Com’è andata a finire: Pasqua 2011

1 maggio 2011

Sì, com’è andata a finire, perchè… meglio tardi che mai. Lo dico a ragion veduta, memore di arretrati che non hanno mai visto la luce, fagocitati da improvvise accelerazioni della vita. Se c’è un trucco per non farsi fagocitare, per riuscire comunque a tenere  tutto in equilibrio a prescindere dalle circostanze, bhè, spero di scoprirlo presto ;-) Nel frattempo mi accontento di provare a mettere ordine fra gli appunti rimasti indietro. Come, ad esempio, quelli riguardanti un’attività che riempie la casa di odori e colori nei giorni precedenti la Pasqua: la tintura delle uova. In commercio esistono prodotti appositi che impregnano i gusci di colori allegri, più o meno pastello, più o meno vivaci. Ma frugando nella dispensa scopriamo che dei comunissimi ed insospettabili ingredienti possono servire ugualmente (e più che egregiamente) allo scopo!

Di fonti italiane che trattano questa tecnica devo dire che non ne ho trovate molte; Sybille e Mom@twork sono state, come sempre, una grande ispirazione! Prima fase: caccia agli ingredienti. Tutti bio? Bhè, le uova senz’altro, prelevate direttamente dal pollaio della nonna. Il famoso cavolo rosso invece non ero proprio riuscita a trovarlo, nemmeno quest’anno. Quando stavo ormai per rinunciare, al supermercato mi è capitato di vedere un barattolo interessante nello scaffale dei prodotti tedeschi:

Tentare per tentare… :-) ecco gli ingredienti che abbiamo provato:

  • bucce di 6 cipolle giallo-dorate => uova rossicce e marroni;
  • 3 cucchiai di curcuma => uova gialle;
  • 3 cucchiai di peperoncino => uova gialle picchiettate di rosso (anzichè rosso intenso ;-(
  • 4 cucchiai di cavolo rosso tritato (fresco oppure conservato) => uova azzurre (o verdi);
  • 2 tazze abbondanti di succo d’uva => uova indaco scuro con cristalli brillanti.

Ed ora, ora qualche fase del nostro piccolo esperimento… La  preparazione che è piaciuta di più alle bambine:

…pelare cipolle e fare una bella montagnetta di bucce! La preparazione pensata con maggiore anticipo:

…raccogliere foglie e fiori in un prato, pressare il tutto sul posto, adagiare sull’uovo (fissando con striscioline di scotch risultate però un po’ troppo alte per simulare in modo elegante un vero erbario ;-P), aggiungere il giro di elastico visto da soulemama, (tentare di) chiudere la calza col metodo di bigsislilsis (presentato da country living fra ’10 adorable easter crafts’). Promemoria di ciò che non può mancare affinché gli ingredienti più scenografici lavorino efficacemente:

… 1 pizzico di sale grosso e 1 o 2 cucchiai di aceto bianco, a seconda del diametro del pentolino, sin dall’inizio (mentre per le bucce di cipolla ho accolto il suggerimento di aggiungere l’aceto solo verso la fine, dopo una mezz’oretta). L’impazienza da trattenere:

… ovvero: 30 minuti dall’inizio del bollore e una notte per lasciar raffreddare le uova nei rispettivi recipienti e pentolini di cottura, in pratica il metodo ‘a freddo’ suggerito nel suo tutorial da crunchy domestic goddess. Il verdetto del mattino:

E la ‘sorpresa più sorprendente’:

essere partite da un intruglio rosso violaceo

e trovare uno splendido azzurro, chimico esito di un viraggio! Più le uova sono bianche, più chiara sarà la tonalità finale; l’uovo col guscio marrone è risultato più verde che blu (ricompensadomi in qualche modo per il fallito esperimento di miscela di cavolo rosso e curcuma che avrebbe dovuto regalare un bel verde; evidentemente le miscele richiedono maggiore pratica per individuare la giusta proporzione fra gli ingredienti!). In ogni caso, confermato: anche l’Holsteiner Apfelrotkohl  (nach typisch regionalem Geschmack!) sotto vetro funziona, se non si dispone di cavolo rosso fresco ;-) Ad asciugatura ultimata…

… abbiamo avuto la nostra soddisfazione!

Spero che per tutti voi questi giorni di Pasqua siano trascorsi sereni :-)

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Celebrando primavera: II settimana

4 aprile 2011

Sai Minica, anche al nostro grano l’antipastiera sta andando stretta in poco tempo, quest’anno! Alla quarta settimana non ci siamo arrivate, dovremo inventarci qualcosa ;-) La mattina in cui abbiamo acceso la seconda candela, dalla terra spuntavano pochi steli radi:

(mentre questo è il ricordo che abbiamo dell’anno scorso!)

Abbiamo provato a non interrare subito i nostri semi; prima li abbiamo lasciati germogliare infagottati nei panni che bagnavamo bene tutti i giorni (non troppo, però, altrimenti facevano la muffa!). Non eravamo sicure che tutti quei semi avrebbero buttato fuori qualcosa; invece è stato così! Come hanno osservato le bambine, i semi non si presentavo più duri al tatto, ma morbidi, un po’ viscosi. I tempi sono stati diversi, e abbiamo avuto semi più veloci:

semi ancora più veloci:

semi velocissimi:

e semi molto, molto pigri:

Alcuni, come quelli di frumento kamut, erano talmente vigorosi da bucare con le loro radici il panno che li avvolgeva, creando una buffa barbetta:

A questo punto abbiamo trasferito i germogli su un soffice letto di terra scura…

Il nuovo nutrimento ha dato in fretta i suoi frutti: giorno dopo giorno, ora dopo ora, anche i germogli più pigri si sono svegliati! La nostra ametista ora si trova all’ombra di una piccola giungla!

Abbiamo notato delle evidenti differenze nell’aspetto; i due cereali sono cresciuti producendo lunghi steli

mentre i non cereali (leguminosa e graminacea) assomigliano a vere e proprie piantine, con tanto di foglioline e tronco sottile sottile!

Il mondo vegetale è al suo tripudio, grazie al clima mite di questi giorni; così ci siamo rimboccate le maniche per prenderci cura del nostro terrazzo, che era ancora prostrato dai rigori invernali ;-) Abbiamo rimpiazzato un limone tristemente deceduto – abitiamo vicini al lago, a pochi minuti dal lago… non SUL lago ;-] – perchè senza il profumo di quei fiori non ci sembrerebbe tanto il nostro terrazzo… Anche la terra delle rose aveva bisogno di essere ossigenata con qualche robusta zappetata:

In casa abbiamo aggiornato i decori stagionali del nostro angolino della natura, e visto che Pasqua non è più tanto lontana:

Tra un malanno e l’altro, tra un anniversario e due compleanni, ci è scappata pure una gitarella fuori porta (tra l’altro senza sapere che c’era anche mammaimperfetta! Che coincidenze…): il primo pic nic del 2011, fra l’erba nuova

… gli alberi al lavoro…

… gli alberi ancora spogli, come la quercia secolare (così si vedevano benissimo i tiranti che dovrebbero aiutarla a resistere senza danni ancora per tanti anni)…

… qualche anticipazione per la settimana animale (da domenica 3 aprile) che comprende… il nostro futuro animale domestico… (difficile indovinare quale sarà? ;-])

… e, degni rappresentanti del mondo vegetale che si risveglia innondandoci di luce e colori, tanti tantissimi tulipani fioriti:

Non posso dire che ci siamo giocati l’Olanda, questo no. Ma era comunque un gran bello spettacolo…

Ovviamente nella settimana vegetale non potevamo non andare a trovare “Giorgio”. Ma questa è un’altra storia, e meriterà un post ad hoc ;-)

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A proposito di… rocce e minerali

2 aprile 2011

Ovvero: ricordi sparsi che ci legano al mondo celebrato nella settimana minerale…
Cominciamo dalle rocce; le più comuni, le più evidenti, cornici abituali delle nostre gite… le bimbe sanno che le rocce plasmano l’aspetto del nostro pianeta da molto prima che l’uomo facesse la sua comparsa. Prima delle piante, prima degli animali. E primogenita se la ride, quando le vede incombere enormi o spuntare, buffe a suo dire, dal terreno. In fondo, nella sua visione animistica della realtà, non sono poi così diverse da un animale. Anzi, in quanto maggiormente prevedibili,  sono persino meglio ;-] Passeggiando osserviamo dal vivo questi giganti del paesaggio e i loro frammenti; gli ancorchè modesti rilievi del circondario si prestano bene (tra l’altro, prossimamente riproveremo a raggiungere un luogo che abbonda di rocce decisamente inusuali!):

ogni escursione, compresa quella del monte dietro casa, presenta delle formazioni diverse, con pareti più o meno aguzze che affiancano il sentiero…

rocce nascoste sotto soffici tappeti di muschio…

rocce che spuntano dappertutto, disegnando curiosi paesaggio lunari…

rocce coi buchi…

rocce belle da scalare…

rocce che si sfaldano mentre cammini…

rocce scolpite in memoria delle vicine Alpi e dei loro soldati…

costoni impervi…

anfratti che offrono rifugio a chissà quali bestie.

della banalissima ghiaia legata ad attività umane diventa poi uno spasso da tenere in pugno e rilanciare nel mucchio!

Per quanto mi riguarda, in questi anni sto imparando varie nozioni che non avevo assimilato ricevuto nel mio percorso scolastico di stampo umanistico. E ho scoperto l’acqua calda! Ad esempio, che non posso catalogare i nostri frammenti come faccio con le fotografie e i campioni essiccati di foglie e fiori, talvolta al volo (e son soddisfazioni), più frequentemente dopo un attento confronto incrociato fra libri e google images! La mania di dare il nome ‘giusto’ a tutto fa necessariamente un passo indietro, e si accontenta di presumere. Presumere che la gran parte degli ammassi che vediamo attorno a noi sia costituita da roccia sedimentaria (arenaria, calcare, dolomia…), che ci possa capitare della roccia metamorfica (marmo), di quella sulla quale campava un tempo buona parte dell’economia territoriale, che il lastricato del borgo in cui viviamo sia una roccia magmatica effusiva (porfido). Poi so che di roccia magmatica intrusiva (granito) sono rivestiti i ripiani di tante belle cucine ‘come si deve’  (ergo, non la nostra ;-P). Ma questo è tutto un altro discorso :-] Con parsimonia, e solo in luoghi non protetti (la raccolta di rocce, minerali e fossili è specificamente regolamentata in ogni regione e vietata in tutte le zone di rilievo naturalistico!) ci siamo procurate dei frammenti di roccia che rappresentano le zone che frequentiamo (e che, come attività, raggruppiamo attorno alla carta raffigurante il nome del luogo, la tipologia e una foto rappresentativa scattata da noi).

colline di casa nostra

litorale lacustre

montagna

litorale marittimo

Al solito, anche i libri rappresentano una fonte inesauribile di immagini che parlano e fanno parlare:

“Mamma, un giorno andremo sulle Dolomiti?” “Ma certo, perchè no, sono così vicine!” “In un rifugio?” “Sì, dai, pensate che bello vedere le rocce che si tingono all’alba e al tramonto…” (nostalgia…)

“Mamma, un giorno andremo in Cappadocia a vedere le ‘colate di panna’?” “Perchè no…” Stooop, meglio non illudere e, soprattutto, non cadere in tentazione promettendo ciò che non si è certi di poter mantenere ;-) Il libro è “I santuari della natura – Europa, Africa, Asia”, per la serie “Il patrimonio mondiale dell’Unesco”, edito da White Star e acquistato a meno di 5 euro su una bancarella; tenete d’occhio queste vendite di fondi di magazzino, visto che i bambini sono assetati di belle immagini… Anche in biblioteca si trova tantissimo, ovviamente.

“Mamma, ti ricordi che forme strane c’erano nelle grotte di Postumia?” Già. Non male come primo ricordo di una grotta ^…^

Poi ci sono i sassi di Bruno Munari. Il grande Bruno Munari, che ci invita a far caso al mondo che calpestiamo: “(…) un mondo di forme, di colori, di texture, di sporgenze e di anfratti; a guardarli bene per lungo tempo con molta attenzione (…)” E pensare che c’è molta gente che si gode il mare su spiagge bellissime senza osservare, mentre: “(…) legge i fumetti e ascolta le radioline stando seduta su tutti questi ‘pezzi unici’ mai visti (…)” Le radioline, sì, perchè ‘Da lontano era un’isola‘ venne pubblicato per la prima volta nel 1971…

Infine, colori e luci per la gioia degli occhi: i minerali, che si cristallizzano in tonalità cromatiche particolari a seconda delle condizioni in cui si formano… Non siamo andate a cercarli come gli gnomi del quadretto appeso nella camera delle bimbe (anche e a maggior ragione in questo caso vale quanto ricordato prima a proposito delle norme per la raccolta!)

Ne abbiamo procurato un sacchettino durante una capatina in Germania e, in questo caso, non inorridisca chi è del ramo, ma per collegare le pietruzze a qualche nome ho sfornato qualche scheda. Possiamo appaiare la foto del campione che abbiamo in mano, tagliato e levigato per essere commercializzato, con un’immagine dello stesso minerale in condizioni precedenti alla lavorazione… É un’attività che nasce per completare qualcosa che già abbiamo (il sacchettino) ma, se non vi scandalizza la qualità delle mie fotografie (quelle degli originali invece sono belle e altrui), potete visualizzare il file pdf dei nostri minerali e prenderne spunto. Recentemente si sono aggiunti un paio di souvenir da Postumia (se penso a quali sfizi personali mi richiamasse la parola souvenir un po’ di anni fa… come si cambia :-)

(calcite)

(ametista)

Chissà, forse un giorno ci capiterà di ammirare un geode vero e proprio… come quello che un bimbo oltreoceano si è ritrovato nella calza natalizia:

Nel frattempo, perchè no, potremmo provare a creare piccoli geodi di feltro… e se riuscissi a presentarli alle bambine con la delicatezza suggerita da melassa, sono certa che per loro diventerebbero non meno preziosi di quelli veri… Concludo questo giro segnalando il bellissimo percorso di Sybille, che mi è rimasto impresso dall’anno scorso:

lo studio sui libri, come hanno provato a classificare i loro campioni, il lapbook che ne è risultato, il gioco istruttivo, rocce nell’arte e… arte con le rocce! Quanta ispirazione scolastica, affinchè delle materie spesso trasmesse in modo noioso, vivano!

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Celebrando primavera: I settimana

20 marzo 2011

L’ispirazione è sua. Il primo approccio risale all’anno scorso, anche se allora non mi fu possibile condividerlo per cause di forza maggiore, subentrate in modo graduale ma prevaricante (e, onestamente, non sono messa particolarmente meglio, come avrete notato ;-] Si tratta di celebrare la forza dirompente della vita, che si fa strada anche laddove tutto appare inanimato; l’intera esistenza è un ciclo e dai cicli è scandito il nostro tempo, in cui si susseguono nascita, trasformazione, involuzione, ritorno, evoluzione… Si tratta anche di  inglobare nei ricordi familiari un periodo rituale, che non si bruci in un attimo, in una giornata, ma si moduli nella preparazione e nell’attesa. Sharifa Oppenheimer, in Heaven on Earth, incoraggia i family festival anche in quanto rappresentano “(…) a building toward a moment shared together in the warm embrace of family, something we can begin preparing for in advance (…)”  L’attesa e la celebrazione della primavera, essendo sganciate da ricorrenze già codificate nell’immaginario comune o nella ritualità religiosa (per quanto anche in questo ambito mi sia capitato di conoscere modi molto diversi, personali e nient’affatto commerciali di vivere una festività), permettono di costruire un percorso calzante per ciascun membro della famiglia, in cui proporre, anno per anno, elementi fissi ricorrenti e novità frutto della nostra capacità di crescita e trasformazione. Da un anno con l’altro ci ricorda anche a che punto eravamo e quanto è cambiato in dodici mesi. Dislocato a febbraio-marzo, l’avvento di primavera del 2010 l’avevo vissuto un po’ più al buio. In tutti i sensi.

Quest’anno abbiamo trovato una nuova collocazione e accendiamo la candela di domenica mattina… Nell’obiettivo entra più luce… e i cambiamenti in vista – perchè i cambiamenti non mancano mai – sono meno paralizzanti. Il lavoro da fare su di noi e per noi è ancora tanto, ma pian piano, col conforto di qualche ‘vecchia’ certezza e di qualche piccolo passo nella direzione giusta, si va avanti.

Siccome mi frulla ancora in testa questo spunto di Sybille, ho ridimensionato l’ingombro della sabbia per far più posto alla terra, suddivisa in scomparti. La nonna ha generosamente devoluto una vecchia antipastiera di vetro. Dopo aver giocato un po’ con l’equinozio di primavera, ci siamo messe all’opera… Candele all’aroma di violetta; per una volta, ché pare sia meglio la pura cera d’api, ho cercato delle candele che richiamassero la primavera coinvolgendo anche il senso dell’olfatto (rimediando così le più delicate e ‘sopportabili’, che volete, non ci sono proprio abituata ;-] Una settimana per volta, andremo a rivestire il vasetto di quadrifogli e coccinelle.

Al centro abbiamo sparso la sabbia, in quanto roccia (sedimentaria clastica) composta da frammenti di altre rocce.

Nel letto di sabbia abbiamo adagiato alcune simpatiche pietruzze colorate… pietre dure molate e lucidate, ma anche piccoli sassi raccolti al lago e al mare, in rappresentanza dei nostri esemplari più belli, che passeremo in rassegna nei prossimi giorni :-]

Quindi abbiamo cominciato a ‘preparare il terreno’ per la prossima settimana (da domenica 27 marzo), dedicata al mondo vegetale.

Quattro panni umidi tengono in incubazione i semi di una graminacea (grano saraceno), una leguminosa (soia verde) e due cereali (varietà di frumento kamut e segale):

Quando il sole del mattino sorge sulla nostra bella ametista, la curiosità ci fa sbirciare nei fagottini e… non resta certo delusa… il perchè lo vedrete presto… ;-]

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Equinozi e solstizi

19 marzo 2011

Paroline difficili, per carità, a quattro e sei anni non ancora compiuti… ma evidentemente affascinanti, al punto che  ne ho trovata traccia sul retro di una composizione ispirata alle quattro stagioni ;-]

Perchè questi quattro momenti dell’anno vengono ricordati, spesso celebrati e comunque considerati significativi? Qual è il loro legame con la nostra vita? Quali cambiamenti si evidenziano nella nostra routine? Sono situazioni molto pratiche, quelle osservate dalle mie bambine… ad esempio, ora come ora, in concomitanza con l’equinozio di primavera,  assaporiamo una piacevole novità: quando il papà torna a casa dal lavoro il sole ancora splendente incoraggia qualche scorazzata in bicicletta (senza rotelle!) Nel nostro microcosmo sbocciano ovunque violette, margherite e primuline gialle. E nel macrocosmo, che succede? Come è messo il nostro pianeta? Ho pensato di aiutarci (non mi escludo affatto ;-] con una scheda plastificata, sulla quale andiamo ad applicare con il velcro stagione, condizione di illuminazione della terra e posizione della stessa rispetto al sole:

Ho rielaborato un’ellittica (in cui la posizione del sole risulta un po’ più esasperata su uno dei due fuochi di quanto non sia in realtà, ma è l’immagine più efficace che sia riuscita a trovare) utilizzando i colori che, anche nella nostra bacheca/calendario, identificano ciascuna della quattro stagioni: il nostro inverno è blu come le lunghe notti, la primavera è verde come la prima erba che ammanta prati e monti, l’estate è gialla come le corolle dei girasoli e l’autunno è rosso, come le foglie  che infiammano le chiome degli alberi prima di lasciarsi cadere al suolo. Ho scritto le stagioni in stampatello maiuscolo, gli equinozi in stampatello minuscolo e i solstizi in corsivo per favorire anche la mia secondogenita nell’appaiamento. La foto stagionale che ho trovato raffigura il medesimo scorcio, con un albero in primo piano, nei quattro diversi periodi dell’anno (ad averci pensato per tempo, sarebbe stato bello fotografare un luogo nostro nell’arco dell’anno… potrebbe essere un’idea per qualcun altro ;-)

La scheda non è nata da sola, ma fa parte di una serie di slide, sempre plastificate, in cui racconto come la terra, quel globo in cui abitiamo e che le bimbe vedono riprodotto sulla mensola in salotto oppure a scuola, sia una palla nell’immenso universo, che gira su se stessa, come una trottola, e attorno al sole.

Ci mette un anno a completare il suo giro attorno al sole e, siccome non è dritta come un pallone da calcio in mezzo al campo ma inclinata, come è evidente se ci figuriamo l’angolo dell’asse, cioè la retta immaginaria che unisce i poli, il sole la scalda in modo diverso durante il percorso che essa compie lungo l’orbita…

Per favorire l’autocorrezione, pensando a questo importante cardine della pedagogia montessoriana, ho fatto ricorso ad etichette adesive colorate

(con semicerchio in alto per le foto del giardino nelle quattro stagioni e in basso per le immagini della terra) che stanno funzionando egregiamente.

Per chi lo desiderasse, metto a disposizione il file pdf della slide da completare con le applicazioni di velcro, della scheda di controllo (semplificata con le sole stagioni) e delle immagini da stampare, plastificare e ritagliare. Buona primavera!

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Capitolo chiuso: Cipì

7 marzo 2011

Tra i libri a capitoli, abbiamo terminato un classico che è ormai entrato a far parte del nostro immaginario familiare.

CIPÌ

autore: Mario Lodi (e i suoi ragazzi)
anno di prima pubblicazione:
1961
editore:
Giulio Einaudi editore, 1995
codice isbn:
978-88-7926-195-9
numero di pagine:
88
dimensioni:
15,5 x 24 x 1 cm
presentazione in
quarta di copertina: <<Al di là della finestra della loro aula, i ragazzi di una piccola scuola di campagna hanno scoperto e annotato via via, nel corso dell’anno, gli aspetti della vita dei passeri sui tetti, nei cortili, negli orti. E’ nata così l’idea di scrivere insieme la loro storia. Protagonisti del racconto sono, con Cipì e la sua compagna Passerì, un gatto, una margherita-poeta, tanti altri passeri e farfalle; e soprattutto il sole, le nuvole, la pioggia (…) La storia di Cipì è molto amata dai bambini perchè gli scolari che insieme al loro maestro l’hanno scritta, si sono identificati nel piccolo passero e negli altri personaggi, e li hanno fatti vivere, soffrire, amare come essi vivevano, soffrivano e amavano nella loro vita familiare e sociale. Il libro, quindi, rappresenta la scoperta del mondo con i pericoli e gli ostacoli che i protagonisti affrontano con la forza vitale dei valori: l’amicizia, la solidarietà, la libertà. Nella società di oggi, dove pare dominare la violenza, l’orrore e l’egoismo, ‘Cipì’ propone ai bambini la realtà positiva dei valori umani più alti.>>
© Einaudi editore, 1995

recensione:
ho voluto regalare alle mie figlie una nuova edizione di questo classico affinchè possano cullarne una tutta loro, nel tempo, senza pretendere troppo dal mio vecchio libretto di seconda elementare, decisamente vissuto, nel quale ancora campeggia l’autografo dell’autore che la mia maestra chiese per noi alunni ad un seminario. Qualche giorno fa, durante una nevicata, la mia primogenita osservava come sì, in effetti è normale che per i passeri quei fiocchi possano sembrare tante bianche farfallette… Meglio non nascere passeri, si rifletteva; i pericoli sono davvero tanti e la morte ricorre spesso in tutta la sua inafferrabilità concettuale, dato che le mie figlie ne sono state toccate solo indirettamente. L’uomo è sempre in agguato, soprattutto durante i rigori dell’inverno.

E come se ciò non bastasse, si aggiunge un improbabile Signore della Notte; altro che di ombre dei comignoli si nutre! Cipì, che abbiamo imparato essere un protagonista, cioè il personaggio principale della storia, si rivela curioso, un po’ ribelle, attento alla sorte non solo della sua famiglia, ma dell’intero gruppo. Osserva gli indizi per smascherare le trappole dell’uomo, si improvvisa poliziotto quando i conti non gli tornano, soffre quando non viene creduto dal gruppo. É un leader animato da un profondo senso di giustizia. Rileggere la fine di Margherì, il fiorellino poeta, è stata un’impresa; la magia delle parole di Mario Lodi commuove anche i cuori adulti più incalliti. Un libro indimenticabile.

età particolarmente indicata: dai 6/7 anni
valutazione di cuoredimamma: ratings_05grigio


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annalisa letture

Giù le mani! (un libro della settimana, ma non solo)

2 marzo 2011

Titolo eloquente per un argomento duro, sul quale un concorso di stimoli mi porta a riflettere. Dapprima ci è arrivato in casa il libro, che ha innescato diversi ragionamenti sia con le bambine che personali, da  donna e da mamma. Poi è subentrato  un post di genitoricrescono che, pur approfondendo un aspetto  più specifico legato ad internet e alle frequentazioni virtuali,  parla di pedofilia. Un post a mio avviso molto importante  per le famiglie con bimbi che già navigano in rete.  Per quanto riguarda il libro, ebbene, credo che non l’avrei mai proposto volutamente alle mie figlie; ben venga dunque che in biblioteca sia rimasto attaccato alle loro manine curiose.

Di primo acchito il sottotitolo ha alimentato una mia perplessità: io non voglio che gli adulti nel complesso siano visti come entità da cui difendersi. Proprio ieri mattina leggevo un’intensa riflessione di EquAzioni; come e se parlare ai nostri figli delle brutture del mondo? Come essere  “(…) il cambiamento che vogliamo vedere nella società”? Come insegnare ai nostri figli a “(…) considerare il mondo con benevolenza (…)”? Non dipingendo a tinte fosche tutti gli estranei  in quanto sconosciuti, senz’altro. Ma secondo me, anche senza vivere attanagliato da una paura paralizzante, ogni genitore sente l’esigenza di proteggere i propri figli ventilando il concetto che esistano anche adulti poco limpidi. Nella speranza che, se malauguratamente dovessero incappare in un soggetto simile, lo sappiano riconoscere. In fondo al libro che abbiamo letto, in una lettera destinata ai lettori adulti (ve n’è una anche per il lettore bambino), si esordisce proprio sottolineando: “(…) trovare le parole per dire ai bambini che ci possono essere adulti pericolosi non è facile. É importante proteggerli ma non mettere loro paura o ansia, né farli vivere col sospetto che il mondo sia popolato di ‘mostri’. Al contrario, essi hanno bisogno di coltivare la fiducia nei grandi e di sapere che la maggior parte degli adulti che si prende cura di loro è responsabile e rispetta i diritti dei minori. Dobbiamo però insegnare loro a difendersi quando noi non siamo vicini. (…)” A prescindere dal sottotitolo la storia non disegna infatti luci sinistre su tutti gli adulti, ma solo su un personaggio che pare non aver nulla di meglio da fare che osservare i piccoli pinguini mentre si divertono a pattinare. Torna tutti i giorni, copre di complimenti Leo. Con le bambine abbiamo riflettuto; ma se Leo avesse subito raccontato a mamma e papà di quel signore? Chissà, magari sarebbero venuti a veder pattinare e a far due chiacchiere col signore per conoscerlo. Il quale, molto probabilmente, non si sarebbe più fatto vedere da quelle parti. Perchè spesso chi prende certe iniziative con i bambini, con gli animali, con i piccoli è una persona codarda fra gli adulti. Leo poi è stato fortunato, perchè è riuscito a sfuggire alle molestie, arrivando a casa in men che non si dica nonostante fosse stato condotto in un posto che non aveva mai visto prima; però, ragionavamo, può capitare di dover cercare aiuto, anche per altre ragioni, anche se ci si è semplicemente persi di vista durante una passeggiata in un corso affollato. Con la nostra secondogenita, ad esempio, abbiamo vissuto ben due episodi del genere, da gelarti il sangue; una volta in spiaggia, a due anni e con un vocabolario molto limitato, ed una pochi mesi fa, durante un openday di una scuola. Nel primo caso allertai subito e in modo eclatante  (molto eclatante, ma non me ne pento) il bagnino, la voce si sparse in pochi minuti ed una mamma, parecchie file di ombrelloni più in giù, si accorse di aver appena visto passare una bella bimbetta che camminava tutta sola. Ma quegli attimi in cui mi era sembrato plausibile che non avrei più rivisto la mia piccola, in cui il mondo per te si ferma e rieccheggia dei battiti del tuo cuore galoppante, non li dimenticherò mai. Il secondo episodio è più recente e la mia piccola è stata intercettata da una famiglia amica che voleva appurare se noi sapevamo che lei era in un’altra stanza. Non lo sapevamo, si era allontanata nella frazione di secondo in cui consultavo un orario appeso in bacheca, è stato tutto rapidissimo e pure la paura non ha quasi fatto in tempo a far capolino. Quasi. In situazioni analoghe, con bambini già in grado di esprimersi, può essere importante riuscire ad individuare delle persone a cui chiedere aiuto… E voi, ci avete mai pensato? Che suggerimenti dareste in questo senso? Tornando alla nostra storia ispiratrice, a casa di Leo si minacciano castighi però, per fortuna, la mamma sa anche mettersi in ascolto al momento giusto, sollecitando delle risposte. Non è facile, perchè i sentimenti che una simile esperienza può scatenare in un piccolo cuore sono vari e tumultuosi, e non mancano sensi di colpa, imbarazzo, vergogna. E la paura di tradire un ‘segreto’, che spesso viene incoraggiata proprio dai molestatori per mantenere il loro potere. La mamma spiega a Leo un’importante distinzione fra segreti buoni, legati a cose belle, che si può tranquillamente tenere, e segreti cattivi, legati a sensazioni brutte, che ci fanno tremare di paura; quelli no, non vanno tenuti nascosti alle persone che ci vogliono bene. Questo discorso si allaccia ad un suggerimento che mi è stato tramandato dai miei genitori; quello di dare retta al proprio campanellino interiore. Perchè tutti abbiamo una sorta di campanellino, che comincia a suonare, per quanto in sordina, quando determinati comportamenti posti in essere da una persona ci fanno sentire a disagio. Attenzione; da qualunque persona siano posti in essere. Perchè il libro affronta solo il tema degli abusi perpetrati dagli sconosciuti. Ma l’uomo nero non è per forza un estraneo; anzi, non è nemmeno necessariamente uomo, non si può escludere l’aggancio di una figura femminile. En passant (molto en passant) ho fatto cenno a sfumature diverse rispetto a quelle della storia di Leo, in cui il nostro campanellino può mettersi a suonare anche in relazione a persone conosciute, amici di amici di amici di mamma, papà, nonno, nonna, zio, zia… Va bene, è giusto così, il campanellino non va mai ignorato; se ne parla con papà e mamma. La storia si conclude con i grandi che prendono le difese di Leo e di tutti i piccoli della comunità, cacciando via il molestatore. Purtroppo sappiamo che invece la realtà è più dura, soprattutto quando sono le mura di casa ad essere nemiche; allora non sempre le cose vanno come dovrebbero andare, non sempre i bambini vengono ascoltati e creduti, il lieto fine non è automatico. Ma a ciò non ho fatto cenno; è un’amarezza, una bruttura del mondo che, per il momento, ci teniamo noi adulti. Un libretto del genere, a mio avviso, offre molteplici possibilità di dialogo che si innescano partendo dalla storia; costituisce una sorta di linea guida dalla quale il discorso può diramarsi ovunque i lettori ne sentano il bisogno. Soprattutto, visto il modo in cui ne sono venuta a conoscenza, sono convinta dell’importanza e dell’utilità che può avere la sua presenza in un luogo  pubblico come la biblioteca o la scuola, al quale abbiano accesso tanti bambini provenienti dalle più svariate situazioni sociali. Perchè come è finito fra le mani delle mie figlie, allo stesso modo potrebbe capitare in mano ad un bambino che sta vivendo situazioni che mai ci si dovrebbe trovare a vivere, a nessuna età. E potrebbe fare la differenza.

GIÙ LE MANI!

sottotitolo: Il pinguino Leo impara a difendersi dagli adulti
autori:
Giuseppe Maiolo, Giuliana Franchini, Katia Schneider
illustrazioni:
Andrea Cagol
editore:
Centro Studi Erickson, 2007
codice isbn:
978-88-6137-161-3
numero di pagine:
35
dimensioni: 21,5 x 21,5 x 1 cm
presentazione in
quarta di copertina: <<”Ma che fa, signor Max?” “Nulla piccolo, nulla, sta buono… non ti agitare… va tutto bene.” Come ci si deve comportare se si è piccoli e indifesi e un adulto vuole farci del male? Come trovare il coraggio per parlare con i genitori di un abuso? Questa favola dedicata ai bambini più piccoli, tratta il tema delle molestie sessuali con grande sensibilità e chiarezza. È la storia del pinguino Leo, un cucciolo che, dopo aver subito un tentativo di abuso, si sente imbarazzato, confuso e impaurito. Finché non trova il coraggio di raccontare alla mamma quello che gli è successo… Una favola unica, che riesce ad affrontare un tema estremamente delicato con eccezionale limpidezza. Un racconto che per la prima volta si rivolge direttamente ai bambini, che potranno così imparare come è giusto comportarsi in certe situazioni e chiedere subito aiuto all’adulto senza vergognarsi e senza ingiusti sensi di colpa.>>
© Erickson, 2007

recensione: un testo che affronta con delicatezza un argomento pesantissimo e si presta, per come è strutturato, ad essere integrato con gli spunti che vogliamo dare o che i nostri figli fanno emergere. Tenere illustrazioni disneyane.
età particolarmente indicata: dai 5 anni
valutazione di cuoredimamma:
acquistabile online anche su Internet Bookshop

annalisa letture, libro della settimana, salute e sicurezza , ,

This moment {della domenica}

27 febbraio 2011

In tutti i sensi. Perchè no, non è il primo di una serie di appuntamenti; non ne avrei la costanza. Non ora, quanto meno.

Si tratta semplicemente di un personalissimo ‘momento storico’. Della decisione di imparare ad usare una certa macchina da cucire che da tanto, troppo tempo giace inutilizzata. Della decisione di farlo (casualmente?) alla vigilia di una data che da tanti, troppi anni non ho più bisogno di segnare sull’agenda, ma che serberà per sempre un sapore dolceamaro. Che la fortuna dei principianti mi assista (e che suocera-mani-di-fata non mi molli!!!)

annalisa apprendere, blogosfera, eventi, lavoretti, ricordare ,

I nostri pennelli sporchi… di giallo!

21 febbraio 2011

Da dicembre abbiamo fatto irruzione in un progetto bellissimo, troppo bello per aspettare un intero anno (sperimentazioni successive: rosso, arancione, blu)! Sì, una selvaggia irruzione, cara m@w, perchè siamo partite allo sbaraglio, con la stagione sbagliata e per di più con un colore secondario come l’arancione. Fortunatamente non sulla base del solo, meschino fatto che si trattava di un colore molto amato dalla sottoscritta, ma anche perchè ne avevamo comunque avuto un’esperienza diretta e recente nell’autunno appena trascorso. E così, pasticciando sapendo di pasticciare, all’ombra della saggia progressione suggerita invece da Sharifa Oppenheimer in ‘Heaven on Earth‘ (che prima o poi spero di riuscire a recensire), immergevamo i nostri fogli nella bacinella d’acqua, li stendevamo con la spugna e intingevamo i pennelli in un intruglio a base di pastiglia di acquarello sbriciolata e diluita. Nel nostro caso non mi è mai capitato di riuscire a predisporre il tavolo già apparecchiato, come suggerisce mammafelice e come, in teoria, sarebbe meglio; ma continuo ad improvvisare perchè vedo che le bambine, nonostante tutto, riescono ad aspettare e anzi, si divertono a veder comparire man mano i nostri utensili. Poi un giorno sono incappata nell’e-book messo generosamente a disposizione da La pappa dolce, il blog che nasce dall’esperienza di una piccola scuola familiare in provincia di Vicenza (la Scuola Del Buonsenso). Così ho corretto il tiro sui colori, ricorrendo alla tempera molto, molto diluita in attesa di provare acquarelli in tubetto/flaconcino a prezzi abbordabili (considerando l’imminenza dei compleanni delle bimbe, stavo addirittura pensando che potrei fare una follia e azzardare qualche colore steineriano autentico per verificare quanto siano, o meno, diversi… vedremo). Mi è piaciuto il suggerimento di far interagire i colori con delicatezza, senza forzature, lasciandoli lì a guardarsi un po’ in faccia e a conoscersi, prima di mischiarsi… Così siamo partite, imbrattando i fogli di giallo. Di sera, in compagnia dell’alone tremolante (e in tema) di candela…

Sin dai primi esperimenti ho usato come base delle tavolette di compensato, tagliate nella misura di 55 x 40 cm, che trovo abbastanza funzionali.

Le tracce che restano man mano sul legno, memoria dei precedenti pasticci, hanno fatto impensierire un po’ l’Asperger che c’è nella mia bimba grande, quello che aborrisce lo ‘sporco’. Ma ci siamo venute a patti abbastanza bene, stabilendo che l’arte, con la a minuscola ci mancherebbe ;-] è un po’ così, i bordi e i contorni talvolta le vanno stretti ed è una cosa proprio speciale.

Il discorso ha retto anche perchè l’attività le piace molto, e ci mette tanto impegno, tanta concentrazione. Mentre facevamo giungere il giallo limone da ogni direzione, ha pensato ai regni di Oz, che stavamo leggendo, e faceva camminare il colore ricordando le peripezie di Dorothy e dei suoi amici a est, a ovest, a sud….

Il giallo limone ha poi abbracciato il giallo oro alla luce del sole, in un mattino di malanni in cui non si poteva proprio andare all’asilo:

Bimba piccola, a capotavola, le prime volte non completava il foglio; si stancava e andava a fare altro. Adesso lo riempie tutto, fitto fitto, salvo poi brontolare perchè non sa da dove far partire il colore ‘che si siede in centro’ ;-]

In questi giorni ci siamo accorte che è difficile trovare del giallo in natura. Abbiamo provato lo stesso e, nonostante tutto, qualcosa abbiamo scovato…

… ad esempio un arbusto di Chimonanthus praecox, detto anche calicanto d’inverno, al culmine della sua fioritura…

… gli amenti penduli dei fiori maschili di nocciòlo

… i flessibili rami di Salix viminalis, detto anche salice giallo o vimine, talvolta impiegato dal nonno per legare le viti….

… ed infine, un retaggio dei refrigeri estivi all’ombra del noce, assai poco naturale ma… indubbiamente giallo!

Proseguiremo pian piano, perchè è una scoperta interessante anche per me, che non ho dimestichezza con i pennelli; perchè bimba grande si rilassa e può completare e compensare la sua attitudine per le forme e i disegni geometrici; perchè bimba piccola è contenta di fare cose assieme, in generale. Perchè ora siamo curiose di veder nascere dei colori nuovi… e di sapere se le stagioni a venire ci aiuteranno a trovare corrispondenze naturali!

annalisa acquarelli, lavoretti, natura, pedagogia steineriana ,

Libro della settimana: Indovina che cosa succede?

4 febbraio 2011

Un libro alla settimana. Ovvero: a piccoli passi forse ce la faccio, a consigliare i libri che ci stanno piacendo… Questa settimana, un altro libro in tema con l’inverno:

INDOVINA CHE COSA SUCCEDE? UNA PASSEGGIATA INVISIBILE

autrice: Gerda Muller
editore:
Babalibri, 2008
titolo originale:
Devine qui fait quoi, 1999
codice isbn:
978-88-8362-027-0
numero di pagine:
40
dimensioni: 23 x 19 x 0,7 cm
presentazione in
quarta di copertina: <<Chi sono i misteriosi personaggi di questa storia? E che cosa hanno fatto? Segui le loro tracce e lo scoprirai. Per fortuna molti indizi (in particolare i piccoli disegni all’inizio e alla fine del libro) ti potranno aiutare. Guarda bene: tocca a te immaginare la storia>>
© Babalibri, 2008

recensione: le illustrazioni sono particolareggiate e molto belle, come può ben immaginare chi già conosce questa autrice. In più l’assenza di testo permette alla fantasia del bambino di ricostruire cosa accade ad un loro piccolo coetaneo in una mattina di neve, seguendo le sue tracce durante il risveglio, la colazione e poi fuori, a giocare con il cane, dove il bianco ammanta tutto e rivela i passi di chi lo percorre. Un libro che alle mie figlie sta piacendo tanto, forse anche perchè tratta fatti molto concreti e vicini alla loro età.
© cuoredimamma.org
età particolarmente indicata: dai 3 anni
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annalisa letture, libro della settimana

Formato risparmio: io leggo da sola

1 febbraio 2011

Non ho ancora sei anni e da un mesetto so leggere. Al mattino, quando facciamo colazione, vedo la mamma versarsi nel latte un cucchiaino di caffè solubile attinto da un bel barattolo in ‘f-o-r-m-a-t-o- formàto! r-i-s-p-a-r-m-i-o rispàrmio! Formàto, rispàrmio!” Quando andiamo a passeggio, son tutti miei i cartelli, le insegne più strane, i divieti (per quelli ho una vera passione, adesso che comprendo appieno il nesso fra immagine e comando scritto!).

I dorsi dei libri sugli scaffali non han più misteri. Che soddisfazione. Quante volte mi capita di battere le mani, come faccio  da un po’ di tempo a questa parte, quando sono molto, molto eccitata per qualcosa! Non ho ancora sei anni, e il mio mondo sta acquistando una dimensione in più, che si prospetta molto interessante.

“(…) avvenne un fatto sorprendente. Mentre stavamo preparando del materiale per insegnare l’alfabeto stampato e ritentare la prova dei libri, i bambini cominciarono a leggere tutte le stampe che si trovavano nella scuola: e c’erano alcuni scritti veramente difficili a decifrare, come un certo calendario dove erano stampate parole scritte in lettere gotiche. Al tempo stesso i genitori vennero a dire che per la strada i bambini si fermavano a leggere le insegne delle botteghe e non si poteva più andare a spasso con loro. Era evidente che i bambini si interessavano a decifrare i segni alfabetici, non a sapere quelle parole. Vedevano una scrittura diversa, e si trattava di conoscerla, riuscendo a ricavarne il senso di una parola. Era uno sforzo di intuizione paragonabile a quello che induce gli adulti a rimanere lungamente studiando i segni di scritture preistoriche scolpite sulla pietra, fino a che il senso che ne deriva dà la prova di aver decifrato i segni sconosciuti. Questo era il movente della nuova passione che nasceva nei bambini (…)”

Maria Montessori, ‘Il segreto dell’infanzia’ ed. Garzanti, 2007

“(…) Non comincio da parole facili o difficili, perchè i bambini sanno già leggere la parola come composto di suoni: lascio che il piccino lentamente traduca in suoni la parola scritta e, se l’interpretazione è esatta, mi limito a dire: ‘Più presto.’ Il bambino, la seconda volta, legge più svelto, spesso senza ancora capire: io ripeto: ‘Più presto, più presto.’ Il bambino legge sempre più svelto ripetendo lo stesso accumulo di suoni, e finalmente indovina; allora guarda con una specie di riconoscenza e assume quell’atteggiamento di soddisfazione, che tante volte irradia i nostri piccini. Questo è tutto l’esercizio della lettura: esercizio rapidissimo e che presenta al bambino, già preparato con la scrittura, una ben piccola difficoltà. Davvero tutte le noie del sillabario sono sepolte insieme ai bastoncelli! (…)”

Maria Montessori, ‘La scoperta del bambino’ ed. Garzanti, 2008

annalisa apprendere, autismo, imparare a leggere, montessori, sindrome di asperger , , , ,

Un capitolo al giorno

30 gennaio 2011

Forse non leverà il medico di torno. Ma è diventato un appuntamento quotidiano piacevole sia per me che per le bambine. Un piccolo rituale cercato e sollecitato proprio da loro, quando si fa sera. Confesso che, se non avessi letto l’esperienza positiva di altre mamme (vedi link a piè di pagina), non so quando mi sarei lanciata con i classici. Probabilmente avrei aspettato ancora… qualche anno? Chissà. Forse a questo punto sarei rimasta agli albi illustrati (che comunque non mancano). Mi sarebbe parso ‘troppo presto’. Mi sarebbe parso più opportuno delegare alla lettura autonoma delle mie figlie, la scoperta di certi tesori della letteratura. Invece ho capito che tre anni possono non essere affatto presto; e sto apprezzando la possibilità di costruirci un immaginario comune, condiviso e originale, a monte delle più conosciute manipolazioni commerciali, disneyane ecc ecc. La lettura di libri più corposi rispetto ai consueti albi illustrati mi ha permesso anche di notare il cambiamento di postura delle bambine, indice che hanno acquisito una interessante capacità di concentrazione durante l’ascolto. Ricordo che abbiamo cominciato con la versione originale di Winnie Puh (sulla quale nutro qualche riserva che spero di spiegare a breve); dopo i primi cinque minuti, la mia primogenita cominciava a rotolarsi sul divano, a strusciarsi, ascoltando, sì, ma non riuscendo assolutamente a restare seduta al mio fianco. Ho pensato che la sindrome di Asperger non la aiutasse; lo sfogo fisico mi sembrava uno stratagemma per reggere più a lungo la concentrazione che evidentemente le richiedeva seguire un intero capitolo. La sorellina, va da sè, la imitava al volo… Abbiamo proseguito, confidando nei piccoli progressi che notavo man mano. Dagli asteroidi del Piccolo Principe siamo atterrate nella cucina di Pippi Calzelunghe… sì, proprio mentre cucinava i biscotti allo zenzero a forma di cuore… ed è da allora che le bambine hanno cominciato a restar sedute, incollate ai miei fianchi, attente ad ogni singola parola, per tutta la durata di un capitolo. A volte anche due! Seguire il filo di una narrazione è molto importante soprattutto per la mia bimba grande, in quanto manifesta qualche difficoltà proprio nella costruzione di racconti, a fronte di una sorprendente capacità di fotografare situazioni e dettagli.  Di recente abbiamo introdotto un nuovo rituale; ho cominciato raccogliendo in un quaderno alcuni disegni realizzati dalle bambine nel corso del tempo, che mi raccontavano essere ispirati ai libri che stavamo leggendo. Adesso, ogni volta che terminiamo un libro, andiamo ad aggiungere uno o due disegni di ricordo nel quadernone:

‘scheda’ per ogni libro, con queste indicazioni
abbiamo letto: titolo, autore, copertina, paese di ambientazione (i colori sono quelli
dei continenti Montessori che le bimbe già conoscono), anno di pubblicazione

dal quaderno di Bimba Grande:
“Pippi Calzelunghe fa i biscotti a forma di cuore”
(la passione del momento è il disegna, ritaglia, incolla, fissa con nastro adesivo ;-])

dal quaderno di Bimba Piccola:
“Totò (da destra), Dorothy, il Leone, lo Spaventapasseri, il Boscaiolo di Stagno”

dal quaderno di Bimba Grande:
“Lo Spaventapasseri (da sinistra), Dorothy col vestito a quadretti bianchi e blu, Totò”

dal quaderno di Bimba Grande:
“Il Boscaiolo di Stagno e il Leone”

dal quaderno di Bimba Grande:
“Il Boscaiolo di Stagno e il Leone… visti da dietro mentre camminano!”

Osservando i disegni, sto rivalutando anche l’importanza di leggere trame in cui vengono raccontate relazioni fra persone, fatti, accadimenti ed emozioni umane; non solo a beneficio della mia primogenita, che ha bisogno di lavorare su queste sfumature, ma più in generale, perchè comincio a sentire stretto il mondo degli animali umanizzati, pur indispensabili per veicolare concetti talvolta enormi… Così procediamo, e ora che abbiamo lasciato Dorothy in Kansas dalla zia Emma e dallo zio Enrico, ci apprestiamo a seguire le alterne vicende di una famiglia di passerotti padani ;-) Per chi fosse interessato, in questa pagina raccoglierò (con calma, inutile che lo dica, vero? ;-]) traccia delle nostre letture.

Qui di seguito vi segnalo invece alcuni luoghi virtuali dove ricordo si sia parlato di lettura con i bambini (che andrò ad integrare man mano):

annalisa autismo, blogosfera, letture, riti, sindrome di asperger , ,

Libro della settimana: Jack Frost

28 gennaio 2011

Un libro alla settimana. Ovvero: a piccoli passi forse ce la faccio, a non soccombere metaforicamente sotto la pila di libri che ci stanno piacendo/sono piaciuti e mi sento di consigliare… Parto con questo piccolo albo illustrato in inglese, molto adatto alla stagione che stiamo vivendo:

JACK FROST

autore: Kazuno Kohara
editore:
Macmillan Children’s Books, 2009
codice isbn:
978-0-230-70540-1
numero di pagine:
28
dimensioni: 25,5 x 26 x 0,8 cm
presentazione in
quarta di copertina: <<The trees are glistening white, the ground is crisp, and the pond is a slippery ice rink. Jack Frost is here, working his wintry magic! But how long will the spell last?>>
© Macmillan Children’s Books, 2009
recensione: un bambino se ne sta mogio mogio chiuso in casa, a rimpiangere le scorribande estive con gli amici… quando l’inverno si presenta, figuretta spassosa e irresistibile, mostrandogli quanto ci si può divertire con lui! E presto sarà primavera… Le illustrazioni sono stilizzate a due colori, i testi brevi a caratteri di medie dimensioni, di semplice comprensione.
età particolarmente indicata: dai 3 anni
valutazione di cuoredimamma: ratings_04grigio

acquisto in inglese:
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Live the History: un’infarinatura… preistorica

27 gennaio 2011

Oggi voglio ricordare una bella giornata di fine estate. Il post di Palmy dedicato ai modi di insegnare la storia mi ha fatta tornare con la memoria all’esperienza che abbiamo vissuto in Trentino, sulle rive del lago di Ledro, due anni fa.

Quando i musei spalancano le porte, si sporcano e ti fanno sporcare le mani, permettono alla conoscenza di cui sono depositari di arrivare davvero ai bambini, e con una forza d’impatto molto diversa rispetto a quanto avverrebbe per fruizione passiva. Quel pomeriggio dedicato alle famiglie ci catapultò direttamente nell’Età del Bronzo. Ci trovammo a passeggiare nella minuziosa ricostruzione di un villaggio palafitticolo, con il cuore stregato da quell’esemplare solitario, laggiù, col lago tutto ai suoi piedi, oggi come, verosimilmente, allora:

Paglia per i tetti; argilla, corde e canne per la struttura delle capanne; legno per le piattaforme che sorreggevano il tutto, poggiando su alti pali saldamente conficcati nel terreno.

Gli oggetti esposti ci parlavano della vita che si conduceva agli albori della civiltà, e di quali attività fra quelle estrapolate dal territorio garantissero il sostentamento degli abitanti del villaggio, un popolo di Poladiani dediti all’agricoltura (pare che la scelta di costruire sull’acqua fosse nata dall’opportunità di fruttare al massimo la preziossima e non vastissima terra circostante), all’allevamento (vacche, pecore, capre), alla pesca e alla caccia:

L’allevamento e la caccia portavano ad altre attività molto importanti, quali la lavorazione della lana, che veniva tinta e passata al telaio, e la concia delle pelli. Frumento, farro, miglio e orzo erano i cereali che vennero coltivati in quelle terre durante l’Età del Bronzo.

A questo punto è entrata in gioco l’infarinatura: abbiamo potuto vivere la trasformazione che ha portato quei chicchi di antica origine nel nostro piatto della merenda!

Le macine di granito servivano per frantumare i chicchi dei cereali più duri, come l’orzo e il farro. Abbiamo notato che ciascun cereale produce una farina di colore leggermente diverso (più chiara quella del miglio, in quanto decorticato):

Ecco la mia primogenita… con le mani nella preistoria… alle prese con il tenero miglio, su macina in pietra arenaria, e con il farro, su macina di granito…

Mentre la nostra pagnotta cuoceva sul fuoco, abbiamo visto nascere una bella forma di tosèlla, tipico formaggio fresco di malga; rottura della cagliata con frangicagliata a lira…

raccolta e filtraggio della cagliata dal siero, messa in forma nello stampo…

Ed ecco, infine, nel piatto, quel che restava della nostra focaccina, con un cucchiaio di tosella fresca e uno di marmellata, il tutto annaffiato con un bicchiere di succo ai frutti di bosco… Diciamo che per vivere la preistoria con tutti i nostri sensi non potevamo non coinvolgere anche quello del gusto e… ce la siamo assaggiata volentieri ;-)

A distanza di due anni le foto funzionano ancora per le bambine, almeno per la mia primogenita (la piccola era davvero molto piccola, con i suoi due anni appena compiuti, e non sembra ricordare la giornata). In particolare è servito raccoglierle nel nostro quadernone delle gite, dove raduniamo tutti questi nostri riassunti fotografici, cartoline, piccoli souvenir di viaggio:

Un’altra cosa funziona egregiamente, anche per la piccola: sfogliare il libro realizzato dal museo. Perchè musei e parchi naturali producono testi di notevole valore e accuratezza, spesso pensati per i giovani utenti, con disegni divertenti e testi semplici ma significativi. “…Dov’è la preistoria?” racconta la giornata tipo di due bambini che vivevano nel villaggio di palafitte. Allo stesso modo ci piace anche la versione in schede memory, e il fatto che a distanza di tempo si rivelino sempre letture e giochi piacevoli, mi conferma come questo genere di shopping da museo possa essere un’ottima idea quando si visitano progetti interessanti, gestiti da operatori appassionati che divulgano bene, cercando di coinvolgere le nuove generazioni.

annalisa luoghi naturali, storia ,

Lavorare nella scuola dei propri figli…

24 gennaio 2011

… è motivante, perchè risolve la scissione fra impegno professionale e accudimento familiare; le ricadute positive del tuo lavoro si ripercuotono direttamente sui tuoi figli, più o meno come quando impasti gli ingredienti per cucinare la loro torta preferita. É totalizzante, perchè ti fa vivere questi pochi anni d’infanzia in modo intenso, rotondo; ragioni su dati e discorsi tecnici, ma a beneficio dell’istituzione che ospita ogni giorno i tuoi (e altri venti, trenta…) bambini, non di un’azienda che deve operare nella sola logica di profitto. Non di un titolare che ormai, deformazione professionale, ragiona solo in termini di profitto. É interessante, lavorare nella scuola dei propri figli, perchè ti insegna quanto si cela dietro ad una routine che è semplice solo all’apparenza; in realtà, proprio perchè tutto riesca a sembrare così semplice e a filare liscio, ci sono mille incastri da combinare, cercando di sbagliare il meno possibile. É istruttivo, perchè ti costringe ad acquisire competenze che prima non avresti mai sospettato di esplorare. É coinvolgente, come sempre accade negli ambienti in cui le relazioni umane sono motore e trama dell’ordito al tempo stesso. A volte, infine, ti regala attimi in cui senti l’ebbrezza di poter determinare in modo diretto tutta una serie di cose belle e importanti per l’istruzione dei tuoi figli… ma son sempre attimi, che non durano all’infinito, perchè anche le esperienze di scuola private conoscono limiti, se non burocratici, quanto meno economici e legati alla provvidenza. Questo è quanto mi veniva voglia di dire a Claudia, che ha appena ricevuto una bella prospettiva, nonostante la mia esperienza lavorativa nella scuola delle bambine avvenga con modalità diverse, cioè senza retribuzione e in ambiti che esulano da quello dell’insegnamento (a questo proposito, credo che l’esperienza di insegnare avendo i propri figli tra gli allievi aggiunga tante considerazioni in più, sia in positivo che, forse, in negativo). Ma, anche nel mio caso, son soltanto rose e fiori? Ovviamente no, ci mancherebbe… Ad esempio, una ripercussione negativa che vivo io credo abbia a che fare proprio con la natura volontaria di un lavoro che tende talvolta ad espandersi oltre il fantomatico cartellino che non devi timbrare: la difficile gestione del tempo libero. Che in certi periodi mi sembra risucchiato da un vorace buco nero, non c’è altra spiegazione. Adesso è uno di quei periodi. Non si era capito, dallo stato di aggiornamento del blog? Purtroppo temo di sì ;-] Si cercano suggerimenti per raggiungere la perfetta sincronizzazione dei tempi. O, almeno, ci si prova…

annalisa scuola

Attesa

24 dicembre 2010

Vi auguro di trascorrere un sereno Natale… anche
nonostante tutto.
Anche se potrebbe non essere ‘quello perfetto’.
Anche se magari
avete già smesso di aspettarlo, il Natale perfetto…

annalisa festività

Un lago, quattro stagioni: autunno

21 dicembre 2010

Commiato finale, e rabbrividendo per giunta sotto la neve, da un autunno che ci siamo godute fino in fondo. Questo, autunno. Con una figlia al suo ultimo anno di scuola dell’infanzia ed una al primo. Con un piede nell’avvolgente, rassicurante continuità di un ambiente che amo molto e un piede nell’ignoto. Alcuni spunti che abbiamo raccolto in riva al lago:

spiagge diverse, spiagge più vuote; senza ombrelloni, con le basi di cemento accatastate in un angolo…

… spazio in più per rincorrere qualche malcapitato pennuto….

… tanto goffo nei movimenti sulla terra….

… quanto abile (a sfuggire, giustamente) in volo….

… ed elegante e a suo agio in acqua

Qualche arbusto è ancora fiorito….

… i cardi, alti, solitari e spinosi, no…

Le poche barche rimaste nel porticciolo sono ben coperte…

… e così i pescatori; le maniche corte non bastano più…

La neve che imbianca i monti è il miglior sentore dell’inverno, che si avvicina a passi da gigante…

annalisa educazione cosmica, luoghi naturali, natura, stagioni ,

Autunno di raccolta: epilogo!

21 dicembre 2010

Dopo la vendemmia e le raccolte spontanee nei boschi, le ultime settimane d’autunno ci riempiono la cantina di olio d’oliva… previo dispiegamento di teli sotto ai nostri vecchi alberi…

e impiego sia di pettini…

che di meticolosa manodopera volontaria:

E… dieci giorni fa… abbiamo mangiato gli ultimi:

Ciao, autunno….

annalisa natura, stagioni ,

La scuola che vorrei – riflessioni e qualche fatto

18 dicembre 2010

Con un titolo che è già stato declinato da altre mamme (melanele, mammafelice) meglio di come saprò mai fare, esprimo un mio punto di vista e accolgo il gentile invito di Palmy. Purtroppo, non avendo competenze specifiche e non essendo un insegnante, la mia esperienza inizia e finisce dove inizia e finisce il mondo delle mie figlie.  L’iniziativa di Palmy mi piace perchè centra una serie di interrogativi che mi pongo praticamente da quando sono diventata mamma. I nostri figli vengono al mondo con un innato bagaglio di curiosità e tensione verso l’apprendimento, che si manifestano sin dai primi movimenti. Chi non ricorda di essersi perso ad osservare (incantato, divertito, o talvolta impaziente, con le lancette a decretare un ritardo sempre più inesorabile) mille ripetizioni di gesti esplorativi. Chi non si rivede, a cercare di soddisfare la sete di conoscenza, man mano più astratta, che scaturisce da domande incalzanti: perchè l’aereo vola? Perchè abbiamo sete? Perchè arriva l’inverno? Perchè la vita finisce? Ora gli anni dell’obbligo scolastico sono praticamente dietro la porta e io, bramosa come non mai di idee e prospettive, ascolto, osservo e mi guardo attorno. Bambini insofferenti verso la scuola. Concentrati sugli escamotage per cavarsela senza impegno ma anche senza conseguenze. Oppure concentrati sul risultato… ma non sul procedimento, in una gara che trasuda più competizione, che divertimento e curiosità di apprendere ed approfondire. É qui che va ad incunearsi la mia domanda: quando e perchè quei bambini hanno smarrito l’innato bagaglio di curiosità? E’ inevitabile che accada? Se no, come  evitarlo? Se sì, esiste anche un ‘ufficio oggetti smarriti’ dove eventualmente andarcelo a ripigliare, quel bagaglio? Si può, insomma, ridestare l’interesse per la conoscenza? E come? Non so se fra qualche anno potrò dire di aver trovato delle risposte; sicuramente qualche idea in più me la sarò fatta. Nel frattempo non posso non cercare:

una scuola che non spenga la curiosità e la sete di conoscenza che sono nate assieme alle mie figlie. Una scuola in cui le nozioni arrivano al bambino insieme allo stupore, alla meraviglia, ad un’emozione. Perchè imparare quali sono gli animali che abitano il giardino della scuola e che abitudini hanno è affascinante. Perchè saperne dire i nomi in una lingua straniera, anche. Perchè giocare coi numeri è affascinante. Perchè scomporre delle frasi nei loro elementi può essere divertentepoetico… o musicale. Perchè scoprire i fatti di chi ha abitato questo pianeta prima di noi da più senso anche alla nostra vita.

Nel profondo del mio cuore, sento che la scuola che vorrei dovrebbe essere l’unico e solo modo di fare scuola. Tutti avrebbero qualcosa da guadagnare: insegnanti, famiglie, bambini, società futura… perchè i nostri figli sono già la società che saremo. La sfida didattica del superamento del libro di testo, non nel senso di farne a meno, ma nel senso di sceglierlo bene, farlo proprio e all’occorrenza andare oltre, mi sembra interessante. Le mie bambine, tre anni e mezzo e cinque anni e mezzo,  finora hanno maneggiato libri di vario genere: cartonati, con finestrelle a sorpresa, albi illustrati, raccolte di racconti o filastrocche, brevi romanzi, guide di parchi naturali, bigini di botanica, micologia, ornitologia… Non hanno ancora incontrato il Libro di Testo, in senso scolastico. La qualcosa, data l’età, mi sembrerebbe ovvia e naturale. Eppure basta recarsi in edicola per appurare che così ovvio non è. Ho potuto sbirciare qualche grande alfabetiere colorato destinato ai bambini in età prescolare e so di bambini che son la soddisfazione di genitori e nonni perchè consumano libretti a raffica, destreggiandosi velocemente tra aste ed esercizi di pregrafismo, colorando entro i bordi e compilando in un lampo 4:2=2. Può essere un modo come un altro per acquisire concetti; ma, forse, acquisirli in quanto calati dall’alto, senza averli prima avvicinati e poi fatti propri come scoperta autonoma. Sono molto più attratta da considerazioni come quelle espresse da Grazia Honegger Fresco nel seguente articolo, tratto dal n. 98 (estate 2008) della rivista “Il Quaderno Montessori“:

“Il modo usuale di far scuola, basato sull’insegnamento astratto, sul travaso di nozioni da un adulto a bambini o ragazzi costretti a memorizzare senza vero interesse, tiene in poco conto ciò che precede ogni apprendimento: il percorso individuale grazie al quale un bambino può dirsi pronto ad accettare ad esempio conoscenze di tipo aritmetico. Per capire che 5 è maggiore di 2 o che posso mettere insieme (sommare) 2 e 4 e 3 per ottenere 9, il bambino deve aver scoperto in concreto e da lungo tempo il tanto e il poco, il grande e il piccolo, l’uguale e il diverso. Un imparare attivo riesce solo in tempi lunghi, molto lunghi e ci si arriva per strade proprie del tutto casuali: giocando con le foglie, con le pigne, cercando conchiglie e lombrichi, riempiendo una bottiglietta d’acqua, mescolandola alla sabbia o alla terra, cercando la palla che è corsa via lontano, misurandosi nella corsa o nei salti con un compagno e così via. Il gioco è una palestra straordinaria di scoperte purchè sia gioco realmente libero, di totale invenzione; cessa di esserlo se è gioco sportivo o didattico ovvero attività guidata dagli adulti, con finalità previste all’insaputa del bambino stesso. (…) Il percorso della mente umana nei primi anni di vita è tutto una scoperta: lavare per davvero uno straccetto o il piano di un tavolino con una bella schiuma senza bagnare per terra, raccogliere con scopino e paletta tutte le briciole cadute sul pavimento, apparecchiare la tavola mettendo i posti necessari sono tutte operazioni in certo modo matematiche: di riconoscimento, di misura, di sequenze costruite nel tempo tramite azioni ripetute spontaneamente e quindi con piacere (…)”

© Grazia Honegger Fresco
‘Il fare davvero nutre la psiche – contributi a una riflessione sugli aiuti precoci al pensiero logico’ – Quaderno Montessori n. 98/08

e in quest’altro articolo, “Matematici in contraddizione?” dal Quaderno Montessori n. 96 (inverno 2007/08):

“(…) Non è un caso che a otto, nove anni i nostri ragazzini eseguano radici quadrate e grandi moltiplicazioni; conoscano bene il calcolo frazionario, i rapporti tra aritmetica e geometria, somme di binomi, cubi del binomio e infine i primi rudimenti di algebra. (…) il segreto sta nel fatto che nessuna di queste ‘scoperte’ (per loro sono tali) è ottenuta in astratto con lezioni teoriche alla lavagna, impartite da un adulto secondo la sua logica, la sua velocità verbale e mentale, con tanto di giudizi e di voti a seguire subito dopo. ‘A che servono le frazioni? E le radici quadrate?’ (…) Per noi montessoriani l’approccio di base alla matematica vuole essere - come del resto ogni altra area di studio – una risposta a curiosità precise della seconda infanzia, frutto di ripetute esplorazioni personali (…)”

© Grazia Honegger Fresco
‘Matematici in contraddizione?” – Quaderno Montessori n. 96/07

Sull’onda di simili riflessioni, non posso non provare ammirazione verso quegli insegnanti ma anche, perchè no, quei genitori che procedono a piccoli passi; colgono al volo delle curiosità autentiche comunicate dal bambino o delle domande e offrono, improvvisano un piccolo spunto che risponda in modo adeguato e proporzionato all’età e che al tempo stessa permetta al bambino di sperimentare, tastare, manipolare il concetto per tutto il tempo che gli serve… fino al prossimo gradino. A volte basta uno schizzo…

Passando a quanto sto vivendo ora, sempre sull’onda di simili riflessioni, la mia bimba grande, quasi seienne, non è mai stata forzata/guidata all’apprendimento della lettura e della scrittura. Ho sempre creduto che un’immersione in un ambiente scolastico dove sono naturalmente presenti delle proposte (una casa dei Bambini, nel nostro caso) le avrebbe fornito degli strumenti che, prima o poi, con i suoi tempi, avrebbero dato dei frutti. Senza sudore, senza dovere. Perchè leggere è bello. Perchè scrivere è bello. Al momento scrive quasi tutte le lettere e comincia a comporre brevi parole. Niente numeri, invece. Finora… Perchè in questi giorni, sotto al nostro calendario dell’Avvento artigianale (dettagli in arrivo ;-]), hanno cominciato man mano a comparire delle riproduzioni su carta. Da un certo momento in poi, munite di numero. La mia bambina ha scritto i suoi primi numeri… E li ho trovati parecchie ore dopo, mentre era a scuola ed io sistemavo i letti. Non si è trattato quindi di tracce finalizzate ad una lode, ad una ricompensa, all’obbedienza ad un’istruzione precisa. Si è trattato di ispirazione fine a sè stessa, e mia figlia potrà serbare, lei sola, il ricordo dell’intima soddisfazione che ne è derivata… Ma da questo natale stiamo assorbendo anche altre lezioni!

L’anno scorso lanterna si era trovata bene con un testo suddiviso in racconti, uno per ciascun giorno dell’Avvento. Lo ordinai, mi arrivò ad Avvento inoltrato e lo riposi per quest’anno. Ebbene, si sta rivelando un appuntamento magico per le bambine, che ogni sera si ricordano non solo che dobbiamo ‘leggere la storia’, ma, la primogenita, anche di quale giorno si tratta, a memoria… dal 1° dicembre ad oggi, non ha sbagliato neppure un numero. Ancora numeri, dunque ;-] Nonchè un esercizio di pazienza, dal momento che abbiamo stretto il patto di leggere una sola storia per sera, senza sbirciare cosa accade nelle pagine successive; potranno sfogliare liberamente il libro quando l’Avvento sarà terminato… cioè fra sei storie… quanti giorni sono già passati, constatavano le bambine stasera!

Qualche spunto è giunto anche dall’albero; quest’anno è bastato trasportarlo in casa dal terrazzo, dove ha superato bene la calura estiva. Le bambine ricordano ancora quando l’hanno scelto nel vivaio e hanno aiutato a rinvasarlo, coprendone le radici con nuovo terriccio fresco, un anno fa.

Ora ci stupiamo del cambiamento: quell’alberello un po’ smilzo si è infoltito, ha moltiplicato le sue ramificazioni e…

… volendo ben guardare, non è nemmeno… del tutto spoglio! C’è un piccolo ospite meritevole (secondo le bambine, per le quali ogni scusa è buona) di lente d’ingrandimento che talvolta fa la sua comparsa ;-] Ecco, mi rendo conto, quest’ultimo fattore potrebbe far inorridire qualcuno o, comunque, non deporre a favore dell’albero vero… sappiate allora che, a differenza dell’anno scorso, quando non erano in molti a confutare la tesi dell’ecologicità dell’albero artificiale, quest’anno si cominciano a leggere diverse opinioni pro albero vero (da produzioni certificate, possibilmente locali) :-]

Infine: lo spegni candela. Ma come fa a funzionare così rapidamente, com’è che ‘in un battibaleno’ la tremula fiammella lascia il posto ad un filo di fumo, non appena viene coperta?

Uno schizzo estemporaneo assiste il papà mentre spiega la circostanza del consumo d’ossigeno sotto una campana, e osserviamo che la candela sulla quale viene posto un vaso di vetro grande, impiega più tempo a spegnersi rispetto a quella posta sotto ad una ciotolina…

… a maggior ragione, l’efficacia dell’apposito aggeggio spegni candela sarà ancora più veloce… Il tempo, dicevamo, passa in fretta, e da domani le mie bambine potranno suddividersi equamente i turni di spegnimento: 2+2. Che, tra l’altro, guarda un po’, fa 4…

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Maestro bosco

5 dicembre 2010

Tecnicamente, è ancora autunno. Tecnicamente non è raro trovare ancora qualche betulla, o ippocastano, o bagolaro al culmine del foliage. Ma in questo momento, se alzo gli occhi dalla tastiera, vedo il nevischio che turbina, oltre i vetri della finestra. Se inspiro a fondo, sento l’aroma della seconda candela dell’Avvento, appena accesa. Inverno, praticamente… Ma senza rimpianti, perchè quest’anno abbiamo fatto davvero un bel pieno d’autunno; cieli tersi e luce dorata. Non solo, però. Umide brume ravvivate da pennellate rosse e gialle hanno caratterizzato tante passeggiate in cui il bosco ci ha fatto da maestro.

Camminare nel bosco vuol dire camminare sul morbido, quando il suolo è tappezzato da amenti maschili di conifere, che si disfano sotto i nostri passi;

le bambine li conoscono bene, abituate come sono a trasformarli in ingredienti di deliziosi manicaretti quando ci giocano, nel giardino della scuola ;-]

Camminare nel bosco aguzza l’ingegno, perchè se ti vien voglia di spostare una pietra pesante per vedere se anche lì, come nell’orto della nonna, si trovano i lombrichi, capisci subito cosa fartene del bastoncino da passeggio! Una leva, e via…

… che sorpresa! Abbiamo disturbato un formicaio… Le operaie si affannano a mettere in salvo uova e larve! Riponiamo la pietra come l’avevamo trovata…

Camminare nel bosco aguzza la vista, perchè in ogni tappeto di foglie scricchiolanti…

… si può mimetizzare… un fungo!

Del resto la mia secondogenita ha lo sguardo allenato, perchè i funghi sono stati la rivelazione del nostro autunno. Quanti ne abbiamo incontrati!

Ora come ora, andar per funghi a scopo culinario non fa per noi, perchè non li conosciamo. E dubito che una semplice guida possa trasformarci in esperti per cui…

nel mio adorato risotto metto solo funghi raccolti da familiari davvero competenti, che conoscono palmo a palmo i nostri monti e raccolgono per lo più porcini, russula delica (durei), gallinacci, chiodini e mazze di tamburo da una vita.

In attesa di farci l’occhio, ci divertiamo ad osservare le varie le fogge: gambo filiforme e cappello conico, elegante come un paralume…

esemplari che svettano solitari (Amanita vaginata?)…

o che si raggruppano in (false?) famigliole:

esemplari con cappello depresso (Omphalotus?)

cappello umbonato (Amanita phalloides?)

cappello involuto

…. ma anche tracce di apprezzamento da parte degli animali del bosco:

e… finalmente… funghi commestibili, in questo caso muniti di cappello parabolico (Coprinus comatus)

funghi buoni, che possono essere meneggiati, toccati e annusati liberamente…

Camminare nel bosco ti riempie tasche e borse, quando le castagne son mature!

P.S.: apprezziamo vivamente qualunque aiuto per l’identificazione dei funghi fotografati ;-]

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