicomotricista specializzata in Pratica Psicomotoria, non poteva pertanto capitare in un momento migliore, e sono certa che la chiarezza delle sue spiegazioni sarà d’aiuto anche per altri genitori che vogliono capire qualcosa in più.

DANIELA DI LANNO è psicomotricista, formata alla Pratica Psicomotoria del Prof. Bernard Aucouturier. Conseguito il diploma a Torino, vi ha lavorato in ambito educativo e di aiuto psicomotorio. Attualmente vive a Roma, dove gestisce un gruppo di lavoro denominato ‘A Tutto Tondo‘, e conduce laboratori di Pratica Psicomotoria e corsi per operatori dell’infanzia, collaborando con nidi, scuole dell’infanzia, scuole primarie ed associazioni che operano sul territorio capitolino.

Innanzitutto, grazie Daniela, per la tua disponibilità…
Sono felice di poter scrivere su quest’utilissimo blog. Le domande che mi avete posto sono molto interessanti e richiedono risposte articolate ed approfondite, proprio perché l’argomento trattato è molto vasto. Cercherò di non essere troppo prolissa ed eviterò termini comprensibili solo per gli ‘addetti ai lavori ’. Chi vuole approfondire i temi trattati, può consultare la bibliografia.

Cos’è la psicomotricità? Personalmente, quando mi sono interessata, non sono riuscita a reperire descrizioni esaurienti (non che la cosa faccia necessariamente testo ma, al momento, la voce non è ancora stata inserita in wikipedia), e mi è rimasta la sensazione che si tratti di un approccio ancora molto ‘nuovo’ e non ben delineato…
Effettivamente la Psicomotricità è una disciplina relativamente giovane. Nata dall’incontro di diverse scienze (neurologia, biologia, psicologia ecc), ha molteplici orientamenti e metodologie. L’etimologia della parola Psicomotricità ci fa intuire che riguarda sia il ‘movimento’, sia l’aspetto ‘psicologico’ (corpo/mente). Recenti studi hanno confermato che la vita psichica inizia già nel periodo intrauterino grazie alle percezioni e sensazioni corporee che il feto vive nel grembo materno. Il corpo ed il movimento, quindi, sono le dimensioni esperienziali che stanno alla base del pensiero. Queste sono le basi su cui trova fondamento la Psicomotricità, che definirei come una disciplina (preventiva, educativa e terapeutica) volta a favorire, attraverso il movimento ed il gioco, il naturale percorso evolutivo del bambino nella sua globalità e il passaggio dal  ‘piacere di agire al piacere di pensare ’(1). Citando Aucouturier:

La psicomotricità è un invito a comprendere ciò che il bambino esprime del suo mondo interno attraverso il movimento. E’ un invito a cogliere il senso dei suoi comportamenti. (2)

Quali ‘vantaggi’ comporta l’approccio psicomotricistico per un genitore, per una famiglia? Vale a dire, c’è qualche idea che si può integrare nella vita quotidiana con i nostri figli? Anche solo un determinato modo di pensare al bambino?
Sarebbe interessante girare questa domanda direttamente ai genitori che hanno avuto a che fare con questa disciplina. Personalmente sostengo un atteggiamento pedagogico che, partendo dal bambino, dai suoi interessi, dal suo essere come persona, lo accompagni affiancandolo e sostenendolo nel non sempre facile cammino verso la maturità intellettuale ed affettiva. Se il bambino si sente rispettato nella sua unicità, può esprimere le proprie emozioni senza il timore di essere giudicato. Consiglio ai genitori di far posto all’emotività e non solo all’educazione e agli apprendimenti. Lasciate spazio alla comunicazione autentica.
Questo, mi sembra, è ciò che apre la via ad ogni conoscenza ed acquisizione. Pertanto rispetto, accoglienza, ascolto, comprensione ed empatia, sono i denominatori comuni delle relazioni che stabiliremo con il bambino. Infine: giocate con i vostri figli. Tornate un po’ bambini anche voi! Non è importante la quantità del tempo che dedicate al vostro piccolo, ma la qualità.

Ci sono dei consigli che ti sentiresti di dare su come strutturare gli spazi domestici?
La cosa essenziale è la qualità delle interazioni che il bambino ha con il suo ambiente; credo sia importante metterlo nella condizione ideale per affrontare con serenità ogni tappa evolutiva all’interno di spazi dove possa giocare in sicurezza. E’ importante che il bambino vi possa esprimere la propria creatività ed espressività motoria. Siccome ogni età ha delle esigenze diverse, in questa sede (per motivi di spazio) non posso dare dei consigli adatti a tutte le fasi dello sviluppo evolutivo del bambino.
Se volete, in futuro, potrò approfondire l’argomento dandovi dei consigli su come strutturare gli spazi in base alle fasce di età dei vostri piccoli.

Nei vostri siti fate spesso riferimento alla prevenzione. La psicomotricità pertanto è utile (e in che modo) anche ai bambini che apparentemente non mostrano disagi?
L’intervento psicomotorio educativo in età evolutiva offre la sua massima efficacia quando è precoce, consentendo così lo sviluppo ottimale delle potenzialità di ciascun bambino. La Pratica Psicomotoria è una proposta pedagogica valida perché ci permette di rispondere alle specifiche richieste e problematiche che ogni bambino si trova ad affrontare in un qualsiasi percorso evolutivo “non patologico”. Inoltre è uno strumento di prevenzione poiché può incidere beneficamente sulla riduzione dei fattori di rischio e ci permette di intervenire quando emergono segnali di problematicità. Tutto questo avviene in un contesto ludico in cui i piccoli si
divertono davvero molto perché possono agire spontaneamente, trovando un adulto in grado di ‘capire’ e ‘parlare’ la loro stessa lingua. Lo psicomotricista non gioca con loro, ma gioca per loro al fine di favorire lo sviluppo di tutte le potenzialità del bambino.

Quando la ‘prescrizione’ arriva dalla scuola o dai medici, come entra in gioco il terapista?
Di solito sono i genitori a chiedere di essere aiutati dopo aver sentito il pediatra, l’insegnante o il neuropsichiatria. Lo psicomotricista deve capire bene di che natura è la domanda d’aiuto; questa si può analizzare solo attraverso il dialogo, ascoltando le problematiche che i genitori ci portano. Quando prendiamo in carico un bambino, prendiamo in carico anche le paure e le ‘angosce’ della famiglia; perciò è importante un lavoro di équipe, svolto da più specialisti che sostengano globalmente il nucleo familiare. L’aiuto psicomotorio individuale richiede un contesto chiaro in cui la fiducia sia condivisa: senza l’aiuto dei genitori e senza una ‘rete’ terapeutica è molto più difficile ottenere risultati. Generalmente, dopo un incontro (o gli incontri) con i genitori in presenza poi in assenza del bambino, si effettuano delle sedute di osservazione al fine di poter fare una valutazione della situazione e poi si decide se prendere in carico il bambino. Fin dall’inizio i genitori sono avvertiti che l’intervento avrà dei limiti temporali di tre anni. La durata massima di tre anni non è casuale ma corrisponde simbolicamente allo sviluppo dell’identità del bambino. Dopo un anno si valuteranno i progressi fatti e si deciderà se continuare il percorso di aiuto oppure no.

Quali sono gli ambiti in cui può essere indicata una terapia riabilitativa?
L’aiuto psicomotorio individuale è utile quando ci sono: disturbi dell’espressività motoria; ritardi dello sviluppo psicomotorio; disturbi e ritardi del linguaggio; difficoltà relazionali (aggressività o inibizione).

Esistono approcci diversi nell’ambito della vostra disciplina? E quali?
Nell’ambito di questa disciplina esistono scuole con basi teoriche diverse e vari capi-scuola. Per citarne solo alcuni: A.M. Wille (approccio di tipo piagettiano) e “la scuola di Ginevra” (Ajuriaguerra e l’approccio neurofisiologico); Bérges (eutonia e rilassamento); Vayer (specializzato in educazione fisica); La Pierre (approccio psicanalitico). Indicativamente possiamo distinguere due tipi di psicomotricità: una funzionale ed una relazionale. La prima ha un approccio neurologico e la seconda un
approccio psicodinamico.

Il metodo Aucouturier come si caratterizza rispetto agli altri?
Il metodo Aucouturier (ovvero la Pratica Psicomotoria) poggia su basi semplici e universali: gioco spontaneo, movimento corporeo e piacere del vissuto relazionale. Proprio il piacere vissuto favorisce lo sviluppo armonico del bambino, base importante per un rapporto positivo ed equilibrato con se stesso e con l’altro, purché lo si aiuti nella sua consapevolezza e lo si riconosca nella sua originalità. La Pratica Psicomotoria offre ai bambini la possibilità di uno spazio di crescita complementare a quello scolastico e familiare, e permette di offrire agli adulti che lo accompagnano nel suo percorso di crescita, la possibilità di approfondire la conoscenza del bambino e di seguirne l’evoluzione durante l’esperienza psicomotoria. La sala in cui si svolge la Pratica Psicomotoria è strutturata in due luoghi: uno riservato all’espressività motoria e l’altro all’attività plastica, grafica e al linguaggio. Nella seduta di psicomotricità, anche il tempo è strutturato per favorire ‘un percorso di maturazione psicologica che potrebbe essere sintetizzato nella frase: “Dal corpo al linguaggio” (3). Il primo tempo è riservato all’espressività motoria, il secondo alla narrazione di una storia ed il terzo all’espressività plastica e grafica. Ogni fase viene attuata con un rituale d’entrata ed uno di uscita. Durante questo percorso, vengono rispettati il tempo di evoluzione di ciascuno e il tempo di maturazione dei diversi aspetti del bambino sia sul piano motorio che affettivo e cognitivo. Lo psicomotricista accoglie ed interpreta l’espressività globale del bambino, accompagnandolo nel percorso evolutivo. Lo psicomotricista è in grado di ascoltare empaticamente il bambino ed è il garante della sicurezza fisica e della sicurezza affettiva. Essere all’ascolto del linguaggio (verbale e non) permette di cogliere l’importanza ed il senso di ciò che esprime attraverso le sue diverse produzioni. Al tempo stesso, lo psicomotricista è anche essere strutturante e di contenimento. L’adulto si implica nel gioco del bambino ma resta sempre all’ascolto delle dinamiche di gruppo e della seduta. Diventa partner simbolico e specchio di piacere. Come dice il Prof. Aucouturier:

L’atteggiamento dello psicomotricista in Pratica Psicomotoria deriva da un principio filosofico che viene applicato nelle relazioni con tutti: credere nella persona.

Ha un particolare ricordo, una storia che vorrebbe condividere con noi?
Ogni bambino ed ogni storia mi ha insegnato qualcosa. Mi riesce davvero difficile riuscire a sceglierne una. Potrei parlarvi di Giulia, di Marco, di Tommaso, di Federica…comunque non riuscirei ad esprimere a parole le emozioni provate durante il cammino fatto insieme a loro. Posso però condividere con voi una poesia, che amo molto e che ho conosciuto grazie a Bernard Aucouturier:

Se nessuno ci avesse mai toccato saremmo infermi.
Se nessuno ci avesse mai parlato saremmo muti.
Se nessuno ci avesse mai sorriso e guardato saremmo ciechi.
Se nessuno ci avesse mai amato non saremmo persone.
(Paul Baudiquey)

NOTE

(1) ‘Il metodo Aucouturier – Fantasmi d’azione e Pratica Psicomotoria’ –Bernard Aucouturier (Ed. Franco Angeli, Milano 2005) – pag. 25
(2) ‘Il metodo Aucouturier – Fantasmi d’azione e Pratica Psicomotoria’ –Bernard Aucouturier (Ed. Franco Angeli, Milano 2005) – pag. 25
(3) ‘Il metodo Aucouturier – Fantasmi d’azione e Pratica Psicomotoria’ –Bernard Aucouturier (Ed. Franco Angeli, Milano 2005) – pag. 156

BIBLIOGRAFIA

A. Lapierre, B. Aucouturier, ‘Bruno, Psicomotricità e terapia’, Piccin, Padova, 1982
A. Lapierre, B. Aucouturier ‘La simbologia del movimento. Psicomotricità ed educazione’, Padus, Cremona, 1982
A. Lapierre, B. Aucouturier ‘Il corpo e l’inconscio in educazione e terapia‘, A. Armando, Roma, 1982
B. Aucouturier, I. Darrault, J.L. Empinet ‘La Pratica Psicomotoria. Rieducazione e terapia‘, A. Armando, Roma, 1986
B. Aucouturier ‘Il metodo Aucouturier – Fantasmi d’azione e Pratica Psicomotoria‘, Franco Angeli, Milano, 2005

ARREDI

Ringrazio i siti Pulcino d’Oro e Sacripao per l’attrezzatura riportata, che rende molto bene l’idea dei materiali con i quali viene vissuta la psicomotricità nelle scuole e nei centri specializzati.

Ringrazio di cuore Daniela Di Lanno per averci introdotto alcuni fondamenti di questa disciplina, e accolgo con grande piacere la sua intenzione di affrontare in futuri articoli alcuni aspetti specifici! Pertanto, se avete domande, curiosità o volete raccontare la vostra esperienza, non esitate a commentare o, eventualmente, a scriverci a questo indirizzo mail. Personalmente devo dire che ho trovato molto interessante la figura di BERNARD AUCOUTURIER, ben descritta nel sito dell’Ecole Belge de Pratique Psychomotrice Aucouturier. Cresciuto dai genitori secondo le linee pedagogiche di Célestin Freinet, una volta divenuto professore di educazione fisica ha cercato una strada diversa, meno orientata verso la pura prestazione sportiva, e partendo dall’osservazione del bambino, nonché dallo studio dell’operato di pedagogisti come Maria Montessori e John Dewey, ha sviluppato negli anni un metodo di lavoro che ha trovato terreno fertile anche all’estero. In Italia, nel clima di profonda innovazione che aveva appena conosciuto il suo culmine con la riforma Basaglia, nacque il Centro Nazionale di Ricerca in Pratica Psicomotoria, presso il quale il Prof. Aucouturier continua tuttora a fare formazione.

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  1. 24 ottobre 2010 a 18:49 | #1

    Da un problema tu stai traendo forza per comunicare, mettendo in comune le scoperte che fai per aiutare tua figlia ma attraverso questo spazio chissà anche altri, che possono trovarvi un suggerimento o uno spunto per fare un passo in più… vai così!

  2. 31 ottobre 2010 a 11:20 | #2

    state lavorando con forza, tenacia e cuore, non potrete che averne grandi benefici! anche con il ragazzo che sto seguendo come educatrice inizieremo un laboratorio di psicomotricità, è un ambito che mi affascina molto, e credo che aiuti davvero i bambini nel trovare espressione di ciò che sentono dentro… un bacio!

  3. 31 ottobre 2010 a 18:47 | #3

    @ Palmy: grazie per l’incoraggiamento, la mia motivazione sta proprio nel cercare di far girare qualche informazione in più e la mia esperienza… vedremo dove ci porterà questo nuovo percorso ;-]

    @ Lucia: mi fa piacere la tua testimonianza da addetta ai lavori, grazie per essere passata!

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