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Archivio per ottobre 2010

Riflessioni sul ‘fattore pink’

31 ottobre 2010

C’è stato un tempo in cui questo sito sfoggiava un look rosa confetto, pur declinato in successive varianti. Sempre rosa confetto era. Un giorno mio cognato lo sbirciò di sfuggita e commentò: “Bleah… è tutto rosa!” E quella reazione fu un primo, pur fastidioso, semino, che mi costringeva a prendere atto della probabile accoglienza media da parte degli uomini che, se padri, in teoria avrebbero potuto fruire dei temi affrontati nel sito! Con quell’etichetta rosa stavo di fatto respingendo l’altra metà della società. Nel giro di un anno incontrai i primi blog di mamme e cominciai a riflettere e a confrontarmi, anche via mail, su diversi temi, tra i quali non poteva mancare la questione di genere. Una volta aperti gli occhi grazie a quegli scambi preziosi, mi è venuto spontaneo interrogarmi sul perchè, quando avevo concepito l’idea di un sito che parlasse di maternità, non ero riuscita ad immaginarmelo di un altro colore; mi era parso davvero il più azzeccato e pertinente. Non ho ancora trovato una risposta. Chi mi conosce sa che non sono una persona tutta a cuoricini, e provengo da un’infanzia in cui il rosa era davvero un colore come un altro; gli album di famiglia testimoniano come il mio abbigliamento, agli sgoccioli degli anni Settanta e per tutti gli anni Ottanta, spaziasse fra verdi, gialli, rossi, blu (e sì, anche fra quadrettoni e altre geometrie cui oggi ridiamo dignità sotto la definizione di vintage ;-]). Lo stesso discorso valeva per i giocattoli.

Quando nacque mia sorella, qualcosa invece stava cominciando a cambiare; e fra i regali torreggiava un enorme orso di peluche rosa shocking. Evidentemente, in un angolo non ben identificato della mia personalità, ad un certo punto si era infiltrato il binomio donna/mamma/maternità & rosa. Qualche mese fa, osservando lo stendibiancheria ingombro, ho deciso  che se ti ritrovi a far partire a pieno carico una lavatrice di capi rosa alla settimana, ecco, forse c’è un problema di equilibrio cui sarebbe il caso di porre rimedio. Perchè c’è quel ‘bleah’ a suggerirmi in sottofondo che no, non voglio che le mie bambine si identifichino in un solo colore che le classifica come femmine, chiudendo loro diverse porte nell’interazione con i coetanei maschi, i quali probabilmente si sentono respinti dal colore anche per l’abuso che ne viene fatto nella declinazione total pink ormai dilagante… A parte l’ampliamento della scala cromatica nel vestiario delle mie figlie, per il momento mi considero fortunata a non aver bisogno di ulteriori ‘correzioni di tiro’. Il loro ingresso nella scuola dell’infanzia (e, quindi, in qualche misura il loro primo passo al di fuori della famiglia) è stato per entrambe all’insegna dell’approccio Montessori, che è notoriamente neutro nell’utilizzo dei vari lavori ed attività, nessuno dei quali viene rivolto specificamente a maschi o a femmine. Prosegui la lettura…

attualità, blogstorming, letture, montessori, questione femminile , , ,

Cos’è la psicomotricità?

23 ottobre 2010

Se ne sente molto parlare, e bene; sia che si tratti di attività specifiche e grandi attrezzature di gioco morbide e colorate, sia in quanto voce ricorrente nei piani per l’offerta formativa proposti ai nostri figli dalle scuole, di vario ordine e grado. Ma, esattamente, in cosa consiste? Tramite mia figlia, da qualche mese sono a contatto con questo ambito terapeutico, dove incontro persone in gamba, appassionate del loro lavoro, che aiutano quotidianamente tanti bambini a trovare ‘un verso più positivo’, una buona stima di sè o anche, semplicemente, il sorriso. La disponibilità di Daniela Di Lanno, Psicomotricista specializzata in Pratica Psicomotoria, non poteva pertanto capitare in un momento migliore, e sono certa che la chiarezza delle sue spiegazioni sarà d’aiuto anche per altri genitori che vogliono capire qualcosa in più.

DANIELA DI LANNO è psicomotricista, formata alla Pratica Psicomotoria del Prof. Bernard Aucouturier. Conseguito il diploma a Torino, vi ha lavorato in ambito educativo e di aiuto psicomotorio. Attualmente vive a Roma, dove gestisce un gruppo di lavoro denominato ‘A Tutto Tondo‘, e conduce laboratori di Pratica Psicomotoria e corsi per operatori dell’infanzia, collaborando con nidi, scuole dell’infanzia, scuole primarie ed associazioni che operano sul territorio capitolino.

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gioco, psicomotricità ,

Di ritorni. E puzzle colorati

1 ottobre 2010

Delle blogger americane ammiro, fra le altre cose, come sanno tenere le fila della loro vita online, integrando abilmente twitter e social network vari, incluso facebook. Le blogger americane, quando prevedono una latitanza dal web imputabile a cause di forza maggiore (ad esempio la nascita di un figlio) si organizzano per tempo, ospitando dei guest post. Le blogger americane sanno coccolare i loro lettori. Le blogger americane. Certo, non tutte, non sempre. Ma in generale sì. E pure qualche blogger italiana. Io no. Sono scivolata via dalla blogosfera. Ho lasciato che il tempo si dilatasse, che il momento ‘buono’ per riprendere il mio ritmo virtuale soccombesse continuamente e inesorabilmente ad altri impegni e a diverse urgenze. Ho staccato la spina e, istintivamente, pur continuando a leggere abbastanza e a tenermi informata, ho dedicato le residue energie a conoscenze virtuali che sono anche una presenza reale, lontana ma reale, nella mia vita e che, all’occasione, posso guardare negli occhi e abbracciare…  Ne avevo bisogno. E ne ho bisogno tuttora. Ma finalmente credo di aver compreso il perchè di questo lungo blocco. Il sito che state leggendo è nato nei miei pensieri e nel mio cuore (appunto…) un giorno di tre anni fa, come strumento per condividere alcune esperienze che stavo vivendo con le mie bambine, e divulgare considerazioni alle quali ero arrivata tardivamente, nella speranza che potessero aiutare altre famiglie. Allattamento, letture, qualche lavoretto. Il nostro incontro con il metodo Montessori; una scoperta e, tuttora, una grande conferma. Ad un certo punto sono cambiate le carte in tavola, e ho creduto di non aver più nulla da dire. Nulla che potesse davvero servire a qualcuno al di fuori della nostra zoppicante famiglia in cerca di equilibrio. Nulla che potesse avere una valenza generale, anzi, con il sospetto di aver sbagliato ad interpretare anche quel che è stato, il nostro passato. Quando spettro per noi era solo sinonimo di fantasma e la nostra bambina ogni tanto ci appariva semplicemente strana. E chi non lo è? Ora la stranezza ha un nome. Da quando lo conosciamo, riusciamo a capire meglio nostra figlia e ad individuare le situazioni che possono aiutarla. Dopo lo sgomento iniziale, stiamo approdando ad un fase successiva, e guardiamo alla nostra bambina con rinnovata fiducia. Perchè è sempre lei, abbiamo solo dovuto compiere un percorso, per poi tornare da lei finalmente sullo stesso piano. Con l’accettazione arriva il tempo dell’azione, della forza che sta tornando e ci suggerisce di non temere che, parlando  della sindrome di Asperger, esporremo nostra figlia ad essere etichettata. Chi etichetta, lo fa in ogni caso… Noi stiamo vivendo questa situazione, adesso. In futuro, chissà, la lievità diagnosticata fa ben sperare. E’ da questo ‘adesso’ più completo che scriverò, d’ora in poi. Perchè l’ho accettato. Per onestà e rispetto verso di me, la mia famiglia, chi mi legge. Perchè… vuoi che siamo la sola famiglia a confrontarsi con questa bizzarra sindrome? Ovviamente no… e allora ho ritrovato anche uno scopo! Ripartiamo, con un tag in più e un puzzle che richiama il simbolo internazionale dell’Autism Awarness, i cui tasselli “(…) riflettono il mistero e la complessità dell’autismo. Colori diversi e forme diverse per rappresentare la varietà di persone e famiglie che convivono con questo disturbo. La luminosità del simbolo rappresenta la speranza. Speranza grazie alla ricerca e alla crescente sensibilizzazione di persone come te.”

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